Gli uomini più ricchi al mondo investono sempre di più nel verde, lo mostra un’indagine speciale del Times. “Entusiasmo e investimenti su auto elettriche, energia solare e green-tech non arretrano per la crisi”.
Il Times ha realizzato la “Green rich list”, composta dalle 100 persone con un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro che stanno investendo più soldi nello sviluppo sostenibile.
Il primo della lista è Warren Buffett, che ha investito una parte del suo impero da 30 miliardi di euro nell’eolico e nell’auto elettrica (230 milioni di dollari nel produttore di batterie di Hong Kong BYD), seguito da Bill Gates (29 miliardi di euro di patrimonio), che punta sui carburanti alternativi, come quello estratto dalle alghe.
Al terzo posto della lista del Times il fondatore di Ikea, lo svedese Ingvar Kamprad, uomo da 25 miliardi di euro. C’è Michael Bloomberg al quinto, autore di una vera “green agenda” per New York, città di cui è sindaco. Al decimo posto a parimerito i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, che finanziano molti progetti e diverse imprese ecologiste, tra cui la Tesla Motors (produttrice della prima bellissima roadster elettrica).
C’è anche, al 17esimo posto, il proprietario della Lego, Kjeld Kirk Kristiansen, e al 35esimo Ted Turner, fondatore della CNN, finanziatore di molti progetti per la conservazione della natura e grande sponsor delle tecnologie verdi.
A uno sguardo attento però non sfugge che nella lista compaiono anche nomi precedentemente coinvolti in àmbiti “sporchi”. La famiglia Schmidheiny, a cui appartiene Stephan, posizione 23, uomo da 2 miliardi di euro, era proprietaria dell’Eternit. Nicky Oppenheimer, posizione 32, ha fatto fortuna con i diamanti De Beers e con l’industria mineraria in Africa. C’è anche il petroliere texano T. Boone Pickens, che sta finanziando il Wind Texas Panhandle, parte di un progetto per ridurre la dipendenza energetica degli Usa dall’estero.
In classifica americani, cinesi, svedesi, britannici, tedeschi, francesi, spagnoli, svizzeri, indiani, danesi, sudafricani, israeliani… ma nessun italiano.
“Gli americani sono 35 – conta Luca Salvioli su Il Sole 24 Ore – molti dei quali provenienti dalla Silicon Valley, che negli ultimi mesi si sta sempre più convertendo dai chip dell’informatica e il social networking alle tecnologie verdi”.
Si distingue anche la Cina, con 17 magnati impegnati nella produzione di massa da energie rinnovabili; puntano soprattutto sullo sviluppo del solare e dell’auto elettrica, tecnologie dove al momento c’è una forte pressione sull’innovazione tecnologica e il taglio dei costi. Secondo il Times nei prossimi anni chi riuscirà a vincere questa battaglia farà un notevole balzo in avanti nella classifica.
“Non tutti i pionieri del verde sono nati ricchi – puntualizza in conclusione Salvioli – c’è anche chi lo è diventato proprio grazie al clean tech. Aloys Wobben, ingegnere tedesco, ha realizzato la sua prima turbina eolica nel giardinetto di casa a Enercon, nel 1984. Di strada ne ha fatta parecchia. Oggi la sua azienda conta 6mila dipendenti ed esporta sofisticate turbine in tutto il mondo”.
Stefano Carnazzi
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