Parliamo di coloranti nei cibi…

31 marzo 2009

wit02what-inside

Lattosio – Come suggerisce il nome, questo zucchero deriva dal latte. La sua molecola è composta da un’unità di glucosio (la fonte energetica delle nostre cellule) e da una di galattosio, un’importante componente della fi bra nervosa. Ha un potere dolcifi cante più basso del comune zucchero da tavola. L’industria alimentare aggiunge il lattosio a caramelle e affi ni perché ne esalta il sapore e interferisce con la cristallizzazione dello zucchero, regalando così una masticabilità più piacevole (sarà per questo che non riesci a fermarti e devi finire tutto il pacchetto?). Una curiosità: il sangue di tipo 0 e quello di tipo B differiscono soltanto per una molecola di galattosio. Una differenza che può valere una vita.

Burro di cacao – È il grasso principale presente nelle cabossidi, i semi di cacao, contenuti dal 50 al 75 per cento. Per fonderlo basta la temperatura della bocca. Ciò rende lo scioglimento in bocca del cioccolato un’esperienza sensoriale estremamente importante, un fenomeno su cui gli scienziati hanno svolto ricerche approfondite. Si è scoperto, grazie ai raggi X, che il burro di cacao si può cristallizzare, all’interno di una tavoletta, in ben sei modi diversi, chiamati polimorfi . L’architettura più “gustosa” è quella dei cristalli disposti a “V” e dona al cioccolato un aspetto lucido. Dato che la temperatura di fusione è simile a quella del nostro corpo, il burro di cacao è uno degli eccipienti più usati per confezionare le supposte. Difficile sbagliare, però.

E120 – È il colorante rosso e ha un’origine naturale molto particolare: proviene dalla bollitura, dall’essiccazione e frantumazione di un parassita, il dactylopius coccus, che ama vivere sui cactus del genere opuntia. Solo la femmina è selezionata per via del suo generoso corpo: è lunga circa 5 millimetri. Ne occorrono più o meno 155mila esemplari per ottenere un solo chilo di colorante. L’E120 si può trovare nei cibi (fra cui yogurt e caramelle gommose), ma anche in alcune bevande e cosmetici. Per gli ebrei che seguono il rito della kosherut, le cui norme alimentari stabiliscono ciò che è permesso o vietato mangiare, tutto ciò che contiene questo additivo non può essere consumato.

E160A – È il colorante giallo. Si chiama carotene, può essere ottenuto in laboratorio oppure estratto dalle carote o da altri frutti giallo-arancioni. Ha sostituito il famigerato E104, fi nito sulla lista nera dei ricercatori britannici come concausa di un disturbo dei bambini noto come defi cit dell’attenzione. L’E160a può trovarsi anche nella margarina e in certi analcolici. Alcuni studi dimostrano che il carotene è un antiossidante e quindi protegge la pelle dai radicali liberi, altri invece provano… il contrario!

E133 – Blu brillante, è questo il nome del colorante ottenuto dall’olio di antracene. Proviene dalla distillazione del catrame di carbon fossile, formatosi fra i 280 e i 345 milioni di anni fa grazie alla trasformazione dei resti vegetali. Come dire: sul guscio di un confetto blu c’è sempre un po’ della nostra preistoria. Gli esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che il 5 per cento di questo colorante è assorbito dall’organismo. E il rimanente 95? Prende la via del mare attraverso i nostri prodotti di scarto.

E171 – Si chiama biossido di titanio, è un minerale bianchissimo e serve come colorante bianco, in questo caso è l’inchiostro con cui viene impressa la “M” su ogni confetto. La sua molecola è formata da un atomo di titanio e due di ossigeno. Si trova praticamente ovunque: nelle vernici, come filtro solare nelle lozioni protettive, nei prodotti da make up, nei dentifrici ed è al centro delle innovazioni che riguardano i tessuti auto-pulenti. Mettete a bagno un confetto: dopo qualche minuto la “M” in biossido di titanio galleggerà sul pelo dell’acqua.

Destrina - È un carboidrato ottenuto in genere dall’amido di patate. Serve per aumentare la densità e la “compattezza” dei cibi. Oppure come ingrediente nelle colle che si sciolgono in acqua, ad esempio quelle utilizzate per la chiusura delle buste.

Fonte: www.wired.it


Il web vi opprime? Prendete il metrò

31 marzo 2009

shirky

In un articolo che ha fatto il giro del mondo affermi che ogni minuto in cui guardiamo la tv anziché arricchire Wikipedia è tempo buttato. Non ti pare di essere un po’ integralista?

