Giochi e scommesse terza industria del Paese

“Non è solo un gioco, ma una vera e propria industria”: così Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, presenta il Rapporto di ricerca in materia di lotterie, gratta e vinci, scommesse e affini.

Oltre 700 pagine di dati e analisi raccolti nel volume “L’Italia in gioco”, Percorsi e numeri dell’industria della fortuna, presentato oggi a Roma a Palazzo Marini.

Una ricerca che mette in luce numeri da brivido, perchè il mercato complessivo dei giochi, in Italia, coinvolge 35 milioni di italiani. E conta una spesa, negli ultimi 6 anni, pari a 194 miliardi di euro. Cifre che non lasciano spazio a equivoci: “Si può considerare come la seconda o la terza industria del Paese”, spiega il presidente Eurispes.

Trend in crescita: nel 2010 la raccolta arriverà al 3,7% del Pil. Ed il trend è in crescita, non solo negli ultimi 6 anni. I primi nove mesi del 2009 hanno superato i 39 miliardi di euro, con una crescita del 14,4% rispetto agli stessi mesi del 2008.

Il 2010, guardando al futuro, non sarà da meno, con una raccolta stimata in 58 miliardi. Una cifra che corrisponde, per capirci, al 3,7% del Pil.

“Si tratta di un vero e proprio giacimento, peraltro destinato a crescere”: commenta Giorgio Benvenuto, presidente della fondazione Unigioco, l’associazione senza scopo di lucro costituita per approfondire la comprensione del fenomeno del gioco lecito.

In ribasso ippica e bingo, su Superenalotto e pocker on line
Il mercato, comunque, è diversificato. E non tutti i giochi presentano il segno “più”.
Perdono guadagni le scommesse ippiche (-16%), il bingo (-13,9%), e il lotto (-4,5%); mentre crescono il Superenalotto (+77,1%), le lotterie (+3,8%), e le scommesse on line, con il pocker giocato al pc che spopola.

Il fisco ringrazia, e i cittadini?
Il fisco, chiarisce l’Eurispes nel suo Rapporto, naturalmente ringrazia. Perché le entrate erariali sono cresciute dal 2003 al 2008 di ben il 121%, passando da 3,5 miliardi di euro a 7,7 miliardi.
E i cittadini? Riescono a controllare la propria “febbre da gioco”, oppure investono nella fortuna più di quanto si possono permettere?

L’8,9% chiede soldi in prestito per giocare
Secondo l’indagine l’8,9% degli intervistati rivela di aver chiesto soldi in prestito per giocare. “Ed è innegabile che la crisi economica dell’ultimo periodo ha contribuito alla crescita del mercato”, spiega a Il Salvagente.it il presidente Eurispes.

A rischio il 9,7% degli adolescenti, Fara: in rete più difficile il controllo
L’incremento dei giochi on line vede poi centrale il target dei giocatori più giovani.
E in generale sono giovanissimi coloro che iniziano a tentare la fortuna: il 39% degli italiani ha investito per la prima volta soldi nel gioco tra i 18 e i 25 anni; mentre il 38,4% lo ha fatto tra i 13 e i 17 anni.

E i problemi? In età adolescenziale – rivela l’Eurispes – il 5,1% ha un rapporto patologico con il gioco, mentre “a rischio” è il 9,7%.

“I giochi in rete avrebbero bisogno di una maggiore controllo”, commenta Gian Maria Fara, evidenziando “le difficoltà di verifiche di ciò che circola in internet, particolarmente soggetto a derive irregolari o illegali”.

Benevenuto: “Serve più trasparenza”

Inevitabile non citare il fenomeno del momento targato Sisal, “Win for life”. Nel corso della presentazione del rapporto viene riportato come esempio vincente, ma si evidenziano anche i problemi con l’Antitrust. Come i nostri lettori sanno bene, infatti, i 4 mila euro al mese di montepremi si dividono in base al numero dei vincitori, aspetto sul quale la pubblicità non sembra abbastanza chiara.

Giorgio Benvenuto, presidente della fondazione Unigioco, non nasconde che in tema di tutela per i cittadini andrebbe fatto di più: “Il settore manca ancora di trasparenza. Sono pochi i giocatori, ad esempio, che conoscono le probabilità di vittoria di un gioco, generalmente l’unica informazione di cui dispongono è la cifra legata al montepremi”.

La buona notizia è che i giochi sono diventati “più generosi”: rispetto agli anni precedenti – sottolinea Benvenuto – il 68% delle giocate ritorna ai giocatori. Ma il meccanismo è davvero diventato “più buono”, oppure serve per far rigiocare e reinvestire di più le vincite ‘”conquistate”?

Fonte: www.ilsalvagente.it

2 risposte a Giochi e scommesse terza industria del Paese

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