Viareggio: c’erano due treni passeggeri in arrivo

30 Giugno 2009

«C’erano due treni passeggeri in arrivo nei minuti immediatamente successivi all’incidente che ha provocato la strage nella stazione di Viareggio. Solo grazie alla velocità del capostazione i due treni sono stati bloccati».

Lo dice il consigliere regionale della Toscana Marco Montemagni (Gruppo misto) precisando che i due treni erano un Intercity proveniente da Roma e un regionale diretto a Firenze.

«Se quei treni fossero arrivati in stazione sarebbe stata una vera ecatombe – aggiunge Montemagni -. A bordo c’erano centinaia di passeggeri. Il comportamento del capostazione conferma che Ferrovie dello Stato deve desistere dalla sfrenata corsa verso l’automazione. Il fattore umano resta decisivo».

www.corriere.it


Viareggio – Raccolta fondi per gli sfollati

30 Giugno 2009

È stato aperto immediatamente un conto corrente per aiutare gli sfollati della strage.

La raccolta fondi avviata da Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Versilia per il turismo, Fondazione Carnevale e Fondazione Versiliana Festival è stata aperta con un numero di conto Iban: IT65Y0872624800000000104781 aperto presso l’agenzia di Viareggio della Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana Credito Cooperativo.

La causale da indicare Misericordia pro disastro Viareggio presso la sede della associazione in via Cavallotti a Viareggio.


Pronta la cripta di Padre Pio: scoppia la polemica

30 Giugno 2009

Ecco la cripta della nuova chiesa di San Pio da Pietrelcina, a San Giovanni Rotondo. Ecco lo stanzone realizzato interamente in oro massiccio dove i monaci vogliono riporre le ossa del frate dei miracoli.

E' pronto il posto in cui i frati, vogliono riporre le ossa del frate dei miracoli, lo stanzone ricavato nella nuova chiesa è stato realizzato tutto in oro massiccio, oro regalato dai fedeli di tutto il mondo negli ultimi 20 anni. (ph. Lapresse)

E’ pronto il posto in cui i frati, vogliono riporre le ossa del frate dei miracoli, lo stanzone ricavato nella nuova chiesa è stato realizzato tutto in oro massiccio, oro regalato dai fedeli di tutto il mondo negli ultimi 20 anni. (ph. Lapresse)

Una cripta inaugurata dal Papa durante la recente visita e che conta sui meravigliosi affreschi realizzati da padre Marko Rupnik, uno dei più grandi esperti di arte sacra. L’opera è praticamente pronta e presto la salma di padre Pio dovrebbe venire trasferita. I fedeli potranno così sfilare davanti al sarcofago e toccarlo; davanti verrà allestito l’altare, l’ambone e un leggio.

Un’opera mastodontica, realizzata con l’oro regalato dai fedeli di tutto il mondo in 20 anni di pellegrinaggi, e che però non manca di suscitare polemiche. Su alcuni siti cattolici, tra cui www.cattoliciromani.com, sono diversi i fedeli che lamentano il «tradimento» dei valori che impersonava il santo. «Tutto questo lo trovo lontano anni luce dalla spiritualità francescana e dal modo di vivere ed essere di Padre Pio», scrive un utente. E ancora: «Credo che questa luce sia un bell’esempio di arte e passerà alla storia ma sicuramente San Francesco e San Pio non avrebbero mai voluto, anche perché la loro vita è stata ben lontana (anni luce) da questi mosaici».

Polemiche a parte, restano i numeri della struttura. Sulla rampa che conduce alla cripta ci sono 36 nicchie che rappresentano alla sinistra la vita di san Francesco e a destra quella di San Pio da Pietrelcina. Al termine del percorso della rampa, il pellegrino arriva alla soglia della chiesa inferiore accolto dalle immagini che testimoniano la vita di Cristo. Sono 16, scelte come fondamento della vita di Francesco e di Pio. I mosaici ricoprono una superficie complessiva (tra rampa e chiesa inferiore) di circa 2mila metri quadrati. Complessivamente sono state realizzate 54 scene e utilizzate milioni di tessere.

Fonte: www.corriere.it


Rai 1 – Nuova frequenza dal 30 giugno

30 Giugno 2009

Dal 22 al 30 giugno 2009 sarà adottata in tutta Italia la canalizzazione della banda VHF III secondo lo standard europeo, e sarà di conseguenza abbandonato il sistema di canalizzazione italiano attualmente utilizzato da RAI e dagli altri operatori.