Ma no, non dico questo. Dico che qualsiasi sostanza è velenosa in grandi quantità. La questione con la tv non è se guardarla o no: ma capire come sia diventata una specie di babysitter del mondo. Venti ore alla settimana o più di tv? Non è troppo? Questa non è un’analisi nuova… Certo che no. Tra il 1950 e oggi la tv è diventata “il” mezzo, il più potente nella storia del mondo. E quello con la potenza di assorbimento più totalizzante. La radio non creava quello stato vegetativo nell’ascoltatore.

Nel tuo ultimo libro, Uno per uno, tutti per tutti (pubblicato da Codice il 27 marzo), fai degli esempi di partecipazione che hanno reso possibili archivi fotografi ci creati dal basso, o ricerche mondiali di un telefonino perduto. Tutte belle storie, ma hai anche esempi moralmente più proficui?

Iniziative partecipate impensabili prima, e che migliorano il mondo? Ce ne sono moltissimi. L’anno scorso i fan di Josh Groban, il cantautore, hanno aperto una fanboard per fargli un regalo di compleanno: la raccolta di fondi per un progetto a favore degli orfani in Sudafrica. Hanno messo insieme quasi 50mila dollari attraverso la rete. Senza internet non ci avrebbero neanche potuto pensare. E quest’anno lo hanno rifatto. Ma non devi sottovalutare i progetti spontanei di condivisione apparentemente meno “importanti”.

Tipo?

Anche quando le persone fanno delle fesserie frivole – mettere su Flickr foto di gatti che ridono, commentarle e archiviarle assieme – per me è comunque meglio che stare a guardare la tv.

Non sarebbe meglio utilizzare quegli strumenti per fare qualche cosa di più utile?

Se vedi il bicchiere mezzo vuoto e hai una visione utopistica del mondo per cui tutti potremmo fare grandi cose, le foto dei gatti sono una perdita di tempo: ma per come la vedo io è decisamente meglio che guardare la tv.

Ma non è che condividere le foto dei gatti generi un’infondata consapevolezza di partecipazione, un alibi per non fare altro?

Se sto davanti alla tv, almeno so che sto buttando via il tempo e mi sento in colpa… Tu sei troppo ambizioso. Ti ripeto che è meglio fare qualunque cosa, sempre. E poi ognuno sceglie cosa fare degli strumenti che ha a disposizione: sta a noi escogitarne l’uso migliore.

Già… Eppure il successo di Facebook in Italia è spinto dal messaggio che ci puoi trovare i compagni di scuola. Non sarebbe meglio dire che ci si possono fare anche delle grandi cose?

Ma si fanno grandi cose con Facebook! In California ha portato al voto molti immigrati che neanche sapevano di averne il diritto. La partecipazione è questo, il creare delle iniziative dal basso e usare al meglio gli strumenti per farle crescere.

Non pensi che anche le élite abbiano il dovere di educare le masse? Non ridere, era una citazione. Capisci cosa intendo?

Sì. Ma non penso che internet sia utile in questo senso. Io non credo alla perfezione, alle utopie e alla loro diffusione. Credo che il miglioramento sia in queste nuove opportunità.

Tu quindi pensi che l’uso del web nella comunicazione politica non sia soltanto un bluff…

No, non lo è. Basta avere chiaro di cosa si parla. La campagna di Obama ha dimostrato che era falso che il web servisse per il fundraising e non per l’organizzazione. Lui non ha educato le masse ma ha usato un sistema di strumenti online per organizzarle e mobilitarle. Nel 2006 (prima dell’annuncio della candidatura, ndr) nessuno avrebbe scommesso un centesimo su un presidente nero. E la ragione della rivoluzione è stata il suo uso dei social media. In America i giornali hanno questo mito della neutralità: se solo i media tradizionali avessero seguito Obama e la sua campagna, gli elettori avrebbero continuato a percepirlo come un alieno senza una chance. Sono cose come i video di Will.I.Am e Obama Girl che hanno contribuito a renderlo un candidato plausibile.

Dici che se McCain avesse usato la rete allo stesso modo di Obama avrebbe avuto più chance?

McCain ha provato a usare il web per raccogliere fondi. Ma ha messo sul suo sito delle cose preconfezionate che i suoi sostenitori potessero copiare e incollare sui blog. Questo perché non si fidava dei suoi supporter. Non li ha invitati a partecipare: non ha lasciato che fossero loro a costruire la campagna.

Ma tu riesci a gestire in modo equilibrato il tuo tempo e tutte le cose che la rete ti consente?

