Un incidente, gli automobilisti si fermano, ma…

31 ottobre 2010

Questa mattina siamo entrati in autostrada ad Arluno (MI), direzione Milano, ma poche decine di metri dopo ecco arrivare una persona a piedi che si sbraccia. Subito metto le 4 frecce e tiro giù il finestrino. Mi informa, con tono concitato, che c’è stato un incidente più avanti, in curva e c’è un’auto che ingombra la carreggiata.

Subito dopo arriva, sempre a piedi, un altro automobilista, molto spaventato per essersi trovato l’auto davanti, all’uscita del sottopasso che porta all’autostrada. E’ riuscito a fermarsi, ha fatto scendere la moglie facendola andare più avanti ed è tornato indietro per segnalare il pericolo a chi sopraggiunge.

Nessuno dei due indossava il giubbino ad alta visibilità e temo che non ci abbiano proprio pensato, causa lo spavento; so bene che per molti è difficile mantenere una certa freddezza, in certi frangenti.

La visibilità era buona, nonostante la pioggia, ma hanno dovuto percorrere un centinaio di metri e più nel sottopasso, hanno corso dei pericoli, ma vero è che hanno salvato la situazione, impedendo a tutte le auto che sopraggiungevano di dare il via ad un probabile tamponamento a catena.

Degno di nota che nonostante fossi fermo in mezzo alla strada, 4 frecce  accese, piede sul freno (per cui stop accesi) e ci fossero due persone sulla strada, il primo che arrivava dal casello dietro di me non abbia frenato che all’ultimo, quando i due pedoni hanno iniziato a sbracciarsi ancora.

Nel giro di pochi istanti si è formata una colonna di una decina di auto, tutte con le 4 frecce, ma naturalmente l’ultimo arrivato non ha capito nulla ed ha incominciato a strombazzare fino a che è partito un  Sta zitto, caxxo, non lo vedi che c’è un problema?

Ed ora arriviamo al nocciolo della questione. Una volta stabilito che quelli dietro non mi sarebbero passati sopra, ci siamo informati se c’erano feriti, avendo una risposta negativa. Al che i due a piedi hanno cominciato a dire: dobbiamo chiamare soccorso, chiamiamo i carabinieri, dobbiamo chiamare, ma si gingillavano con il cellulare senza riuscire a fare la chiamata.

Io ho recuperato il mio telefono (non usandolo in auto, non è mai sottomano) ed ho detto: i carabinieri no, in autostrada serve la stradale, la chiamo io (cosa giusta aver memorizzato il numero della Stradale di Magenta). Dopo una decina di squilli hanno risposto ed ho spiegato al meglio l’accaduto, per quel che ne sapevo ed hanno detto che avrebbero mandato una pattuglia.

Successivamente chi è stato coinvolto nell’incidente è riuscito a far accostare le auto in modo da permettere il transito. La dinamica dell’incidente non la conosco.

Si parla da tempo di un numero unico europeo soccorso, ma in Italia ancora non c’è. Se ci fosse stato, sarebbe stato più facile districarsi, anche se in preda alla mancanza di lucidità a seguito di un incidente e dello spavento che segue, anche solo per i testimoni.

Ora dobbiamo pensare al 112 dei Carabinieri, al 118 per l’ambulanza, al 113 della Polizia oppure al 115 dei pompieri ed alla fine non sappiamo più chi chiamare. Io devo dire che questa mattina, se non avessi avuto il numero della Stradale, avrei chiamato il 113, ma resta il fatto che un numero unico da usare in qualsiasi evenienza o Paese, sarebbe utile.

Ed ecco cosa scrive oggi Maurizio Caprino sul suo Blog.

Le sperimentazioni non sono servite: la Commissione Ue vuole multare l’Italia per non aver ancora attivato compiutamente il servizio di localizzazione delle chiamate di emergenza.

Ne ha dato notizia l’Associazione nazionale polizia locale (https://sites.google.com/site/assoanpol/focus-2/numerounicoeuropeo112perleemergenzel%E2%80%99italiaancorainritardo).

