RagazzAbile

27 febbraio 2009

Oggi stavo esplorando il sito www.disabilisenzasesso di cui ho parlato giorni fa ed ho deciso di curiosare anche fra i “siti amici”. Non che abbia scoperto oggi che esistono persone disabili e che ovviamente abbiano problematiche da affrontare ogni giorno, sia pratiche sia emotive, tuttavia nulla rende l’idea come leggere le parole scritte da chi queste problematiche le vive quotidianamente.

Oggi vi presento il sito: http://ragazzabile.forumattivo.com

RagazzAbile si propone come punto d’incontro virtuale per tutte le ragazze, adolescenti e quasi adulte, portatrici di un qualsiasi handicap motorio.
In mezzo al mare di siti, apprezzabilissimi per la loro attività, di informazione e sensibilizzazione nel campo della medicina, delle tecnologie, del volontariato, del sociale, di gruppi ed associazioni nazionali e locali di persone diversamente abili (donne, giovani ecc.), abbiamo avvertito la carenza ed il bisogno di un riferimento giovanile e femminile che si distaccasse dagli altri per impostazione, stile, contenuti ed intenti.
Noi infatti non vogliamo parlare esplicitamente ed esclusivamente di handicap, e soprattutto non in quanto “problema”. Non vogliamo fornire informazioni e riferimenti di tipo medico-sanitario. Non vogliamo discutere con voi di come poter affrontare a livello sociale le problematiche, gli ostacoli i tabù, di una precisa condizione umana. Non vogliamo far sentire la nostra voce arrabbiata sfogandoci su chi non si cura abbastanza di noi, Non vogliamo mettere l’accento sulle nostre difficoltà in modo che tutti possano trattarci con “Pietas” e “ComPassione”.
Ma soprattutto Non vogliamo piangerci addosso!
Allora cosa vogliamo?
Ebbene, vogliamo confrontarci con ragazze, giovani, adolescenti, sui temi della vita di ogni giorno, sulle questioni che più premono ed interessano le fanciulle della nostra età. Semplicemente il punto di vista di partenza, l’angolazione, insomma l’argomentazione sarà filtrata da quella parte del nostro essere che è la DiversAbilità.
RagazzAbile vede la disabilità come un paio di lenti colorate, da sole, attraverso cui guardiamo e commentiamo un dipinto, e lo vediamo quindi in un determinato modo; e non come il dipinto stesso. Insomma, appunto, è il filtro e non l’oggetto di conversazione.
RagazzAbile vuole altresì rappresentare un duplice invito:
Alle ragazze diversamente abili, ad affrontare la vita con serenità, positività , allegria ed ottimismo. Ad essere attive e propositive, aperte e solari.
A chiunque altro, a guardarci come esseri completi e sfaccettati, normali e speciali come tutti, con le loro specifiche caratteristiche distinguibili e con le loro semplicità e banalità uniformate.
Certo, si parlerà ANCHE di disabilità, ma tra le righe, semplicemente come dato pre-acquisito che accompagna le argomentazioni.
Tutto questo, naturalmente, tinto di rosa, e quindi interamente al femminile!


Antibufala: urla dell’Inferno captate trivellando un pozzo siberiano

27 febbraio 2009

Ebbene sì, c’è gente (e non poca) che crede a queste cose, per cui vale comunque la pena sbufalarle, anche perché si impara molto sui meccanismi di propagazione di storie come quella che mi descrive un lettore:

qualche anno fa, sulla rivista Focus, lessi che in Siberia un gruppo di ricercatori, nel scavare una zona, hanno, oltre rilevato nel sottosuolo 1100 gradi circa, registrato delle urla… secondo alcuni, sarebbero le anime dannate che si trovano nell’Inferno, e che tali urla sono il dolore e la sofferenza patiti nell’altro mondo. Qualche giorno fa mi sono ricordato della cosa, e mi sono fatto un giro sul tubo (anche in altri siti, specialmente quelli cattolici, ne parlano) per sentire la registrazione… le dico che sono una persona facilmente impressionabile e che tale registrazione in seguito mi ha fatto passare alcune notti in bianco. Secondo lei è una delle tante leggende metropolitane oppure è vera?

