Un articolo di Riccardo Meggiato – www.wired.it
Estate, giornata di sole, prato con erbetta dove stendersi ad ammirare il cielo. Poi, magari, ecco che vedi sfrecciare un aliante. Eccolo mentre si alza e abbassa di quota, sfruttando le termiche come gli uccelli (non sai cos’è una “termica”? Poi ti spiego…). Eccolo mentre vira, alla ricerca del percorso migliore. A un certo punto, strizzi gli occhi, e inizi a pensare che è un aliante piccolo piccolo. E che sì, col cavolo che un essere umano, di una qualunque dimensione, riuscirebbe a pilotare quell’affare.
Ti guardi intorno, escludi la presenza di pilotaggio tramite telecomando, sorridi e… ringrazi chi, su Wired.it, ti ha raccontato di Dan Edwards. Prego. Dan è uno studente di ingegneria aerospaziale, alla North Carolina State University, con la passione per il volo. Non un volo qualsiasi, ma autonomo, che lo ha portato a progettare e realizzare un favoloso aliante di tipo UAV. Una sigla che sta per Unmanned Aerial Vehicle, e indica tutti quei veicoli in grado di muoversi senza il controllo umano.
Particolarità di ALOFT, questa la sigla che contraddistingue l’aliante, è di comportarsi come aquile e poiane (non è colpa mia, credimi, è Dan stesso che ha tirato in ballo questo uccello): grazie a un sistema di sensori, e una raffinata intelligenza artificiale, è in grado di analizzare le termiche e calibrare il volo di conseguenza.
Aspetta, scommetto che non sai cos’è una termica. In parole povere, è una colonna d’aria ascensionale, generata dal surriscaldamento della superficie terrestre da parte del sole. Insomma, un po’ quello che ti spiegavano alle elementari: il sole scalda la terra, e di conseguenza l’aria vicina alla superficie, questa si scalda e sale.
Il velivolo funziona benone, ma Dan, da buon ingegnere, ha un obiettivo concreto da raggiungere: battere sia il record di distanza sia quello di “andata e ritorno” per un velivolo non assistito. E questo, in cifre, significa che ALOFT dovrà coprire una distanza di 228,4 chilometri nel primo caso, e di 40 chilometri (con ritorno al punto di partenza), nel secondo.
La caparbietà di Dan è stata già premiata con il secondo record, visto che la sua invenzione ha toccato la bellezza di 48,6 chilometri prima di tornare, da solo, al suo creatore (il suo, preciso). Peccato che il record non sia stato ottenuto ufficialmente e, anche se ampiamente documentato, dovrà essere ripetuto. Seguendo il lavoro di Dan non ti sarà difficile capire che i record sono assolutamente alla portata del suo gioiello, tanto che tutti si aspettano di brindare il tanto atteso momento. Un consiglio: segui la sua storia, fattelo amico, e poi proponigli una scommessa: “scommetto un soggiorno di due settimane a casa tua che riesci a battere i record”. Così si va in vacanza quando c’è crisi.