Computer da buttare

31 gennaio 2010

Un computer, lo abbiamo visto, può durare molto più di quello che pensiamo, anzi può addirittura avere una seconda vita. Ma se proprio è arrivato a fine corsa e va buttato, diventa un rifiuto potenzialmente pericoloso che, al pari degli altri rifiuti tecnologici (i Raee) come tv ed elettrodomestici, deve essere smaltito in maniera differenziata.

Il motivo è chiaro: la messa in discarica, l’incenerimento o l’abbandono nell’ambiente di queste macchine può rilasciare nell’ambiente sostanze altamente nocive, come diossine, Pcb, Cfc, mercurio, cromo esavalente, piombo e cadmio.

In Italia però la maggior parte dei rifiuti tecnologici non arriva mai ai centri di raccolta differenziata (Cdr) come dovrebbe. “L’obiettivo europeo per ogni italiano, in base alla produzione di rifiuti stimata, è di 4kg di Raee a testa. Finora siamo tra gli 1,7 e gli 1,8”, spiega con amarezza Maria Letizia Nepi, vicesegretaria di Fise-Unire (Unione imprese di recupero).

Troppi rifiuti pericolosi dunque non arrivano mai ai centri di raccolta. Vuoi per l’insensibilità dei cittadini, vuoi perché i Cdr non sono sempre comodi da raggiungere e spesso neppure ci sono sul territorio. L’indagine condotta la scorsa primavera da Greenpeace sulla raccolta dei rifiuti elettronici (da cui è nato il dossier “Hi Tox”) ha dimostrato che, su 60 centri di raccolta, ben 11 esistevano solo sulla carta.

In futuro potrebbe essere più facile smaltire correttamente il vecchio pc. Sarebbe infatti finalmente in dirittura d’arrivo (ma, visto che non c’è ancora stata la pubblicazione, nulla è certo, ci spiega la Nepi) il decreto Semplificazioni, atteso già dal febbraio 2008.

È quello che – semplificando le autorizzazioni necessarie perché i negozi possano stoccare rifiuti tecnologici – farà sì che al momento dell’acquisto di un nuovo pc (o di altro elettrodomestico) il rivenditore sia obbligato a riprendersi quello da eliminare.

Anche una volta arrivati nei Cdr, però, non è detto che i Raee siano al sicuro. Secondo il dossier di Greenpeace, infatti, solo il 20% dei Cdr ispezionati risultava in regola con i requisiti previsti dalla normativa, il 40% non li rispettava in parte e l’altro 40% per nulla.

Un capitolo con qualche ombra inquietante riguarda la fase a valle dei centri di raccolta, ossia il riciclaggio vero e proprio. Le tecniche affinate e i nuovi materiali permettono di riciclare sempre di più e meglio, ma non sempre tutto avviene correttamente. Lo dimostrano i traffici di Raee seguiti da Greenpeace dall’Europa verso paesi come Ghana e Nigeria dove vengono trattati senza le dovute precauzioni per i lavoratori e l’ambiente. Insomma, la sola cosa certa è che meno rifiuti tecnologici produciamo meglio è.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it

Articoli correlati:

http://paoblog.wordpress.com/2009/01/29/dove-finiscono-i-rifiuti-elettronici-guarda-il-video/

http://paoblog.wordpress.com/2009/09/19/guida-pratica-al-%e2%80%9ccome-fare-a%e2%80%9d/


Guerrilla gardening ovvero…

31 gennaio 2010

Ogni mattina Milano si sveglia, e a dargli il buongiorno si trova una nuova aiuola che sembra un giardino botanico. Gli autori? Michele e Andrea , gli inventori della variante italiana del Guerrilla Gardening.

Giardinieri di professione, i nostri due amici la sera continuano il loro lavoro, ma senza guadagnare una lira e rischiando anche qualche bella multa. Perché il guerrilla gardening, ad essere rigidi, è illegale. Cosa che però non ferma gli aspiranti giardinieri clandestini. E infatti gruppi nascono ovunque, da Torino a Pisa. E ogni volta sono sempre Andrea e Michele ad insegnare come fare.

