Via al car pooling: si viaggia con lo sconto

31 agosto 2009

Nota di Pao: In un Paese dove viaggiare nella prima corsia in autostrada è un disonore, essendo stata a suo tempo denominata “la corsia per veicoli lenti”, mi immagino cosa voglia dire transitare in una corsia dedicata, con il simbolo della tartaruga. Piuttosto pagano doppio….

Non perchè abbia una Smart, ma ritengo limitante il fatto che lo sconto non sia applicato anche alle Smart che, con il conducente e passeggero a bordo, di fatto hanno il 100% dei posti occupati.

P.S. E chi usa il Telepass, di fatto è fregato?

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Giornata di debutto per il «car pooling» sull’autostrada dei laghi in Lombardia. Sulla A8/A9 la fase sperimentale del progetto di Autostrade per l’Italia, prima iniziativa del genere in Italia, si protrarrà per tutto il mese di settembre.

Le auto (di classe A e B, esclusi autobus e furgoni) che viaggeranno nei giorni feriali con almeno 4 passeggeri a bordo avranno uno sconto sul pedaggio, il mattino tra le 6.30 e le 9.30 in direzione Milano, e il pomeriggio dalle 17.30 alle 20 in direzione Como e Varese, pagando 0,50 euro anziché 1,30 euro.

Basterà che al casello imbocchino le corsie dedicate, con il simbolo di una tartaruga, e mostrino al casellante il numero degli occupanti. L’iniziativa è stata avviata in contemporanea ai lavori di ampliamento alla terza corsia da Lainate a Como.

Fonte: www.corriere.it


Stop alla vendita delle lampadine da 100 Watt

31 agosto 2009

Dal 1° di settembre via dal commercio, in tutta l’Ue, le classiche lampadine da 100 Watt e quelle smerigliate, di qualunque potenza. I consumatori potranno ancora acquistare i prodotti presenti sul mercato fino al loro esaurimento, poi dovranno comunque adattarsi alla luce più “fredda” delle fluorescenti, oppure convertirsi alle nuove alogene. Che durano di più e fanno risparmiare energia, come dimostrano i nostri test.

Problema energetico
Il provvedimento Ue, in realtà, non specifica la tecnologia da sostituire, ma impone il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C, mentre le lampadine a incandescenza sono tutte classificate nella parte inferiore della scala, come D, E o F.

La seconda fase della messa al bando progressiva scatterà nel settembre 2010, quando cesseranno le forniture ai negozi di lampade inefficienti da 75W. Poi, a settembre del 2011, toccherà a quelle da 60W, e infine, un anno dopo, a tutte le altre (da 40, 25 e 15 Watt).

Alcune eccezioni
Dal settembre 2012, insomma, saranno immesse sul mercato solo lampade di efficienza energetica A, B o C, indipendentemente dalla loro potenza. Vi saranno alcune, limitatissime eccezioni: le lampadine da frigo, da freezer o da forno, quelle usate in neonatologia e quelle per le incubatrici negli allevamenti. La decisione comunitaria prevede poi un’ulteriore tappa nel 2016, quando l’immissione sul mercato cesserà anche per le lampadine di classe C.

Fonte: www.altroconsumo.it


L’Eurabia che verrà

31 agosto 2009

Un articolo di Francesco Esposito – Fonte: Vanity Fair

Una bomba ad orologeria sta trasformando l’Europa. A lanciare l’allarme è stato, all’inizio di agosto, il quotidiano britannico Daily Telegraph, che ha messo in fila i dati più aggiornati sul drammatico calo di fertilità degli europei e sulla crescita dei nuovi nati figli d’immigrati.

Conclusione: entro il 2050, un quinto dell’Europa sarà musulmana. L’«Eurabia» paventata da Oriana Fallaci. I soli a reggere la sfida saranno gli americani, che aumenteranno da 300 a 400 milioni nel 2050. Ma secondo il centro studi inglese Policy Exchange. la crescita dei Paesi in via di sviluppo metterà a dura prova l’apparato militare e diplomatico di Washington, perché «renderà impossibile controllare o stabilizzare perfino Paesi di modeste dimensioni, a meno di un impiego massiccio di uomini», come già insegnano Iraq e Afghanistan. Il rischio, è la conclusione, «è che la demografia sconlìgga la democrazia».