Non ho conferme della citazione da parte della rivista Focus, ma Truthorfiction.com e Snopes.com hanno due indagini sulla vicenda che indicano che all’origine di tutto c’è una notizia vera. Attenzione: ho detto all’origine.

Nel 1984, la rivista Scientific American pubblicò infatti un articolo che descrisse una trivellazione sperimentale che veniva effettuata nella Penisola di Kola, in Russia, ed aveva raggiunto la ragguardevole profondità di 12 chilometri. A quella profondità i ricercatori avevano trovato rare formazioni rocciose, gas e acqua, e temperature fino a 180 gradi (non è chiaro se centigradi o Fahrenheit). Cosa ben diversa dai 1100 gradi descritti nella storia che circola in Rete, per esempio in inglese e in italiano, spesso accompagnata da una registrazione audio.

Come avrete probabilmente intuito, Scientific American non fece alcuna menzione di grida infernali. Anche senza andare a scomodare la prestigiosa rivista, basta un pizzico di buon senso per chiedersi come avrebbe mai fatto una trivellazione a captare dei rumori: avrebbero calato un microfono nel pozzo? Con una prolunga di una dozzina di chilometri? E a che pro i trivellatori dovrebbero calare un microfono?

Il resto della vicenda è un deprimente corto circuito di notizie che nessuno si prende la briga di confermare. Ne parlò nel 1989 la rete televisiva cristiana californiana Trinity Broadcasting Network, dando come fonte della notizia un articolo nel giornale finlandese Ammennusatia, che raccoglieva le sconcertanti dichiarazioni di un certo dottor Azzacov, responsabile del progetto nella lontana Siberia.

La TBN aveva ricevuto l’articolo finlandese da un evangelista del Texas, R.W. Schambach, che lo aveva ricevuto a sua volta da una “rispettabile rivista scientifica” finlandese e da una lettera inviata da un norvegese, Age Rendalen, che ne aveva inviato copia anche direttamente alla TBN.

Ma Rendalen, raggiunto da Truthorfiction.com, confessò di essersi inventato tutto: la storia già circolava nei network religiosi americani e lui l’aveva abbellita, aggiungendo il dettaglio di un’enorme creatura dalle sembianze di pipistrello che sarebbe sbucata dal pozzo, per vedere se qualcuno l’avrebbe verificata. Allegò una copia di un articolo che disse provenire dal giornale più grande e rispettato della Norvegia, che parlava, secondo lui, della vicenda. In realtà era un articolo di un giornale locale che parlava di un ispettore edile.

Rendalen incluse anche il nome e il numero di telefono di un suo amico pastore californiano, che era a conoscenza della burla e aveva l’ordine di rivelare tuttoa qualora qualcuno lo avesse chiamato. Nessuno controllò, e la storia decollò con questo nuovo inquietante dettaglio.

Alcune riviste cristiane effettivamente sbufalarono la storia, ma il celeberrimo tabloid di notizie inventate Weekly World News la ripubblicò nel 1992, collocandola in Alaska, ridandole vita, e tuttora circola vivace su Internet. L’immagine all’inizio di quest’articolo è pubblicata da molti siti sostenitori della leggenda ed è probabilmente tratta appunto dal Weekly World News, dato che la grafica dell’immagine è molto simile a quella adottata dal tabloid.

C’è di più. Una rivista molto autorevole nel suo campo, la Biblical Archaeology Review, ripubblicò la storia, ritenendo che fosse così assurda che i lettori l’avrebbero trovata divertente. Ma alcuni di loro la considerarono autentica e cominciarono a diffonderla accompagnata dalla “garanzia” della rivista. Un classico: c’è sempre qualcuno senza senso dell’umorismo e del ridicolo che fraintende qualsiasi parodia.

