La neve è bianca…

29 Novembre 2008

ma causa una giornata NERA.

Venerdì è nevicato in maniera abbondante, era stato previsto. Ma questo specifico venerdì 28 novembre avevo pianificato un intervento dentistisco di una certa rilevanza, ragion per cui Ro doveva venire con me a Milano, per poi guidare al ritorno. Risaputo che pianifiCo sempre tutto con attenzione, tanto da merItarmi il soprannome di Pigno (Elena docet), quando ho detto a Ro che l’appuntamento era per le 9.30 e pensavo di andare via di casa alle 7.30, visto il traffico, ha fatto due OCCHIONI così.

Dovevo immaginare che la cosa partiva con il piede sbagliato quando giovedi alle 16.30 mi hanno avvisato che il mattino dopo sarebbero venuti in ufficio a fare il collaudo e collegamento del nuovo impianto telefonico (mi sono staccato da Telecom, Evviva!!), ma speravo che tutto filasse liscio, invece era necessaria la mia presenza. Vabbè.

Ore 6.40 di venerdì ed il Rag. Fantozzi si alza…che sto dicendo? IO mi sono alzato ed ho notato le auto ricoperte di neve. Sai che gioia. (Vedi il racconto: Gino e la neve). Ci prepariamo ed alle 7.30 siamo pronti a partire, ma la neve, ghiacciandosi nelle ore più fredde, ha bloccato il cancello elettrico, per cui 5 minuti persi a spingere in due per farlo sbloccare. Va bene, si va. Siamo arrivati a Milano alle 10.00 (!!) e dal dentista, in Piazzale Loreto, alle 10.40. Finalmente si inizia l’intervento, mancavo solo io. Mi piazzo sulla poltrona, l’Mp3 precedentemente riempito della musica giusta, prelievo del sangue, preparazione e tutto scivola via in fretta. Mentre smantellavano il tutto mi sono detto “abbiamo recuperato, non li faccio tardare troppo, sarà passata un’ora e mezza.” Infatti erano le 13.30! Fortunatamente il ritorno è stato più veloce ed ora sono qua con la mia guanciotta gonfia, 3 giorni a dieta liquida e fredda che poi altro non è che gelati, budini e yogurt. Si, va bene essere gOlosi, ma dopo 1 giorno così ti rompi. Datemi due petti di pollo e le verdure. Con grande “dispiacere” di Ro, il dottore mi ha anche detto di “non parlare”. Che palle.


Antibufala: il “video di Bush” che vi infetta il computer

29 Novembre 2008

Segnalo l’ennesima variante del Bufalovirus mittensis: un falso allarme per un presunto mittente untore.

Di a tutti i tuoi contatti della tua lista, di non accettare il contatto pete.ivan@hotmail.com non è un video di Bush, è un hacker: formatta il computer, ti cancella i contatti e ti toglie la password alla posta elettronica. ATTENZIONE, se i tuoi contatti lo accettano, pure tu lo prenderai, così invia il messaggio urgentemente a tutti, questo è di molta importanza, semplicemente copia e incolla. URGENTISIMOOOOOOOOOOOO !!!PER FAVORE, FAI CIRCOLARE QUESTO AVVISO AI TUOI AMICI, FAMILIARI, CONTATTI!!!E’ preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus e aprirlo.

Invito, anche se è inviato da un amico, non aprirlo e spegni subito il computer. E’ il peggior virus annunciato dalla CNN. ‘Un nuovo virus è stato scoperto recentemente ed è stato classificato da Microsoft come il virus più distruttivo che sia esistito. Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero del Hard Disk, dove le informazioni vitali della sua funzione vengono conservate.INVIA QUESTA E-MAIL A CHI CONOSCI. COPIA QUESTO TESTO E INVIALO A TUTTI I TUOI AMICI.RICORDA: SE LO INVII A LORO, CI BENEFICI A TUTTI. URGENTISIMOOOOOOOOOOOO

I dettagli sono nell’indagine antibufala generale sull’argomento, ma ripeto in sintesi: Sono anni (in alcuni casi, almeno da dicembre 1994) che ogni tanto storie di questo tipo fanno capolino. La solfa è sempre la stessa: si tratta di messaggi che annunciano l’arrivo di un pericolosissimo virus riconoscibile dal titolo del messaggio o dal suo mittente.