Per consentire tale operazione, la RAI modificherà la frequenza degli impianti e dei ripetitori che trasmettono oggi nei canali E, F e G. Si tratta di impianti che diffondono principalmente RAIUNO, in qualche caso RAIDUE e RAITRE, e i MUX digitali A e B.

Tale operazione non richiederà nuovi puntamenti di antenna, ma potrebbe comportare la risintonizzazione degli apparecchi, in particolare per la ricezione dei MUX A e B e, solo in alcuni casi, degli interventi sui sistemi di antenna centralizzati più datati.

Per maggiori dettagli tecnici,  per le risposte alle domande più frequenti e per  l’elenco completo dei comuni interessati, con le nuove frequenze utilizzate e le date previste per l’intervento, sono disponibili i documenti in formato PDF allegati in fondo alla pagina.

Ricordiamo inoltre che per ulteriori chiarimenti sulla risintonizzazione è disponibile un Call Center al Numero Verde 800 965 610, attivo dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 22.00 e la domenica dalle 14.00 alle 22.00.

Ulteriori informazioni sono disponibili qui > http://www.raiway.it/index.php?lang=IT&cat=144&showINFO=118

e/o qui > http://www.comunicazioni.it/ministero/ufficio_stampa/comunicati_stampa/pagina216.html


Punti di vista/4

30 Giugno 2009

L’esplosione del treno di Viareggio è avvenuta questa notte, poco prima di mezzanotte. Stamattina si trovavano già su Youtube i primi video fatti con cellulari o videocamere, la colonna sonora era quella delle sirene dei mezzi di soccorso, delle esclamazioni di paura di chi stava facendo le riprese. Resta il fatto che per me questa è informazione.

Qualcuno forse avrà agito spinto dalla curiosa morbosità che putroppo c’è sempre in occasione di tragedie ed incidenti, ma resta il fatto che tramite il web siamo riusciti ad avere quasi in presa diretta, la visione della tragedia. Ed a capire qualcosa in più di quello che stava succedendo.

Detto questo, poco fa stavo guardando se vi fosse qualche video da inserire nel post riassuntivo dedicato a questa drammatica vicenda, quando mi sono imbattuto in un filmato, montato con tanto di drammatica colonna sonora musicale  “ad hoc” e francamente l’ho trovato di cattivo gusto.

Ma questa, beninteso, è una mia opinione.


Viareggio, il racconto di chi c’era

30 Giugno 2009

Nota di Pao: E’ ovvio che disastri di questo genere portano con loro morte e distruzione. E’ così. Ma sentire i racconti delle persone che hanno vissuto, nei panni delle vittime o dei soccorritori, questa tragica notte, è un vero pugno nello stomaco, perchè alla paura, al terrore ed al dolore, si aggiungono queste immegini strazianti di gente che brucia davanti ai tuoi occhi e non puoi fare nulla per aiutarle. Sentire i racconti di queste persone mi ha ricordato i racconti di mia madre del bombardamento inglese su Milano, nel 1943. Era una bambina, è rimasta sepolta nel rifugio parzialmente crollato, uno spezzone incendiario è entrato in casa e mio nonno lo aveva preso a pedate fino a buttarlo fuori dal balcone.

°°°

Italia è un quartiere che costeggia la ferrovia nell’immediata periferia di Viareggio. Decine di palazzi di quattro e cinque piani Anni Ottanta, cinquemila abitanti, decine di negozi, un grande supermercato della Pam. «Se tutto fosse accaduto nel pomeriggio – dicono i vigili del fuoco – adesso saremmo qui a raccontare una catastrofe immane. Nella sciagura bisogna ringraziare Dio».

Gli abitanti raccontano una cronaca tanto drammatica quanto miracolosa. Dante Barcaroli vive al primo piano dello stabile numero nove. Il fronte della nube di fuoco, trecento metri in tutto, a mezzanotte è arrivato anche da lui. «Mi sono avvicinato alla finestra, vedevo bagliori rossastri – racconta – stavo per aprirla. Per fortuna mia moglie mi ha gridato di non farlo. Fuori c’erano fiamme altissime, fumo. Sentivo le auto che esplodevano l’una dopo l’altra. Ho aspettato qualche minuto, poi sono sceso in strada».

In strada Dante incontra Stefano, dipendente della Esselunga e Salvatore, imprenditore edile. «Dante, dacci una mano, siamo nell’inferno, c’è gente da aiutare». A terra c’è il corpo di una donna, più avanti un giovane di 34 anni, lo scooter accanto, il casco ancora sulla testa: è completamente carbonizzato. «L’ho visto passare con lo scooter poco dopo la prima l’esplosione – racconta Stefano – il fuoco lo ha inghiottito. È caduto a terra, bruciava come una torcia».