Non è finita: ad agosto del 1990, il gestore di Truthorfiction.com fu contattato da un pastore di una piccola chiesa di Flagstaff, in Arizona, che diceva di avere prove dell’autenticità della storia, nella persona di un fisico dell’MIT che gli aveva detto in privato di essere uno degli scienziati coinvolti nel progetto di trivellazione e che era in corso un tentativo di calare un microfono più resistente alle temperature, al quale il fisico avrebbe partecipato. Sei mesi più tardi emerse che l’uomo non era affatto un fisico, ma anzi se l’era svignata da Flagstaff con oltre 20.000 dollari che gli erano stati donati dai fedeli per finanziare la sua “spedizione”.

E poi mi chiedono “ma che male fanno le bufale?”.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Google Earth trova Atlantide?

27 febbraio 2009

Avrete letto nei vari media della sensazionale “scoperta” di solchi paralleli di chiara origine artificiale nei fondali marini, la cui mappa è ora disponibile in Google Earth. L’ubicazione di questi solchi, al largo della costa occidentale dell’Africa, ha fatto pensare ad alcuni al ritrovamento di Atlantide.

La storia ha preso così piede che Google ha pubblicato una smentita ufficiale, firmata da .

L’obiezione più immediata è che se quelle fossero strade, gli isolati misurerebbero anche dieci chilometri, come chiunque può verificare usando gli strumenti di misura di Google Earth.

Ma allora a cosa sono dovute quelle forme regolari? Sono in realtà artificiali per davvero, ma Atlantide non c’entra. Sono le ship track, ossia le tracce di dove le navi oceanografiche hanno solcato la superficie. Le zone circostanti sono invece stimate tramite altri metodi, e l’incontro fra questa stima e i dati diretti produce una sorta di scalino che l’occhio non esperto interpreta come solco. Il fenomeno è fra l’altro osservabile anche in altri luoghi che trovate segnalati nell’articolo di Google.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Pietra tombale si sposta da sola. Sul serio

27 febbraio 2009

La notizia ha fatto il giro di parecchie testate (Repubblica, ADNKronos, Ticinonline) e la storia è sicuramente ghiotta, perché fa venire i brividi. Ma per chi segue questo genere di vicende il bufalometro va subito a fondo scala, perché rileva tutti gli ingredienti classici della categoria horror.

La storia è questa: in un paesino olandese c’è una pietra tombale che si sposta da sola. La polizia, sospettando atti vandalici, ha piazzato una telecamera nascosta, ma il video mostra appunto la pietra che si muove senza che nessuno la tocchi. Il video, però, è stato segretato, e la scienza, come al solito, non saprebbe dare spiegazioni.  Vediamo di fare un po’ di chiarezza, con l’aiuto non della stampa tradizionale italiana, che s’è limitata ad un allegro quanto maldestro copiaincolla, ma con il lavoro dei blogger e dei ricercatori che si sono coordinati via Internet. Spero di citare tutti coloro che hanno contribuito a sbufalare questa storia.

Innanzi tutto c’è confusione su dove sia avvenuto il fatto: Repubblica indica un “paesino del profondo nord dell’Olanda, 162 anime in tutto” di nome Aalsum, ADNKronos mantiene la conta delle anime e la collocazione settentrionale olandese, ma indica Aalsten. Andiamo bene. O un branco di zombi zoccoluti sta uscendo in massa dalle tombe dei Paesi Bassi e i paesini olandesi sono fatti con lo stampino, o qualcuno non è manco capace di copiare correttamente un nome di una località.

Molti articoli citano le parole inquietanti della portavoce della polizia, Anna Van der Meer:

“Assurdo, da brividi, assolutamente incredibile. Quando ho visto il nostro video sono rimasta di stucco. Si vede la pietra scivolare di lato, quasi cadere per terra. Poi tocca la tomba di fianco e si ferma lasciando il sepolcro in gran parte scoperchiato con un movimento di più di un metro. Com’è possibile? Non lo so, pesa 450 chili. Oltretutto nel video si vede benissimo che la pietra è ferma, poi in un batter d’occhio schizza di lato. Non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia carriera. Noi non abbiamo nessuna spiegazione.”