A volte vengono citati nomi di aziende (Microsoft, IBM, CNN, AOL) per conferire apparente autorevolezza all’appello, e cambia il titolo che l’e-mail pericolosissimo dovrebbe avere, ma il principio è sempre lo stesso. Questi appelli sono l’equivalente Internet del grido “al lupo, al lupo”. Pertanto ignorateli e avvisate chi ve li manda che si tratta di bufale.

  • Non è dal titolo o dal mittente che si capisce se un e-mail è pericoloso o meno. Un e-mail infetto può avere qualunque titolo e qualunque mittente (anche quello citato nell’appello). Quindi appelli come questi sono del tutto inutili e fuorvianti, perché fanno pensare che soltanto e-mail con quel titolo o quel mittente siano pericolosi, creando una falsa sensazione di sicurezza.
  • In realtà tutti i messaggi che ricevete vanno considerati a rischio, a prescindere dal titolo e dal mittente, e anche se provengono (apparentemente) da persone che conoscete.
  • La difesa contro i virus non si basa sul nome del messaggio o sul suo mittente, ma su tecniche un po’ meno superficiali. Per esempio, bisogna tenere costantemente aggiornato il proprio antivirus, eseguire sistematicamente gli aggiornamenti di sicurezza del proprio sistema operativo, usare programmi privi di vulnerabilità e non aprire mai gli allegati di qualsiasi provenienza (anche “fidata”) senza controllarli prima con un antivirus aggiornato (meglio comunque non aprirli se non sono strettamente indispensabili).
  • Questi allarmi sono falsi anche se li ricevete da persone di cui vi fidate. Ve li stanno mandando semplicemente perché a loro volta si sono fidati di chi li ha mandati a loro, e così via. Il fatto che siano “firmati” da qualcuno che conoscete non è affatto una garanzia di affidabilità.
  • Gli avvertimenti veri a proposito di virus includono sempre un riferimento a una pagina di documentazione di un sito di produttori di antivirus e offrono dettagli precisi sul funzionamento del virus (ad esempio quali sistemi operativi ne sono colpiti, come agisce).
  • Gli avvertimenti veri non contengono frasi ad effetto ma prive di qualsiasi significato tecnico come “virus di nuovissima generazione” o “qualcuno vi toglierà l’e-mail”.
  • Gli avvertimenti falsi, invece, non riportano mai una data, in modo da non scadere mai.
  • I tempi di reazione delle società produttrici di antivirus sono incredibilmente ristretti: quando esce un nuovo virus, l’aggiornamento dell’antivirus e la documentazione del virus sono disponibili sui loro siti nel giro di poche ore. Pertanto, se questi siti non parlano del virus citato nell’appello, l’appello è falso.

Beppe Grillo e la palla magica

29 Novembre 2008

Impazzano su Internet le segnalazioni della Biowashball, una pallina che promette lavaggi senza detersivo o quasi. Ne parla anche Beppe Grillo nei suoi spettacoli, come potete vedere in video Youtube come questo.

E’ possibile che una palla di plastica contenente dei granelli ceramici possa pulire la biancheria senza l’utilizzo di detersivi”, come dice Biowashball.ch, uno dei vari siti ufficiali che promuovono il prodotto? Sarebbe una rivoluzione. Rivoluzione che sarebbe un danno enorme per le cattivissime multinazionali del detersivo. E così nasce, inevitabile, la teoria di complotto.

Provo a fare un po’ di chiarezza presentando i dati che ho raccolto fin qui.

Per capire cosa c’è nell’oggetto potete dare un’occhiata a questo video che mostra una Biowashball che viene aperta.

Innanzi tutto, il principio di funzionamento: le spiegazioni fornite dai siti promotori suonano molto, molto sospette. Per esempio, come fa una pallina di plastica con dentro delle perline ceramiche a emettere potenti raggi infrarossi”? Da qualche parte l’energia per emetterli deve arrivare. Da dove, visto che la pallina non ha batterie o altre fonti di energia? E come fanno i raggi infrarossi a disgregare le molecole d’idrogeno dell’acqua per aumentare il movimento molecolare?

