L’insegna con la croce verde nelle parafarmacie non va bene…

30 giugno 2011

Il Tar Calabria, accogliendo il ricorso di Federfarma Catanzaro, ha ribadito in una recente sentenza (sentenza n. 900 del 13 giugno 2011) che, secondo la legge, “l’uso della denominazione ‘farmacia’ e della croce di colore verde, su qualsiasi supporto cartaceo, elettronico o di altro tipo, è riservato alle farmacie aperte al pubblico e alle farmacie ospedaliere”.

L’uso della croce verde da parte delle parafarmacie è dunque illegittimo e il Comune di competenza ha “l’obbligo di ordinarne la rimozione”.

Fonte: Federfarma


Un libro: Tom piccolo Tom

30 giugno 2011
Un bambino di undici anni e una madre di venticinque. Una campagna non ben definita di una regione meridionale della Francia, dove è piantata la roulotte in cui vivono i due. Joss è una madre troppo giovane per farsi chiamare mamma e non ha tempo per occuparsi del piccolo Tom, lei che la sera esce, va a ballare e si innamora al primo incontro, sempre, di ragazzi sbagliati.
Tom, figlio, amico, compagno di vita, è invece un ragazzino che ha imparato per necessità a essere autonomo, a trascorrere le serate in solitudine, a correggere il francese scorretto della madre che studia per prendere la maturità.
Un romanzo che schiude un universo idilliaco eppure non privo di fatiche dove la vita si rivela ricca e foriera di piccole fortune (e virtù), di quelle piccole gioie che, se colte al momento giusto, possono restituire il gusto di un’esistenza, finalmente, leggera.

Fonte: Il Libraio 



Legnano, tutti al Castello per protestare contro l’inquinamento

30 giugno 2011

Olona Vergogna Day. Si chiama così la manifestazione che è nata e sta crescendo su Facebook e che chiama a raccolta i cittadini per gridare il proprio sdegno contro l’inquinamento del fiume Olona, che in questi mesi ha raggiunto livelli imbarazzanti.

Un movimento spontaneo e assolutamente apolitico, nato l’indomani della diffusione dei dati dell’Arpa Lombardia, che ha sancito la lenta agonia del fiume, destinato a morte sicura qualora non si intervenga con un piano preciso. Il giorno fissato per la manifestazione è il 2 luglio, intorno alle 11.

Per quell’ora davanti al Castello di Legnano i cittadini si ritroveranno in veste goliardica. Gli organizzatori infatti hanno chiesto a tutti di portare il costume, ma anche una mascherina da muratore.

L’intento della manifestazione è quello di colpire l’opinione pubblica e soprattutto i politici locali, che finora non si sono interessati al problema. Secondo i dati Arpa, gli scarichi reflui delle fognature sarebbero i colpevoli maggiori di una situazione che sta lentamente sfuggendo di mano alle istituzioni. Nel fiume verrebbero inoltre versati diversi liquidi inquinanti da parte di alcune aziende.

«Siamo convinti che anche tutti i Comuni rivieraschi, nessuno escluso, sarebbero colpevoli per il loro atteggiamento immbolista nei confronti del fenomeno dell’inquinamento del fiume di questi ultimi anni» affermano gli organizzatori della protesta contro il degrado.

viaIl Giorno – Legnano – Legnano, tutti al Castello per protestare contro l’inquinamento.


Per spedire, ho provato un’alternativa alle Poste

30 giugno 2011

Le Poste italiane sono ormai allo sbando, così come raccontavo qui.

Resta il fatto che anche se riduci il più possibile la corrispondenza utilizzando la posta elettronica (ministeri esclusi), se devi spedire un oggetto, sei quasi obbligato a rivolgerti alle Poste che compensano un servizio sempre più scadente (Francesco ne sa qualcosa, visto che il suo regalo di Natale non è mai arrivato) con un aumento delle tariffe, fino al 45% in più.

In queti giorni eravamo in attesa di ricevere il certificato medico di un dipendente che è a casa dal 6 giugno. Bè lui ha spedito la raccomandata al 10 giugno e questa è arrivata al 27. Da Milano a Milano, ben 17 giorni di tempo. Che dire?

In questi giorni ho scoperto e testato un’alternativa per le spedizioni sia di buste che di pacchi, sino ad arrivare a spedizioni di bancali ovvero Spedireweb.

Non si tratta di pubblicità, ma avendo fatto un paio di prove, l’ultima delle quali coinvolge ancora Francesco al quale ho spedito un pacchetto, mi sembra che ora come ora il servizio sia efficiente. Attendo da Roma una conferma circa la ricezione del pacchetto, in consegna teorica al 30 giugno.

C’è da dire che fai tutto da scrivania, prenotando e pagando il ritiro con carta di credito e via mail ti inviano la lettera di vettura da attaccare sul pacchetto, così risparmi pure la compilazione di moduli come accade in Posta, dove sembrano facciano di tutto per complicare tutto.

E’ possibile poi registrarsi, ottenere un link diretto alla tua pagina web da cui gestire e seguire le spedizioni.

