Siamo il paese che consuma più bottiglie al mondo, ma le vendite ora sono in flessione.
Complice la crisi economica gli italiani (i più grandi consumatori di acqua minerale al mondo) riscoprono l’acqua del rubinetto. E non a caso oltre 1.500 ristoranti hanno aderito alla campagna “Imbrocchiamola” di Legambiente, offrendo nel menù l’acqua del rubinetto. Bere acqua del rubinetto, secondo la campagna “Imbrocchiamola”, è una scelta ecosostenibile che permette di ridurre i consumi di acque minerali, per evitare sprechi di energia e risorse, per diminuire la produzione di rifiuti plastici e abbattere le emissioni di anidride carbonica causate dai camion che trasportano le bottiglie.
Ma l’acqua del rubinetto è davvero sicura rispetto all’acqua minerale? Per Legambiente decisamente sì. Al punto che l’associazione ambientalista ha deciso di fare un esposto alla Procura di Roma dove chiede di far chiarezza sull’articolo “Acqua contaminata da un rubinetto su 4. Ricerca su 50 città in 17 regioni. Dai derivati del cloro ai batteri, le sostanze pericolose”, comparso il 12 maggio scorso sul Corriere della Sera.
Uno studio contestato dell’Università di Napoli
Legambiente ha chiesto alla Procura di Roma di acquisire lo studio condotto dall’Università di Napoli Federico II così da verificare la fondatezza o meno dei dati allarmanti. La ricerca coordinata dal professor Massimiliano Imperato, docente di idrologia e idrogeologia dell’Università di Napoli Federico II e direttore del Centro Europeo di ricerca Acque Minerali (Ceram), aveva lo scopo di esaminare la qualità delle acque che si bevono, ovvero quelle dei rubinetti di abitazioni e quelle minerali imbottigliate in Pet. I risultati, come riportato nell’articolo “indicano elementi di criticità igienico-sanitaria nelle abitazioni, dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti di natura chimica e microbiologica”.
Ma le contaminazioni non emergono
A far dubitare però dei dati pubblicati - scrive nell’esposto Legambiente -sono le informazioni raccolte presso importanti gestori idrici italiani, dai quali non emergono evidenze di contaminazioni fecali nelle acque immesse in rete. Ad esempio nella città di Milano – spiega Legambiente – vengono effettuate circa 28.500 analisi all’anno dai laboratori del gestore del servizio idrico, dall’Asl e dall’Arpa, e in nessun caso è risultata una positività alla presenza di batteri indicanti contaminazione fecale, tanto che la relazione 2008 dell’Asl milanese sulla qualità delle acque monitorate in oltre 500 analisi conclude con l’affermazione “è possibile definire buona la qualità dell’acqua erogata a Milano, con parametri di potabilità non inferiori alle acque minerali”
Nota di Pao – a questo proposito, se ne parla anche qui: http://www.altroconsumo.it/acqua/acqua-potabile-risorsa-preziosa-non-un-problema-s243913.htm
Allarme ingiustificato dell’opinione pubblica
Secondo Legambiente quindi è stata allarmata in maniera ingiustificata l’opinione pubblica. A difendere lo studio è invece Ettore Fortuna, Presidente di Mineracqua, che – pur ammettendo una flessione delle vendite nel 2008 di acqua minerale dell’1,5% – fa notare che tutte le sostanze inquinanti trovate nell’acqua del rubinetto non possono invece essere presenti nelle acque minerali. Fortuna, inoltre, propone un quadro dettagliato dell’acqua minerale. “In Italia – spiega il Presidente di Mineracqua – si imbottigliano circa 12 miliardi e 500 milioni di litri di acqua minerale, di cui un miliardo è esportato con un saldo attivo nella bilancia dei pagamenti che l’Istat certifica in 400 milioni di Euro.
350 etichette presenti sul mercato
Le marche sul mercato – cioè a dire le etichette – sono 350, cosa che qualifica il nostro come il mercato più competitivo al mondo. In altre parole, il consumatore italiano trova al supermercato o al negozio l’acqua minerale con le caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche che preferisce, della Regione o addirittura dell’area che preferisce e con il prezzo a lui più accessibile”. È vero però, ha ammesso lo stesso Fortuna, che “il 2008 si è chiuso con un sell-out (volumi venduti) in flessione dell’1,5%, cosa che, perdurando nella prima parte del 2009, evidenzia le conseguenze che la crisi economica si fa sentire anche sul nostro prodotto, sebbene in misura molto contenuta. Ciò è provato dal fatto che se analizziamo l’1,5% del sell-out notiamo una crescita delle acque cosiddette di primo prezzo a scapito delle cosiddette di marca”.
