Rifiuti, indagato il sindaco di Palermo (fosse la volta buona…)

31 maggio 2010

Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata (Pdl), è indagato dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Bellolampo gestita dall’Amia, l’ex azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. Al primo cittadino del capoluogo siciliano vengono contestate ipotesi di reato che vanno dal disastro doloso all’inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all’abbandono dei rifiuti speciali.

Secondo l’accusa, infatti, Cammarata avrebbe impartito gli ordini su come gestire l’ex municipalizzata e anche la discarica. L’avviso di garanzia, firmato dal Pm Geri Ferrara, è stato notificato lunedì mattina al sindaco.

«Dal 24 al 30 maggio – hanno spiegato i commissari straordinari dell’Amia -, il prelievo di percolato nella discarica di Bellolampo è passato da duemila a tremila tonnellate e, grazie all’affidamento del servizio a più ditte di smaltimento, la raccolta salirà fino a quasi quattro mila tonnellate a settimana».

La ex municipalizzata sostiene di essere «impegnata in una massiccia azione di prelievo del liquido stagnante in superficie, con la prioritaria finalità di prosciugare il “lago” che costituisce il più immediato pericolo per l’ambiente. Ciò consentirà anche di abbassare il livello dell’accumulo di liquido nella quarta vasca, di procedere alla chiusura della falla apertasi nei mesi scorsi in una parete e di completare le opere di messa in sicurezza dell’area di sversamento».

Continua la lettura qui > http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_31/palermo-rifiuti-indagato-sindaco_eac183fa-6cb9-11df-b7b4-00144f02aabe.shtml

Il Sindaco di Palermo e gli Articoli correlati (raggruppati un un unico post)

http://paoblog.wordpress.com/2010/03/03/sindaco-palermo-intoccabile/


Sapete che se attivate la Pec vi beccate anche multe e bolli?

31 maggio 2010

di Maurizio Caprino

Come al solito, le fanfare della comunicazione (pubblicitaria o giornalistica che sia) hanno suonato a festa quando Renato Brunetta ha avviato la posta elettronica certificata (Pec) per i cittadini. Oggi sul Sole-24 Ore del Lunedì scopriamo invece che di fatto è ancora impossibile ottenere certificati tramite questo comodo (quando finalmente funzionerà) mezzo informatico.

Ma non è finita qui: sapete che, se attivate la Pec, date alla Pubblica amministrazione mano libera per inviarvi anche le multe? E sapete che non potete nemmeno difendervi dicendo che non avete letto la mail?

Se non ci credete, date un’occhiata al punto 4 del modulo di adesione che fanno firmare ai cittadini che aderiscono all’iniziativa (https://www.postacertificata.gov.it/download/ModulodiAdesioneCittadino.pdf): vi leggerete che, attivando la Pec, date l’assenso a ricevere ogni atto proveniente dalla Pubblica amministrazione.

Se ci pensate bene, scoprite che, dentro questa definizione scarna e vagamente rassicurante, ci sono le multe, gli avvisi di mora per il bollo eccetera. Ho la sensazione che, se questo dettaglio verrà adeguatamente pubblicizzato, il successo dell’iniziativa che vanta Brunetta andrà ad assottigliarsi.

E potrebbe rivelarsi controproducente pure per l’Aci, che ha fatto da braccio operativo a Brunetta e si troverebbe per la seconda volta nella sua storia a essere additato come “nemico degli automobilisti” anziché come club a loro difesa: è successo già per decenni con la gestione del bollo auto.

Se poi andate al punto 9.8 delle condizioni generali (https://www.postacertificata.gov.it/download/CondizioniGeneralidelservizioPostaCertificat@Cittadino.pdf), scoprite che siete obbligati a cliccare sulla conferma di avvenuta ricezione ogniqualvolta l’ufficio pubblico che vi manda qualcosa ve lo chieda. Tutto ciò a prescindere dal fatto che abbiate letto o no il contenuto della mail (che potrebbe anche non aprirsi…).

E come la mettiamo coi problemi tecnici che nei mesi scorsi hanno fatto sì che caselle Pec attivate non abbiano ricevuto alcunché, salvo poi far scoprire al loro titolare che c’erano messaggi giacenti da mesi? In questi casi, i termini (per esempio, per pagare la multa o per presentare ricorso) decorrono oppure no?

Infine, sapete cosa c’è dietro la sbandierata gratuità del servizio?