Nota negativa, secondo me, è il fatto che il Servizio Clienti sia raggiungibile solo tramite un numero 199 (quindi a pagamento) cosa questa seccante soprattutto se ad esempio devi segnalare un loro disservizio.Oggi ho chiamato per sollecitare il ritiro, promesso per ieri, e sono stati necessari due tentativi, causa operatori impegnati.

C’è da dire che se al momento della prenotazione lasci il numero di cellulare, ti arriverà un sms con la conferma di avvenuta consegna e, volendo, è possibile inserire anche la mail del destinatario che sarà così informato sull’avanzamento della spedizione.

Il servizio è poi gestito dalla SDA che fa sempre a capo alle Poste Italiane, il che mi fa pensare che le Poste siano complici del malfunzionamento del servizio istituzionale, per costringerti poi ad usufruire di servizi privati a pagamento offerti sempre da sue società.

Girala come vuoi, ma è sempre il consumatore ad essere cornuto e mazziato, ma perlomeno in questo caso i pacchetti arrivano…

 

 

 


Caraffe, filtri e ”depuratori” per l’acqua: pro e contro

30 giugno 2011

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

L’acqua italiana è di buona qualità. Ce lo ripetono in continuazione esperti, associazioni ambientaliste, da ultima anche un’azienda della grande distribuzione. Lo ripetono in tanti, ma gli italiani ci credono poco. Almeno a giudicare dai numeri: il business delle acque in bottiglia non conosce crisi e nel 2009 abbiamo mantenuto il primato europeo nel consumo di acqua minerale con 192 litri/abitante consumati. Più del doppio rispetto alla media europea.

E questo non è l’unico segnale dello scetticismo diffuso verso gli acquedotti nostrani: chi non opta per la “bottiglia” si affida sempre di più (grazie anche a tecniche di vendita a dir poco aggressive) a qualche sistema di depurazione o filtraggio domestico. Si va dalle caraffe filtranti da 20 euro a dispositivi ben più invasivi e costosi, come quello a osmosi inversa, che possono arrivare a costare fino a 3mila euro.

Soldi ben spesi? È quanto si è chiesto il settimanale il Salvagente nel numero in edicola giovedì e che passa in rassegna i 5 metodi più utilizzati (di seguito le schede di pro e contro per ogni famiglia di apparecchi) e pubblica la mappa dell’acqua di rubinetto in 20 capoluoghi, per capire quando effettivamente c’è bisogno di filtrare il prezioso liquido prima di berlo.

In ogni caso, spiegano gli esperti, se può avere senso comprare un apparecchio di filtrazione per intervenire sul fastidioso sapore di cloro di alcune acque (ma basterebbe far riposare per un po’ il liquido in una brocca “normale”), meno sensati sono quegli interventi volti a ridurre la durezza. Innanzitutto perché, al di là della credenza che un’acqua poco calcarea sia da preferire per la salute, in realtà una giusta quantità di ioni di calcio e magnesio non è affatto dannosa per l’organismo umano.

Lettura integrale dell’articolo QUI

°°°

Filtri a carbone attivo

PRO: sono utili in caso di acque dal forte sapore di cloro, usato nella fase di potabilizzazione in acquedotto per preservare l’acqua da eventuali contaminazioni durante il viaggio nelle tubature. Questi filtri trattengono il cloro e le sostanze clorate oltre che inquinanti organici come pesticidi e solventi industriali.
CONTRO: non eliminano batteri e nitrati e non agiscono sulla durezza dell’acqua. Le loro caratteristiche ne fanno un luogo di coltura per germi e batteri. Inoltre i loro pori sono così piccoli che bastano 150 metri cubi di acqua (il consumo annuo medio di una famiglia di 4 persone) per otturare il dispositivo: per questo richiedono un’attenta manutenzione e un ricambio frequente.

Addolcitori (filtri a scambio ionico)

PRO: agiscono sulla durezza dell’acqua in quanto trattengono il calcio e il magnesio. La loro funzione anticalcare è utile solo per gli elettrodomestici, in quanto un’acqua molto dura può dar luogo a incrostazioni delle tubature, ma non ha alcune effetto sulla salute. I sistemi di addolcimento più diffusi sono i dosatori a scambio ionico, filtri con speciali resine impregnate di ioni di sodio: al passaggio dell’acqua innescano un processo chimico che trattiene gli ioni di calcio e magnesio e rilascia gli ioni di sodio.
CONTRO: se l’acqua del rubinetto non è particolarmente dura, il filtro rischia di addolcire troppo l’acqua scendendo sotto il valore di durezza consigliato per legge (15°F). Attenzione: un’acqua molto addolcita rischia di corrodere le tubature per via del pH acido.