In pratica, ci sono ancora da mettere a regime un numero unico di emergenza (sarà il 112) e un sistema in grado di rivelare alla centrale operativa da dove proviene una chiamata, cosa fondamentale ora che c’è libertà di movimento in tutta Europa e quindi è frequente che un cittadino si trovi in un Paese diverso dal suo, dove potrebbe avere difficoltà a chiedere aiuto e spiegare dove si trova.

Per quanto ne so io, non è che l’Italia se ne sia stata con le mani in mano. C’è gente che ha lavorato duro per mettere su un sistema e la localizzazione è diventato uno dei pallini della Polizia stradale.

Tanto che a settembre è stato chiesto ai gestori autostradali (che forniscono le vetture ai reparti in servizio sulla loro rete) di installare sui mezzi lo Scout, sistema telematico completo di telecamera che consente tra l’altro di georeferenziare la pattuglia e che hanno già molte auto che vigilano sulle strade ordinarie.

Lo Scout consente di individuare subito un luogo in cui gli agenti intervengono o comunque di “interesse” (per esempio, se c’è un segnale errato, un cartello pubblicitario abusivo, un guard-rail da sistemare eccetera).

Ma, soprattutto, consente di risolvere un problema increscioso: capitava (come in tutti i posti di lavoro) che ci siano agenti poco propensi a intervenire, che pur di “scaricare” l’incombenza su altri colleghi dichiaravano alla centrale di trovarsi in una posizione diversa da quella reale…

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


Attenzione alle mail che vi accusano di aver scaricato musica illegalmente.

31 ottobre 2010

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

Il Melani, la centrale svizzera d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione, mette in guardia contro “un’ondata di email inviati il 14 ottobre” che accusano il destinatario di aver scaricato illegalmente materiale protetto dal copyright e chiedono 100 euro di risarcimento tramite carta prepagata Ukash.

Il link contenuto nella mail portava a un sito che era un clone di quello di uno studio legale di Amburgo (che ha pubblicato un avviso).

Come al solito, i truffatori fanno leva sulla psicologia e sulla coscienza sporca degli utenti.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


iPhone, sicurezza scavalcabile.

31 ottobre 2010

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

BoyGeniusReport segnala (con demo video) che il PIN di blocco dell’iPhone con iOS 4.1 può essere scavalcato, consentendo di fare telefonate, mandare MMS e accedere ai contatti della rubrica e al registro delle chiamate: si tocca il tasto per le chiamate d’emergenza, si digita un numero fittizio (per esempio “###”), si preme Send e si pigia subito il pulsante fisico di blocco del telefonino. Questo aggira la richiesta del PIN e fa entrare nell’applicazione di telefonia. Ops.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Ridiamoci su – Ospedale alternativo

31 ottobre 2010


L’Australia risparmia l’acqua a cominciare dal solare termodinamico

31 ottobre 2010

Si tratta di un impianto sperimentale ma una volta realizzato potrà vantare il titolo della più grande centrale solare termodinamica ad aria del mondo.

Parliamo del progetto dell’agenzia australiana Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) che con l’obiettivo di realizzare un impianto al tempo stesso economico ed efficiente sta sperimentando una tecnologia termodinamica che sfrutti l’aria lì dove normalmente è usato il vapore acqueo.

Il sistema funziona più o meno allo stesso modo che con una convenzionale torre solare. Un campo di specchi o eliostati concentrano i raggi del sole alla sommità della torre dove un sistema a ciclo di Brayton-Joule sfrutta l’energia solare concentrata per riscaldare l’aria compressa, che si espande attraverso una turbina da 200 kW.

Questa settimana il CSIRO ha iniziato l’installazione dei 450 eliostati necessari alla centrale presso l’agenzia del National Solar Energy Centre (NSEC) a Newcastle, nel New South Wales. L’impianto di prova si estende per circa 4.000 metri quadri e servirà principalmente per perfezionare tale tecnologia al fine di rendere questa fonte energetica più economica e più efficiente per le zone desertiche.

Ad esempio, a differenza delle centrali a vapore solare d’oltremare, oltre a non aver bisogno di un rifornimento idrico, il progetto utilizza componenti più piccoli e più economici che possono essere prodotti su larga scala.

