Ha destato molto scalpore e dato il via ad una serie infinita di dibattiti l’esternazione di Rupert Murdoch che, la settimana scorsa, ha affermato che l’era delle informazioni gratuite su internet è finita e che, prima o poi (più prima che poi, crediamo, conoscendo il soggetto) gli utenti dovranno pagare per poter accedere ai contenuti dei quotidiani online del gruppo News Corp, controllato dal magnate australiano.
Murdoch ha portato l’esempio del Wall Street Journal che, oltre ad un notiziario gratuito, offre la stragrande maggioranza delle informazioni a pagamento. Il nocciolo della questione è capire se, come e quanto la formula che pare funzionare per una testata ultra specialistica ed i cui lettori sembrano disposti ad accettare il versamento di somme di denaro, possa reggere anche per quotidiani più generalisti, le cui notizie sono spesso saccheggiate da blog, aggregatori e portali. Insomma, perchè pagare qualcosa che è a portata di click, gratuitamente, da un’altra parte?
Murdoch (che fino a poco tempo era un fautore delle news gratuite) ha costituito una task force per fronteggiare il problema, composta, tra gli altri, anche dal figlio James, da Jonathan Miller, ex numero uno di AOL e Les Hilton, responsabile della Dow Jones, il gruppo che controlla il Wall Street Journal.