Il web è una macchina da distrazione. Sempre, quando si passa da un uso occasionale a un uso continuo di una cosa nuova, bisogna trovare un modo per mantenere l’attenzione e la concentrazione. Senza venirne travolti. Questo è senz’altro un problema reale.

A chi lo dici.

Non hai ancora visto niente. Ora mettono il wi-fi sugli aerei. La gente guarderà dei porno in volo sul Pacifico. Ma io credo che troveremo i modi per adattarci.

E il tuo modo qual è?

Come sei riuscito a scrivere il tuo ultimo libro, per esempio? Ho fatto un paio di cose. Intanto ho tagliato molte letture: giornali, riviste e newsletter.

E quando fai così non hai paura di perderti qualcosa che magari ti servirà in futuro?

Sì, e succederà per forza: ma ti devi abituare all’idea che non saprai mai tutto. È un’illusione da abbandonare quella per cui puoi seguire tutto quello che avviene. E poi ho trovato degli spazi sicuri. A volte sono rimasto sulla metropolitana per due ore, perché mi distraevo meno che stando sul web. Facevo il giro completo della linea. Bisogna sapersi volontariamente staccare da tutte queste cose.

Senti, dimmi la verità: che ne pensi di questa idea di fare un’edizione italiana di Wired, di carta, nel 2009?

So che lo fanno anche in Inghilterra. Penso che le cose stiano cambiando ma c’è un mercato pubblicitario che per ancora alcuni anni può dargli senso. Non tutto si può avere dal web: se vuoi delle immagini molto belle, per esempio, devi andare ancora sulle riviste.

Già, ma con tutte le cose che trovi sul web, magari ti dimentichi di quello che non c’è. Pare che il problema sia anche questo.

Lo so, e non faccio previsioni rosee; ma è stupido pensare che la carta sia finita. A lungo termine le cose cambieranno, certo, ma il lungo termine potrebbe essere molto lungo. Vale la pena tentare. Avete fatto bene.

Fonte: www.wired.it


Under 25, dite la vostra…

31 marzo 2009

Daniele e Matteo, 20 anni e uno sguardo disincantato sull’auto, vogliono dire la loro su un mondo popolato dagli adulti.

Un giovane che acquista la sua prima casa, in alcune Regioni, ha giustamente diritto a una serie di facilitazioni. Perché non trasportare quest’idea anche alla prima auto?

Il sasso nello stagno l’aveva gettato a fine dicembre Enrico Gelpi, presidente dell’Automobile club d’Italia, quando aveva descritto l’operazione “Prima auto per i giovani”: Iva al 10% per comprare un’auto nuova intestata ad un neopatentato dai 18 ai 25 anni e niente bollo per i primi tre anni, che potrebbero diventare cinque se in famiglia si rottama un veicolo Euro 3 o precedente; per l’usato Euro 4 l’esenzione del bollo scenderebbe invece a due anni. Il risparmio medio per un’auto nuova sarebbe in media di 2000 euro: non male.

Naturalmente nei disegni dell’Aci ci sarebbe l’intenzione di includere in questo pacchetto solo le auto più “virtuose”, ossia quelle dotate di sistemi di sicurezza come l’Esp e quelle a basso impatto ambientale, ponendosi diversi obiettivi ambiziosi: innanzitutto dare concretamente la possibilità di comprare una macchina propria a una categoria che mediamente non può spendere molto; in secondo luogo, far circolare auto più sicure, così da diminuire gli incidenti e le spese che ne conseguono. Secondo i calcoli dell’Aci questa manovra si finanzierebbe da sola, grazie al risparmio (in termine di spese mediche e non solo) che la diminuzione di incidenti e di morti comporterebbe. In ultimo l’intenzione è anche quella di rinnovare il parco auto italiano, che ha un’età media di sette anni.

Non stiamo parlando di cifre marginali:
in Italia sono più di un milione i ragazzi fino a 25 anni che hanno un’auto a loro intestata, senza contare quelli che, negli anni passati, la intestavano ai parenti per evitare costi di assicurazione proibitivi riservati ai poveri neopatentati, spesso visti dalle compagnie come galline da spennare, indipendentemente dalla loro effettiva condotta. La legge 40/2007, la cosiddetta “Bersani”, permette di estendere la classe di merito di un guidatore anche a un’altro dello stesso nucleo familiare e ha in parte tamponato questa situazione.

E proprio alla buona condotta dovrebbero guardare le compagnie assicurative che aderiscono al “Patto per i giovani”: una visibile riduzione del costo annuale della polizza per tutti quelli che guidano in modo attento e responsabile, che significa non prendere multe, non perdere punti sulla patente e non avere provocato incidenti (nota dolente: chi gode della legge Bersani non rientra in questo piano…).

