Aria di cambiamento

31 Gennaio 2009

Comunque vada, il 2009 sarà l’anno dei cambiamenti climatici. È in gioco un nuovo accordo internazionale sulla riduzione di gas serra che dovrebbe prendere il posto del Protocollo di Kyoto, in scadenza fra 3 anni. Mentre arrivano segnali incoraggianti dall’America di Obama, l’Europa comincia i preparativi per la conferenza decisiva, a fine anno, a Copenhagen.

Mercoledì scorso è stata presentata una bozza -  che sarà discussa dai leader dei 27 stati membri a fine marzo – di quella che sarà la posizione europea a Copenhagen. Il documento parla chiaro: per raggiungere un’intesa è essenziale che i paesi ricchi garantiscano ai paesi in via di sviluppo i fondi necessari.

Secondo le stime citate dalla Commissione Ue, il costo annuale mondiale delle misure anti-surriscaldamento potrebbe arrivare progressivamente a 175 miliardi di euro nel 2020, di cui più della metà da investire nei paesi in via di sviluppo.

Il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha parlato di circa 30 miliardi di euro all’anno per i paesi più poveri. Ma la parola finale spetta agli stati membri.

L’esecutivo europeo ha ribadito che entro il 2020 i paesi industrializzati, europei e non, dovrebbero ridurre del 30 per cento le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 (i paesi europei si sono già impegnati a ridurle del 20 per cento entro quella data e sono disposti ad arrivare al 30 per cento, se anche gli altri paesi faranno altrettanto).

Ricchezza procapite, tasso di dipendenza dell’economia nazionale da gas serra, tendenze demografiche e sforzi già intrapresi per ridurre le emissioni: sono questi i criteri proposti per calcolare gli obiettivi che ciascun paese industrializzato dovrebbe raggiungere.

La Commissione, infine, ha proposto di allargare la borsa delle emissioni a tutti i paesi industrializzati entro il 2015. Dimas ha annunciato che l’esecutivo europeo lavorerà per rendere compatibili e collegare fra loro le varie ‘borse’ delle emissioni: quella dell’Ue, quella in fase di creazione in Australia, e quella annunciata da Obama.

“Ormai è realistico puntare ad avere un vasto ‘carbon market’ (N.d.R.: mercato dei permessi di inquinamento) con un collegamento fra vari sistemi nazionali nel 2013, esteso a tutti i paesi dell’Ocse entro il 2015 e mondiale entro il 2020″, ha concluso il commissario europeo all’Ambiente.

Fonte: www.lifegate.it


Come guidiamo

31 Gennaio 2009


My.barackobama.com, trappola presidenziale

30 Gennaio 2009

Nell’era di Internet, la popolarità di un presidente americano si misura anche dal numero di trappole informatiche che lo coinvolgono. Websense riferisce che il sito My.barackobama.com, creato come luogo d’incontro virtuale per i sostenitori del neoeletto Barack Obama, in stile MySpace, viene sfruttato dagli aggressori per iniettarvi delle immagini che sembrano video di Youtube, con l’invito a cliccarvi sopra. Chi clicca viene portato a un sito che fa finta di essere Youtube (esteticamente è identico) ed è pieno di immagini porno. Cliccando sui filmati si viene invitati a scaricare un “codec” che servirebbe per vedere i video ma in realtà è un software ostile: un trojan horse.

Il trucchetto del codec non è originale; la novità sta nello sfruttamento di un sito molto visibile e di ottima reputazione. Gli aggressori hanno infatti disseminato di link alle pagine taroccate di My.barackobama.com i commenti dei blog e i forum in giro su Internet, sapendo che gli utenti, vedendo che il link porta a un sito affidabile, saranno portati a cliccarvi sopra.

Non è nota al momento la funzione di questo software ostile, che è un file .exe su misura per Windows. Gli utenti Mac e Linux non sono quindi vulnerabili a questa minaccia. Per gli utenti Windows resta sempre valido il consiglio di non scaricare ed eseguire nulla che non provenga da fonti tradizionali: perché mai un sito di Barack Obama dovrebbe chiederci di installare un programma?

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


UFO alla cerimonia di giuramento di Obama

30 Gennaio 2009

Circolano video (come questo e questo) che mostrano un velocissimo oggetto volante non identificato immortalato dalle riprese della diretta televisiva della cerimonia di giuramento di Obama. Subito è nata la psicosi ufologica: non può trattarsi di un aereo, perché lo spazio aereo era blindatissimo, e ingrandendo i fotogrammi si scorge una forma sottile e allungata incompatibile con qualunque velivolo conosciuto. E allora?

La conclusione quasi automatica è che si tratti di un veicolo extraterrestre mandato a sorvegliare il neopresidente, magari per un passaggio di consegne, chissà. Ma chi va questi voli di fantasia non tiene conto di alcune realtà molto più banali.