Per vedere la puntata di Report > http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-33e8c4c7-8e18-4ee2-8afe-6ac4de23728a.html?p=0

Versione solo testo > http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1087203,00.html

Articolo correlato: http://paoblog.wordpress.com/2009/04/28/blitz-verdi-chi-la-pianta-la-vince/



Dove andare nel 2010/Los Angeles

31 gennaio 2010

…secondo il New York Times …

La Città degli Angeli ha pochi spazi d’avanguardia culturale, sostengono i turisti americani. Ma a ben guardare a Los Angeles la vita artistica c’è, eccome. Lo scorso ottobre la galleria Culver City Blum & Poe (www.blumandpoe.com) ha inaugurato un nuovo spazio di 21.000 metri quadrati, e a luglio il veterano gallerista Thomas Solomon (www.thomassolomongallery.com) ha aperto nel quartiere di Chinatown.

Nel 2010 sono previsti altri opening: il Los Angeles County Museum of Art (www.lacma.org) cresce grazie al progetto di ampliamento firmato da Renzo Piano e il Museum of Contemporary Art (www.moca.org) festeggia il 30° compleanno con un’esposizione di oltre 500 opere della sua imponente collezione di arte del dopoguerra.


Megamulta USA per file sharing, storia infinita

31 gennaio 2010

di Paolo Attivissimo

Ricordate il caso di Jammie Thomas, la donna del Minnesota che nel 2007 fu al centro del primo processo per pirateria musicale tenuto negli Stati Uniti di fronte a una giuria? All’epoca ci fu molto clamore intorno alla megamulta di 222.000 dollari inflitta per aver condiviso su Internet ventiquattro canzoni. Una cifra stabilita per legge. La giuria arrivò alla decisione dopo ben cinque minuti di riflessione.

Da allora la lite legale è andata avanti con sviluppi decisamente inattesi: nel giugno del 2009 si è tenuto un secondo processo a carico della Thomas, dopo che il primo era stato invalidato da un errore procedurale. Ma alla signora non è andata molto bene: la giuria l’ha trovata colpevole di violazione del diritto d’autore e le ha irrogato una pena di quasi due milioni di dollari, pari a 80.000 dollari per ogni canzone. Poteva andarle anche peggio, perché la legge avrebbe consentito anche un ammontare quasi doppio.

Ma Jammie Thomas ha contestato che la sanzione era talmente sproporzionata rispetto ai danni reali da essere incostituzionale, e il giudice ha accolto l’obiezione, riducendo l’importo a 54.000 dollari, definendo i due milioni iniziali come “mostruosi e scioccanti”. La casa discografica Capitol Records, controparte nella causa, ha offerto di patteggiare un importo di 25.000 dollari. Pagabili in comode rate e da devolvere in beneficenza.

Niente da fare: le ultime notizie sono che la Thomas ha rifiutato quest’ultima proposta e si va quindi verso un terzo processo, per la semplice ragione che la signora non è in grado di pagare nessuna cifra (l’avvocato la difende gratuitamente).

La reazione dell’opinione pubblica alla vicenda è stata molto deleteria per le case discografiche e per la loro associazione, la RIAA, nonostante sia stato dimostrato che la Thomas ha effettivamente violato il diritto d’autore. La RIAA non può mollare, perché questo costituirebbe un precedente che consentirebbe ai giudici di cambiare a piacimento l’ammontare delle sanzioni in altri processi analoghi. E allora si va avanti. Quanti sono i processi analoghi in corso? Esattamente uno: quello contro Joel Tenenbaum, che ha già avviato la procedura d’appello contro la sanzione di 675.000 dollari alla quale è stato condannato.

Alla fine, il messaggio poco confortante che passa è che non c’è certezza della pena, cosa che indebolisce l’efficacia di qualunque legge, e che gli unici che guadagnano dalle liti legali fra case discografiche e utenti disonesti sono gli avvocati, ed è per questo che negli USA non ci sono altre cause analoghe. La signora Thomas, oggi Thomas-Rasset, forse riuscirà a pagare poco o nulla, ma è rimasta in ballo per ben tre anni (l’azione legale iniziò nell’aprile del 2006). Per ventiquattro canzoni. Non sarebbe stato più semplice scaricarle legalmente o comperarle in negozio?