La proposta di Gelpi non ha ancora avuto una risposta concreta dallo Stato, mentre il “Patto per i giovani” delle assicurazioni è già attivo.

Per voi, quali sono le difficoltà maggiori per comprare un’auto? Dove mettereste mano per rendere più possibile il sogno di tanti ragazzi?

Fonte: www.quattroruote.it


Festival del camminare

31 marzo 2009

Un passo dopo l’altro per scoprire, in una dimensione di lentezza e simbiosi con la natura, i sei parchi naturali della costa toscana e delle isole dell’arcipelago. Lo propone il Festival del camminare, dal 3 aprile al 28 giugno e dal 2 al 25 ottobre. Il percorso conduce in luoghi straordinari, arricchiti da eventi di diverso genere.

La prima parte del festival – dal 3 aprile al 10 maggio – si svolge appunto nell’arcipelago e tocca la piccola Gorgona, Capraia, Elba, la bianchissima Pianosa, Montecristo, il Giglio e il suo gioiello Giannutri.

Ognuno può scegliere il significato da dare al camminare: escursionistico, naturalistico, geo (attraverso itinerari che parlano di minerali, metallurgia, geomorfologia e geologia), filosofico, salutistico (tra Fiori di Bach, erbe officinali, incontri sul beneficio del movimento, nordic walking), gastronomico. E ancora il camminare storico, dalla preistoria agli Etruschi, e quello contemplativo del silenzio, in cui a “parlare” sono i tramonti, la notte, il cielo primaverile, l’alba sul mare o in cima a una montagna. Per accontentare ogni piede sono programmate circa trecento attività.

Previsti sconti per alberghi, b&b, campeggi, ristoranti ed esercizi convenzionati. La madrina del festival è Syusy Blady, ma non si esclude la presenza di altri vip. Attori, scrittori e altri personaggi famosi faranno la propria comparsa a sorpresa compiendo un po’ del percorso insieme al pubblico. Non mancheranno poi naturalisti, storici, archeologi, medici.

Per partecipare alle escursioni è necessario acquistare una card (15 o 30 euro). Per una singola uscita si paga un biglietto di 5 euro.

Per informazioni: info@tuscanywalkingfestival.it, www.tuscanywalkingfestival.it.

Fonte: www.corriere.it


Pesticidi: dall’europa altolà a quelli pericolosi

31 marzo 2009

La Commissione europea ha recentemente completato il lavoro di revisione sui pesticidi (sostanze attive utilizzate nei prodotti per la protezione delle piante) attualmente utilizzati e messi in commercio prima del 1993.

Il programma di riesame ha riguardato circa 1000 sostanze delle quali solo 250 hanno superato la valutazione relativa alla loro sicurezza. Le altre sono state rimosse dal mercato.

Si tratta di un passo importante per assicurare una migliore protezione della salute umana e dell’ambiente.

Pesticidi pericolosi per l’uomo e l’ambiente?
In questo processo di revisione ogni sostanza doveva essere valutata per verificare se potesse essere utilizzata in modo sicuro nei riguardi della salute umana (in particolare di consumatori, agricoltori, residenti locali, passanti) e dell’ambiente, con particolare attenzione alle falde acquifere e a organismi come uccelli, mammiferi, lombrichi e api.

Il programma di riesame ha riguardato circa 1000 sostanze: tanti erano infatti i principi attivi (e decine di migliaia i prodotti che li contenevano) presenti sul mercato al momento in cui è stata adottata la direttiva 91/414 relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari, che stabilisce che debbano essere effettuate una valutazione esauriente del rischio e una procedura di autorizzazione per le sostanze attive e i prodotti contenenti queste sostanze.

Ogni sostanza attiva, per essere concessa di essere venduta, deve essere ritenuta sicura per la salute umana, anche in termini di residui nella catena alimentare, per la salute animale e per l’ambiente. Se la valutazione, effettuata dall’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), mostra che la sostanza non ha effetti nocivi sulla salute di uomini e animali e che non ha impatti inaccettabili sull’ambiente, la sostanza può essere approvata.

Solo una su quattro ha superato le prove
Tutti i pesticidi da poco riesaminati sono stati sottoposti dunque a una valutazione dettagliata del rischio in relazione ai loro effetti sull’uomo e sull’ambiente.

