L’addio di tre campioni…

31 maggio 2009

Figo saluta i tifosi con la fascia di capitano, cedutagli da Zanetti (Marco Luzzani/Aldo Liverani)

Figo saluta i tifosi con la fascia di capitano, cedutagli da Zanetti (Marco Luzzani/Aldo Liverani)
Paolo Maldini ringrazia  (Maurizio Degl'Innocenti/Ansa)

Paolo Maldini ringrazia (Maurizio Degl’Innocenti/Ansa)

Per l'occasione Del Piero ha lasciato a Nedved la fascia di capitano (Marco Giglio/Ansa)

Per l’occasione Del Piero ha lasciato a Nedved la fascia di capitano (Marco Giglio/Ansa)

Il cambiamento del clima

31 maggio 2009

Anatomia di una "crisi silenziosa": il climate change uccide 300mila persone all'anno

Nell’Uganda funestata dalle inondazioni, i contadini ugandesi si domandano impauriti “ma sarà colpa della guerra?”. No la guerra provoca altri tipi di devastazioni. Le calamità naturali invece sono la conseguenza del climate change che ha impatti drammatici sull’umanità, soprattutto quella povera: una “crisi silenziosa”, la definisce il premio Nobel Kofi Annan.

Eppure è vera, costa ogni anno 125 miliardi di dollari (più del pil individuale del 73% dei paesi del mondo), ma soprattutto si calcola così: 300 milioni di morti ogni anno, che nel 2030, con il manifestarsi di disastri e la desertificazione, diventeranno 500 milioni”.

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I tre nuovi telefonini Cross-Media di Sony Ericsson

31 maggio 2009

Li abbiamo visti, li abbiamo toccati con mano, li abbiamo provati. Sono i 3 nuovi cellulari convergenti di Sony Ericsson, presentati giovedì 28 maggio 2009 in anteprima assoluta a Londra. Si chiamano Aino, Yari e Sation – niente sigle, numeri o acronimi, e questa è la prima novità – e promettono di rivoluzionare il rapporto che abbiamo con il nostro ex telefono cellulare. Promettono, perché al momento il software necessita ancora di stabilizzare qualche funzione, ma quello che già sono in grado di fare è un vero e proprio passo in avanti, e ora di settembre, quando comincerà il lancio sul mercato, saranno perfettamente up & running.

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L’invasione dell’ultra Nano

31 maggio 2009

È martedì mattina e le strade di bangalore sono, come sempre, intasate dal traffico e impregnate di smog. Un giovane impiegato e sua moglie incinta percorrono le strade polverose su una piccola moto, una Honda Hero 125. Le mani di Srinivasan Chandra sudano sul manubrio mentre aspetta che il semaforo diventi verde. Il percorso da casa all’ufficio è di una decina di chilometri, ma le condizioni della strada e l’ora di punta hanno trasformato l’autostrada a quattro corsie in una specie di enorme parcheggio.

La moglie siede all’amazzone sul sellino in vinile e sistema il sari per non farlo impigliare nella ruota. A un semaforo Srinivasan osserva l’auto accanto a lui e calcola la prossima mossa. «Una sola distrazione e la strada diventa una trappola mortale per il nostro bambino», mi dice. Troppo orgoglioso per prendere un autobus, troppo povero per comprare un’auto, Srinivasan è la perfetta immagine dell’India. Certo, è felice che la qualità della vita nel paese stia migliorando, ma la promessa di benessere per la classe media – o anche un semplice viaggio sicuro da casa al lavoro – resta per lui e la maggior parte della gente di qui un sogno lontano.

Ora, però, il sogno potrebbe avverarsi. Il 23 marzo, Tata Motors ha ufficialmente annunciato l’esordio sul mercato indiano della sua macchina ultra low cost, la Nano. Con curve eleganti, interni spaziosi e un motore piccolo ma potente, questa vettura familiare a quattro posti verrà consegnata a luglio ai primi 100mila acquirenti per l’incredibile prezzo di 1700 euro. Con l’aumento costante della classe media indiana, la Nano potrebbe far nascere milioni di nuovi automobilisti.