Ho provato a girare queste e altre domande a un chimico. Ecco le sue risposte.

Può un oggetto di plastica e ceramica emettere raggi infrarossi, e per di più potenti? No, non può, se non per l’ovvia emissione che hanno tutti i corpi che emettono calore. Emettere infrarossi ad alta intensità richiederebbe una sorgente di energia continua.

Possono i raggi infrarossi scindere una molecola d’idrogeno? Possono farla bollire se sono alla giusta intensità. In realtà non è ben chiaro cosa faccia la molecola dell’acqua sottoposta ad intensi campi elettromagnetici. Per ora non ci sono studi accertati che parlano di infrarosso in grado di scindere l’acqua. In ogni caso si tratterebbe di intensità enormi, non generabili senza le strumentazioni adatte.

Il sito Biowashball.ch dice che “la Biowashball elimina i composti cloridrici nell’acqua e diminuisce la sua pressione superficiale, aumentando così il suo potere pulente”. Come fa una palla di plastica e ceramica ad eliminare i composti di cloro nell’acqua? Dove li nasconde? E cos’è la “pressione superficiale”? Esistono dei mezzi per eliminare il cloro dall’acqua, ma solo tramite l’uso di metalli o di particolari molecole organiche; non se ne vede, poi, lo scopo: i cloruri sono presenti dovunque, anche nell’acqua per la pasta. Al chimico non viene in mente nessun modo per poter tirare via il cloro con delle sfere di plastica e ceramica, ma finché non viene analizzata la Biowashball non si possono esprimere giudizi definitivi. La “pressione superficiale” non esiste. Sembra una brutta traduzione per indicare la tensione superficiale, che può essere effettivamente variata tramite i tensioattivi (presenti nei detersivi) per migliorare la miscibilità dell’acqua (o di altri liquidi) con altri solventi. Se la tensione superficiale diminuisce, aumenta il grado di “lavaggio” ovvero nel caso specifico l’acqua bagna e scioglie meglio le sostanze che normalmente non verrebbero sciolte. I tensioattivi sono il vero motivo per il quale i detersivi puliscono, il resto ha funzioni accessorie come antibatteriche, sbiancanti, eccetera.

Il sito Biowashball dice che “per preservarne l’efficacia, basta posizionare la Biowashball al sole per un’ora al mese, per rigenerarne le microsfere di ceramica.” Ha senso esporre al sole delle microsfere ceramiche per “rigenerarle”? Che cosa vuol dire? Non vuol dire nulla. Il sole non può rigenerare nulla in questo contesto. Le sfere dovrebbero essere fotosensibili, quindi assorbire la luce e reagire in base ad essa ripristinando il sistema inizialmente presente e liberando tutte le “schifezze” assorbite. Insomma nulla si distrugge: anche ammettendo che il sole potesse rigenerare queste sfere (cosa che non fa) comunque butterebbe fuori in un colpo tutto quello assorbito durante il mese.

Le spiegazioni tecniche fornite dai siti ufficiali, insomma, non reggono. I princìpi scientifici invocati e descritti da Biowashball non hanno assolutamente senso.

Un altro dubbio sulla serietà di questo prodotto è l’assenza, a quanto risulta fin qui, di un brevetto che ne tuteli il principio di funzionamento. Sui vari siti ufficiali non c’è alcuna indicazione di tutele brevettuale: ci sono soltanto alcuni “certificati” decisamente surreali. Il 17 novembre ho inviato una mail alla società che commercializza il prodotto in Svizzera (info@lfb.ch) e a quella che sembra essere la casa madre a Hong Kong (biz@biowashball.ch) chiedendo di fornirmi i numeri di riferimento dei brevetti che tutelerebbero l’invenzione. Finora non ho ottenuto risposta.

C’è poi da chiedersi come mai il prodotto viene venduto dallo stesso genere di negozio che vende le “coccinelle” che dovrebbero bloccare le emissioni dei telefonini (ma se le bloccano, come fa il telefonino a funzionare?).