Salvatore è stato il primo a trovare il corpo di un bambino dentro una Renault Megane. «Nessuno si era accorto che era lì – racconta ancora scosso -. Era solo, si copriva il volto, povero bambino. Ci hanno detto che la mamma lo ha tirato fuori dalla casa, quella vicina alla ferrovia e completamente invasa dalle fiamme, e per salvarlo lo ha chiuso in auto. Poi ha cercato di salvare gli altri due figli. Mentre era in casa, la nube di fuoco ha coperto la macchina».

Federica Bertucelli, studentessa racconta di aver sentito tre esplosioni. La prima più lontana, le altre due in sequenza. «Quando sono scesa in strada il giardino davanti a casa era avvolto dal fuoco – racconta –. Ho visto almeno cinque clochard che bruciavano. Uno si è salvato perché qualcuno è riuscito a gettarlo a terra e coprirlo con una coperta. Ho visto gente che scavava a mani nude tra le macerie. Si ustionavano, ma continuavano. C’era pericolo di esplosioni, ma loro non si arrendevano. Non si fermavano mai».

«Ho visto almeno cinque persone in strada con gli abiti in fiamme: urlavano e chiedevano aiuto, chiedevano acqua – racconta ancora Francesco -. La gente dai balconi e dalle finestre dei palazzi lanciava acqua e coperte per soccorrerli».

Scene di disperazione al Pronto soccorso dell’ospedale Versilia dove sarebbero attualmente ricoverati una quarantina di feriti, tra cui alcuni in gravi condizioni.

Marco Gasperetti
(mgasperetti@corriere.it)


Poste: raccomandate più care

30 Giugno 2009

Aumentano le tariffe postali: spedire una raccomandata costa ora mediamente il 27% in più.

Raccomandate e assicurate
Gli aumenti riguardano lettere raccomandate e assicurate per l’Italia e l’estero entro i 2 chili di peso. Nella tabella qui sotto trovate la sintesi delle variazioni a seconda del tipo di lettera.

Notevoli aumenti
Gli aumenti sono considerevoli: mediamente oggi spedire una raccomandata costa il 27% in più rispetto a ieri. Gli aumenti più elevati riguardano gli invii tra i 50g e i 100g (la tariffa è passata da 3,25 a 4,75 euro, per un incremento del 46%) e tra i 20g e i 50g (38%) . Meno penalizzati gli invii meno pesanti (fino a 20g) e quelli compresi fra uno e due chili.

La tabella con i costi esatti, suddivisi a seconda del peso della lettera, li trovi qui:

http://www.altroconsumo.it/altri-servizi/poste-raccomandate-piu-care-s248613.htm


Charles Ponzi, il truffatore che ha ispirato Madoff

30 Giugno 2009

Charles Ponzi (Lugo, 3 marzo 1882Rio de Janeiro, 18 gennaio 1949) fu un immigrato italiano negli Stati Uniti, dove divenne uno dei più grandi truffatori della storia americana.

Ponzi

Tra i molti nomi che adottò per mettere in atto le sue operazioni ci sono Charles Ponei, Charles P. Bianchi, Carl e Carlo. Il suo nome è legato all’espressione “schema di Ponzi” per indicare il meccanismo di truffa che adottò e che ancora oggi è in uso in numerose versioni moderne che fanno uso della posta elettronica.

I primi periodi della vita di Charles Ponzi sono difficili da ricostruire, anche a causa della sua propensione ad inventare ed abbellire gli eventi.

Nasce con il nome di Carlo Ponzi a Lugo nel 1882. Trascorre a Parma l’adolescenza e trova impiego alle Poste. Si iscrive da lì a poco all’Università La Sapienza di Roma. Gli amici che frequenta considerano il periodo universitario come una “vacanza di quattro anni” e Ponzi li segue in giro per bar e teatri. Ad un certo punto, a corto di fondi, abbandona l’università e si imbarca per Boston (Massachusetts, USA).

Secondo quanto riportato dallo stesso Ponzi, egli arriva negli Stati Uniti nel 1903 con soli due dollari e cinquanta centesimi in tasca, dopo aver perso in scommesse tutti i risparmi di una vita durante il viaggio in nave. Impara presto l’inglese e trascorre gli anni seguenti in lavoretti lungo la East Coast. Alla fine trova impiego come lavapiatti in un ristorante, dove la notte dorme sul pavimento. Riesce a farsi promuovere cameriere, ma viene presto licenziato per piccoli furti e perché imbroglia i clienti sul resto.