Per chi fosse interessato, ecco i titoli incriminati:

Aerosmith – Cryin’
Bryan Adams – Somebody
Def Leppard – Pour Some Sugar on Me
Destiny’s Child – Bills, Bills, Bills
Gloria Estefan – Here We Are; Coming Out of the Dark; Rhythm Is Gonna Get You
Goo Goo Dolls – Iris
Green Day – Basket Case
Guns N’ Roses – Welcome to the Jungle; November Rain
Janet Jackson – Let’s Wait Awhile
Journey – Faithfully; Don’t Stop Believing
Linkin Park – One Step Closer
No Doubt – Bathwater; Hella Good; Different People
Reba McEntire - One Honest Heart
Richard Marx – Now and Forever
Sarah McLachlan – Possession; Building a Mystery
Sheryl Crow – Run Baby Run
Vanessa Williams – Save the Best for Last

Fonti: sintesi e articoli citati da Wikipedia; Ars Technica; PC World.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Savetaro.com: Taro non ce l’ha fatta

31 gennaio 2010

di Paolo Attivissimo

Nei giorni scorsi ha preso a circolare in Rete un appello per una raccolta di fondi per salvare la vita a Taro, un uomo di 38 anni abitante in Giappone, disperatamente alla ricerca di un trapianto urgente di fegato, senza il quale gli erano stati diagnosticati pochi mesi di vita. Il trapianto era fattibile solo negli Stati Uniti, ma a un prezzo molto alto: quasi 700.000 dollari da trovare entro tre settimane.

Ero in contatto con alcuni familiari di Taro, che si erano prodigati per fornire ogni ragionevole garanzia di autenticità in modo che potessi parlarne qui e confermare che non si trattava di un raggiro o di un falso appello. Mi ero ripromesso di pubblicare lunedì l’articolo con le informazioni che avevo raccolto.

Purtroppo tutto questo non ha più ragione d’essere. Mi hanno avvisato che Taro è morto improvvisamente oggi pomeriggio. Il sito Savetaro.com riporta laconicamente la notizia.

A differenza di quanto faccio di solito, non pubblico qui il testo integrale dell’appello, perché contiene i nomi delle persone e delle famiglie coinvolte e temo che la loro iniziativa continui a circolare in Rete e a tormentarli per anni come già accadde per Daniele Brandani.

La persona con la quale ero in contatto mi ha comunicato che le famiglie dirette decideranno come destinare i fondi raccolti dopo il funerale e che gli aggiornamenti saranno sul sito.

A tutte le persone coinvolte posso soltanto fare le mie silenziose condoglianze.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Cellulari: servizi mobili sempre più a valore aggiunto

31 gennaio 2010

Messaggi, suonerie, applicazioni, pagamenti, pubblicità, giochi, GPS, social networking, banda larga, telematica. Si chiamano Mobile Value Added Services e sono la prossima miniera d’oro di operatori telefonici e società di sviluppo di applicazioni. E, magari, anche una salvezza per i consumatori, sempre più in grado di fare qualsiasi cosa solo con il cellulare in tasca.

In prima linea si trovano m-commerce e mobile payment, pur scontando la mancanza di uno sviluppo omogeneo e strutturato del servizio. D’altra parte, i consumatori confermano di apprezzare la possibilità di acquistare contenuti e servizi utilizzando SMS e l’accesso al web via WAP o banda larga. Il 2010 potrebbe essere l’anno in cui domanda e offerta convergono.

Continua a leggere “Cellulari: servizi mobili sempre più a valore aggiunto”


Dove andare nel 2010/Lipsia

30 gennaio 2010

…secondo il New York Times …

L’elegante città dell’ex Germania dell’Est quest’anno festeggia due importanti ricorrenze, il 325esimo anniversario della nascita di Johann Sebastian Bach e il 200esimo compleanno di Robert Schumann. In calendario, concerti, festival, mostre e l’attesissima riapertura del Museo Bach (www.bach-leipzig.de).

Grandi eventi in programma anche per gli appassionati d’arte: il Museo di Belle Arti sta organizzando una retrospettiva dedicata a Neo Raunch, padre della Nuova Scuola artistica di Lipsia e predecessore delle avanguardie contemporanee.

Chi arriva qui non può perdersi una visita allo Spinnerei (www.spinnerei.de), un antico mulino per la lavorazione del cotone che ospita 11 gallerie, caffè e la nuovissima pensione Meisterzimmer (www.meisterzimmer.de, doppia da 50 €). E in maggio, da non perdere il Leipzig pop Up Festival. Sembra Berlino, 10 anni fa.