Acque diverse, disciplinate da leggi diverse
E ha poi specificato come l’acqua del rubinetto e quelle minerali sono due acque diverse – disciplinate da leggi diverse – con origini e caratteristiche diverse. “L’acqua minerale – dice Fortuna - proviene da un giacimento profondo, protetto ed incontaminato; è pura batteriologicamente all’origine; non è soggetta a trattamenti; è imbottigliata all’origine. Inoltre, l’acqua minerale deve avere per legge la costanza delle caratteristiche chimiche: noi usiamo dire che l’acqua minerale è l’impronta digitale della terra”. “L’acqua potabile invece – continua Fortuna – poiché ne abbisognano grandi quantità ha provenienze ed origini diverse, spesso laghi o fiumi. Proprio per questa sua provenienza, l’acqua per essere definita potabile (la legge definisce un’acqua potabile quando essa è “pulita e salubre”) è soggetta a trattamenti di potabilizzazione e di disinfezione. Quest’ultima operazione avviene attraverso derivati del cloro”.
Le deroghe per l’acqua del rubinetto
Infine un’altra differenza tra le due acque è che “l’acqua potabile se non rispetta i limiti fissati dalla legge per alcuni contaminanti, può ricevere dal ministero della Salute la deroga a poter essere distribuita lo stesso. Sono decine e decine le deroghe concesse in particolare sul contaminante Arsenico, che per legge non può superare i 10 microgrammi per litro mentre per deroga è tollerato sino a 50 microgrammi per litro. L’Arsenico è un elemento considerato cancerogeno dallo IARC (International Agency for Research on Cancer). Per l’acqua minerale, invece, nel caso di superamento dei limiti fissati, il ministero della Salute ne sospende il riconoscimento e quindi non può più essere commercializzata”. Secondo un dossier presentato da Legambiente e Altraeconomia a marzo 2009, invece, sono tanti i motivi per cui occorre recuperare la fiducia delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto.
Un italiano su 3 non si fida dell’acqua di casa
Oggi un italiano su 3, si legge nel dossier, non si fida di bere l’acqua che arriva direttamente nella propria casa. Ma cosa porta gli italiani a non fidarsi più dell’acqua che esce direttamente a casa propria? Salvo casi particolari, si spiega nel dossier, di solito opportunamente segnalati dalle autorità competenti, si tratta di un’errata percezione. Infatti l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti, spesso deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua che compriamo al supermercato. Anche il costo ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata e avviato al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo il 19% del totale. Tutto questo si potrebbe evitare riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli da record non invidiabile, e bevendo sempre più l’acqua di rubinetto, con evidenti vantaggi ambientali e con conseguente risparmio e beneficio per l’intera collettività.
Il peso della pubblicità sui consumi
“L’acqua del rubinetto costa molto meno della concorrente industriale, dice Luca Martinelli di Altraeconomia, autore del libro “Piccola guida al consumo critico dell’acqua”. Inoltre, sottolinea Martinelli, “se consumiamo così tanta acqua minerale questo è dovuto anche alla pubblicità. È cambiato infatti il messaggio pubblicitario diffuso dalle aziende che imbottigliano acque minerali che invece di pubblicizzare il prodotto puntano sempre di più al messaggio ambientale del contenitore dell’acqua stessa”.
A New York campagna elettorale sul ritorno alla naturale
Il ritorno al consumo dell’acqua del rubinetto infine in tempi di crisi economica sembra non essere una prerogativa soltanto italiana. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg ha impostato ad esempio gran parte della sua campagna elettorale vincente proprio sull’addio alle minerali. Anche se negli Stati Uniti di acqua minerale se ne beve molta meno che da noi soprattutto per la concorrenza fatta dalle bevande che contengono molto zucchero.
24 Giugno 2009 alle 10:29 |
noi qui abbiamo l’acqua all’arsenico e per di + mezza città è a secco
24 Giugno 2009 alle 10:45 |
Fermo restando che concordo con Ele di Siena circa il fatto che l’acqua dell’acquedotto sia controllata di frequente e che le analisi che ci mandano a casa sono buone o ottime ed in ogni caso nel rispetto dei limiti di legge, fa sensazione sentire in TV che un’intero paese del bresciano è stato intossicato dall’acqua del rubinetto. Oltre 1200 persone con dissenteria, vomito, ecc… Autocisterne che portano l’acqua ai cittadini e la magistratura che ha aperto un fascicolo per “avvelenamento colposo o doloso”, non rammento.. Ora è pur vero che tutti usiamo l’acqua del rubinetto ed anche se fai le analisi ogni due giorni, va da sè che non riesci a limitare i danni sul breve periodo, ma resta il fatto che se è così facile avvelenare l’acqua, il problema è ben grosso…
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Nello specifico, ecco la notizia in presa diretta: http://www.gardaline.it/acqua-acquedotto-inquinata-a-san-felice-del-benaco-16577.html
24 Giugno 2009 alle 11:11 |
[...] Vedi > http://paoblog.wordpress.com/2009/06/22/lacqua-del-rubinetto-rimonta-sulla-minerale-e-un-male/ [...]