Nel 1907 si sposta a Montreal (Canada), dove diventa consulente del Banco Zarossi, giovane banca fondata da “Louis” Luigi Zarossi per gestire i risparmi degli immigranti italiani che arrivano in città. Zarossi garantisce un tasso d’interesse del 6% sui depositi, doppio del tasso corrente, e questo consente una crescita molto rapida della banca. Ponzi scopre che in realtà la banca versa in gravi difficoltà economiche, a causa di alcuni prestiti immobiliari sbagliati, e che Zarossi riesce a pagare gli interessi, non attraverso gli utili realizzati sul capitale investito, ma utilizzando i depositi dei nuovi correntisti. La banca alla fine fallisce e Zarossi fugge in Messico con gran parte del denaro.

Ponzi rimane a Montreal e, per qualche tempo, vive nella casa di Zarossi, aiutandone la famiglia. Avendo intenzione di ritornare negli Stati Uniti, cerca di racimolare i soldi per il viaggio. Alla fine, mentre si trova negli uffici di uno degli ex clienti di Zarossi, trovando un libretto di assegni incustodito, ne stacca uno intestandoselo per $423,58 e falsifica la firma di uno dei direttori della compagnia. Scoperto dalla polizia, che aveva notato le ingenti spese effettuate subito dopo la riscossione dell’assegno, Ponzi, mostrando i polsi, dice “Sono colpevole”. Finisce in una prigione del Québec, dove trascorre tre anni come detenuto numero 6660. In una lettera dice alla madre di aver trovato lavoro come “assistente speciale” di una guardia carceraria.

Dopo il rilascio, nel 1911, decide di ritornare negli Stati Uniti, ma si trova coinvolto in un progetto di immigrazione clandestina di italiani. Viene scoperto e trascorre altri due anni in un carcere di Atlanta. Diventa traduttore della guardia carceraria, che stava intercettando le lettere di un famoso gangster Ignazio “the Wolf” Lupo.

Come funziona lo “schema Ponzi”
Come funziona lo “schema Ponzi”
  • Fase A. Al potenziale cliente viene promesso un investimento con rendimenti superiori ai tassi di mercato, in tempi ravvicinati.
  • Fase B. Dopo poco tempo viene restituita parte della somma investita, facendo credere che il sistema funzioni veramente.
  • Fase C. Si sparge la voce dell’investimento molto redditizio; altri clienti cadono nella rete. Si continuano a pagare gli interessi con i soldi via via incassati (la finanziaria ha capitale sociale zero, ma gli investitori non lo sanno).
  • Fase D. Lo schema si interrompe quando le richieste di rimborso superano i nuovi versamenti

Liberato, Ponzi torna a Boston, dove incontra una ragazza italiana, Rose Gnecco, che ne rimane affascinata. Benché Ponzi non racconti a Rose del suo passato in carcere, la madre invia alla ragazza una lettera in cui descrive il passato burrascoso del figlio. Nonostante questo, Rose decide di restare con Ponzi, con cui convola a nozze nel 1918.

Nei mesi successivi Ponzi si occupa di diversi affari. Scrive una «Guida del commerciante», una sorta di vademecum per promuovere i rapporti commerciali. La guida contiene le pubblicità e gli indirizzi di una serie di inserzionisti, di tutti i generi merceologici. Il volume viene spedito agli interessati, su richiesta. La Guida passa pressoché inosservata, finché alcune settimane dopo Ponzi riceve una lettera da una società spagnola che chiede informazioni in merito al volume. Dentro la busta c’è un Buono di risposta internazionale (IRC), che Ponzi non aveva mai visto prima. Chiede allora informazioni e scopre qualcosa che gli può permettere di fare molti soldi.

La busta conteneva un buono da scambiare con il francobollo da appiccicare alla risposta. E, dato il diverso costo della vita in Spagna rispetto agli Stati Uniti, il buono (spagnolo) valeva di meno del francobollo (americano). I buoni hanno un costo diverso in ciascun Paese ma il loro controvalore in francobolli è lo stesso dappertutto.

Gli accordi postali internazionali prevedono che il destinatario non possa utilizzare i francobolli della nazione del mittente, né il mittente può, nel proprio paese di residenza, acquistare i francobolli del paese estero di residenza del destinatario. Bisogna utilizzare i buoni internazionali, che hanno la funzione di pagare i costi postali tra due persone che vivono in stati diversi, con un diverso costo della vita.