Il taglio di fondi utili per le piccole e medie imprese: l’articolo 16-bis del DL 185/2008 convertito dalla legge 2/2009, al comma 8 prevede che per gli oneri del comma 5 (cioè della Pec) “si provvede mediante l’utilizzo delle risorse finanziarie assegnate, ai sensi dell’art. 27 della legge 3/2003, al progetto “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” con decreto dei Ministri delle attività produttive e per l’innovazione e le tecnologie 15/6/2004, pubblicato nella G.U. 150 del 29/6/2004, non impegnate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (29 gennaio 2009)”.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

Articolo correlato – La PEC, una trappola a senso unico > http://paoblog.wordpress.com/2010/05/18/pec-rivoluzione-o%c2%a0agguato/


Stop alla pesca di seppie, calamaretti e telline, ma..

31 maggio 2010

…ma ci sono alcune cose da dire circa il modo di dare la notizia da parte di quotidiani e tv.

Al TG della 7 si è dato un taglio preciso alla notizia ovvero dicendo che lo stop è stato  deciso dalla UE per tutelare le specie a rischio. E’ stata data voce, inoltre, ad un esponente di Lagambiente che spiegava che questa norma entra ora in vigore senza appello, ma esiste da 10 anni, solo che in Italia è sempre stata inapplicata, contando sul fatto che ci sarebbero state, al solito le deroghe che scavalcano leggi e regolamenti. Invece no. E quindi i 10 anni di tempo che l’Italia ha avuto per far riconvertire le flotte di pescherecci e, di conseguenza, la manodopera impiegata in questo settore, sono stati sprecati.

Passiamo al TG5 ed ecco che la notizia viene classificata fra le stramberie della UE, facendo esempi non pertinenti, tipo quello legato al divieto di produrre il lardo di colonnata, causa divieto sanitario alla stagionatura nel marmo.

In quel caso però, il divieto scaturiva da un regolamento, scritto da uomini e quindi suscettibile di errore e/o interpretazione; ben diverso è invece il danno ambientale, reale e tangibile, causato da una pesca (in)sostenibile.

Sul Corriere leggo che: Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca..

Vi è la precisazione che è una realtà che deve essere affrontata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe e subito dopo danno notizia  di una circolare ministeriale infatti, rende noto la Federcoopesca, informa che è in via di perfezionamento la procedura per una deroga. (Daje, ma allora siamo di coccio…)

Notevole poi il «grido di dolore a nome di tutti gli abitanti della laguna veneta» che arriva da Arrigo Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar di Venezia. La preoccupazione maggiore di Cipriani, autore di autorevolissimi libri di cucina, è per la seppia che, afferma, «è un elemento fondamentale della cucina veneta, non possono portarcelo via! Noi non puntiamo tanto sulle vongole, ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo».

Non so se avete colto l’egoismo alla base di queste affermazioni. Chi se ne frega delle vongole tolte agli altri ristoratori, l’importante è che a lui lascino le seppie. Ma il problema è tutto qui; sarebbe stato sufficiente praticare una pesca sostenibile nel decennio scorso per evitare forse queste restrizioni.

Sarebbe però stato necessario guardare oltre il proprio giardinetto, pensare al Bene comune ed al fatto che se continuiamo di questo passo, tra alcuni anni la pesca sarà solo un ricordo, visto che ignorando il problema avremo distrutto l’ecosistema marino e le specie oggi pescate.



Salve, sono il denaro incassato dai Comuni con le multe: voi sapete dove vado a finire?

31 maggio 2010

I soldi delle multe date dai Comuni (con autovelox, T-Red, Photored, e altre telecamere) dove devono finire?

Dice l’articolo 208 del Codice della strada:

Una quota pari al 50 per cento dei proventi è devoluta per consentire agli organi di Polizia locale di effettuare, nelle scuole di ogni ordine e grado, corsi didattici;

al miglioramento della circolazione sulle strade, al potenziamento e miglioramento della segnaletica stradale, e alla fornitura di mezzi tecnici necessari per i servizi di Polizia stradale di loro competenza e alla realizzazione di interventi a favore della mobilità ciclistica;

in misura non inferiore al 10 per cento, a interventi per la sicurezza stradale, in particolare a tutela degli utenti deboli (pedoni, ciclisti, bambini, anziani, disabili).

Benissimo. Il vero problema non è quello che prescrive il Codice della strada; ma i controlli nei confronti dei Comuni, la verifica che il denaro migliori davvero la sicurezza stradale e non serva solo a fare cassa per ripianare i debiti, pagare gli alti stipendi e le consulenze d’oro.