Ma la spiegazione c’è: basta cercarla bene. Cominciamo dalla località: Francesco F. osserva che non c’è nessuna Aalsten in Olanda, secondo Google Earth (c’è una Aalst, ma in Belgio). Esiste invece una Aalsum, che ha anche una pagina su Wikipedia in olandese dove è riportata (senza fonti) quest’informazione:

Op 18 februari 2009 kwam Aalsum in het nieuws door een grafsteen die in een paar seconde een meter verschoof. Dit gebeurde zonder dat er dan ook maar enig zichtbaar menselijk handelen aan te pas kwam. Doordat de familie al vijf keer aangifte had gedaan van grafschennis besloot de politie een camera op te hangen. Deze camera had niet het gewenste effect van het aanhouden van ‘de dader’. Toen de een agent (na de volgende melding van grafschennis) de beelden terug keek bleek dit ‘uit zich zelf’ te zijn gebeurd. Het Nederlands Forensisch Instituut heeft de zaak onderzocht en is tot een conclusie gekomen. De te gladde grafsteen is door de zon opgewarmd en daardoor uitgezet. De druk tussen de afdekplaat en de grafsteen is door de warmte veel toegenomen. Door de combinatie van deze dingen is de grafsteen dus verschoven.

Una traduzione spiccia con Google Translate (il mio olandese non è brillante) indica che la polizia scientifica olandese ha eccome una spiegazione: la lapide, troppo liscia, si scalda al sole e si dilata. Il calore aumenta la pressione fra la copertura sotto la lapide e la lapide stessa, e questi fattori insieme spostano la pietra.

Qui accanto vedete un’immagine di quella che, stando a Froeks.tv, sarebbe la tomba in questione, e qui c’è una foto della chiesa di Aalsum con annesso cimitero.

I lettori del blog di Massimo Polidoro hanno poi scovato l’articolo originale olandese del Volkskrant e insieme a Massimo sono arrivati anche loro alla soluzione contattando i colleghi sul posto:

…al cimitero non sono affatto sconvolti da quello che è accaduto. Il custode del cimitero ha spiegato che il fenomeno della lastra che scivola e cade si è verificato ogni volta in cui ha fatto molto freddo e poi, all’improvviso, è uscito il sole.

Come già anticipato dalla polizia olandese, si tratta molto probabilmente di una questione di dilatazione termica cui vanno aggiunti il marmo estremamente levigato del coperchio, che diventa così molto scivoloso, e l’inclinazione della tomba. Oltretutto, il custode ha spiegato che il marmista ha ammesso l’errore e ha ripreso il coperchio nel suo laboratorio per renderlo meno scivoloso.

I dettagli corrispondono a quanto descritto dai siti olandesi Ed.nl, Geenstijl.nl e Leeuwardercourant.nl. Una gran montatura, insomma, che i media avrebbero potuto evitare con un minimo di verifica. Ma perché lasciare che la verità guasti una bella storia?

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Piccola demo di realtà aumentata

27 febbraio 2009

Il concetto circola da qualche anno, ma sembra aver preso piede ultimamente grazie a un salto di qualità e a una notevole semplificazione dell’utilizzo: mi riferisco alla realtà aumentata, ossia l’integrazione in tempo reale di oggetti virtuali in una scena reale.

E’ una funzione utilissima per fornire molte informazioni in modo intuitivo e senza distogliere lo sguardo, per esempio durante la guida o un’operazione chirurgica (o la sua pianificazione, come mostrato qui accanto) o un’azione di polizia, ma anche per scopi ricreativi o educativi.

La realtà aumentata (augmented reality in inglese) non è il parente povero della realtà virtuale, nella quale tutto è generato digitalmente tranne eventualmente il protagonista, ma è semmai il suo contrario: nella realtà aumentata tutto è reale, tranne qualche oggetto digitale, che viene aggiunto e inserito nella visuale dell’osservatore come se esistesse realmente, rispettando quindi movimenti e prospettiva.