Ponzi capisce che, se riceve i buoni da un paese dove costano di meno, come la Spagna o l’Italia, la sola transazione può generare un profitto. 100 buoni possono originare 100 francobolli, ma se un buono spagnolo (costo in dollari = 10 centesimi) è cambiato negli Stati Uniti con francobolli da 15 o 20 centesimi l’uno, ecco che il profitto è del 50% o del 100%.
L’alta inflazione del Primo dopoguerra aveva diminuito il costo dell’affrancatura in Italia in dollari statunitensi. Quindi, acquistando i Buoni in Italia e scambiandoli con francobolli statunitensi, era possibile guadagnare sulla differenza.

Il sistema è dunque: inviare soldi in Italia; far acquistare da un mandatario gli IRC; farglieli inviare negli USA; scambiare gli IRC con francobolli statunitensi; vendere i francobolli. Ponzi sostiene che il saggio di profitto realizzabile, tenuto conto dei transazioni e dei tassi di cambio, è del 400%. Inoltre questa forma di arbitraggio non è illegale in quanto tale. Ponzi incoraggia amici e colleghi a scommettere sul suo sistema, promettendo loro un tasso di rendimento sugli investimenti del 50% in 90 giorni.

Costituisce una società, la Securities Exchange Company, per promuovere il suo sistema. Alcuni investono e sono ripagati come promesso. Si sparge la voce e gli investimenti cominciano ad affluire ad un tasso crescente. Ponzi assume degli agenti e paga provvigioni molto generose.

Nel febbraio 1920, il capitale di Ponzi ammonta $5.000, una somma abbastanza cospicua per il tempo. A marzo ha 30.000 dollari. Ponzi inizia ad assumere altri agenti per raccogliere fondi dal New England e dal New Jersey. Chi investe denaro nella compagnia in quel periodo guadagna moltissimo e questo incoraggia altri ad investire i propri fondi. A maggio Ponzi ha raccolto 420.000 dollari e inizia a depositare il denaro nella Hanover Trust Bank. Una volta che il suo deposito sia diventato grande abbastanza, spera di poter prendere il controllo della banca. Riesce infatti nell’intento. A luglio arriva ad avere diversi milioni. Le persone ipotecano le proprie case e investono nella compagnia tutti i loro risparmi. Molti reinvestono nella compagnia tutti gli utili.

Ponzi incamera fondi a tassi favolosi, ma un’analisi finanziaria abbastanza semplice poteva mostrare come in realtà la compagnia era in forte perdita. Nonostante questo, fino a quando i soldi continuano ad affluire a tassi crescenti, è possibile per Ponzi remunerare gli investitori ai tassi promessi.

Ponzi inizia a vivere nel lusso: compra un palazzo con l’aria condizionata e una piscina riscaldata, fa viaggiare sua madre dall’Italia in prima classe in una nave da crociera di lusso. Diventa un eroe presso la comunità italiana ed è acclamato dovunque vada.

Cominciano ad avvertirsi i primi segnali del fallimento finale: un rivenditore di mobili, che aveva venduto a Ponzi mobili quando questo non poteva permettersi di pagare, lo cita in giudizio per il dovuto. Ponzi vince la causa, ma le persone cominciano a chiedersi come egli abbia fatto da nullatenente a diventare un milionario in così poco tempo. Alcuni investitori decidono così di ritirare i loro fondi dalla Securities Exchange Company. Ponzi li remunera profumatamente e la corsa all’uscita dalla compagnia si esaurisce.

Di fatto, nel 24 luglio 1920, il Boston Post pubblica un articolo positivo su Ponzi e il suo schema, che riesce a fare incetta di fondi come mai prima d’allora. In quel periodo Ponzi riesce a raccogliere 250.000 dollari al giorno. Ma uno dei redattori del Post, non convinto, ingaggia un investigatore per fare luce sulla società di Ponzi.

Frattanto, la Securities Exchange Company è sotto sorveglianza anche dello Stato del Massachusetts, e Ponzi incontra gli ispettori proprio il giorno della pubblicazione dell’articolo. Ponzi conta di distogliere temporaneamente i funzionari dai libri contabili della società offrendosi di sospendere la raccolta durante le indagini. L’offerta di Ponzi seda momentaneamente i sospetti degli ispettori.