Questo è un tumore che sbrana la vecchia cara Italia. Infatti, nel nuovo Codice della strada (chissà se arriverà mai), c’è un aumento della sanzione a carico del Comune che non invia la rendicontazione a chi di dovere, oppure che usa i fondi in maniera diversa dalle previsioni normative.

Forse, più che il Codice della strada, è Dante Alighieri a illuminarci col suo intuito. Dal Purgatorio, Canto VI, 76-78 (1304-1320): Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Fonte: www.sicurauto.it


Moto sul marciapiede investe due ragazzini

31 maggio 2010

In attesa che anche a Milano un motociclista investa un pedone sul marciapiede…

Vedi > http://paoblog.wordpress.com/2009/06/21/8277/

°°°

Solo il tempo di sentire la moto che sbandava alle loro spalle ed erano già a terra, doloranti: due ragazzini, 13 anni lei, 15 lui, ieri pomeriggio poco dopo 16.30 sono stati investiti sul marciapiede da una moto da Enduro. E lui, il motociclista, non si è fermato: alcuni testimoni lo hanno visto rialzarsi, il volto coperto dal casco, e fuggire a tutto gas. Per i due adolescenti fratture e tanta paura, mentre il «pirata» per ora è introvabile: i carabinieri di Cassano d’Adda da ieri pomeriggio sono alla ricerca di tracce.

Non escludono neppure che il centauro decida di farsi vivo da solo, che sia scappato solo per il panico ma che, con il passare delle ore, prenda coraggio per presentarsi in caserma a Melzo e spiegare anche come mai abbia sbandato, cosa sia successo in quei pochi attimi tra la sterzata e l’investimento dei due pedoni che stavano passeggiando tranquillamente sul marciapiede.

I carabinieri hanno già ascoltato le vittime: il ragazzino, studente, di Melzo, si trova al San Raffaele, per lui la prognosi è di fratture multiple ma le sue condizioni non sono gravi. La sua amica, tredicenne studentessa, anch’essa di Melzo, si trova invece ricoverata all’ospedale cittadino: anche lei ha riportato varie fratture, ma non rischia la vita.

Fonte: Corriere.it


Via Feltre, ciclista travolta da un’auto

31 maggio 2010

Alla fine si dicono sempre le stesse cose, tuttavia così come è vero che purtroppo gli incidenti sono possibili (e molti evitabili) resta il fatto che  leggere di “forte velocità”  in città attesta solo l’idiozia del conducente dell’autovettura.

Che poi, guardando la foto dei danni all’auto, mi vien da pensare che il conducente abbia cercato di  schivare l’ostacolo (che bici e pedoni sono ostacoli, ovvio…) senza darsi la pena di rallentare, ci mancherebbe…

Venerdì mi sono fermtao per far passare un pedone sulle strisce e l’auto che arrivava dietro di me, mi ha sfilato sulla destra (un classico), schivando di fatto il pedone e non è possibile che la conducente non si sia resa conto della presenza dell’attraversamento pedonale, segnalato con cartelli ed insegne luminose. Semplicemente, nella sua idiozia, ha pensato che il pedone potesse essere schivato come un birillo, cosa che fortunatamente è successa..

°°°

Drammatico incidente in mattinata in via Feltre, periferia nord-est di Milano. Una ragazza di 19 anni, che stava attraversando il viale in bicicletta sulle strisce pedonali, è stata travolta da un’Audi che sopraggiungeva a forte velocità.


L’impatto è stato violentissimo: la ragazza è stata colpita dal cofano dell’auto al cranio e al torace, è stata sbalzata dalla bicicletta e ha toccato terra dopo un volo di una decina di metri. La bicicletta, finita sotto le ruote dell’auto, è stata completamente distrutta. La 19enne, in condizioni gravissime, è stata trasportata in ambulanza all’ospedale più vicino, il San Raffaele.

Fonte: Corriere.it


Ciak… CinemAmbiente!

31 maggio 2010

Il tradizionale appuntamento con il Festival dedicato alle tematiche ambientali cambia stagione. Non più a ottobre, infatti, ma dal 1° al 6 giugno, sempre a Torino. La città del Museo del Cinema diventa per sei giorni la cornice di film, video, conferenze, incontri, approfondimenti tutti dedicati allo stato di salute dell’uomo e del Pianeta.

CinemAmbiente è arrivato alla sua 13edizione e si conferma, ancora una volta, un punto di riferimento italiano e internazionale per parlare a 360 gradi di tematiche ambientali. Quest’anno la novità è il cambio di stagione per festeggiare, il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell’Ambiente proclamata nel 1972 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Per Gaetano Capizzi, Direttore del Festival, è «una soddisfazione che corona oltre un decennio di lavoro che ha fatto di Torino la sede del principale festival cinematografico sull’ambiente a livello internazionale. In questi anni CinemAmbiente si è evoluto, ha ospitato centinaia di registi e personalità e si è radicato nel territorio».