Questo comporta minori esigenze di potenza di calcolo e apre possibilità di utilizzo differenti: immaginate, per esempio, di guidare e vedere davanti a voi, in sovrimpressione, le istruzioni grafiche del navigatore o l’indicazione della vostra velocità o un segnale di presenza di un’auto nel punto cieco degli specchietti retrovisori, senza dover togliere lo sguardo dalla strada (un po’ come l’HUD utilizzato dai piloti militari). Un’altra applicazione, proposta da Microsoft, è un sistema integrato in un telefonino: basta inquadrare una strada perché il telefonino riconosca la propria ubicazione e sovrapponga all’immagine informazioni sui negozi o ristoranti locali, oppure mostri agli addetti agli scavi la disposizione di cavi e condotte sotterranee che sarebbe opportuno non tranciare.

Spiegarla è complicato, ma è molto più semplice mostrarla in funzione tramite uno dei tanti siti che ne offre dimostrazioni gratuite a scopo pubblicitario, come questo. Vi basta avere una connessione a Internet e un computer dotato di webcam.

Per prima cosa stampate il foglio con l’immagine di guida (fiduciary marker) seguendo le indicazioni sullo schermo (basta cliccare sull’icona della stampante nella pagina Web). Poi cliccate sul pulsante che avvia la realtà aumentata, date il consenso all’uso della webcam, e piazzate il foglio in modo che la webcam lo veda. E divertitevi.

Nel caso dell’animazione mostrata in questa demo che ho preparato alla buona stanotte, inoltre, potete soffiare nel microfono del computer per far ruotare più velocemente le pale dei generatori eolici virtuali.

Trovate moltissimi altri esempi (e uno splendido plug-in per Google Sketchup) anche su Youtube cercando le parole augmented reality.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Emozione è…

27 febbraio 2009

Emozione è anche  appoggiare un libro sul parabrezza di un’automobile, parcheggiata davanti all’ufficio, ed ogni tanto guardare se ha preso il volo. Emozione è uscire dall’ufficio e trovarsi davanti il proprietario dell’auto che si guarda in giro spaesato e ti ferma per chiedere se sai chi ha lasciato lì quel libro. E con gran faccia tosta dirgli di “no”, mentre dentro di te speri che apra il libro, in modo da trovare l’etichetta con la spiegazione ed il codice del libro da te registrato su www.bookcrosser.com

Emozione è, quando capita, ricevere un’e-mail dal sito, dopo che il ritrovamento del libro è stato registrato e leggere le parole scritte dall’emozionato (a sua volta) ritrovatore.

Una volta un’amica mi disse che “non ci pensava minimamente di “abbandonare” libri che le erano piaciuti”. Ma vorrei che le parole inserite nel mio Profilo su bookcrosser.com riuscissero a farvi comprendere al meglio il mio pensiero:

Entrare in una libreria, sfogliare le prime pagine e cogliere dopo poche parole l’emozione che lo scrittore vuole comunicarci, questa è magia. La magia che solo un buon libro (e talvolta un disco) possono darti. Ma quando leggi un libro “abbandonato” su una panchina, un autobus o in un sala d’aspetto dal dentista, prima o poi ti chiederai chi l’ha letto prima di te e cosa ha provato scorrendo le stesse pagine; tutti i lettori dentro di loro hanno l’anima di uno scrittore e quindi la curiosità. Degli altri, del mondo, di tutto. Questo mi ha spinto a liberare libri ed a sperare di incontrarne altri.  Buona caccia …

P.S. Chi teme di avere qualche difficoltà con l’inglese, può avere tutte le informazioni del caso su: http://www.bookcrossing-italy.com/


Milano: Presentati i primi minibus ibridi

27 febbraio 2009

Una riduzione del 34,5% nelle emissioni di CO2, del 55,7% di particolato e del 45% di idrocarburi, oltre a un risparmio di carburante pari al 30-35% rispetto a un veicolo diesel. Sono i dati del nuovo minibus ibrido che da oggi, in tre esemplari, diventa operativo nella flotta dei mezzi Atm. «È un giorno importante», ha affermato alla presentazione a Milano il presidente dell’azienda di trasporto pubblico meneghina Elio Catania che ha ricordato la «scommessa» fatta da Atm sull’ibrido e gli sforzi per il rinnovamento della flotta.