Ponzi nel frattempo è in cerca di un’idea per poter uscire dalla trappola dorata in cui si è cacciato, ma il tempo scorre veloce. Il 26 luglio il Post inizia la pubblicazione di una serie di articoli che pongono seri dubbi sulle operazioni della sua macchina per far soldi. Il Post contatta Clarence Barron, un famoso analista finanziario, per esaminare lo schema di Ponzi. Barron osserva che, nonostante i rendimenti fantastici realizzati dalla Securities Exchange Company, Ponzi non sta investendo nella società. L’analista nota poi che le attività della Securities Exchange Company avrebbero dovuto mettere in circolazione 160.000.000 Buoni di risposta internazionale, mentre ne risultano in circolazione solo 27.000, e le Poste statunitensi affermano che non ci sono stati acquisti ingenti di Buoni né in patria né all’estero. Inoltre, se è vero che il margine lordo di profitto nella compravendita di ciascun Buono è enorme, gli overhead (le spese generali) che occorre affrontare per gestire l’acquisto e il successivo riscatto di tutti i Buoni, ciascuno di valore estremamente basso se preso individualmente, sono tali da erodere gran parte dei profitti.

Gli articoli causano un’ondata di panico tra coloro che hanno investito nella compagnia. Ponzi risarcisce $2.000.000 in soli tre giorni alla folla assiepata davanti al suo ufficio. Ponzi esce tra la folla, discute con le persone, offre caffè e ciambelle e le rassicura dicendo che non hanno niente da temere. Molti cambiano idea e lasciano i loro risparmi presso di lui.

Frattanto, i dirigenti delle Poste annunciano un cambiamento nei tassi di conversione postale, il primo da prima dell’inizio della guerra. Tuttavia, nell’annuncio viene dichiarato che i nuovi tassi non sono dovuti a nessuno schema, posto in essere, da individui o società, al fine di lucrare sulle differenze nei tassi di cambio.

C’è qualcosa di oscuro nell’astuzia di Ponzi. Ha messo in piedi uno schema che sarebbe sicuramente collassato presto o tardi. Sta accumulando denaro, ma solo aumentando le passività. Ad un certo punto, la cosa più logica sarebbe stata quella di trasportare il denaro fuori dagli USA, dove le autorità americane non sarebbero riuscite a recuperarlo. Invece Ponzi resta fermo e continua a rimborsare gli investitori. Vuole sembrare il più onesto possibile e, stando alla sua autobiografia, spera sempre di riuscire ad utilizzare il tesoro accumulato per iniziare un commercio legale che avrebbe generato rendimenti tali da permettergli di rimborsare gli investitori e far arricchire tutti.

Nel frattempo, Ponzi aveva assunto un agente pubblicitario, un certo James McMasters, il quale presto diventa diffidente dei discorsi senza fine di Ponzi sui Buoni, visto anche il fatto che Ponzi era sotto inchiesta. Va al Post, dove dice che Ponzi è finanziariamente un idiota. Il giornale gli offre cinquemila dollari per la sua storia ed esce con un articolo in prima pagina il 2 agosto in cui si dichiara che Ponzi è irrimediabilmente insolvente e sull’orlo della bancarotta. Il 10 agosto gli agenti federali irrompono nella società e ne ordinano la chiusura, assieme alla Hanover Trust Bank. Non viene trovato nessuno stock consistente di Buoni.

Il Post continua i suoi articoli. In uno di questi vengono mostrati la fedina penale di Ponzi e i primi piani del suo volto sorridente scattati durante l’arresto in Canada. Il 13 agosto Ponzi viene arrestato. Tra i suoi capi d’accusa si contano 86 frodi.

Nonostante tutto, molte persone credono ancora in Ponzi e se la prendono con gli ispettori federali che hanno indagato su di lui. Circa 40.000 persone hanno investito milioni nella società di Ponzi. Secondo le stime finali si tratta di circa 15 milioni di dollari (140 milioni di dollari ai prezzi del 2006). Molti di quelli rovinati nutrono una fede così profonda in Ponzi, o non riescono ad ammettere la loro stupidità, che continuano a considerare Ponzi un eroe.

Il 1 novembre 1920, Ponzi è dichiarato colpevole di frode postale e condannato alla pena di cinque anni da scontare in una prigione federale. Viene rilasciato dopo tre anni e sei mesi. Viene condannato ad altri nove anni dalle autorità del Massachusetts.

In attesa del processo di appello, paga la cauzione e una volta libero si trasferisce in Florida, dove, sotto falso nome (Charles Borelli), organizza una nuova truffa (del genere scam). Compra dei terreni a 16 dollari l’acro, suddivide ogni acro in ventitré lotti e vende ciascun lotto a 10 dollari, promettendo agli acquirenti rendimenti favolosi.