App Store: Android e BlackBerry insidiano iTunes

30 gennaio 2010

Tanta, troppa scelta. Quello che fin dall’inizio era sembrato il punto di forza di Apple, le millemila applicazioni destinate all’iPhone, godrebbe improvvisamente di un calo di popolarità, almeno secondo la ricerca di Mplayit, il nuovo servizio di Facebook che consente di condividere idee e pareri sulle applicazioni per cellulari, su qualsiasi piattaforma girino.

La questione dei numeri è irrilevante”, sostiene Michael Powers, CEO e fondatore di Mplayit. “La gente vuole avere la vita facile: non importa se ci sono cinquanta applicazioni diverse per realizzare la propria to-do list sull’iPhone, perché Android e BlackBerry hanno scelto di offrirne solo un paio, ma fatte bene, e gli utenti dimostrano di essere più felici”.

Continua a leggere “App Store: Android e BlackBerry insidiano iTunes”


Il semaforo era rosso, ma l’avvocato non lo sapeva

29 gennaio 2010

di Maurizio Caprino

Quando me la prendo con gli avvocati che fanno ricorsi tirati per i capelli e quindi vi invito a opporvi alle multe solo quando avete davvero ragione piena, penso di sapere quello che dico.

Prendete questa storia. Come potrete leggere su www.poliziamunicipale.it, il Tribunale di Modena (sentenza n. 47 del 15 gennaio) ha dato torto a un signore multato al semaforo con un Vista Red.

In un Paese normale, d’altra parte, non sarebbe potuta finire diversamente: da quanto si capisce dalla sentenza, l’avvocato di questo signore non ha fatto altro che usare i soliti, generici argomenti che girano sul web quando si tratta di rilevatori automatici di passaggio col rosso. Lo sventurato legale non aveva tenuto conto di qualche “dettaglio”.

Il ricorso era impostato fondamentalmente su due punti:

- l’insufficiente durata del giallo;

- il fatto che l’apparecchio abbia rilevato l’infrazione nonostante fosse stata commessa quando il rosso era appena scattato e quindi non sarebbe stata applicata alcuna tolleranza.

Quanto alla durata del giallo, il Tribunale – riprendendo una recente pronuncia della Cassazione su cui vi ho già scritto – ha risposto che i quattro secondi fissati sul semaforo sotto accusa non sono affatto pochi, perché agli incroci occorre comunque usare la massima prudenza e quindi occorre andare anche più piano rispetto al limite di velocità vigente sul tratto che si sta percorrendo, in modo da essere sempre pronti a fermarsi (sia che scatti il giallo sia che qualche pedone attraversi improvvisamente la strada o che un altro veicolo non dia la precedenza).

Dunque, per provare che quattro secondi nel caso specifico erano pochi, l’avvocato avrebbe dovuto dimostrare che c’era qualche anomalia. Per esempio, la scarsa visibilità del semaforo o la sua collocazione ingannevole. E invece nulla.

Quanto alla tolleranza, l’avvocato ha sostenuto che avrebbero dovuto applicarla perché il decreto di omologazione del Vista Red lo impone.

E invece una rapida occhiata al decreto dimostra che la lettura data dal legale (fondata quando si parla di altri apparecchi meno sofisticati e per questo molto “popolare”) è pretestuosa: tra le prescrizioni imposte dal ministero delle Infrastrutture, si può leggere che si deve o usare una tolleranza OPPURE (non E ANCHE) indicare sul fotogramma il tempo trascorso dall’accensione del rosso.

Una prescrizione tecnicamente fondata: il Vista Red non è un comune documentatore fotografico che lascia qualche dubbio sul fatto che il trasgressore abbia potuto oltrepassare la striscia di arresto durante gli ultimissimi istanti del giallo (per questo si prescrive di attivarlo con qualche istante di ritardo rispetto all’accensione del rosso), ma ha una fotocamera che filma l’intera sequenza, compresa l’ultima fase dell’avvicinamento al semaforo. Ma questo l’avvocato lo sapeva o no?

Mi direte che ricorsi del genere sono destinati a finire, perché prima o poi saranno tutti respinti. E invece sentenze tecnicamente errate come quella della Cassazione del 28 dicembre scorso (quella della signora di Fagnano Olona che ha avuto ragione nonostante sia passata col rosso scattato da 36 secondi) danno a chiunque la fondata speranza di vincere. E allora viva i furbi e non lamentiamoci se la giustizia è intasata di ricorsi.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 82 other followers