Nota di Pao: Roma sicuramente è sporca, me lo conferma anche Francesco che ci vive; Milano sarà meglio, ma i suoi problemi li ha. Resta il fatto che alcune zone sono sporche senza ragione d’esserlo, perchè di fatto ci sono cestini in abbondanza, il servizio di svuotamento è quotidiano, anche in periferia.
Però…però anche il Comune più virtuoso ed attento del mondo, nulla può se sono i cittadini per primi ad essere una massa di incivili. A Milano ci sono alcuni luoghi di raccolta, gestiti dall’Amsa, per la raccolta (gratuita) dei rifiuti speciali. Nonostante questo, capita di vedere la batteria dell’auto oppure i copertoni abbandonati lungo i marciapiedi.
I rifiuti ingombranti sono ritirati davanti a casa, previo appuntamento. Nonostante questo abbiamo televisori lungo le strade e lavatrici nel naviglio, cosa quest’ultima incomprensibile perchè a parte il rischio di multa (basso), è in ogni caso più faticoso portare la lavatrice fino alle sponde del naviglio e buttarla dentro
piuttosto che farla ritirare dal negoziante (obbligo) oppure dall’Amsa (gratis).
D’altro canto nel comune dove abito,abbiamo la raccolta differenziata “porta a porta”, con ben 6 tipologie di rifiuto, nonostante l’Ecocentro dove ritirano (gratis) gli altri rifiuti; abbiamo una percentuale di riciclo pari al 70%, cosa questa che oltre che un assessore attento, un consorzio rifiuti efficiente, richiede la collaborazione fattiva del cittadino. Nonostante questo, nelle campagne ed ai bordi delle strade, abbiamo rifiuti sparsi.
Sembra quasi che l’essere INCIVILE sia nel Dna di parte della popolazione.
Quindi il Comune di Roma (di Milano e di ogni dove) sicuramente ha le sue colpe, ma i suoi primi complici e colpevoli sono quella massa di cittadini che si adegua al malcostume cittadino e contribuisce di suo a sporcare la città.
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di VALERIO MAGRELLI
In una intervista rilasciata tempo fa a Goffredo Buccini per il Corriere della Sera, in occasione del suo primo anniversario da sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha commentato il giro di boa del mandato rivendicando il miglioramento della pulizia stradale e indicando nel lavoro dell’Ama la migliore sorpresa dal suo arrivo.
Per chi vive nella capitale (come per l’intervistatore) si è trattato di un’affermazione piuttosto sorprendente. Al di là del fatto che l’opposizione abbia contestato i dati esposti, fermiamoci a una semplice impressione di abitanti. Negli stessi giorni in cui usciva l’intervista, la rubrica sulla posta dei lettori tenuta dallo stesso Buccini aveva ospitato una lettera che denunciava la presenza di una discarica davanti al prestigioso Auditorium.
In verità, si tratta di fenomeni assai diffusi. La settimana scorsa, per esempio, mi sono imbattuto in un ragazzo che, in pieno centro storico, depositava una busta di immondizia in mezzo alla strada. Interrogato al riguardo, il giovane ha risposto di seguire l’abitudine da anni, come del resto tutti i suoi vicini. Alla luce di tali comportamenti, possiamo valutare la situazione sotto una nuova luce. Forse Alemanno ha ragione, nell’affermare che la gestione dell’Ama sia migliorata.
Il problema, però, ha assunto ormai una portata strutturale, e riguarda i rapporti fra l’azienda e la città. In un mondo dominato dall’imperativo della comunicazione, quello che manca è appunto la comunicazione. Sarebbe necessario prevedere un luogo di raccordo fra utenti e direzione, cercando in qualche modo, se non di assicurare la trasparenza, almeno di ridurre l’opacità.
Perché molti non sanno come e dove depositare i rifiuti? Perché è tanto difficile individuare un interlocutore? Perché sembra impossibile ottenere informazioni puntuali e circostanziate? In una intervista di qualche settimana fa su Magazine, l’economista Pietro Ichino ha tessuto le lodi del comune di Stoccolma, dove basta un clic sul sito per avere risposta a qualsiasi domanda. Sarebbe bello se, al di là dei proclami, riuscissimo a spezzare la storica barriera che, in Italia, separa gli amministratori dagli amministrati.
Fonte: www.corriere.it
29 Giugno 2009 alle 21:55 |
a roma ho visto cose improponibili||
30 Giugno 2009 alle 10:02 |
Concordo sull’analisi introduttiva esposta da Pao.
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Forse la maggiore colpa, forse l’unica in questo caso, di Alemanno è di fare il cosiddetto fascio di ogni filo d’erba nel momento in cui si tratta di stendere un bilancio annuale di ciò che si è fatto (o non fatto) e, ovviamente, dipingere di bello e sereno, positivo e fattivo, ogni cosa.
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I problemi della sporcizia di Roma sono antichi, risiedono sicuramente nella poca attenzione di chi dovrebbe essere il primo a darsi da fare (Ama e Amministrazione Comunale, quella di Alemanno buon ultima); ma sicuramente i primi a dover fare mea culpa siamo noi cittadini con il nostro scarso senso civico.
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È vero, comunque, che – colpa dell’Ama, colpa del Comune, colpa dei cittadini: colpa di tutti – la situazione sporcizia a Roma peggiora a vista d’occhio.
Emblematico, riguardo le comunque lentezze operative dell’Amministrazione Comunale, è il caso della pulizia straordinaria delle sponde cittadine del Tevere rimaste per mesi sporche e invase da buste di plastica e altro genere di immondizia appesa ad alberi e arbusti dopo la piena del fiume del 12-13 dicembre 2008.