SARANNO RADIOBUS – I tre Iveco Daily Tourys Ecodriver con doppia alimentazione (diesel ed elettrica), da 16 posti in 7 metri di lunghezza, saranno assegnati al servizio Radiobus a chiamata con la livrea gialla e la banda a scacchi. Nel 2010, inoltre, entrerà in prova anche un bus ibrido da 12 metri. «Siamo i primi in Italia ad avere mezzi ibridi operativi», ha detto con orgoglio il numero uno di Atm che ha ricordato che da febbraio sono in circolazione 130 nuovi bus Eev, cioè a basso impatto ambientale. Nel biennio 2009-2010, in totale, saranno 461 i nuovi bus, minibus e filobus, oltre a 23 nuovi tram Sirietto e 40 nuovi treni della metropolitana.

RIDURRE IL PARTICOLATO – La mole dell’investimento per il rinnovo del parco mezzi «è superiore ai 500 milioni di euro e porterà per fine 2009 a una riduzione del 10% del particolato totale», ha aggiunto Catania. A fianco dei nuovi mezzi, Atm punta a diminuire il consumo di carburante e lo smog con un nuovo stile di guida. I 3.800 autisti del’azienda, infatti, seguiranno un corso di «Economy drive» nel centro Asc di Quattroruote che permetterà di risparmiare 1,5 milioni di litri di gasolio all’anno (per un risparmi di altrettanti euro) e a un abbattimento di 4 mila tonnellate annue di CO2, di 30 tonnellate di ossidi di azoto e di 300 chili di particolato.

www.corriere.it


Milano: allarme amianto nelle case Aler

27 febbraio 2009

L’unica certezza è che non abitano più qui. Il signor Giorgio, operaio dell’Alfa, 59 anni, stava al quarto piano. Adesso si trova in un loculo al camposanto. Il signor Luigi, una vita in Finanza, a 62 anni ha fatto la stessa fine. Quest’estate è toccato al signor Giacomo. Una cinquantina d’anni e un negozietto bene avviato. Anche lui ha preso la strada del cimitero. Il finanziere, l’operaio, il negoziante si incontravano sui pianerottoli di via Russoli.

Case popolari Aler, a due passi della fermata Romolo del metrò. Edifici del 1980, decorosi. Peccato solo per l’amianto. I quattro parallelepipedi di cemento al 14, 16, 18 e 20 in distanza somigliano a guerrieri ingabbiati in un’armatura di pannelli. Di amianto, appunto. Adesso la gente muore. «Più del solito, negli ultimi mesi», fa notare la presidente del comitato inquilini, Tina Monaco. E il killer si chiama tumore ai polmoni. Nelle case Aler di via Russoli abitano 197 famiglie. La gente ha paura. Chi sarà il prossimo?

Analisi Arpa - Nel cortile di via Russoli il pensionato Paolo Madafferi apre un cartellina. «Vede? Con questo documento l’Arpa certifica che i nostri palazzi sono rivestiti di amianto. Visto che all’Aler nessuno ci credeva, come se non fossero stati loro a costruire, abbiamo pagato le analisi. E guardi che qui si parla di amianto friabile. Il più pericoloso». La presidente del comitato inquilini ha anche sottoposto la questione al medico del quartiere. Il dottor Giuseppe Fagone ha l’ambulatorio in zona da 13 anni. «Ho rilevato tra i miei pazienti del quartiere popolare di via Russoli un numero di casi di tumore al polmone doppio rispetto alla media degli abitanti delle vie adiacenti». «Non si tratta di un’indagine scientifica, certo — continua il medico —. Ma il dubbio che l’amianto abbia una responsabilità in queste morti è più che giustificato