Le autorità della Florida si accorgono presto dello scam organizzato da Ponzi e lo arrestano per frode, condannandolo ad un anno di reclusione. Ancora una volta, il 3 giugno 1926 Ponzi esce su cauzione e scappa in Texas, dove, rasatosi i capelli e fattosi crescere i baffi, cerca di imbarcarsi su un nave mercantile diretta in Italia. Ma il 28 giugno viene scoperto e catturato nel porto di New Orleans. Scrive un telegramma al Presidente Calvin Coolidge chiedendo di essere espatriato, ma la sua richiesta viene rifiutata e Ponzi viene rispedito a Boston per finire di scontare la sua pena.

Nel frattempo, gli ispettori governativi stanno cercando di ricostruire i bilanci di Ponzi, per capire quanto denaro aveva raccolto e dove era andato. Ma una stima precisa non è mai stata raggiunta.

Ponzi viene rilasciato il 7 ottobre 1934, dopo aver scontato sette anni di carcere. E’ immediatamente espatriato e ricondotto in Italia, non avendo mai ottenuto la cittadinanza americana. All’uscita della prigione una folla inferocita lo attende. Prima di andarsene dice ai giornalisti lì presenti: “Cercavo guai, e li ho trovati.”

Rose, la moglie, decide di rimanere a Boston, di non seguirlo in Italia e chiede il divorzio.

In Italia, Ponzi tenta di replicare diverse volte lo schema, ma senza fortuna. Tornato a Roma, si guadagna da vivere come traduttore d’inglese. Dal 1939 al 1942 lavora nella compagnia aerea di bandiera, l’Ala Littoria, per gestire i rapporti con Rio de Janeiro. Ma, durante la Seconda guerra mondiale, il Brasile entra in guerra contro l’Asse e Ponzi perde il lavoro.

Trascorre gli ultimi anni di vita in povertà a Rio, sbarcando il lunario con lavoretti. Nel 1948 ha un ictus, che gli provoca un’emiparesi sinistra e la perdita parziale della vista. Muore in un ospedale per poveri a Rio de Janeiro l’anno dopo, il 18 gennaio 1949.

Lascia un manoscritto incompiuto intitolato: The fall of mister Ponzi (La caduta del signor Ponzi).

Intervistato da un cronista americano durante il ricovero, parlando del suo schema dichiara: Io ho dato agli abitanti di Boston il miglior spettacolo che sia mai stato visto sul territorio dai tempi dello sbarco dei Padri pellegrini! Valeva ben quindici milioni di verdoni il vedermi mettere su tutta la baracca.

Fonte: http://it.wikipedia.org


La truffa di Madoff – il Sistema Ponzi

30 Giugno 2009

Nota di Pao: Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere nel dettagli un articolo sulla vita e le opere di Carlo Charles Ponzi e, accantonando la natura truffaldina delle sue operazioni, è stata una lettura interessante.

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Una truffa colossale, stimata tra i 50 e i 65 miliardi di dollari, probabilmente la madre di tutte le truffe. Fino all’11 dicembre 2008, Bernard Madoff, 71 anni, condannato oggi a 150 anni di carcere, era uno dei finanzieri americani più stimati, una sorta di mago in grado di garantire tassi di interessi eccezionali, oltre l’un per cento al mese, anche nei momenti più difficili.

Bernie. Con affetto lo chiamavano così i tanti investitori che gli avevano affidato i risparmi, o i suoi amici che lo frequentavano con ammirazione nella esclusiva Palm Beach, in Florida, e negli Hamptons, le spagge newyorchesi dei ricchi e famosi.

Il 12 dicembre, la svolta. Un articolo in prima pagina del Wall Street Journal, con l’effetto di una bomba, denuncia la truffa e trasforma il finanziere adulato nell’uomo più odiato degli Stati Uniti. È un truffatore Bernie, l’ex direttore del Nasdaq, la Borsa dei tecnologici. A denunciare il finanziere “mago” di New York sono stati i figli Mark e Andrew. L’Fbi lo ha arrestato e poi rilasciato su cauzione, ben 10 milioni di dollari. Non soltanto Bernie è un truffatore, ma è forse il più abile della Storia. È riuscito a beffare amici ed investitori, università, organizzazioni caritatevoli ed ospedali, ed anche filantropi come il premio Nobel della pace Elie Wiesel, sopravissuto ai campi di concentramento nazista.

La truffa organizzata da Madoff è una versione più moderna della classica catena di Sant’Antonio: i primi investitori vengono remunerati con i soldi investiti dai risparmiatori successivi. Si va avanti finchè il sistema non crolla sotto i debiti. In America si chiama schema Ponzi, dal nome di un truffatore di origine italiana, Carlo detto Charles, nato a Lugo di Romagna nel 1882. Rispetto alla catena di Sant’Antonio il Ponzi punta in realtà su una figura carismatica centrale, che mantiene i contatti diretti con i clienti.