“Le regioni più assolate del mondo – come il nord-ovest dell’Australia – sono anche le regioni con la più bassa piovosità”, ha spiegato James McGregor, direttore del progetto. “Molte delle città minerarie in quella parte del mondo si affidano al diesel per la generazione di energia elettrica, quindi il nostro target di mercato iniziale nei prossimi cinque anni sarà proprio l’industria mineraria”.

L’agenzia ha inoltre calcolato che l’energia e le emissioni di carbonio associate all’acciaio, alluminio e silicio necessari per costruire l’impianto saranno compensate entro due anni.

viaRinnovabili.it: L’Australia risparmia l’acqua a cominciare dal solare termodinamico.


Indicazione d’origine: accordo tra i governi la Commissione europea

31 ottobre 2010

Pubblico una sintesi dell’articolo. E possibile leggerlo integralmente cliccando sul link in calce.

°°°

Il 22 ottobre – nell’ampio dibattito sul regolamento per l’informazione al consumatore relativa ai prodotti alimentari – i rappresentanti dei governi dei 27 Stati membri Ue hanno trovato un accordo circa l’indicazione d’origine in etichetta dei prodotti alimentari.

La questione è una delle più controverse: da un lato, la maggior parte delle confederazioni agricole (Coldiretti in testa) chiede di imporre la citazione dell’origine delle materie prime sulle confezioni di tutti i cibi.

Viceversa, altre organizzazioni agricole (Confagricoltura in Italia) e le rappresentanze dell’industria alimentare ritengono sia meglio mantenere lo status quo: l’indicazione è volontaria per la generalità dei prodotti, obbligatoria per alcune categorie (Dop, Igp, Stg, vini a denominazione protetta, prodotti biologici, carni bovine, prodotti ittici freschi, ortofrutta, oli vergini d’oliva, miele).

 

 

Il compromesso, in quanto tale, ambisce a conciliare le esigenze degli uni con quelle degli altri. L’accordo è così articolato:

- è obbligatorio indicare in etichetta il paese d’origine o il luogo di provenienza se la mancanza di questa indicazione possa confondere il consumatore circa l’effettiva provenienza dell’alimento.

- si introduce l’obbligo di indicare l’origine delle carni suine, ovine e avicole (affidando alla Commissione europea il compito di definire le modalità di tali comunicazioni nei 2 anni successivi all’entrata in vigore del regolamento).

- quando si indica il paese di origine o luogo di provenienza di un alimento, e questo non coincide con quello dell’ingrediente primario, è obbligatorio indicare anche l’origine dell’ingrediente primario o, più semplicemente, dichiarare che l’ingrediente primario ha un’origine diversa da quella dell’alimento.

Prendiamo per esempio l’olio di semi vegetali (soia, mais, colza, girasole, arachide, etc.). Gli approvvigionamenti variano a seconda di stagioni, raccolti e condizioni di mercato, mentre i semi sono stivati in enormi silos che riforniscono gli impianti di triturazione a ciclo continuo. Per indicare l’origine dei semi bisognerebbe demolire i silos, segregare le singole partite di semi in contenitori più piccoli, interrompere i cicli di produzione e sostituire i rotoli delle etichette ogni volta cambi l’origine delle materie prime.

I costi aumenterebbero a dismisura: i consumatori potrebbero non essere disposti a sopportare gli aumenti dei prezzi per sapere se l’arachide era senegalese o ivoriana, e gli agricoltori europei non avrebbero alcun vantaggio competitivo.

Anzi: i dati mostrano come neppure l’indicazione obbligatoria dell’origine delle olive (oltre al luogo di molitura) sulle etichette degli oli vergine ed extra-vergine abbia apportato vantaggio ai nostri olivicoltori.

 

viaIndicazione d’origine: accordo tra i governi degli Stati membri e la Commissione europea | Il Fatto Alimentare.


