Di Giovanni Floris, Mercedes Vela Cossìo, Federico Ferrazza e Giulio Valesin – Fonte: www.wired.it
Storie di Federico Ferrazza
Ricerche di Giulio Valesini e Mercedes Vela Cossìo
Come ci insegnavano le maestre? Se si è combinato un pastrocchio l’unica cosa da fare è mantenere la calma e ricominciare da capo. Piano piano, passetto dopo passo, ripartendo dall’inizio. Riproviamoci allora, perché il pastrocchio è la Scuola italiana, condannata dagli errori di tutti noi a perdere ruolo, status e funzione anno dopo anno, mese dopo mese.
Durante l’ultimo anno scolastico molto si è discusso, poco è cambiato. Il governo ha fatto quello che fanno sempre i governi, intrecciando pochi elementi di riforma con decisi ridimensionamenti della spesa; e l’opposizione ha fatto quello fa sempre l’opposizione, cavalcando e sostenendo “a prescindere” i movimenti di contestazione studentesca.
Anche i movimenti studenteschi hanno ripetuto il copione di sempre: partono con ragioni valide, raggiungono un picco di partecipazione, si riducono presto nelle mani di pochi professionisti del campo che fanno perdere al tutto autorevolezza e consensi.
Per rimettere in piedi il nostro sistema servono due cose: copiare le esperienze che funzionano e trovare i soldi per farlo. Le prime le racconteremo in queste pagine, i secondi esistono, ma bisogna saperli trovare. Siamo un paese dal futuro ipotecato, che per ogni euro speso per l’istruzione ne versa 7 al debito pubblico: un euro regalato al futuro, 7 immolati a un passato di sperperi. Ciò nonostante uno stato deve trovare le risorse per investire nel proprio futuro, altrimenti è uno stato che non ha fiducia in se stesso e nei propri cittadini. E allora buon anno scolastico a tutti. Con l’augurio che sia l’anno in cui siamo tornati a credere in noi stessi e nella nostra cultura.
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