Secondo le stime dell’agenzia di rating del credito Crisil di Mumbai, otto milioni di indiani possiedono attualmente un’automobile. Altri 18 milioni possono permettersi di comprarne una. La Crisil sostiene che la piccoletta di casa Tata potrebbe far crescere del 65 per cento il numero dei proprietari di auto, portando così la popolazione motorizzata a 30 milioni.

«È un potenziale cambiamento che va al di là dell’economia e della classe sociale», afferma Ravi Kant, amministratore delegato di Tata Motors. «Con la Nano colmeremo il gap tra le città e la campagna. Finalmente un’automobile è alla portata di tutte quelle persone che non osavano neanche immaginare di poterne avere una un giorno. È un trionfo per la nostra azienda e per tutta l’India». Ma l’India è solo l’inizio. Il mercato globale per la Nano e simili vetture a basso costo potrebbe essere immenso.

Secondo la banca mondiale questo settore coinvolge potenzialmente più di 800 milioni di persone che guadagnano tra i 3600 e gli 11mila dollari l’anno. In India, la nuova vettura potrebbe improvvisamente fornire nuovi livelli di mobilità, capacità di trasporto e status sociale. Allo stesso tempo, la prospettiva di un’invasione di nuove macchine terrorizza gli ambientalisti e gli urbanisti. Le metropoli dei paesi in via di sviluppo, infatti, si stanno espandendo a ritmi vertiginosi.

Le strade, quasi sempre in pessime condizioni, sono già decisamente sovraccariche. Gli incidenti mortali sono in crescita e l’inquinamento atmosferico minaccia di soffocare i pochi spazi verdi. Sicuramente una singola Nano rappresenta un passo avanti verso l’indipendenza, la sicurezza e la mobilità sociale, ma, secondo alcuni osservatori, milioni di Nano significherebbero un’ecoapocalisse.

Girish Wagh è un uomo di bassa statura e abbastanza anonimo, ma le 500 persone del suo team gli stanno alla larga nell’atrio della fabbrica di Tata Motors nella città di Pune. È l’ingegnere capo progetto della Nano, e non è abituato a parlare con la stampa. Si sfrega nervosamente le mani perché sa che non sarà facile convincere i potenziali clienti che un’automobile può essere molto solida nonostante il prezzo stracciato. Le prime indiscrezioni riportavano erroneamente che la carrozzeria sarebbe stata di plastica.

«Ci crede? Ai saloni dell’auto la gente toccava la Nano per vedere se fosse di metallo». Sono costretto a depennare la parola “plastica” dalla mia lista di appunti quando mi spiegano che uno dei motivi del costo e del peso della Nano è l’uso minimo dell’acciaio, sostituito laddove possibile con l’alluminio (compreso il motore).

Il Tata Group è un vero colosso. Nata nel 1868 come industria tessile, l’azienda estese la propria attività agli hotel d’élite dopo che, come narra la leggenda, il fondatore Jamshedji Tata fu cacciato da un albergo di lusso a causa del colore della sua pelle. Nel 1945, pochi anni prima che gli inglesi lasciassero l’India, il Tata Group cominciò a produrre locomotive e, in seguito, automobili.

Nel 1998 la Tata Motors ha presentato la prima auto completamente progettata e prodotta in India: la Indica, che oggi viene venduta a circa 4600 euro ed è diventata onnipresente come taxi. Il Tata Group ha parallelamente continuato la sua espansione a livello globale. Nel 2000 ha acquistato l’azienda produttrice di tè Tetley e nel 2007 ha preso il controllo del gigante siderurgico anglo- olandese Corus. Il gruppo ha uffici in 54 paesi e, a marzo 2008, ha acquistato Jaguar e Land Rover.