Succederà davvero?
«Il problema», spiega Giancarlo Blangiardo, professore di Demografia all’Università Bicocca di Milano e ricercatore della Fondazione lsmu, «è che l’Europa non ha la capacità di assicura la continuazione di se stessa. L’Italia, per esempio, dal 1978 ha un tasso di fertilità molto al di sotto del livello di ricambio generazionale (2 figli per donna, oggi siamo a 1,4, ndr). Morale: abbiamo bisogno dei flussi migratori».

Ci sveglieremo in «Eurabia»?
«Il rischio c’è. In un sistema democratico, la permanenza su un territorio porta, col tempo, alla capacità di incidere sulle scelte politiche e culturali. È quello che sta succedendo con gli immigrati».

L’Europa come la conosciamo potrebbe scomparire dalla storia? «Io dico che non è fantascienza. Dovremo abituarci a scenari molto diversi da quelli cui siamo abituati. Il resto dipenderà dalla capacità di gestire l’integrazione e governare i flussi».

L’immigrazione continuerà a crescere? «Il tasso di fertilità sta subendo un calo drammatico anche nei Paesi in via di sviluppo, e questo la farà rallentare»

Una buona notizia ..

«Non del tutto. Il calo delle nascite porterà al rapido invecchiamento della popolazione in Paesi senza neppure un abbozzo di welfare. Un’altra bomba innescata».


Superenalotto: chi guadagna e chi perde.

31 agosto 2009

Un articolo di Alessandra d’Angiò – Fonte: Vanity Fair

Sette mesi ed 87 estrazioni dopo l’ultimo sei, un misterioso abitante di Bagnone (Massa Carrara) con una schedina da 2 euro il 22 agosto si è aggiudicato 147,8 milioni di euro, la vincita più alta mai centrata in Italia e la seconda in Europa.

Ma oltre a lui, chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso, in questa febbre da Superenalotto? Sul totale delle giocate, quasi la metà va allo Stato, che dallo gennaio al 20 agosto ha incassato circa 1,092 miliardi di euro, sui 2,213 miliardi investiti dai giocatori. Dove andranno? Lo deciderà l’erario, anche se una parte è già destinata all’Abruzzo che fino al 2011, riceverà 500 milioni di euro all’anno dai proventi del gioco. Tra le regioni, la Sicilia è l’unica che. per legge, trattiene una parte dei suoi incassi: circa il 10% netto.

Alle 28 mila ricevitorie italiane, invece, va l’8% delle giocate, mentre la società concessionaria, la Sisal, incassa una quota fissa del 3,73%. Se il vincitore volesse restare anonimo, a ritirare i soldi potrebbe mandare un notaio. Il costo? Dal 2 al 3% della vincita.

E gli italiani? Solo nelle prime sette estrazioni di agosto hanno speso 400 milioni di euro: in media 23,5 milioni al giorno, rispetto ai 14 milioni di luglio. La giocata media, dall’inizio dell’anno. è di 2.70 euro: Milano è la città dove si gioca di più, con una spesa pro-capite di 79 euro annua (la media nazionale è 49), ma le più fortunate, in 12 anni di storia del Superenalotto, sono state Roma, Napoli e Bologna.

Le chance di vincere? Quelle di fare sei sono 1 su 622 milioni, mentre il «pay out» è del 68%: su 100 euro giocati, in media, se ne recuperano 68; meno rispetto a quello delle slot machine, fissato al 75%.

Attenzione, infine, a non farsi travolgere dalla voglia di vincere: secondo il Cnr oltre 3 milioni di italiani rischiano di sviluppare una dipendenza patologica per il gioco d’azzardo.


Riempirsi le tasche, svuotarsi il cuore

31 agosto 2009

Premessa di Pao: In questo articolo, Corrias mi ha tolto le parole di bocca; proprio l’altro giorno a casa si parlava dell’assoluta illogicità dell’inquinare il territorio in cui si vive e che ci da il reddito. Beninteso, inquinare è sbagliato a prescindere (sia chiaro!!), ma la logica del comportamento descritto supera ogni limite di autolesionismo.

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Un articolo di Pino Corrias – Fonte: Vanity Fair

Piacerebbe calcolare quanti vetri di bottiglia (e tappi) ha nella testa questo tale Carlo De Martino, titolare dei Bagni Tiberio di Capri, sorpreso (e arrestato) di notte dai carabinieri mentre scaricava due quintali di bottiglie rotte giusto al largo dei propri bagni. Non un ribaldo qualunque, di quelli che avvelenano il giardino del vicino, la discarica pubblicamente abusiva, o direttamente la Grotta Azzurra.

