«Manderò un legale per firmare il contratto». Così, lunedì scorso, Piero Marrazzo aveva chiuso la telefonata con la titolare dell’agenzia Photomasi che aveva in esclusiva il suo filmato insieme ad un transessuale. L’appuntamento era stato fissato per le 20 di mercoledì nello studio dell’avvocato milanese Marco Eller Vainicher da una persona che il giorno dopo aveva telefonato a nome di Marrazzo per confermare. A bloccare tutto è stato il blitz dei carabinieri del Ros che hanno deciso di intervenire per evitare la distruzione della prova del reato commesso dai loro colleghi, accusati di aver ricattato lo stesso Marrazzo.
Quello stesso mercoledì il presidente della Regione Lazio è stato convocato dai pm romani. Ha raccontato di essere stato avvisato da Silvio Berlusconi dell’esistenza del filmato, ma nulla ha detto dei suoi tentativi di farlo sparire dalla circolazione, omettendo anche il nome della persona che ha confermato per suo conto l’appuntamento.
Che cosa voleva nascondere? Aveva sollecitato altre garanzie alla società? In un’intervista che sarà pubblicata dal settimanale Oggi Carmen Masi racconta i contatti con il governatore specificando che la sua telefonata «mi fu preannunciata da un giornalista della Mondadori».
Si sa che il contratto doveva prevedere la vendita in esclusiva per ottenere la certezza che da quel momento nessuno avrebbe mai più avuto nella disponibilità il video. Ma questo non spiega comunque l’atteggiamento del governatore e la sua scelta di non denunciare quanto stava accadendo. Come poteva essere sicuro che qualcuno non ne possedesse altre copie?
E soprattutto, dopo essere stato ricattato dai carabinieri, chi avrebbe potuto garantirgli che non ci fossero in giro fotografie o altro materiale compromettente? Del resto sapeva bene che i militari del Trionfale avevano in mano tre assegni da lui firmati — uno da 10.000 euro e due da 5.000 — che aveva staccato quando fu sorpreso in casa con la transessuale. E questo avrebbe dovuto fornirgli la consapevolezza che non poteva bastare l’acquisto del filmato per avere la certezza di essere al riparo da ulteriori conseguenze.
L’agenzia aveva comunicato ad Antonio Tamburrino — uno dei carabinieri poi arrestati, accusato soltanto di ricettazione — che si trattava di una cifra troppo elevata. «Il mio cliente — chiarisce il difensore Mario Griffo — si era fatto portavoce della richiesta dei suoi colleghi, ma è in grado di dimostrare di non avere alcuna consapevolezza che si trattasse di materiale di provenienza illecita», motivo che giustificherebbe una richiesta tanto esosa.
«Al telefono con Marrazzo non si parlò di cifre », racconta Carmen Masi a Oggi non confermando così che il prezzo pattuito potesse essere di circa 90.000 euro. Si sa che il governatore contattò la donna da un telefono cellulare, si qualificò e aggiunse: «So che lei ha qualcosa che mi riguarda». Poi comunicò la sua intenzione di affidarsi a un legale per cercare di chiudere al più presto la partita, nonostante fosse ancora aperta quella con i carabinieri che lo ricattavano.
Quanti soldi aveva consegnato loro? Ai magistrati Marrazzo non ha mai parlato di soldi versati in contanti. Ma gli investigatori sospettano che i 5.000 euro fossero una delle tranche pattuite per comprare il silenzio dei carabinieri anche se lui dice che loro glieli hanno rubati.
Fonte: www.corriere.it