Continua la lettura qui: http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/04/storie/l-invasione-dell-ultra-nano–.aspx


Un libro: Corpo estraneo

31 maggio 2009

Titolo: Corpo Estraneo

Autore: Robin Cook

Trama: Jennifer Hernandez, studentessa al quarto anno di medicina all’Università di Los Angeles, sta facendo una pausa quando sente al telegiornale una notizia che la sconvolge: sua nonna è morta in un ospedale di New Delhi dopo aver subito un’operazione all’anca. Maria Hernandez si era affidata al cosiddetto turismo medico, recandosi in India per sottoporsi a cure che altrimenti non si sarebbe potuta permettere. Distrutta dal dolore ma determinata a fare chiarezza sulle circostanze del decesso, Jennifer parte per l’India. Dopo aver scoperto altre morti misteriose che la dirigenza dell’ospedale cerca di insabbiare con frettolose cremazioni, la ragazza decide di chiedere aiuto alla sua amica e mentore Laurie Montgomery, a sua volta legata a Maria da un rapporto profondo. Laurie, insieme con il marito Jack Stapleton, si precipita in India e si trova di fronte a una struttura medica inaspettatamente sofisticata, dove il margine d’errore è ridotto al minimo. Man mano che le morti si fanno sempre più numerose e gli interrogativi più inquietanti, all’orizzonte si profila un sinistro e intricato complotto di proporzioni globali.

Letto da: Paolo

Opinione: La trama mi ha lasciato un poco perplesso, ma conoscendo l’autore e, purtroppo, il mondo in cui viviamo, dominato dal $ facile, i dubbi si sono dissolti in fretta; diversamente da altri libri con protagonisti i due patologi, in questo caso sono personaggi di supporto che diventano si risolutivi con il loro intervento, ma l’intero romanzo ruota intorno alla vicenda di Jennifer. Ho trovato la fine un po’ frettolosa, avrei gradito un epilogo più dettagliato.

Consigliato: SI


Un libro: L’amore dei nudi

31 maggio 2009

di Alessandro Capponi – Salerno Editrice, I sostenibili, Roma 2008

“Di ciò che la aspettava quel giorno, non sapevo e forse neanche mi interessava. Perché potevo pensare a lei appena sveglia e sapere che quell’istante della sua giornata- quell’istante della sua vita- in qualche modo era stato mio”.

Colin e la sua vita. Una vita assaggiata a piccoli morsi. Non sempre vissuta. La guerra, i traumi. La famiglia lontana, gli incubi di un uomo.

Colin Zankovic, un uomo in fuga. Dal mondo, da se stesso, dalla guerra. Dai sentimenti? Anche, forse. Ma ad un tratto ecco Mia. Mia, il pensiero più emozionante, la donna che lo fa sentire senza peso. “Il suo, è un nome a forma di destino. Mia”.

L’amore dei nudi. Quello vero, che spoglia. Che disarma, ma fortifica. Che rende così naturali, perché nudi e spogliati da mistificazioni e costruzioni mentali.

Colin e Mia. Entrambi hanno dei doni.
Lui legge dentro: guardando le persone vede il loro passato, i loro sogni e desideri. Mia, dipinge gli incubi delle persone nei suoi quadri.

Una storia d’amore su sfondo noir. Una storia sociale calata nella metropoli.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, suddiviso in brevi capitoletti, che sono momenti di vita, che sono lampi di emozioni.

Un bel libro, anche esteticamente parlando.
Un’innovativa veste grafica e  un bel formato per questo nuovo marchio  “I sostenibili”, creato da Salerno editrice.

In particolare, poi, “L’amore di nudi” appartiene alla collana “Magma”, che  affronta attraverso la narrativa e il romanzo d’impatto sociale temi contingenti ed essenziali del nostro tempo.

Sicuramente da leggere questo romanzo d’esordio del giornalista Alessandro Capponi, che attraverso la lente della semplicità talvolta ingenua  regala ai suoi lettori un intenso spaccato di realtà.

Recensione di: silviapassini@lifegate.it // http://silviapassini.wordpress.com


L’Italia divisa dai ticket sanitari

30 maggio 2009

In un’Italia sempre più diversificata dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, la quota da pagare sul prezzo dei medicinali, ovvero il ticket, cambia notevolmente da Regione a Regione.