Medico allarmato – La denuncia del dottor Fagone è stata spedita all’Aler. E il comitato inquilini spera che questo acceleri i tempi. Finora a voce è stata fatta qualche promessa. Ma di scritto non s’è visto nulla. Aler ha preso le misure per recintare il cortile dei palazzi. Ma dell’amianto nessuno si occupa. Quest’estate un paio di pannelli si sono staccati. Uno è piovuto giù dall’altezza di sedici metri. «Insomma, se non muori di tumore qui rischi di andartene per una botta in testa », ha ancora voglia di scherzare il signor Madafferi. Via Russoli non è un caso isolato. Gli alloggi Aler in palazzi che devono ancora essere bonificati dall’amianto sono circa un migliaio. Altri 1.500 si trovano nelle case popolari del Comune. L’amianto è fuorilegge dal 1992. Per ora i lavori di rimozione stanno per partire in via Feltrinelli, a Rozzano. Un’accelerata al piano deve averla data anche Oscar il rapper. Spennati all’anagrafe, White per i fan in onore delle case bianche all’amianto in cui è nato. Oscar ha denunciato lo scandalo dell’amianto sui giornali e ad Annozero. Ora i lavori stanno per partire. Tutto da fare, invece, nella maggioranza dei quartieri.

Oltre 2.500 alloggi – Possibile che si muoia ancora di amianto nella città dell’Expo? L’assessore alla Casa del Comune, Gianni Verga, fa presente che i piani esecutivi dei lavori ci sono già e anche i fondi sono stanziati. Ora toccherebbe all’assessorato ai Lavori Pubblici dare il via alle opere. «Per via Russoli abbiamo stanziato 13 milioni di euro nel piano degli interventi 2009-2011 — assicura Leonardo Cascitelli, direttore area tecnica di Aler —. Nel 2009 faremo il progetto per la rimozione. L’intervento è previsto nel 2010». Cascitelli assicura anche che Aler sta facendo un piano assieme alla Asl per stabilire dove è più urgente intervenire: «Istituiremo un osservatorio che vigilerà sullo smaltimento dell’amianto». Bene. Ma perché fino a oggi non si è intervenuti? «Sono qui dal primo ottobre, anch’io rilevo questa mancanza », si schermisce Cascitelli.

Interventi in ritardo – Ha le idee chiare Carmela Rozza, consigliera comunale del Pd. «Per quanto riguarda il comune, non si capisce perché la ragioneria non abbia ancora sbloccato i fondi per far partire i lavori — contesta Rozza —. Il sindaco è responsabile della salute dei cittadini: dovrebbe intervenire in prima persona. Tantopiù che il Comune ha appena incassato 155 milioni di euro proprio dalla vendita del suo patrimonio immobiliare». Per quanto riguarda Aler: «Ho dei seri dubbi che le promesse su via Russoli saranno mantenute — prende le distanze la consigliera del Pd —. I fondi per la bonifica dovrebbero arrivare da un piano di vendite attualmente in corso. E le entrate sono tutte da verificare».

Rita Querzé – www.corriere.it


Genova risparmia abbassando le luci

27 febbraio 2009

La Liguria risparmia e abbassa la luce. Anzi, in alcuni casi la spegne proprio. Tutto è contenuto nel regolamento stilato dall’assessorato all’Ambiente della Regione: «Ormai è pronto, lo presenteremo entro una decina di giorni» dice l’assessore Franco Zunino. Sicuramente farà discutere.

Illuminazione pubblica con potenza ridotta almeno del 30% nelle ore notturne (indicativamente dalla mezzanotte alle cinque di mattina), insegne luminose spente dopo la mezzanotte, divieto di «sparare» la luce verso l’alto con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento luminoso che ha cancellato la visione delle stelle nelle città. Questi sono i punti salienti. Le disposizioni sono obbligatorie per tutti i Comuni.