Di queste 1000 sostanze prese in considerazione, però, solo circa 250 hanno superato la valutazione relativa alla loro sicurezza.  La maggior parte dei principi attivi (il 67 %) sono stati eliminati, a causa dell’incompletezza dei relativi dossier, o perchè la documentazione relativa non è stata presentata oppure perchè ritirati dalle stesse aziende.  La revisione dei pesticidi ha condotto quindi alla rimozione dal mercato di più di due terzi di queste sostanze.

Ora maggiore protezione
Questo importante risultato è il frutto di un lavoro effettuato congiuntamente dalla Commissione, dall’Efsa e dagli stati membri.
Si tratta di un passo importante per assicurare una migliore protezione della salute umana e dell’ambiente, poichè questa revisione garantisce che le sostanze al momento sul mercato non comportano rischi di alcun tipo e sono in accordo con criteri stabiliti a livello europeo.
Prima che questa revisione venisse terminata, il livello di protezione poteva variare molto; inoltre ogni nazione poteva continuare ad applicare la proprie leggi in materia.

La Commissione europea ha creato una lista delle sostanze attive approvate a livello comunitario. Gli stati membri possono quindi autorizzare solo prodotti per la protezione delle piante contenenti sostanze che sono incluse in tale elenco.
Dal 16 marzo 2009 è disponibile sul sito della Commissione europea un database sulle sostanze attive di libero accesso e facilmente usufruibile da ogni cittadino, che ha lo scopo di garantire un’informazione trasparente e aggiornata sulle legislazione europea sui pesticidi.

Fonte: www.altroconsumo.it


Stupro moglie non sarà reato

31 marzo 2009

*** Articolo aggiornato dopo la pubblicazione ***

Il governo afghano ha votato una legge, ancora non pubblicata, fortemente discriminante nei confronti delle donne. Verrebbe infatti legalizzato lo stupro del marito nei confronti della moglie oltre a una serie di divieti che bloccano qualsiasi tentativo di emancipazione femminile. La mossa rappresenta, secondo alcuni parlamentari contrari, il tentativo del presidente Hamid Karzai di incassare il sostengo elettorale dei fondamentalisti islamici.

Malgrado l’intervento armato in Afghanistan per spodestare il regime talebano e l’impegno delle forze alleate, con l’Italia incaricata della ricostruzione del sistema giuridico del paese, la legge obbligherà le donne a “concedersi” al marito senza opporre resistenza. “E’ una delle peggiori leggi mai votate dal parlamento in tutto il secolo” ha tuonato Shinkai Karokhail, deputata afgana impegnata a battersi contro la legge: “E’ totalmente sfavorevole alle donne e renderà loro ancora più vulnerabili”.

La costituzione afgana permette agli sciiti, che rappresentano circa il 10 per cento della popolazione afghana, di avere una legge sulla famiglia basata sulla giurisprudenza sciita tradizionale. Ma al tempo stesso sia la costituzione che vari trattati internazionali firmati dall’Afghanistan garantiscono pari diritti alle donne. Secondo il quotidiano Independent, il provvedimento di legge è frutto delle pressioni esercitate dall’Iran, che mantiene uno stretto legame con la minoranza sciita afgana.

Per gli oppositori della legga, l’iniziativa dovrebbe garantire al presidente Karzai l’appoggio dei fondamentalisti islamici, in vista delle elezioni presidenziali di agosto. Oltre a legalizzare lo stupro domestico, le nuove norme vietano alle donne di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal dottore senza il permesso del consorte e affida la custodia dei figli esclusivamente ai padri e ai nonni. Rispetto al precedente regime talebano, poco o nulla è cambiato o cambierà per le donne afgane.

Fonte: www.tgcom.it

*** Aggiornamento del 06.04.2009 ***

Dopo la levata di scudi della comunità internazionale, Hamid Karzai ha promesso una revisione della legge che di fatto ha legalizzato tra la minoranza sciita la violenza sessuale sulle mogli. Il testo, ha detto il presidente afghano, sarà esaminato “con molta attenzione” dal ministero della Giustizia e se sarà accertato che viola la legge “verranno prese delle misure e dopo aver consultato gli ulema il provvedimento sarà rinviato in Parlamento”.

Karzai chiarisce però, raffreddando non poco gli entusiasmi, che la legge, che regola la condotta familiare solo all’interno della comunità sciita (il 15% della popolazione) potrebbe non essere stata compresa all’estero “per problemi di traduzione o di un’errata interpretazione”. La legge è stata aspramente criticato dalla comunità internazionale. Tra i più severi il presidente americano Barack Obama che aveva espressamente chiesto a Karzai di ritirarla.