Non si tratta di una struttura piramidale pura, che ha il difetto di crollare con maggiore rapidità. Negli anni venti Ponzi organizzò una supertruffa, offrendo il raddoppio in tre mesi del capitale investito in titoli (inesistenti) delle Poste internazionali.

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Madoff ha fatto qualcosa di analogo, conquistandosi la fiducia anche degli investitori istituzionali, o di grandi banche come il Santander in Spagna. Cioè di esperti che sono stati sedotti dal club esclusivo di investitori (truffati) che Madoff era riuscito a creare, basandosi sulla fiducia, senza fornire dettagli sui suoi investimenti, consegnando solo documenti falsi.

Il castello di carte costruito dal finanziere è crollato nella seconda metà dell’anno scorso, quando, a causa della crisi finanziaria, le richieste di rimborso si sono moltiplicate. E i soldi, che non sono mai stati investiti, non c’erano più. Migliaia di persone sono state rovinate. Ci sono piccoli investitori che hanno perso tutto, ma anche numerosi ricchi risparmiatori sedotti dai proventi promessi dal mago Bernie, senza aver fatto i dovuti controlli.

(Emanuele Riccardi – Ansa)


Libera condivisione si, ma…

30 Giugno 2009

Di Gabriele Niola – www.wired.it

Pablo Soto, figura di spicco dell’internet spagnolo che con il suo protocollo Manolito (alla base di software come Piolet e Blubuster) ha sbaragliato i programmi più internazionali e universalmente adottati come Ares, eMule e BitTorrent, è uno dei principali responsabili per il file sharing in terra iberica ma non accetta che il suo software sia copiato e quindi utilizzato senza percepire il corretto guadagno. E la cosa potrebbe costargli cara in aula.

La situazione non è facile perchè in Spagna le leggi sul file sharing non sono come le nostre. Lì nessun tribunale ha mai affermato che sia reato scambiare file coperti da copyright in rete fino a che non c’è un guadagno per qualcuno. Dunque se è senza scopo di lucro il file sharing è legittimo, anche perchè gli spagnoli (ma quello anche noi del resto) pagano una tassa su CD e DVD vergini a tale scopo.

Ora però il fatto che Pablo Soto “venda” i suoi programmi e li sottoponga ad una licenza molto stretta che recita che “l’utente ha diritto ad una copia del software per uso personale e una per dispositivi mobili, più una aggiuntiva di backup” e che “qualsiasi altra copia distribuita anche gratuitamente è da considerarsi dunque illegale”, sembra provare lo scopo di lucro. Certo Soto si è appellato alla vecchia massima valida per ogni programmatore che prevede che non si possa in alcun modo essere responsabili dell’uso che gli utilizzatori finali fanno di un software ma forse questa volta la scusa potrebbe non bastare.

Il rischio è di quelli grossi, Promusicae (la FIMI spagnola) chiede infatti un risarcimento di 13 milioni di euro affermando che i software creati da Pablo Soto abbiano fatto concorrenza diretta all’industria fonografica. E non sembra intenzionata ad andare per il sottile. Le prove presentate infatti sono delle più estreme.

Oltre ai file e alle diverse pagine internet consultabili da tutti infatti ci sono anche foto e filmati presi di nascosto nel negozio gestito da Pablo Soto dove esponenti della Promusicae si sono recati sotto copertura con lo scopo di raccogliere prove per incastrare l’accusato. Pablo inoltre non ha mai fatto mistero di aver creato i programmi con in mente lo sfruttamento commerciale, nè nega di averci fatto anche parecchi soldi. Quello che nega è invece ogni intenzione demolitrice nei confronti dell’industria musicale.

Dunque la lingua biforcuta che ha consentito al programmatore di trarre un beneficio economico grazie al diritto d’autore collegato ad un programma utile ad aggirarlo potrebbe infine condannarlo. Una punizione per contrappasso curiosa che in Spagna sarebbe un caso unico, dato l’ordinamento particolarmente permissivo in materia di file sharing, e che l’accusato cerca di scampare come può. Il caso infatti si sta mostrando tanto rilevante da indurre Marti Lafferty della DCIA (Distributed Computing Industry Association) a volare da Wahington fino in Spagna solo per testimoniare a favore del ragazzo, concludendo con un iperbolico: “La Spagna dovrebbe essere fiera di Pablo”.