Il Cinema Massimo di Torino anche quest’anno è il luogo centrale del Festival, mentre le proiezioni all’aperto, vista la bella stagione, saranno ospitate nel cortile del Museo Regionale di Scienze Naturali. Sette le giurie: tre ufficiali, tre nominate da associazioni ambientaliste- Green Cross, WWF e Legambiente- e una composta interamente da giovani.

I film in gara sono suddivisi in tre sezioni: Documentari internazionali, Documentari italiani e Cortometraggi internazionali….

Continua la lettura qui > LifeGate | Ciak… CinemAmbiente!.


Prove su strada/2 – La gente vede nero e i sedili anti-sudore possono attendere

31 maggio 2010

di Maurizio Caprino

Tra le nuove auto italiane va di moda il nero. Non solo perché la Lancia sta mettendo in listino la Delta Hard Black (serie speciale con colorazione particolarmente ricercata – e nera – sia della carrozzeria sia degli interni, per cercare di rivitalizzare a costo quasi zero un modello che altrimenti soffrirebbe un po’ troppo la concorrenza interna della debuttante Giulietta).

Ma anche perché la stessa nuova Alfa offre tra gli optional il Black interior (interno con molti particolari neri) e i cristalli posteriori oscurati. Chi non gradisce il nero, magari perché trova insensato attirare d’estate più calore di quanto un’auto faccia già normalmente o perché non vorrebbe far sforzare oltremodo il climatizzatore emettendo anche meno CO2, ha vita difficile: sulla versione base della Giulietta può ottenere interni chiari solo se li prende in pelle, che sono optional e comunque anch’essi poco consigliabili proprio da punto di vista del confort termico.

Altrimenti gli tocca salire sulla versione accessoriata, la Distinctive, dove almeno si possono ordinare sedili con parte centrale grigia (il resto e…nero!) senza sovrapprezzo. I pochi che invece vorranno divertirsi con i 235 cavalli della versione Quadrifoglio Verde prendendola col classico colore esterno rosso Alfa, invece, non avranno scampo: dovranno sedersi su pelle nera e potranno al massimo sceglierne il tipo di cucitura.

Peccato. Anche perché la 159 ha invece più possibilità di scelta cromatica, anche tra i bei tessuti e velluti di serie, senza imbarcarsi nelle finiture di pelle. Oltretutto, il nero e il grigio scuro caratterizzano da sempre modelli tedeschi un po’ tristi.

Perché copiarne questo difetto? Perché Delta e Giulietta hanno comunque un design interno che le rende meno tristi e perché molti quando scelgono l’auto pensano più a far scena che alla funzionalità. Anche se poi ci sono pure clienti (come il proprietario della Touran che ospito nel post precedente) che badano al sodo e s’arrabbiano se non lo trovano.

In questo quadro, c’è chi ha messo a punto uno speciale sedile che non fa sudare. Nulla a che vedere coi complicati e costosi sedili tedeschi, muniti di piccoli ventilatori nell’imbottitura: si è trattato solo di scegliere e utilizzare materiali traspiranti. Le prove di laboratorio dicono un gran bene. Ma non ci si decide a metterli in produzione: si teme un flop. E invece credo che almeno le famiglie con bimbi piccoli apprezzerebbero. O, almeno, lo spero.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


“Quest’auto è Euro 5″, scrive il giornalista. “E ci mancherebbe”, ribatte chi ne sa un po’

31 maggio 2010

di Maurizio Caprino

Ma avete notato che si continuano a leggere articoli su nuovi modelli in cui si cita il fatto che sono Euro 5? “Non fare il criticone, è pur sempre una notizia”, obietteranno in molti.

E invece no: lo standard Euro 5 è obbligatorio dall’autunno scorso per tutte le vetture di nuova omologazione (cioè per tutti i modelli totalmente inediti, tipo la Giulietta, per capirci semplificando un po’) e lo diverrà per tutti gli altri l’anno prossimo.

Quindi i restyling e i riassortimenti di gamma di questi mesi, aldilà delle rinfrescate estetiche e del riposizionamento commerciale che spesso comportano, sono soprattutto l’occasione per allineare i motori all’Euro 5 e s’intensificheranno col passare dei mesi.

Di conseguenza, chi oggi compra una Euro 4 porta a casa un fondo di magazzino o quasi.