È obbligatorio «l’impiego di dispositivi in grado di ridurre entro la mezzanotte l’emissione di luce, in misura superiore al 30 per cento rispetto alla situazione di regime». Smorz ‘e light, come cantava Arbore. E la sicurezza che spesso si accoppia a una maggior illuminazione urbana? «Si deve usare il buonsenso — dice Zunino — è chiaro che la sicurezza va garantita, se ci sono necessità particolari dovranno essere evidenziate dai Comuni. Sono previste esclusioni, ovviamente, ma sempre facendo salvo il criterio del risparmio, lo spreco non aumenta la sicurezza. Sparare la luce verso l’alto non serve a proteggere i cittadini».

Non si tratta solo di illuminare meno ma soprattutto di farlo meglio. Ad esempio pensionando le lampade a incandescenza, ad alto consumo, e utilizzando quelle a risparmio energetico. Il regolamento stabilisce tetti e limiti di watt e candele, e anche requisiti tecnici di maggior efficienza per i nuovi impianti, quelli vecchi si adegueranno.

Il regolamento spazia dagli impianti sportivi ai monumenti ai negozi ai parcheggi. L’articolo 9 (in bozza) riguarda le insegne: «Tutti i tipi di insegne luminose non preposte alla sicurezza e ai servizi di pubblica utilità devono essere spente entro le ore 24.00 oppure alla chiusura dell’esercizio se successiva». Divieto assoluto su tutto il territorio regionale di usare «fasci di luce fissi o roteanti di qualsiasi colore o potenza, quali fari, laser e giostre luminose o altri tipi di richiami luminosi come palloni aerostatici o immagini luminose che disperdono la luce verso la volta celeste, siano essi per mero scopo pubblicitario o voluttuario, anche se di uso temporaneo».

Il legislatore regionale ha previsto deroghe per le luminarie di Natale (50 giorni) e per le feste patronali (10 giorni). Un regime eccezionale è previsto per l’illuminazione dei monumenti: preferibilmente deve essere «di tipo radente dall’alto verso il basso » ma questo non sempre è possibile. Allora i fasci di luce potranno essere orientati dal basso verso l’alto ma con basse potenze e in modo che ricadano all’interno dell’edificio o che «fuoriescano» per un massimo del 10 per cento. Se non si rispettano questi requisiti, spiacenti, ma anche il monumento dopo la mezzanotte finisce al buio. Ma la Lanterna no, quella non si spegne mai.

Erika Dellacasa – www.corriere.it


Kindle 2: un lettore di ebook da cui stare alla larga

27 febbraio 2009

Qualche giorno fa Amazon ha lanciato la nuova versione del suo popolare lettore di libri elettronici: il Kindle 2.

Ci siamo occupati della prima versione nel test sui lettori ebook pubblicato su Hi_Test n°11 lo scorso gennaio.

Lettore di ebook ad alta voce
Rispetto al predecessore, il Kindle 2 presenta alcune migliorie tecniche quali una più lunga autonomia della batteria, una maggiore velocità nel girare pagina o la funzione “text to speech”, che fa si che l’apparecchio legga i testi ad alta voce.

Ma il suo vero punto di forza sta nell’integrazione con l’amplissimo catalogo di libri elettronici di Amazon (oltre 240.000 titoli, più giornali e riviste).

Per lettori americani
E questo è, allo stesso tempo, anche il suo punto debole per noi europei, dato che l’acquisto dei libri elettronici è riservato ad utenti americani (o meglio: utenti che pagano con una carta di credito americana).

Infatti è possibile riuscire a procurarsi il Kindle anche in Italia (per esempio comprandolo su eBay, o tramite i servizi di intermediazione per acquisti in Usa ). Ma rimane l’impossibilità di collegarlo ad Amazon per fare acquisti. In tal caso, il Kindle 2 è un lettore di ebook come ce ne sono tanti, e nemmeno il migliore (né il più economico).

Fonte “Altroconsumo – Associazione Indipendente di Consumatori”: www.altroconsumo.it


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