Questi ingrandimenti estremi, infatti, generano sempre i cosiddetti artefatti di compressione, ossia dettagli inesistenti nell’oggetto reale. La tecnologia di ripresa, inoltre, non congela gli oggetti in rapido movimento rispetto alla telecamera, ma li allunga (l’acquisizione dell’immagine richiede una frazione di secondo, durante la quale l’oggetto si sposta), e non c’è modo di sapere a che distanza dalla telecamera si trova l’oggetto.

Di conseguenza, la spiegazione più semplice e probabile è che si tratti di un insetto passato a poca distanza dall’obiettivo. Trappole come questa sono la ragione per la quale non ci si può fidare delle “analisi” schiaffate su Internet da chissà chi e basate su immagini sgranate e confuse. Per avere le prove di un veicolo alieno ci vuole ben altro.

http://attivissimo.blogspot.com


Tre falle in Excel, rattoppi anche per Mac

30 Gennaio 2009

L’aggiornamento di ieri al bollettino di sicurezza 08-074 di Microsoft segnala e ripara tre vulnerabilità, scoperte da società di sicurezza esterne a Microsoft, in Excel per Windows e per Mac. Secondo il bollettino, queste vulnerabilità permettono di “prendere il controllo completo di un sistema affetto”, per esempio installandovi programmi oppure visualizzando, modificando o cancellando dati o creando account sul computer della vittima. Il vettore d’attacco è un file Excel appositamente confezionato.

In altre parole, occhio ai file Excel che ricevete, soprattutto da fonte non attendibile. Microsoft definisce “critico” o “importante”, a seconda delle versioni di Excel, l’aggiornamento che offre per le versioni 2000, 2002, 2003, 2007 sotto Windows ed Excel 2004 e 2008 sotto Mac OS X. Anche alcune versioni del visualizzatore gratuito di file Excel di Microsoft per Windows e il convertitore Open XML per Mac sono vulnerabili.

Per scaricare l’aggiornamento del vostro software, consultate il bollettino in questione, che contiene i link a tutte le versioni del rattoppo.

http://attivissimo.blogspot.com


Nuovo iPhone in arrivo?

30 Gennaio 2009

PinchAnalytics, uno strumento di analisi di utilizzo del software per gli iPhone e gli iPod Touch di Pinchmedia.com, ha rilevato tracce di una nuova versione di iPhone già in uso, annidate nei rapporti generati dalle analisi. Questi rapporti contengono infatti la stringa “iPhone 2,1″, e MacRumors l’ha trovata anche nel firmware più recente distribuito da Apple (immagine qui accanto).

Se Apple mantiene le proprie abitudini, la stringa dovrebbe appartenere alla prossima versione del popolare telefonino. Il primo iPhone è identificato come “iPhone 1,1″, la versione 3G è “iPhone 1,2″; il Touch originale è “iPod 1,1″ e la versione più recente è “iPod2,1″.

Secondo PinchMedia, la stringa è stata rilevata per la prima volta a inizio ottobre 2008 (nel senso che un’applicazione che utilizzava lo strumento di analisi Pinch Analytics è stata eseguita da un dispositivo che si identificava come “iPhone 2,1″. Le applicazioni che usano questo strumento e includono funzioni di localizzazione collocano questi dispositivi quasi esclusivamente nella zona meridionale della Bay Area di San Francisco, dove si trova la sede di Apple.

L’imminenza di un nuovo prodotto Apple non è in sé una grande notizia, dato che ogni società sviluppa e collauda in continuazione nuovi modelli: quello che è interessante è il fatto che con la tecnologia informatica le fughe di informazioni sono sempre più difficili da evitare e gli strumenti a disposizione dei curiosi (e dello spionaggio, per esempio a scopo industriale) sono sempre più numerosi e vari.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


La Toyota richiama 1.100.000 Yaris

30 Gennaio 2009

La notizia indicata nel titolo ormai è conosciuta, per cui la riassumo in breve e poi dico la mia.

“La possibilità che in caso d’incidente i gas caldi provenienti dall’attivazione del pretensionatore delle cinture provochino un principio d’incendio ha portato al richiamo di più di un milione di Toyota Yaris prodotte tra il giugno del 2006 e l’aprile del 2007. Secondo la Casa giapponese, questa eventualità si è però concretizzata solo in tre occasioni in tutto il mondo. In Italia, sono 99.391 le Yaris coinvolte, a cui verrà sistemata la gommapiuma isolante attorno ai pretensionatori delle cinture per prevenirne l’incendio.”

Essendo un felice possessore di una Toyota, l’amico Francesco mi ha scritto: “L’hai letto? Chiaro che può anche significare poco, ma un po’ riduce l’immagine di grande efficienza dei giapponesi.”