Il fatto che ne parli Beppe Grillo non può essere considerato una garanzia di affidabilità: non sarebbe la prima volta che Grillo inciampa in bufale di questo genere. Qualcuno ricorderà la sua storia dei telefonini che cuocevano le uova, o la sua promozione delle teorie di complotto intorno all’11 settembre.

Il settimanale di difesa dei consumatori Il Salvagente ha effettuato recentemente un test comparativo: senza dare tutti i dettagli, che sono presenti nella rivista, la Biowashball avrebbe la stessa efficacia dell’acqua pura o poco più.

Ne abbiamo parlato in diretta con Giulio Meneghello, della redazione del Salvagente: dice che non c’è niente da fare, la pallina non funziona, neanche se la si usa in combinazione con il detersivo per ridurre i dosaggi di prodotto. A suo parere, gli aneddoti di successo nel lavaggio segnalati da vari utenti della Rete sarebbero dovuti al fatto che l’acqua, anche da sola, ha comunque un buon effetto lavante. Il suo consiglio, lapidario, è di usarla come giocattolo per gatti.

Allo stato dei fatti, insomma, per il momento i quasi quaranta euro del prezzo d’acquisto della Biowashball non sembrano giustificabili, e c’è il rischio serio che invece di ridurre l’inquinamento facendo a meno dei detersivi, fra qualche mese ci siano le discariche piene di indistruttibili palline di plastica e ceramica, gettate dai consumatori che si sono arresi all’evidenza.

Di questi tempi, con i soldi che sono sempre meno, forse non è il caso di inseguire le promesse di chi fa offerte troppo belle per essere vere.

2008/11/28: Ne parla Mi Manda Raitre

Stroncatura cosmica. I test di laboratorio standard della rivista Il Salvagente e quelli artigianali fatti da Raitre hanno rivelato che lavare con acqua e Biowashball è come lavare con acqua e basta.

Il rappresentante svizzero della Biowashball si è difeso eludendo sistematicamente le domande precise del conduttore e accusando addirittura la scienza europea di non riconoscere quella orientale per via di un presunto complesso di superiorità occidentale. Come se gli ioni coreani fossero diversi da quelli italiani.
Poi ha detto che la Biowashball funziona perché dentro ci sono i batteri. E su come possa una palla di plastica con granelli di ceramica emettere raggi infrarossi, è stato più sfuggente di un’anguilla: il conduttore avrebbe dovuto insistere fino a farsi dare una risposta.
Complimenti, comunque, a Raitre per un servizio ben strutturato, con il supporto amplissimo di tecnici specialisti di prim’ordine: è così che si fanno le indagini (interessante, fra l’altro il discorso sull’abrasione, per cui le microsfere dentro la palla si consumano; altro che rigenerarsi). Figuraccia totale, invece, per quello che adesso posso definire con serenità un venditore di palle.
Sarà interessante vedere cosa farà ora Beppe Grillo. Invocherà il complotto delle multinazionali e dei media asserviti al potere, oppure farà la persona seria e dirà “scusate, ho detto una ca**ata monumentale, vi rimborso di tasca mia per tutte le Biowashball che vi ho fatto comperare”?
Fonte: http://attivissimo.blogspot.com
Aggiornamento:

I lettori segnalano rivenditori italiani (Ecowashball.it/Magicwashball.it) che promuovono la Biowashball citando Beppe Grillo come testimonial e vantando le origini svizzere del prodotto.

Emergono anche cloni della Biowashball, come la Magic Washing Ball, che vanta addirittura una certificazione TUV. Ma la “certificazione” non documenta l’efficacia lavante del prodotto: dice semplicemente che non contiene piombo, cadmio e mercurio. E’ come pretendere di “certificare” che la bistecca è buona perché non contiene cartone. Siamo seri.


Social card: chi ci guadagna davvero?

27 Novembre 2008

Il ministero dell’Economia ha presentato la social card, tesserina magnetica prepagata che era già stata annunciata la scorsa estate e che dovrebbe avere funzione di supporto per i meno abbienti. I soldi contenuti nella social card possono infatti essere spesi per pagare le bollette di luce e gas, e per comprare generi alimentari presso i negozi convenzionati che espongono l’apposito cartello. Ma ben pochi ne beneficeranno, e il costo per lo Stato va ben al di là di quel che finisce nelle tasche dei cittadini.