Semmai un virtuoso dell’idiozia fai da te, capace di ignorare, oltre all’alfabeto del vivere sociale, il più elementare dei calcoli economici, essendosi organizzato, in compagnia del fido cameriere, l’astuto piano di remare nottetempo al largo dei propri scogli per infliggersi la doppia pena dell’inquinatore e dell’inquinato, del devastatore e del devastato: non rispettando neppure l’acqua e i fondali che. da mezzo secolo gli danno da vivere. La sua vicenda ha fatto scalpore.

Ma a soppesarla per bene, l’impresa masochista di questo eroe del me ne frego, non è poi così stravagante, né tanto estranea ai costumi nazionali. Non si spiegherebbe altrimenti l’alacre fervore con cui i campani hanno trasformato in discarica lo propria regione, avvelenando l’aria, l’acqua e persino le mozzarelle. Né l’ostinazione con cui i liguri hanno assaltato, distrutto e infine cosparso di orrendo calcestruzzo le proprie coste fino a rimanerci soffocati dentro.

L’idea di riempirsi di corsa le tasche e contemporaneamente svuotorsi il cuore di qualunque buon senso civico e ambientale è un vizio comune. Una forma di disamore verso se stessi, lo propria discendenza, lo terra che ci ha accolti. La quale, come la bellezza, è un regalo che prima o poi va restituito


In cucina con Cicerone

31 agosto 2009

Gli ultimi ritrovamenti nella città distrutta dal Vesuvio mostrano che i suoi abitanti erano specialisti nella conservazione degli alimenti, con strumenti e tecniche estremamente moderni.

La ricerca nelle fonti letterarie, nei siti archeologici e in quell’immenso patrimonio della quotidianità romana arrivato fino a noi rappresentato da Pompei e dalle altre città romane seppellite dalla lava del Vesuvio, ha permesso di ricostruire la cucina dell’antica Roma e, addirittura, ricrearne numerose ricette, facendoci scoprire i sapori e i gusti di duemila anni fa.

“La cucina romana era fortemente condizionata dalla stagionalità delle produzioni agricole. Ciò comportava il grosso problema della conservazione degli alimenti”, spiega Annamaria Ciarallo, direttrice del Laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza di Pompei.

“Le soluzioni più impiegate erano l’essiccazione, l’affumicamento, la conservazione sotto miele, nel sale e in aceto. Altro problema cruciale era la cottura con il minor impiego di legna, che era una vera e propria ricchezza da conservare tutto l’anno. Nelle case di Pompei il forno era una risorsa solo per poche famiglie ricchissime; i forni erano tutti pubblici e probabilmente oltre a vendere i propri prodotti cuocevano anche le pietanze di privati. Il metodo di cottura più impiegato nelle case era la brace, sulla quale venivano riscaldati coppi o tegami di coccio”.

[...]

Le tecniche di conservazione e di cucina hanno interessato autori romani come Catone e Varrone, che hanno scritto trattati di agronomia. Lo stesso Cicerone dedica scritti a questi argomenti.

Fonti principali per conoscere le ricette romane sono il De re coquinaria, attribuito a Marco Gavio Apicio, nato nel 25 a.C., la cui opera è una raccolta di ricette di salse e di piatti probabilmente provenienti da vari autori, e il De re rustica di Columella, autore vissuto nel I secolo.

“Proprio Columella”, continua Annamaria Ciarallo, “ci parla della prima volta di recipienti di vetro per contenere le conserve, al posto di quelli di coccio che necessitavano di essere ricoperti di pece per renderli impermeabili all’aria, cosa che modificava i sapori. Negli scavi vesuviani abbiamo trovato numerosi barattoli, molto simili a quelli moderni, con una filettatura sull’imboccatura che consentiva di chiuderli con un pezzo di pelle stretta con un legaccio. In
laboratorio abbiamo riprodotto conserve di cipolle pompeiane seguendo la ricetta di Columella che imponeva due parti di aceto e una di sale. Il risultato è stato strabiliante. Alle analisi microbiologiche il prodotto risultava assolutamente sterile.

L’ambiente acido e salato garantiva perfettamente la conservazione. Certo, il sapore era molto forte, ma Plinio ci dice che il prodotto doveva essere risciacquato prima di mangiarlo. E, poi, la scienza ci offre un altro elemento. L’impiego di conservanti chimici e di antibiotici nell’alimentazione moderna ha modificato la nostra flora batterica, cosa che ci rende un po’ indigesto un piatto che nell’antichità poteva essere mangiato senza creare problemi”.