Frattini: bene impegno Karzai a modifica legge
Forte apprezzamento per l’impegno del presidente afghano Hamid Karzai a modificare la cosiddetta ”legge stupro” è stato espresso dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, a Strasburgo dove partecipa ai lavori del vertice della Nato. Il titolare della Farnesina ha sottolineato che l’Italia, oltre a condannare la legge, si e’ anche ”fortemente attivata” insieme ad altri Paesi con i propri canali.


Usare il cellulare nei pressi di Imperia…

31 marzo 2009

*** Articolo aggiornato dopo la pubblicazione: Ringrazio Irina per la segnalazione circa l’errore commesso da TGcom e, di conseguenza, anche da me. Ovviamente  ora ho corretto la notizia del TGcom sottoriportata. Pao

Segnalo anche voi come ho fatto con tgcom l’errore della notizia: i comuni di Bordighera e Ponte San Ludovicosi trovano nella provincia di Imperia e non di Savona. Infatti è la provincia di Imperia a trovarsi al confine con la Francia. Il link della news del secolo XIX a cui ha attinto il tgcom (copiando male le informazioni) è la seguente: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/imperia/2009/03/31/1202185297523-cellulari-italiani-ma-tariffe-salate-francesi.shtml

Grazie a potenti ripetitori, il segnale dei principali operatori di telefonia mobile francese supera il confine e va a sostituirsi a quello degli operatori italiani tra i comuni di Bordighera e Ponte San Ludovico, in provincia di Imperia. Le telefonate, in entrata e in uscita, diventano perciò “chiamate internazionali”, con una notevole spesa per i clienti delle località liguri. “Troppo potenti, non c’è nulla da fare”, dicono i gestori italiani.

La notizia è riportata dal quotidiano di Genova il Secolo XIX. Una truffa? Non è il termine appropriato, ma il conto salato lascia furiosi turisti e residenti del Ponente ligure. La mappa delle zone a rischio è frutto delle esperienze subite con frequenza sempre maggiore dai clienti di Tim, Vodafone e Tre. Si parte da Capo Ampelio, poi buona parte del Lungomare Argentina. Segue un breve segmento di costa di nuovo “italiano”, poi all’altezza di Vallecrosia i gestori francesi riprendono a farla da padroni.

Quindi, a macchia di leopardo, i francesi continuano a occupare l’etere in corrispondenza di passeggiata Oberdan e Marina San Giuseppe, a Ventimiglia. Breve armistizio fino a Latte, dopodiché l’invasione è totale. Nella zona di Grimaldi, un incubo.

Il gestore Tim è al corrente del problema: “In effetti abbiamo ricevuto diverse segnalazioni.E sulla base di queste, abbiamo più volte interpellato i gestori francesi”. “E’ un fatto tecnico. Il loro segnale è molto potente e va a inserirsi sui nostri ponti, sovrapponendosi alle frequenze. I nostri impianti – assicura l’ufficio stampa di Tim – sono perfettamente funzionanti. Sono gli operatori francesi a dover ridurre la portata dei loro sistemi”.

Le normative francesi sulle emissioni elettromagnetiche sono molto più permissive e consentono agli operatori di telefonia mobile di alzare i segnali decisamente più potenti di quelli consentiti ai gestori italiani. Se i partner italo-francesi non troveranno un accordo sulle tariffe che azzeri il problema, i clienti italiani continueranno a pagare fior di euro per telefonate internazionali mai fatte, tanto meno dall’Italia. “Rinnoveremo le segnalazioni ai gestori con i quali abbiamo un contratto”, fanno sapere i responsabili di Tim.

Fonte: www.tgcom.it


Web@lfemminile, la tecnologia rende l’Italia più rosa

31 marzo 2009

Ci si entra con un click: Il futuro al femminile passa dal web e dalle nuove tecnologie con cui le donne possono riempire il “gender gap”. Per approfondire il confronto sulle prospettive in rosa, per un’intera giornata, il 31 marzo, le donne sono al centro di una maratona online con dibattiti ed interviste a loro dedicate.

Il tutto sul sito di web@lfeminile che per 24 ore sarà una finestra su un mondo ideale ma già possibile, fatto di storie che, in diversi ambiti, testimoniano come si possano eliminare le disparità di genere nel nostro paese, al 67esimo posto della classifica del Worl Economic Forum.

La manifestazione, alla sua seconda edizione, rientra nel piano di attività di futuro@lfemminile – il progetto di responsabilità sociale di Microsoft Italia realizzato in collaborazione con ACER - e intende indirizzare le tematiche di Pari Opportunità attraverso la lente della tecnologia.
Per tutto il giorno un canale tematico interamente dedicato alle donne nella Pubbblica Amministrazione, in cui si alterneranno le esperienze delle esponenti che, tecnologia sotto braccio sono riuscite ad arrivare  al vertice della nostra amministrazione pubblica.