Banca dati farmaci: risparmiare si puo’ anche sui medicinali

Abbiamo preso in considerazione la storia di un paziente alle prese con una tonsillite, cercando di capire quanto potrebbe spendere per curarsi con un antibiotico, a seconda della città in cui vive e della scelta che fa in farmacia. E abbiamo scoperto, ad esempio, che nel Lazio paradossalmente può arrivare a spendere più di ticket che di medicinale.

Ticket, un balzello per 10 Regioni
Eliminato nel 2000 e reintrodotto a partire dal 2002, il ticket è attualmente utilizzato in 10 Regioni, più la Provincia autonoma di Bolzano. A differenza del passato, quando il balzello si applicava alla ricetta, oggi invece si paga sulla singola confezione di medicinale. Ma con grande variabilità tra le Regioni. Il suo importo può variare a seconda del prezzo del farmaco, in alcuni casi è inferiore per i generici e/o per alcune maalattie e per categorie di cittadini.

Il generico conviene sempre
Risparmiare sui medicinali si può. Ogni anno scadono nuovi brevetti di farmaci e aumenta così la lista dei principi attivi che diventano generici e per i quali viene fissato un prezzo di riferimento. Uguali, con la stessa efficacia, ma più convenienti. Nonostante questo, la scelta del generico stenta a decollare.

Fonte: www.altroconsumo.it


Un libro: In bilico sul mare

30 maggio 2009

di Anna Pavignano – e/o Edizioni, Roma 2009

“Spesso fanno un lavoro nero, la morte però la chiamano bianca. Secondo me è sbagliato perché bianca è una sposa tutta felice, è la neve che ti lascia incantato, è la prima pagina del quaderno dis cuola che era bella perché tutta da scrivere. Si deve trovare un altro colore”.

Amore, amicizia, famiglia, passioni, lavoro. Vita di mare, sole, giovinezza speranza.
Vita di cantiere, spesso non regolare. Un microcosmo di razze, di culture, di lingue, di saperi. In bilico. Salvatore, protagonista di questo romanzo, vive in continua oscillazione tra queste due realtà. Tra speranza, illusioni, sogni e progetti tipici dei ragazzi della sua età.

Ci sono giovani che vivono in località costiere o sulle isole italiane che hanno una vita “con un lato estivo e un lato invernale, come i materassi”. D’estate Salvatore accompagna i turisti con la sua barca, d’inverno diventa operaio in un cantiere edile.

Un romanzo di formazione, che per suggestioni e atmosfere ricorda Montedidio di Erri De Luca (bellissimo, anche questo da leggere!). Scritto in prima persona, in maniera semplice e coinvolgente. Toccante. Puro, proprio perché la voce narrante è ingenua, candida.

Anna Pavignano, attraverso la figura di Salvatore, racconta benissimo la vita di molti ragazzi costretti a lavorare in situazioni illegali. Parla di lavoro nero e di morti bianche. Bianche? Bianco è puro, bello candido. Che ha a che fare un colore così con delle morti atroci?

Ce ne sono tante di storie come quella di Salvatore. Spesso vengono nascoste. In nome degli affari. “Business is business”. Terribile. Atroce. Angosciante. Ma vero.

Recensione di: silviapassini@lifegate.it

http://silviapassini.wordpress.com


Seggiolini auto: video

30 maggio 2009

Seggiolini auto sempre più sicuri, anche nella prova di scontro laterale, che fa solo Altroconsumo. Non ci sono scuse: bisogna usarli sempre, per non mettere a repentaglio la vita dei piccoli passeggeri.