Pensionati: solo redditi inferiori ai 6.000 euro all’anno
Intanto partiamo da chi ne beneficerà: gli over 65 enni e le famiglie con bambini con meno di 3 anni.

Per i primi il provvedimento vale per chi singolarmente guadagna al massimo 6.000 euro (8.000 per gli over 70), considerando tra questi tutti i redditi, anche quelli assistenziali che generalmente non sono considerati ai fini fiscali. Ma attenzione, l’Isee (il documento che certifica la situazione reddituale della famiglia) prodotto dalla famiglia di cui si fa parte deve essere di 6.000 euro. Di conseguenza parliamo, ad esempio, di famiglie in cui due pensionati guadagnano complessivamente al massimo 723 euro netti al mese, che diventano ben 923 euro se hanno un figlio a loro carico. Ma c’è sempre un “ma” per lo Stato: oltre ai vincoli delle utenze che possiamo capire, la persona deve possedere al massimo una casa, che per non modificare l’Isee deve essere entro i 51.000 euro di valore catastale, un conto corrente con al massimo 15.000 euro di risparmi e un’auto. Ma attenzione, se la famiglia possiede un box, perde il diritto alla social card.

Ammesso e non concesso che con la categoria catastale C7 (tettoie), il Ministero intendesse la C6, quella tipica dei box, comunque non capiamo la precisazione, visto che si tratta sempre di immobili a uso non abitativo.

Famiglie con bambini: fino a poco più di 1.100 euro di reddito se si è in quattro
Le famiglie con bambini con meno di 3 anni, che possono beneficiare di una ricarica della social card per ogni figlio, non se la passano comunque meglio. Non c’è più il limite di reddito personale di 6.000 euro, ma per ottenere la social card (famiglia di quattro persone) non bisogna guadagnare più di1.131 euro netti al mese totali.

Ovviamente se si ha ancora un mutuo da pagare o si è in affitto i redditi netti riescono a essere un po’ più alti grazie al valore Isee che si abbassa.

Solo in pochi negozi (e non nella grande distribuzione, meno cara)
La social card è utilizzabile per pagare le bollette di luce e gas e per comprare prodotti alimentari nei negozi convenzionati.

Il vero problema è che, come ha riconosciuto anche il Governo, solo il 5% dei commercianti ha aderito all’iniziativa, forse perché la paura dei tempi biblici (in media 200 giorni) di rimborso dello Stato ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione.

Inoltre, le categorie merceologiche individuate dal Ministero sono limitate a panifici, latterie, macellerie, spacci, drogherie e supermercati (quindi piccole catene), dove i prezzi medi non sono certo quelli delle grandi catene di distribuzione. Questo vincolo di categoria limita di molto la possibilità di utilizzo, soprattutto per i pensionati, che hanno poche possibilità di spostamento: di conseguenza il reale utilizzo viene limitato al pagamento delle bollette, che garantisce (è un caso?) il maggior ritorno in termini di Iva e accise allo Stato.La scelta della tessera di plastica, poi, è stata giustificata dal Ministero per riconoscere agli utilizzatori sconti sulla merce, tuttavia, essendo i prezzi medi degli esercizi convenzionati mediamente più alti, gli sconti di fatto produrrebbero nel migliore dei casi solo un livellamento dei prezzi a quello già normalmente praticato dalle grandi catene.

Il costo per lo Stato: non tutto va ai cittadini
Il Ministero ha detto che allo Stato la social card costerà 450 milioni di euro annui a regime e che ne beneficeranno 1,3 milioni di italiani. Quindi, poiché entro dicembre daranno la prima tranche di 120 euro, i conti sono presto fatti: il costo entro dicembre è di 156 milioni di euro. In pratica, entro dicembre 2009 il Governo stima di spendere 606 milioni di euro per la social card. Che sono coperti da stanziamenti dello Stato ancora in fase di discussione per 650 milioni e da 200 milioni già donati da Eni e dai 50 milioni donati da Enel. Questi ultimi due soggetti in realtà daranno la possibilità allo Stato di recuperare parte degli investimenti grazie a quello che i consumatori spenderanno con la social card per pagare le bollette di luce e gas, sulle quali come ben sappiamo l’incidenza dell’Iva e delle accise è decisamente elevata. Ma la social card non è a costo zero per lo Stato, infatti, oltre a quello che finisce nelle tasche dei pochi italiani che rientrano tra i meritevoli di aiuto, ci sono i costi relativi allo strumento stesso.

Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, auspicando a una compartecipazione dell’esercente alla spesa, sono, a essere ottimisti, altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno.

Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli italiani (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie. Sarebbe stato meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga.

Fonte: www.altroconsumo.it


Giochi proibiti, ma in libera vendita

27 Novembre 2008

Pochi giocattoli resistono alle prove di laboratorio. Tre articoli sono già stati ritirati dai produttori, molti altri denunciati al Ministero. Il nostro video per imparare a scegliere un giocattolo sicuro.

Ancora troppi giocattoli pericolosi sono in vendita nei negozi specializzati, nei supermercati o nei grandi magazzini: sono diciannove gli articoli bocciati nelle prove di laboratorio, li trovate nella nostra galleria fotografica. Numerosi i rischi. Troppe volte si sono staccati piccoli pezzi, che possono essere ingeriti o inalati, oppure ci sono parti mobili del gioco che possono intrappolare le dita. Upim, Giochi Preziosi e Disney Store hanno già ritirato i loro prodotti, gli altri sono stati denunciati da Altroconsumo. Uno stato di cose che rivela la mancanza di controlli da parte del ministero dello Sviluppo economico. Solo se si verifica un incidente o se Altroconsumo segnala il problema, qualcosa si muove. I ritiri volontari da parte di alcuni produttori, però, non bastano. Servono controlli a tappeto. I genitori spesso sono ignari, ma le insidie ci sono. Comprare un regalo per il proprio bambino in un negozio non mette al riparo dai possibili rischi. Anche perché nelle mani di un bimbo il gioco è esposto a un uso a volte improprio e imprevedibile. Le statistiche ci dicono che gli incidenti sono in aumento e la colpa è anche dei produttori. Imparare a scegliere il prodotto giusto è fondamentale: il nostro video vi insegna come fare.

Marche testate:

  1. Brio
  2. Chicco
  3. Disney
  4. Fagottino
  5. Faro
  6. Fisher price
  7. General trade
  8. Gig
  9. Giochi preziosi
  10. Haba
  11. Hasbro
  12. Ikea
  13. Itsimagical
  14. Kid slove
  15. L. dake en zn
  16. Markwins
  17. Mega bloks
  18. Newray
  19. Restuccia
  20. Samba toys
  21. Schleich
  22. Upim
  23. Wonderworld of nature

Fonte: www.altroconsumo.it


Antibufala: biscotti olandesi fatti con il grasso della liposuzione

27 Novembre 2008

questa l’avevo letta oggi ed avevo annusato la bufala… che TGcom ci sia caduto con entrambi i piedi la dice lunga sull’attendibilità di parte dell’informazione….

Sfamare il Terzo Mondo a costo zero? Facile: basta riciclare il grasso proveniente dalle liposuzioni dei ricconi del Primo Mondo. Così, perlomeno, sembra pensare il TGCom:

Un’azienda olandese ha trovato il modo per riciclare il grasso umano derivante dalla liposuzione: lo trasforma in alimenti che si esportano verso il terzo mondo. Lo dichiara Mieke Smits, fondatrice della Irfak, nella pagina internet della società…

…Per incrementare il numero dei donatori, poi, l’azienda ha bandito una riffa che assegna al vincitore una liposuzione gratis. Nel sito dell’azienda, l’imprenditrice spiega che l’azienda “ricicla grasso umano e lo trasforma in alimenti che si esportano verso il terzo mondo”…

Il TGCom pubblica la notizia come se fosse un fatto reale, senza alcun dubbio sulla sua plausibilità. Lo stesso fanno La Stampa (immagine qui accanto), Il Secolo XIX/Sole 24 Ore e tanti altri siti della Rete (per esempio Italianotizie, Paginemediche). La fonte originale sembra essere l’agenzia AGI, che ne parla qui.