Il mio punto di vista differisce forse da quello generale: Si e no ovvero sebbene sia un difetto con effetti gravi se accade, è anche vero che 3 episodi su 1.100.000 auto è una percentuale ridotta, ma essendo in gioco la vita, merita tutta l’atenzione possibile.
Mi viene invece da pensare che la Fiat, ai tempi in cui era stato accertato che la Lancia Dedra aveva un’infiltrazione di gas di scarico nell’abitacolo con effetti realmente gravi e pericolosi, solo dopo una dura battaglia legale da parte di Altroconsumo , ha accettato di fare un richiamo per alcune decine di migliaia di auto…

Vedi: http://www.altroconsumo.it/prove-su-strada/lancia-dedra-fiat-deve-fare-di-piu-s41371.htm

A ben vedere richiamare 1.100.000 auto, tanto più in questo periodo di magra, mi sembra una scelta assai responsabile. dal mio punto di vista di “produttore” (anche se non di auto) so bene che l’errore (di progetto o di costruzione) è sempre in agguato.

Ragion per cui, in ogni caso questa vicenda mi fa addirittura  aumentare la fiducia nella Casa giapponese.


Il casco salva la vita?

30 Gennaio 2009

Da Roma in giù, non è così, a quanto pare.

TU, guarda questo video e poi Pensa prima di montare in sella alla tua  “2 ruote”.


Apophis, l’asteroide che distruggerà la Terra

30 Gennaio 2009

Per aiutare i terremotati:

http://paoblog.wordpress.com/2009/04/07/aiutare-i-terremotati/

Una collina volante, un macigno di 350 metri di diametro, sfiorerà la Terra venerdì 13 aprile 2029 e forse si schianterà: questo è l’annuncio drammatico che circola in Rete. Sempre che il mondo non finisca prima nel 2012, s’intende. I catastrofisti esultano: in un modo o nell’altro, siamo spacciati.

Ci sarebbe da aprire un lungo discorso sul perché certa gente goda nel credere che moriremo tutti a una data prestabilita in un’ecatombe immane e spettacolare, e sul perché altra gente si prodighi a diffondere queste dicerie dementi, ma lasciamo stare. Il modo migliore per sbugiardare questi menagramo è guardare i fatti.

La storia inizia nel giugno 2004. Due astronomi professionisti, David Tholen e Roy Tucker, annunciano la scoperta di un oggetto celeste che si muove rispetto alle stelle fisse, e lo fanno prima ancora di averne calcolato con precisione traiettoria e dimensioni (con buona pace di chi crede alla congiura del silenzio degli astronomi a proposito di Nibiru, il pianeta che sarebbe in rotta verso la Terra). Quando i colleghi confermano l’avvistamento dell’oggetto e ne calcolano la traiettoria, salta fuori che secondo i primi calcoli le probabilità d’impatto con la Terra sono le più alte mai stimate per un asteroide. La notizia, supportata da un primo rapporto della NASA (sempre alla faccia della congiura del silenzio), suscita enorme clamore: uno schianto causerebbe oltre dieci milioni di morti.

A Tholen e Tucker spetta il diritto di battezzare l’asteroide, catalogato formalmente come 2004 MN4: scelgono il nome Apophis, che è il nome greco del maligno e serpentiforme dio egizio dell’oscurità e della distruzione, Apep. Bambi non suonava bene. Fra l’altro, i due astronomi sono, a quanto pare, fan della serie di fantascienza Stargate SG-1, nella quale c’era un alieno di nome Apophis che mirava a distruggere la Terra.

Quello che i catastrofisti non dicono è che dopo questi calcoli preliminari, i rilevamenti della traiettoria di Apophis sono stati affinati dal lavoro collettivo degli astronomi di tutto il mondo e quindi si è scoperto che le probabilità di impatto nel 2029 sono in realtà zero: quello del 13 aprile 2029 sarà soltanto un passaggio ravvicinato e Apophis mancherà la Terra di almeno 29.000 chilometri, come mostrato nel grafico qui sotto, tratto da Wikipedia, che dà un’idea delle distanze in gioco rispetto alle dimensioni del nostro pianeta. La riga bianca indica il margine d’incertezza dei calcoli.

E’ comunque un passaggio abbastanza ravvicinato, se consideriamo che i satelliti geostazionari per telecomunicazioni (quelli verso i quali sono puntate le parabole per ricevere la TV) sono alla stessa distanza dalla Terra. La NASA ha già chiarito che il rischio d’impatto di Apophis con uno di questi satelliti artificiali è insignificante, quindi non rischiate di vedervi interrompere la partita della squadra del cuore.

Il 13 aprile 2029, insomma, non succederà nulla: Apophis sarà soltanto un fioco puntino che si sposta lentamente nel cielo e sarà a malapena visibile ad occhio nudo. L’unica cosa di cui meravigliarsi sarà la precisione con la quale gli astronomi riescono a fare previsioni di questo genere: il tracciamento di Apophis viene mantenuto tuttora e viene aggiornato in questa pagina della NASA. Ma tutto questo non metterà a tacere i catastrofisti, perché il passaggio ravvicinato del 2029 altererà la traiettoria in un modo che per ora non è calcolabile con precisione sufficiente, per cui un possibile impatto successivo durante i passaggi ravvicinati del 2036, del 2037 e del 2069 non può essere ancora escluso del tutto, ma già ora è una probabilità estremamente modesta.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Alcol e guida non vanno d’accordo…

30 Gennaio 2009

Parte 1

Parte 2