Rc-auto fasulle: ma l’agenzia di Catania NON truffa gli assicurati

30 ottobre 2010

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Leggo oggi su Il Salvagente

No, le cose non stanno tutte come abbiamo scritto nel nostro articolo del 2 novembre scorso: “Rc Auto fasulle: così un’agenzia di Catania truffa gli assicurati”, firmato da Claudia Andreozzi. Ebbene sì, capita, abbiamo sbagliato. Dobbiamo ammetterlo.
La società di Catania tirata in ballo, la “Servizi & Consulenze soc. coop.” non può aver truffato i propri clienti, in quanto, essendo una società d’intermediazione assicurativa, si limita solo a fare da tramite tra le compagnie assicurative e i propri assicurati.

Tant’è che è la società d’assicurazione che svolge tutta l’attività di controllo dei documenti forniti dal cliente della “Servizi & Consulenze soc. coop.”, nonché la confezione della polizza e la sua trasmissione alla società d’intermediazione.

È per questo che, una volta stipulata la polizza, la “Servizi & Consulenze soc. coop.” consegna al cliente il contrassegno (la polizza) ricevuto dalla compagnia d’assicurazione simultaneamente alla ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Se poi una vettura non risulta assicurata all’Ania (l’Associazione italiana delle imprese assicuratrici) – come nel caso della signora citata nell’articolo da noi pubblicato precedentemente – la società d’intermediazione non c’entra assolutamente nulla: tocca infatti alla società d’assicurazione trasmettere all’Ania le coordinate delle vetture assicurate e dei loro proprietari.

Le società d’intermediazione assicurative, infatti, non hanno e non possono avere nessun rapporto con l’Ania.


La fine del mondo nel 2012? o 2013? Magari nel 2053?

30 ottobre 2010

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)

La data del 23 dicembre 2012 annunciata con tanto vigore dai catastrofisti appoggiandosi a presunte profezie Maya non è per nulla affidabile: la fine del vituperato calendario Maya potrebbe cadere nel 2013 o anche nel 2523.

Spiega infatti Mariano Tomatis, autore del libro 2012 – È in gioco la fine del mondo, che la correlazione fra il calendario Maya e il nostro è soltanto una congettura basata su indizi piuttosto vaghi, tanto che gli esperti hanno proposto varie correlazioni con discrepanze enormi (Query).

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com
I commenti sono graditi, ma se vuoi contattare Paolo Attivissimo, è inutile che scrivi qui; clicca sul link qua sopra e troverai i riferimenti necessari.


Biofuel da alghe: la US Navy parte con la sperimentazione

30 ottobre 2010

E’ un settore che sta facendo registrare risultati sempre più incoraggianti quello della produzione di biodiesel da microalghe tanto che anche la Marina Militare statunitense ha diretto la sua attenzione verso questa particolare tipologia di biocarburante e ha avviato un test per il suo utilizzo.

A sperimentare l’uso del biofuel saranno in particolare alcuni jet e navi da guerra che verranno alimentate dal biodiesel prodotto dalla compagnia Solazyme che ha cercato di intervenire sul patrimonio genetico delle alghe per realizzare la nuova generazione di carburanti verdi da impiegare nei mezzi militari.

La Marina Militare Usa è stata talmente colpita dai risultati scientifici dell’uso dei biocarburanti da ordinare alla Solazyme, nel mese di settembre, più di 150mila galloni di biofuel per alimentare jet e navi.

Una società che sta crescendo molto, dal momento che solo lo scorso anno ha ricevuto circa 21,8 milioni di dollari di sovvenzioni da parte del DOE, il Department of Energy USA, per realizzare una nuova raffineria nelle vicinanze di Riverside, in Pennsylvania.

La US Navy, valutati gli esiti di questa sperimentazione, spera di poter alimentare almeno il 50% della sua flotta grazie a un mix di biocarburanti e energia nucleare da qui al 2020, anche se, da solo, tutto il comparto militare statunitense usa più del 90% dell’energia consumata dall’intero governo federale che, a sua volta, consuma circa il 2% delle energie di tutti gli Stati Uniti.

viaRinnovabili.it: Biofuel da alghe, anche la US Navy parte con la sperimentazione.


Ridiamoci su – L’antifurto definitivo

30 ottobre 2010


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