Tratto dall’articolo di Maurizio Landi, Storica National Geographic, n°6, pp. 106-107

Fonte: www.lifegate.it


Verona,uno scherzo blocca aeroporto

31 agosto 2009

Un gesto incosciente da parte di due ragazzine con delle bombolette di gas urticante ha causato una serie di piccoli malesseri denunciati da passeggeri in partenza dall’aeroporto di Verona. Lo scherzo ha portato alla chiusura ed all’evacuazione per oltre un’ora dell’area, con conseguenti ritardi nel traffico aereo in partenza. Le due ragazze, di 17 e 16 anni, nel frattempo partite, sono state bloccate a Cagliari e denunciate.

Nei loro confronti è scattata una denuncia per lesioni colpose e procurato allarme. Tutto è successo nel primo pomeriggio. Alcune decine di persone, che erano in attesa ai check in per gli imbarchi, hanno dato segno di avere difficoltà respiratorie; analoga situazione, è stata registrata poco dopo nel piano superiore dell’area partenze dello scalo veronese.

Immediato l’intervento della Polaria, assieme al personale dell’aeroporto, che hanno fatto uscire all’aria aperta a titolo precauzionale le centinaia di persone presenti. Sono quindi intervenuti i vigili del fuoco per le analisi dell’aria ma senza riscontrare alcuna anomalia. Nel frattempo, dalle testimonianze raccolte dagli agenti è emerso che molti avevano visto due ragazzine girare per gli spazi riservati alle partenze dell’aeroporto spruzzando del gas da delle bombolette.

I filmati hanno confermato queste circostanze, mentre è stato accertato che le due erano già partite per Cagliari. Una telefonata e al loro arrivo ad attenderle c’era la Polaria per chiedere spiegazioni sul loro gesto.

www.tgcom.it


Cremona, fuga di gas maleodorante

31 agosto 2009

Mea culpa della Tamoil dopo le forti proteste dei bagnanti delle società canottieri, situate lungo il Po e altre zone di Cremona, infastiditi nei giorni scorsi durante la balneazione da un odore sgradevole di idrocarburi. Dopo la diffida del sindaco Oreste Perri e l’intervento del magistrato Cinzia Piccioni, la società petrolifera assicura che si è trattato di un caso isolato di fuoriuscita di idrocarburi in uno dei pozzi a tetto galleggiante.

Con un comunicato stampa la Tamoil spiega quanto accaduto: durante le operazioni di manutenzione, che proseguiranno per oltre un mese, idrocarburi sono fuoriusciti in uno dei pozzi a tetto galleggiante. Dal ristagno si sono alzati i vapori che hanno prodotto l’odore nauseabondo che ha raggiunto la società canottieri Bissolati e la zona circostante.

La società petrolifera assicura che si è trattato di un episodio isolato, di cui si dichiara dispiaciuta e sul quale sono in corso le indagini interne di controllo, oltre alla messa in sicurezza del serbatoio che ha provocato il problema.

www.tgcom.it



Olio usato da non buttare

31 agosto 2009

Molto spesso inquiniamo senza rendercene conto: quante volte abbiamo scaricato l’olio avanzato dalla frittura in un lavandino o abbiamo deciso di cambiare l’olio al nostro motore, spargendo quello usato sul terreno. Facendo così, abbiamo causato gravi danni alll’ambiente, basti pensare che 4 chili di olio motore usato inquinano un’area grande come 6 piscine.

Come fare per smaltire
Eppure smaltire l’olio usato è facile. Basta telefonare all’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nella propria città e chiedere informazioni. Altri dati utili si trovano sui siti dei due consorzi che si occupano del riciclo degli oli alimentari (Conoe, consorzioconoe.it) e di quello motore (Coou, coou.it).

Una nuova vita per l’olio
Dal riciclo di questi oli si possono avere nuovi prodotti utili. Dall’olio motore esausto è possibile ottenere nuovo olio motore (spesso di qualità superiore), mentre da quello alimentare si ottengono sapone, olio lubrificante vegetale, grasso per concia, biocarburanti.