“Come cavalacare l’onda della crisi”, “mamme tecnologiche e famiglie digitali”, ” Dai cellulari ai social network, le nuove frontiere del corteggiamento”, “Di cos’altro avremo bisogno in futuro? E di cosa potremo fare a meno?” Con una decina di canali portanti e questi quattro techno-dibattiti chiave si entra nel mondo di donne e lavoro, famiglia, amore e tecnologie del futuro.

Per esplorare la tecnologia al femminile ogni dibattito è preceduto da una puntata di “f@f Five Friends”, una web sitcom interpretata dalle più giovani. Sul sito della maratorana web delle parti opotunità anche musica 2.0 e concerti-interviste con le cantanti del Festival di San Remo.

E per l’occasione anche il browser di navigazione Microsoft Internet Explorer 8 si tinge di rosa (con un nuova impostazione predefiniti improntata a maggior sicurezza, facilità di utilizzo e contenuti al femminile) e, scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale della manifestazione, un nuovo kit di emoticon.

Fonte: www.wired.it


Ilaria Capua: La scienza open source

31 marzo 2009

capua

Allora. Parliamone. Ho vinto nel 2007 il premio SciAm50 per la leadership in science policy e nel 2008 sono stata inclusa fra le cinque “Revolutionary Minds” dell’anno dalla rivista americana Seed. Parliamone, per cercare di comprendere i meccanismi dietro questo riconoscimento formale a livello internazionale e in che cosa ciò si può tradurre. Nel 2006, in piena emergenza mediatica da H5N1, cioè l’aviaria, il laboratorio che dirigo è il primo a caratterizzare il primo H5N1 africano.

Come laboratorio che si occupa di sanità pubblica veterinaria, ci rendiamo conto che l’introduzione di questo virus nel continente africano si tradurrà in grave malattia e morte per alcune persone, milioni di animali morti e riduzione della principale fonte di proteine nobili alle popolazioni più in difficoltà. Lo sapevate che il pollo è l’unica carne che non ha barriere religiose e viene consumata in tutto il mondo? È la prima volta che un virus influenzale con le caratteristiche dell’H5N1 raggiunge l’Africa e la comunità scientifica non può perdere tempo. Ricevo una telefonata da un funzionario dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che mi invita a depositare in un database ad accesso limitato (solo 15 laboratori) il codice genetico (l’impronta digitale) del virus; in cambio avrei avuto accesso tramite password al suddetto database. Mi trovo di fronte a un bivio: entrare a far parte degli auto-eletti depositari della scienza, oppure mettere a disposizione della comunità scientifica i nostri dati.

Così abbiamo fatto e la sequenza è stata scaricata mille volte da GenBank in una settimana, scatenando un dibattito internazionale sull’accessibilità ai dati scientifi ci in tempo reale che sconfi na nell’etica della ricerca. Dove si traccia la linea fra quelli che possono essere considerati dati di un ricercatore o di un gruppo e quelli invece della comunità scientifica intera?

Nell’era della comunicazione globale, a fronte di un rischio (reale o percepito) per la salute pubblica, è eticamente accettabile tenersi delle informazioni che possono aiutarci a comprendere meglio l’evolversi di un’epidemia? Non me la sono sentita e ho rotto gli schemi. Sono fi nita in un uragano di consensi ed è arrivata anche qualche dolorosa critica. Le testate internazionali come il Wall Street Journal, il New York Times, il Washington Post e ovviamente Nature e Science hanno cercato di scuotere la comunità scientifica, sorpresi e increduli che potessero anche solo esistere problematiche di questo tipo.

Quello che mi ha insegnato l’esperienza è che, se hai cose da dire e il tuo lavoro è solido, bisogna avere il coraggio di andare controcorrente e di sfidare le consuetudini. Certo, è rischioso, si ha paura di fare una figuraccia, di rimanere isolati, ma è solo attraverso un confronto alla pari che possiamo fare il salto di qualità. Ed è giusto che chi lo può fare lo faccia e assuma ruoli rilevanti nella comunità scientifica internazionale. Tutto ciò mi porta a un’ultima riflessione: «Ma tanto qui non cambia niente».