Eppure un semplice controllo online, come quello che ha fatto stamattina il vostro blogger di campagna, rivela vari indizi che avrebbero dovuto far perlomeno riflettere una redazione giornalistica degna di questo nome (e dei relativi stipendi).

Basta infatti immettere in Google i nomi citati nella “notizia” per scoprire che la Irfak, descritta come “un’azienda olandese” dal TGcom, ha un sito Web piuttosto curioso. Non c’è un indirizzo postale, un numero di telefono. All’equivalente locale della Camera di Commercio c’è una voce dedicata alla Irfak che ne fornisce l’indirizzo (Grotestraat 52, 5931CW Tegelen) e, pagando, altre informazioni. Nessuna voce nelle Pagine Gialle olandesi. Strano, vero?

Anche la “clinica chirurgico-cosmetica “Van Gerven & Van Iersel” con la quale la Irfak collabora da due anni” sembra stranamente inesistente. Anche di quest’organizzazione non c’è traccia nelle Pagine Gialle olandesi. Una Googlata restituisce soltanto risultati che citano anche la Irfak. Anche questo è molto strano, vero? Eppure i segugi stipendiati della notizia sembrano aver omesso questo banale controllo.

Per contro, gli agenti del Disinformatico sul posto mi confermano che l’emittente olandese Netwerk esiste ed ha una buona reputazione. Si è occupata del caso Irfak in questo servizio e con questo articolo (entrambi sono in olandese), e sembra che anche quest’emittente, come buona parte della stampa e delle TV di altri paesi, ritenga attendibile tutta la storia.

Ma c’è un problemino: una Googlata del nome della “imprenditrice” rivela una pagina del sito Glocal Affairs, quella mostrata qui accanto, che cita la signora Smits e la Irfak in un elenco non di imprenditori, ma di artisti.

Cliccando su About nella pagina, salta fuori che Glocal Affairs è una manifestazione artistica che si tiene a Maastricht e in altre località dal 2 al 30 novembre.

Lascio al lettore il compito di arrivare alla soluzione del caso. Ai giornalisti che hanno abboccato, invece, la soluzione verrà recapitata dopo che avranno pubblicato le loro scuse per aver fornito un ennesimo disservizio al pubblico e disonorato la professione.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com



Il poligono militare di Perdasdefogu

26 Novembre 2008

Ho letto recentemente un’intervista allo scrittore Massimo Carlotto, nella quale annunciava l’uscita il 12 novembre di Perdas de Fogu, un romanzo-inchiesta sul poligono militare presente nella località sarda di Perdasdefogu. Ovviamente io non ho elementi che avvalorino le sue dichiarazioni e viceversa, ma è anche vero che sebbene ogni medaglia abbia due facce, da che mondo è mondo i militari, avallati dallo Stato, tendono a coprire e/o minimizzare qualsiasi elemento negativo che li riguardi. Basti pensare alla vicenda dei militari impiegati in Bosnia, ammalati di leucemia a causa dell’uranio impoverito contenuto nei proiettili anticarro utilizzato nel conflitto. Riassumo pertanto il “succo” del libro di Carlotto, scritto in collaborazione con i Mama Sabot e successivamente pubblico alcune cose inerenti alla questione e che ho trovato in rete. E’ mia intenzione approfondire la questione ed aggiornare questo post con maggiori informazioni.

E’ un poligono militare sperimentale, il più grande d’Europa ed il 30% dei pastori della zona ha la leucemia; un caso, sicuramente. Le responsabilità, secondo carlotto, sono sia delle destra che della sinistra, tanto è vero che è stato il Ministro della Difesa Parisi (Governo Prodi dal 2006 al 2008.) ad aver dato il via ad una sorta di privatizzazione dell’area. Adesso a Perdasdefogu chiunque, pagando 50.000 € all’ora, può svolgere qualsiasi test. Carlotto afferma inoltre di avere 1500 pagine di indagini inattaccabili sull’inquinamento a terra, mentre nulla si sa su quello a mare. Non sono mai state fatte analisi, tuuttavia i pescatori ogni tanto tirano su di tutto. L’ufficio legale della casa editrice sta controllando le virgole, tuttavia ogni parola scritta è stata verificata in quanto Carlotto si è impegnato con i lettori a scrivere solo certezze.