Fonte: www.altroconsumo.it


Rientro nelle città (con limite a 30 all’ora)

31 agosto 2009

Nota di Pao: La sicurezza stradale rientra da sempre nelle mie priorità, tuttavia sarebbe il caso di essere realisti; un limite a 30 kmh in città, è ingestibile.Vi sono pochissime vie, per quanto ne so, che a Milano hanno il limite a 30 kmh, ma lo si riesce faticosamente a rispettare solo perchè vi sono dossi (anche troppo alti!) a la carreggiata è stata ristretta in maniera esagerata da marciapiedi imponenti, larghissimi, al punto che è sufficiente un ciclista che, giustamente, percorre la strada alla sua velocità, per creare file di auto a passo d’uomo (o di ciclista ;-) ) gettando le basi per un ingorgo. Sempre sperando che non vi sia poi il solito pirla che cerca di passare ad ogni costo creando situazioni pericolose.

A prescindere da ciò vorrei vedere un camion dei VV.FF. transitare in velocità in queste vie; ho i miei dubbi che ci possa passare.

La scorsa settimana sono andato ad Ascona (Svizzera) ed una via aveva il limite dei 20 kmh con controllo radar (non so se poi ci fosse realmente o che…); bè in auto è stato faticoso rispettare un limite così basso. Vero è che è stato più facile farlo lì, con gli automobilisti svizzeri che non mi strombazzavano, ed evitavano di mandarmi affanc’ come succede abitualmente qua, quando guidi nei limiti.

In ogni caso, essendo abituato ad usare il buonsenso, va da sè che il limite può anche essere di 130 kmh, ma se le condizioni del traffico richiedono una velocità più bassa, io mi adeguo, senza che obbligatoriamente qualcuno mi dica devi guidare più piano. Ma sappiamo che nel Belpaese il buonsenso, la civiltà ed il rispetto dell’altro, sono latitanti da anni. Tuttavia sarebbe il caso di educare gli incivili, piuttosto che porre limiti sempre più stretti agli altri complicando non poco la loro guida.

Sebbene il limite di 30 kmh in centro non mi riguardi, visto che quando devo andare in centro parcheggio ai confini e poi mi muovo a piedi,  resto dell’idea che sia una cosa ingestibile, interessante forse  sulla carta, ma siamo in Italia e già percorrere le strade cittadine a 50 kmh (!) crea spesso situazioni di rischio per chi vorrebbe rispettare il limite. Basti pensare al solo fermarsi al giallo del semaforo, che sia controllato o meno dal T-red.

Ed ogni mattina, transitando in Viale Marche, all’incrocio con semaforo controllato da T-red, mi aumenta il battito cardiaco, causa i deficienti che arrivano in velocità (nonostante il giallo ed il cartello che segnala il T-red) e che minacciano il tamponamento. Beninteso, io del T-red in questione me ne faccio un baffo, il giallo è forse un pò corto, forse, tuttavia ho imparato a regolarmi sul giallo pedonale, che scatta in anticipo. Ma proprio stamani, l’auto davanti a me è stata quasi tamponata da uno scooter che non ha rallentato al giallo, anzi…

E non dimentichiamoci che chi ci obbliga ad andare alla X velocità, poi è lo stesso che sulla sua bella auto di servizio con lampeggiante blu, non rispetta nulla e nessuno.

Vedi il Post (e link inclusi): http://paoblog.wordpress.com/2009/07/15/controllati-e-controllori/

°°°

L’Elogio della lentezza passa dalle pagine dei romanzi alle delibere dei Co­muni. Slow traffic . Traffico, lento, dolce, sapiente. Sembra lo slogan di un filosofia new age. È la nuova tendenza irresi­stibile di tante grandi città ita­liane. Gli automobilisti che rientrano dalle vacanze si tro­veranno di fronte a una bella sorpresa: fette di città con il li­mite di velocità fissato a 30 chilometri orari. In centro, fuo­ri dal centro, nelle aree resi­denziali, nelle zone a traffico li­mitato, davanti alle scuole, da­vanti agli ospedali. C’è un’uni­ca città che resiste come un ba­luardo: Firenze. Ci hanno pro­vato negli anni ’80: i fiorentini hanno fatto cadere la giunta.