Mi pare semplice e opportuno da ricordare a chi sta acquistando una vettura proprio in questi mesi di transizione. Eppure in giro non vedo molti consigli del genere. Forse per distrazione e affaticamento dei colleghi, forse perché le cartelle stampa sottolineano che il nuovo modello è “già” Euro 5 e ci sembra corretto riportarlo (ma gli uffici stampa fanno il loro mestiere, sta a noi tradurlo in informazione corretta per i lettori).

O, più semplicemente, per ignoranza. O, più maliziosamente, perché la fine degli incentivi fa sì che i fondi di magazzino da smaltire siano consistenti, per cui non si vuol danneggiare costruttori e reti commerciali già in sofferenza acuta. Sta di fatto che il giornalismo non sta dando una bella prova nemmeno su questa partita, che invece sarebbe un’occasione ghiotta e a costo zero per ben impressionare i lettori.

D’altra parte, questo è solo un esempio. Ve lo dimostro citandovi i navigatori: perlopiù si dà atto della loro presenza di serie o tra gli optional, omettendo di dire che hanno più senso i navigatori portatili universali (costano meno e si possono utilizzare su più auto). Molti automobilisti lo hanno già capito da sé, facendo crollare il business dei costruttori sui navigatori integrati nella plancia.Ovviamente i costruttori lo sanno e hanno reagito.

Alcuni venendo incontro ai clienti, con una predisposizione (come Punto Evo e Giulietta, per esempio) per gli apparecchi più comuni, che permette di usarli senza avere i brutti e pericolosi cavi penzolanti nell’abitacolo. Altri (marchi prestigiosi) alzando la posta, cioè abbinando al navigatore integrato la navigazione web, la tv e servizi personalizzati (consigli su itinerari, chiamate di soccorso georeferenziate,  telediagnostica eccetera).

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


Prove su strada/1 – Il paradiso dei giornalisti e il purgatorio dei clienti

31 maggio 2010

di Maurizio Caprino

D’accordo, c’è del rancore in questa “prova su strada” che un navigatore di Metanoauto ha scritto sulla sua Volkswagen Touran, che in qualche anno di “convivenza” gli ha dato non poche delusioni (http://www.metanoauto.com/modules.php?name=News&file=article&sid=3127&mode=thread&order=0&thold=0).

E certamente in alcune righe questo giornalista improvvisato si è imbarcato in considerazioni tecniche improprie o non dimostrabili (penso per esempio alla rumorosità della plancia attribuita alla scarsa rigidezza del telaio mentre potrebbero esserci altri motivi più rassicuranti). Però questa prova ci deve far riflettere.

Perché evidenzia la stridente differenza tra le sensazioni che ci trasmette un giornalista che prova un modello di vettura e quelle che invece prova in prima persona un normale cittadino che compra di tasca sua quello stesso modello. Da una parte, sogni profusi a piene mani o descrizioni anche più sobrie ma raramente critiche; dall’altra, la dura realtà quotidiana, fatta di piccoli e grandi difetti, guasti, costi di esercizio e svalutazione dell’usato.

Solo raramente si fanno prove di durata (costano, tanto che ultimamente ci si fa fornire dai costruttori anche le auto per questo tipo di test, che prima qualcuno acquistava in incognito).

Ovviamente tra la lettura e la guida ci sarà sempre tanta differenza. Se non altro perché ai giornalisti vengono fatte provare versioni superaccessoriate su percorsi ameni e scelti dalle case automobilistiche per esaltare le doti del mezzo e dare piacere a chi lo guida (anche durante le soste). Ma questo è già nel conto.

Il problema è che non di rado si leggono articoli davvero enfatici. Alcuni sono anche gradevoli a leggersi (anche se poi, a ben vedere, confronti gli svolazzi di scrittura nel tempo e scopri che lo stesso giornalista che ne ha inventato uno azzeccato anni fa finisce col riproporlo nel tempo in modo stucchevole), ma poi alla fine chiudi il giornale e ti accorgi che ne hai letto anche 12 pagine su una sola vettura senza poter capire come va davvero e quali sono tutte le sgradevolezze d’uso cui andrai incontro appena uscito dalla concessionaria.

La colpa è non solo e non tanto dei miei colleghi, ma soprattutto di chi raccomanda loro di scrivere così. I risultati di vendita dei giornali (che trapelano a fatica) dimostrano che il pubblico, che magari anni fa si lasciava pure trascinare, oggi tende a scappare. Magari sarà solo colpa della crisi.

Ma una seria riflessione non farebbe male.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


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