Le buone abitudini nell’uso dei seggiolini

  • Non cedete ai capricci del bambino se non vuole stare legato sul seggiolino, siate irremovibili anche per tragitti brevi: anche a bassa velocità (15 km/h) l’impatto può essere mortale se il piccolo è in braccio. Spiegate l’importanza di essere legati, date il buon esempio e al limite, nei viaggi lunghi, fate qualche sosta in più.
  • La posizione più sicura per montare il seggiolino è il sedile posteriore, preferibilmente al centro, purché l’auto sia dotata di una cintura a tre punti; quella ventrale non va bene.
  • Meglio evitare il sedile anteriore, perché aumenta il rischio di lesioni mortali. È obbligatorio disattivare l’airbag anteriore per i seggiolini di gruppo 0 e 0+ rivolti contro il senso di marcia. La stessa indicazione non vale per i gruppi superiori: il consiglio in questo caso è di arretrare il più possibile il sedile anteriore, in modo che il bambino legato nel suo seggiolino si trovi nella stessa posizione in cui sarebbe un adulto seduto sul sedile anteriore. Gli airbag non sono più un problema, perché sono concepiti per proteggere persone di taglie diverse. Sostituite sempre il seggiolino coinvolto in un incidente e anche le cinture di sicurezza dell’auto: potrebbero aver subito danni tali da non garantire più la stessa protezione.
  • Controllate che il seggiolino sia omologato: l’etichetta di omologazione è applicata sul retro o sulla base del seggiolino ed è arancione. Sono in regola con la legge i seggiolini omologati ECE R44-03 oppure 04.
  • Vi consigliamo di acquistare prima un seggiolino di gruppo 1 e passare poi a uno di gruppo 2/3, usandolo sempre con schienale e poggiatesta. La spesa è maggiore, ma il seggiolino di gruppo 1 si può usare per 2 anni, quello del tipo 2/3 fino a circa 12 anni.
  • Se il bambino non vuole stare legato e cerca di togliere le braccia e sfilarsi gli spallacci controllate che la cintura non stringa troppo. Per trovare la giusta tensione, soprattutto per i seggiolini 0, 0+ e 1, è bene considerare che devono poter passare una o due dita dopo che avete allacciato le cinture. Regolatele se svestite il bambino.

Il video lo puoi vedere qui: http://www.altroconsumo.it/sicurezza-stradale/sicurezza-seggiolini-guarda-il-video-s244863.htm

Fonte: www.altroconsumo.it


Autovelox lampeggiante?

30 maggio 2009

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

Tira una brutta aria tra forze di polizia e produttori di misuratori di velocità. Alle solite polemiche sui controlli fatti solo “per fare cassa” (che peraltro non accennano a calare), si aggiungono le norme recenti e pure quelle future. Quanto alle norme recenti, da agosto 2007 c’è il decreto Bianchi che ha imposto di presegnalare e rendere visibili tutti gli apparecchi, cosa che – secondo gli addetti ai lavori – ha spinto molti Comuni a lasciar perdere, perché gli incassi non coprono i costi (salvo che si voglia violare il decreto continuando a “nascondere” gli apparecchi, cosa che talvolta accade), anche se statistiche precise non ce ne sono (quelle della Stradale sono in aumento, ma fanno poco testo perché i controlli dei poliziotti sono aumentati). Ma ora il Ddl sicurezza stradale in attesa di approvazione definitiva, mettendo una “e” al posto di una “o” nell’articolo 142 del Codice della strada, prescrive che i misuratori debbano essere segnalati non solo con cartelli normali o segnali luminosi, ma con entrambi i dispositivi.

Se questa novità andrà in porto, finirà che saranno multati solo i più sbadati e i più menefreghisti. Gli altri pesteranno il piede, certi che tanto dove c’è l’apparecchio potranno rallentare per tempo. Questo non mi sembra il modo migliore per fare sicurezza stradale, checché ne dicano i fautori dei controlli visibili sempre e comunque. Oltretutto, non è nemmeno ecologico: siamo impegnati in una spesso patetica corsa al risparmio energetico per tagliare le emissioni di CO2 anche di pochi grammi e poi imponiamo di accendere un pannello per ogni misuratore di velocità. Manca solo che si imponga di rendere lampeggiante l’apparecchio stesso…

Va però detto che in troppi casi l’obbligo di presegnalazione del decreto Bianchi (condivisibile o no) era stato aggirato, lasciando lungo le strade centinaia (se non migliaia) di cartelli non seguiti da alcun apparecchio. Così la gente ha imparato che, esattamente come accadeva da fine anni 80, questi segnali spesso non hanno alcun significato pratico.


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