“L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti

Nota di Pao: Pubblico una parte dell’articolo dedicato al film L’uomo che verrà che racconta la strage di Marzabotto, attraverso gli occhi di una bambina di 8 anni. Nell’articolo, leggibile integralmente cliccando il link in calce, è stata inserita anche una piccola nota polemica intercorsa fra il regista e Del Noce. Non dubito che sia il caso di rendere partecipi i lettori di fatti contingenti, tuttavia credo sia possibile scrivere qui del film e là di eventuali polemiche, spesso con valenza politica e talvolta pure pretestuose.

E’ un film importante, che racconta una vicenda drammatica accaduta in un periodo storico altretando drammatico. Pensiamo a questo e lasciamo da parte ciò che non c’entra. In un periodo come quello attuale, particolarmente avvelenato dal clima politico, va a finire che si eprde di vista il film per pensare alle polemiche.

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Era uno dei film più attesi del festival “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, applaudito alla proiezione stampa: ci si aspettava che lo prendesse il Festival di Venezia, ma il regista de “Il vento fa il suo giro” ha preferito anziché aprire la sezioni “Orizzonti al Lido”, venire in concorso a Roma. Racconta, attraverso gli occhi della piccola Martina di otto anni quel che successe nella zona di Monte Sole tra il 29 settembre e il 5 ottobre del ’44: il più grande massacro nazifascista dell’Europa occidentale, l’eccidio di 770 civili tra i borghi di Grizzana Morandi, Monzuno e Marzabotto.

Diritti parla del suo film: «L’ho fatto perché ho una piccola ambizione, perché un giorno, magari tra 500 anni, la guerra sia guardata come il cannibalismo, qualcosa atroce che non si fa più». Bolognese, Diritti ha scelto di girare “L’uomo che verrà”, protagonisti Maya Sansa (che ha ricevuto qui il Premio Rossellini), Alba Rorhwacher, Claudio Casadio, Stefano Bicocchi e la piccola Greta Zuccheri Montanari, in un dialetto quasi scomparso, il bolognese antico.

«Ci siamo accorti che l’accento bolognese nel cinema fa venire in mente certe commedie anni ’70. Il dialetto così aiuta lo spettatore a calarsi nell’atmosfera del film e nella dimensione di un mondo altro, lontano nel tempo». Ha trovato un insegnante per i suoi attori, ha cercato di farsi raccontare dai sopravvissuti il più possibile. Al centro del film c’è una famiglia inventata, una specie di summa di tante persone vissute e morte su quei monti.

«I racconti dei sopravvissuti, sono stati fondamentali, non solo per la vicenda umana, ma soprattutto per la dimensione emotiva. Hanno rivissuto un percorso di sofferenza, iniziata in quei giorni e mai finita. Ci sono persone che hanno perso 13, 14 familiari e sono rimasti con il senso di colpa di esserci ancora».

Non è un film storico, ci tiene a sottolineare, anche se racconta una vicenda di cui si occupano i libri. «Mi interessava l’aspetto umano. Anche nel rappresentare i tedeschi ho cercato di evitare gli stereotipi. La guerra porta le persone a modificarsi, a fare cose che non ti aspetti. Dopodiché c’è una verità storica, è indubbio che la vicenda di Monte Sole sia uno sterminio mostruoso di civili. Forse è vero che i partigiani erano sprovveduti, ma altrettanto vero che erano praticamente disarmati, nessuno si poteva immaginare che i tedeschi avrebbero fatto quello che hanno fatto. I revisionismi mi danno fastidio, se c’è una colpa dei partigiani in questa vicenda era non sapere cosa fare».

PROCESSO – Ma per chi vuole sapere cosa s’è successo Diritti rimanda al processo per la strage. Si è concluso due anni fa, con dieci ergastoli in contumacia e sette assoluzioni per non aver commesso il fatto.

La verità giudiziaria è chiusa lì. Quella umana sta scritta nella faccia di Martina, la piccola Greta Zuccheri Montanari che per tutto il film non parla, scioccata dalla morte avvenuta ani prima del fratellino. L’incontro stampa è l’occasione per parlare: «Quando ho saputo che nel film non parlavo mi è sembrato non normale. Qualche volta mi veniva da parlare, dire qualcosa, non potevo.. Alla fine però ho cantato perché volevo esprimere la solitudine. Per ricordarmi per farmi ritornare i pensieri, mi metto a cantare». Il film uscirà il 29 gennaio.

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Nota integrativa per i più giovani:

http://www.comune.marzabotto.bo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=993

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Lettura integrale dell’articolo qui > http://cinema-tv.corriere.it/cinema/speciali/2009/roma-film-festival/notizie/diritti_luomo_che_verra_3dcfa1c6-be46-11de-9bc2-00144f02aabc.shtml

2 risposte a “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti

  1. simonetta scrive:

    mando ancora il messaggio anche se precedentemente mi e’ stato rifiutato.
    e’ un bellissimo film delicato e forte insieme e chiedo se puo’ essere visto da una bambina di 13 anni.
    grazie.
    Simonetta

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