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Fonte: http://notizie.alguer.it/n?id=4060

Patologie tumorali oltre la norma? Incidenza elevata di malformazioni nelle nascite? I sindaci di Perdasdefogu, Walter Mura, e di Escalaplano, Vincenzo Demontis, smentiscono. «I dati di cui siamo in possesso – hanno dichiarato alla Commissione Sanità, che ha proseguito nel pomeriggio, a Perdas, l´indagine sugli effetti dell´inquinamento del territorio legato alla presenza dei poligoni militari – ci tranquillizzano». Nel senso che non esisterebbero condizioni di allarme. Anzi, l´allarme generato da informazioni “gridate” dalla stampa, non giova al territorio.
I due sindaci hanno difeso il poligono militare, considerata la “grande fabbrica” della zona. Il poligono dà lavoro a circa 450 civili e le amministrazioni, che hanno da fare i conti con opportunità di lavoro assai scarse, se lo vogliono tenere ben stretto. Sempre che non arrechi danno alla popolazione direttamente o indirettamente. «Ma – ha assicurato Walter Mura – l´attività del poligono “è trasparente”, non c´è alcun motivo di ritenere che esistano situazioni negative tenute gelosamente nascoste».
Anche le malformazioni riscontrate in alcuni bambini nati a Escalaplano negli anni cruciali (attorno al 1990) non sarebbero la spia di particolari condizioni derivanti dall´impiego di sostanze radioattive o da armamenti speciali. Resta il fatto che la popolazione vuole sapere se può vivere con un livello di serenità maggiore rispetto al passato.
I due sindaci hanno perciò chiesto alla Commissione consiliare di fare in modo che le informazioni possano circolare, sfatando dicerie e sospetti che avvelenano l´ambiente. Bene ha fatto la Commissione ad attivare un´inchiesta conoscitiva che ha lo scopo di fare chiaro su situazioni spesso distorte per amor di polemica; ma è indispensabile che il frutto dell´indagine, della cui autorevolezza sono tutti convinti, sia messo a disposizione della cittadinanza.
Il presidente, on. Pierangelo Masia, ha dato le assicurazioni del caso. «Si chiederà lo screening della popolazione, ma anche – ha precisato – sulla salute degli animali e sull´inquinamento delle falde. Nessun processo sommario, insomma, anche perché la “fabbrica con le stellette” è una risorsa del territorio e va difesa da aggressioni superficiali».
Alla madre, che in un recente servizio televisivo su rete nazionale, chiedeva se la grave malformazione della figlia “è colpa mia o di altri”, l´on. Masia ha detto che è doveroso dare una risposta precisa.

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Appaiono un po’ stonate le affermazioni fatte nei giorni scorsi dal sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu: “Nel poligono missilistico di Perdasdefugu – Capo San Lorenzo non è mai stato usato munizionamento contenente uranio impoverito”
(Fonte: Piero Mannironi, La Nuova Sardegna 15/2/02)

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Uomini e donne: il Caveman show

24 Novembre 2008

20080324174040


Green Wikia – Enciclopedia verde del web

24 Novembre 2008

E’ nata Green Wikia, la sorella verde di Wikipedia; un universo verde open source, ricco di notizie sul riscaldamento globale, la biodiversità, le politiche ambientali mondiali ed un glossario dei “termini verdi” più tecnici.

Integrata con video e mappe, sarà uno strumento di ricerca con spiegazioni in almeno 70 lingue.

www.green.wikia.com


Pesticidi pericolosi per le api.

24 Novembre 2008

La Commissione Fitofarmaci del Ministero della Salute ha sospeso l’uso dei neonicotinoidi ritenuti responsabili della moria di api. “Ora occorrono studi e valide alternative per gli agricoltori, sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico e dunque libere da OGM.” ha commentato Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia.

Info: www.slowfood.it