Comunque vada, il 2009 sarà l’anno dei cambiamenti climatici. È in gioco un nuovo accordo internazionale sulla riduzione di gas serra che dovrebbe prendere il posto del Protocollo di Kyoto, in scadenza fra 3 anni. Mentre arrivano segnali incoraggianti dall’America di Obama, l’Europa comincia i preparativi per la conferenza decisiva, a fine anno, a Copenhagen.
Mercoledì scorso è stata presentata una bozza - che sarà discussa dai leader dei 27 stati membri a fine marzo – di quella che sarà la posizione europea a Copenhagen. Il documento parla chiaro: per raggiungere un’intesa è essenziale che i paesi ricchi garantiscano ai paesi in via di sviluppo i fondi necessari.
Secondo le stime citate dalla Commissione Ue, il costo annuale mondiale delle misure anti-surriscaldamento potrebbe arrivare progressivamente a 175 miliardi di euro nel 2020, di cui più della metà da investire nei paesi in via di sviluppo.
Il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha parlato di circa 30 miliardi di euro all’anno per i paesi più poveri. Ma la parola finale spetta agli stati membri.
L’esecutivo europeo ha ribadito che entro il 2020 i paesi industrializzati, europei e non, dovrebbero ridurre del 30 per cento le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 (i paesi europei si sono già impegnati a ridurle del 20 per cento entro quella data e sono disposti ad arrivare al 30 per cento, se anche gli altri paesi faranno altrettanto).
Ricchezza procapite, tasso di dipendenza dell’economia nazionale da gas serra, tendenze demografiche e sforzi già intrapresi per ridurre le emissioni: sono questi i criteri proposti per calcolare gli obiettivi che ciascun paese industrializzato dovrebbe raggiungere.
La Commissione, infine, ha proposto di allargare la borsa delle emissioni a tutti i paesi industrializzati entro il 2015. Dimas ha annunciato che l’esecutivo europeo lavorerà per rendere compatibili e collegare fra loro le varie ‘borse’ delle emissioni: quella dell’Ue, quella in fase di creazione in Australia, e quella annunciata da Obama.
“Ormai è realistico puntare ad avere un vasto ‘carbon market’ (N.d.R.: mercato dei permessi di inquinamento) con un collegamento fra vari sistemi nazionali nel 2013, esteso a tutti i paesi dell’Ocse entro il 2015 e mondiale entro il 2020″, ha concluso il commissario europeo all’Ambiente.
Fonte: www.lifegate.it
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