Ecco. Questo non è vero. Se io, veterinario che lavora presso una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale sono stata in grado di accendere un dibattito internazionale che ha toccato l’Assemblea mondiale della sanità, ha fatto criticare aspramente un sistema poco trasparente (che di fatto rallentava la ricerca) a favore di una raccolta dati e di analisi degli stessi aperta e soprattutto inter-disciplinare, sono sicura che in altre discipline ci sono colleghi preparatissimi, con idee innovative, che possono rompere gli argini e far prendere alla ricerca una direzione che ci porti a essere partner e leader della scienza che conta.

Fonte: www.wired.it


The Italian Job, come un panino ha incastrato i ladri del secolo

31 marzo 2009

Online Update: Leonardo Notarbartolo è stato rilasciato la settimana scorsa per buona condotta, dopo aver scontato 6 anni di carcere.

Leonardo Notarbartolo entra nella stanza dei colloqui trascinandosi dietro una guardia, neanche il tizio fosse il suo assistente personale. Gli altri detenuti di questo carcere del Belgio orientale, si girano a guardare. Notarbartolo fa un cenno con il capo e un abbozzo di sorriso, rughette di espressione gli increspano il contorno degli occhi celesti. Sebbene sia un detenuto, e sebbene indossi l’uniforme regolamentare Notarbartolo irradia un solare fascino italiano. Dal polsino gli spunta un Rolex d’argento, e un pizzetto bianco, simile a un punto esclamativo, scende dal labbro inferiore al mento.

Nel febbraio 2003 Notarbartolo è stato arrestato in quanto capo di una banda di ladri italiani. L’accusa era quella di essere penetrati in un caveau, due piani al di sotto del Diamond Center di Anversa, e di essersela svignata con un bottino di almeno 100 milioni di dollari in diamanti, oro e gioielli. Il caveau era considerato impenetrabile – era protetto da 10 sistemi di sicurezza, su vari livelli: rivelatori di calore a raggi infrarossi, sensori sismici, un radar Doppler, un campo magnetico, e un lucchetto che contava 100 milioni di combinazioni possibili. L’hanno definito il colpo del secolo e ancor oggi la polizia non è in grado di spiegare esattamente come Notarbartolo abbia fatto.

La refurtiva non è mai stata trovata, ma sulla base di prove indiziarie Notarbartolo è stato condannato a dieci anni. Ha sempre negato di aver avuto alcuna parte in quel crimine e per sei anni si è rifiutato di discutere del caso con i giornalisti, preferendo il silenzio. Fino a oggi.

Notarbartolo è seduto di fronte a me, a uno dei tavolini rettangolari della sala colloqui. Ha la fama di essere un uomo pericoloso. La direzione investigativa antimafia, in Italia, lo ritiene legato a Cosa nostra: suo cugino era in lizza per diventare capo dei capi.  Notarbartolo vuol mettere bene in chiaro la faccenda. Appoggia le mani sul tavolo. Ha avuto sei anni per pensare a ciò che sta per dire. «Sarò anche un ladro e un bugiardo» esordisce in un francese dalla gradevole cadenza italiana. «Ma quella che sto raccontarle è una storia vera.

Era il 16 febbraio 2003, una domenica – una serata limpida e gelida, in Belgio. Notarbartolo procedeva veloce, uscendo da Anversa sulla E19. Sul sedile del passeggero, si agitava nervosamente, tutto sudato, un tizio noto come Speedy. Notarbartolo innestò la quinta della Peugeot 307 presa a nolo, e si diresse a sud, verso Bruxelles. Non dormivano da due giorni.

Speedy osservava il traffico alle loro spalle nello specchietto laterale, in un silenzio carico di tensione. Lavorava con Notarbartolo da trent’anni – erano amici d’infanzia – ma Notarbartolo sapeva che il suo socio andava regolarmente in crisi, tutte le volte che si arrivava in fondo. Gli altri del gruppo non avrebbero voluto Speedy – avevano detto che era un peso. Notarbartolo ne capiva le ragioni: ma per lealtà aveva difeso l’amico. Speedy ce la può fare, aveva detto.

E lui ce l’aveva fatta. Il piano era filato alla perfezione: niente allarmi, niente polizia, niente problemi. Il colpo non sarebbe stato scoperto fino al lunedì mattina, al momento del controllo del caveau da parte delle guardie. Il resto della banda stava già tornando in Italia con il bottino. Non c’era motivo di preoccuparsi. Notarbartolo e Speedy dovevano solo bruciare un po’ di resti compromettenti, e poi si sarebbero incontrati con gli altri, vicino a Brescia, per dividersi le gemme….

Continua la lettura qui: http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/02/storie/the-italian-job.aspx?page=2


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 82 other followers