Federalismo stradale. Quel­lo che permette ai Comuni di abbassare con un tratto di pen­na la velocità da 50 a 30 chilo­metri l’ora. Non per un ghiri­bizzo. Per un problema di sicu­rezza e di tutela delle utenze «deboli»: pedoni, ciclisti, mo­torini. Ci prova la Capitale. Il li­mite, come raccon­ta l’assessore al Traffico, Sergio Marchi, riguarderà le vie perpendicola­ri al Lungotevere, tra corso Rinasci­mento e corso Vit­torio Emanuele, le traverse del Triden­te e le trasversali di via del Ba­buino e via Ripetta. Un limite che riguarderà anche i quartie­ri della movida dove il tasso al­colico fa premere sull’accelera­tore: Testaccio e Trastevere. Detto in altri termini: in mez­zo centro storico si dovrà an­dare a 30 all’ora.«Partiamo dal centro — conclude Marchi — ma intendiamo estendere il limite anche in periferia».

Roma non è l’antesignana. Ab illo tempore , fu Cattolica, la grande pioniera della «roton­da ». A metà degli anni ’90, con più di 200 interventi tra incro­ci rialzati, zone di accumulo e, appunto, rotonde, eliminò del tutto i semafori e dimezzò gli incidenti stradali. Ma le cosid­dette «Zone 30» sono un’eredi­tà straniera. Chambery, in Francia, considerata la città «più amica dei pedoni». Zuri­go, in Svizzera, con 122 zone 30. Gratz, in Austria, che ha istituito il limite dei 30 in tutte le città.

E Milano? Torino? Bologna? Verona? Padova? Non stanno con le mani in mano. Le «Zone 30» sono delle vecchie cono­scenze. O quantomeno sono al­lo studio. Prendiamo il capo­luogo lombardo. «Zone 30» esistono già come intorno al­l’Arco della Pace. Ma l’intenzio­ne è quella di andare avanti con quelle che l’assessore del­la giunta di Letizia Moratti, Edoardo Croci, chiama aree re­sidenziali. «Oltre alle aree com­pletamente pedonali che ab­biamo intenzione di allargare nelle zone storiche e dello shopping, oltre alle zone a traf­fico limitato, stiamo lavoran­do alle aree residenziali e crea­re le condizioni per cui chi non ci abita non ci passa». Zo­ne con vocazione residenziale, appunto. Quindi non riguarde­rà il centro. La sperimentazio­ne potrebbe riguardare tutta l’area limitrofa a quel grande asse commerciale che è Corso Buenos Aires.

Torino ha già dato. Una por­zione del quartiere di Santa Ri­ta è rigorosamente «Zona 30». «E ci sono altre circoscrizioni che stanno lavorando per spe­rimentare la zona a velocità li­mitata. Un quartiere periferico e uno vicino al centro» spiega l’assessore di Sergio Chiampa­rino, Maria Grazia Sestero. «Ma facendo precedere la spe­rimentazione da un lungo con­fronto con tutti: dai cittadini, ai commercianti». Bologna, in­vece, potrebbe essere in dirit­tura d’arrivo. Tra quindici gior­ni l’assessore Simonetta Salie­ra incontrerà i quartieri per di­scutere il Piano Zona 30. «Può darsi che al termine di questo screening si arrivi a stabilire per alcuni punti sensibili e cri­tici per la sicurezza, il limite dei 30 all’ora. Ma non in cen­tro » .

Il Nord-Est è più avanti. «In tutta la zona a traffico limitato del centro storico — attacca il sindaco di Verona, Flavio Tosi — il limite è di 30 chilometri all’ora. Oltre al centro, anche qualche strada interquartiere. Funziona, ha dato buoni risul­tati e se ci fossero altre richie­ste estenderemo le zone». Ma Tosi vuole dare un consiglio al sindaco Alemanno: «Oltre ai cartelli, ci metta anche le pattu­glie dei vigili con l’Autove­lox ». Anche Padova conta esperienze d’antan: «Il centro storico è tutto pedonale — at­tacca il sindaco di Padova, Fla­vio Zanonato — e nella Ztl che lo circonda vige il limite dei 30. Abbiamo intenzione di estenderlo ad altri quartieri».

Firenze resiste, resiste, resi­ste. «Non pensiamo di inserire ulteriori limitazioni alla veloci­tà nel centro storico» spiega l’assessore della giunta Renzi, Massimo Mattei. L’ultima vol­ta ci provò un urbanista tede­sco consulente del Comune. Il giorno dopo i giornali fiorenti­ni regalarono un adesivo con scritto: «30 km? No grazie». Dopo poco tempo, cadde la giunta. Meglio non rischiare.

Lilli Garrone – Maurizio Giannattasio

Fonte: www.corriere.it


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