Microfiltrazione

PRO: è un sistema di filtraggio a sedimenti che non utilizza un particolare principio di funzionamento (scambio ionico o osmosi inversa) ma agisce come un colino che trattiene i microresidui solidi in sospensione nell’acqua, dal terriccio alle microparticelle di tubazione. L’acqua passa attraverso una membrana microporosa (in propilene o nylon) con diametro dei pori inferiore o uguale ai 50 microgrammi.
CONTRO: agisce solo come chiarificatore dell’acqua, ma non la tratta. Non è cioè in grado di trattenere i batteri, né di influire sul sapore di cloro né sulla durezza.

Osmosi inversa

PRO: sono tra i sistemi di filtrazione più usati e anche più costosi (intorno ai 3mila euro). Riescono a trattenere la maggior parte del contenuto salino dell’acqua: dal 90 al 99,9% di sostanze disciolte, compresi i nitrati. È solo nel caso di acque molto ricche di questi elementi che può aver senso l’uso di questi sistemi di filtraggio. La tecnica utilizzata è di tipo meccanico: l’acqua viene forzatamente condotta, alzandone la pressione, attraverso una membrana semipermeabile attraverso la quale riescono a passare solo alcune sostanze e in determinate quantità.
CONTRO: danno origine a un’acqua ultraleggera privata per la quasi totalità di minerali, praticamente distillata. Idonea per il ferro da stiro, ma non per essere bevuta. Inoltre c’è un problema di spreco. Questi apparecchi separano l’acqua in due flussi: da una parte viene indirizzata l’acqua purificata, dall’altra quella scartata (ricca di sali minerali), che è in quantità molto maggiore. Per ottenere un litro di acqua osmotizzata ne servono almeno 5.

Brocche filtranti

PRO: sono i sistemi di filtrazione dell’acqua più economici, dai 10 ai 40 euro. Utilizzano dei filtri a carbone attivo (in grado di trattenere il cloro e altre sostanze inquinanti) e una percentuale di resina a scambio ionico (che incide sulla durezza dell’acqua).
CONTRO: il ristagno dell’acqua nella caraffa può originare una proliferazione batterica per questo alcuni filtri sono addizionati con composti a base di sale di argento che svolgono un’azione batteriostatica. Richiedono una manutenzione attenta e frequente in quanto il deterioramento del filtro a carbone attivo potrebbe rilasciare nell’acqua sostanze dannose, come l’ammonio e l’argento. Negli ultimi tempi sono finite nell’occhio del ciclone, accusate di impoverire eccessivamente l’acqua di calcio e magnesio, salutari per l’organismo umano e, al contrario, di innalzare eccessivamente i livelli di sodio e potassio.

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Qui puoi leggere un comunicato della Brita in merito alle caraffe filtranti


Genitori con le cinture ed i bambini….

30 giugno 2011

Ormai di post sulla (in)sicurezza dei bambini in auto, con la colpevole complicità dei genitori, ne ho scritti tanti ed altrettanti li ho pescati dal Blog di Maurizio Caprino, tuttavia continuo a non capire certi atteggiamenti.

Tempo fa, pensavo di aver toccato il massimo della stupidità, con l’episodio raccontato qui, ma nei giorni scorsi sono riuscito a vedere di peggio.

Una coppia di sudamericani, giovani, sotto i 30 anni, con una Ford Fiesta (ultimo modello) e quindi con spazio a sufficienza per montare i seggiolini sui posti posteriori e sicuramente dotata di un tot di airbag che, ricordiamocelo, sono in grado di fare danni se non hai le cinture allacciate.

Il padre guidva la macchina, regolarmente allacciato con la cintura. Perchè? Ci tiene alla sua sicurezza? Si allaccia solo perchè è obbligatorio? Chissà…

La moglie, al suo fianco, rigorosamente senza cintura. In braccio aveva un bambino di 5 o 6 mesi. Nello spazio davanti al sedile, in piedi, c’era un altro bambino sui 3-4 anni.

Che sarebbe successo ai bambini in caso d’incidente? L’esplosione dell’airbag avrebbe colpito in pieno il bambino in piedi che nel contempo sarebbe schiacciato dalla mamma ed il piccolo che teneva in braccio… lasciamo perdere….

Ora, un video che ti mostra l’apertura dell’airbag abbinato alle cinture slacciate.

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(se vuoi ulteriori informazioni, digita seggiolino bambini nella casella di ricerca)


Pesce catturato e rigettato in mare: aderisci alla campagna per porre fine allo spreco

30 giugno 2011

Un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

I promotori di “Fishfight”  hanno esposto un relitto di peschereccio davanti al Parlamento europeo a Bruxelles per denunciare il dramma dei pesci catturati dai pescherecci del Nord Europa e rigettati in acqua, come fossero alghe o scarti.

Un contatore sulla chiglia dello scafo aggiorna il numero delle persone che aderiscono alla raccolta di firme giunte a quota 700.000. Di che si tratta?

La storia dei pesci scartati post-mortem non è nuova, e i tempi sono maturi per mettere fine a questo scempio. La stessa Commissaria europea Maria Damanaki aveva indicato il tema degli scarti come un elemento chiave nella riforma della Politica europea della pesca, in una riunione a ciò appositamente dedicata lo scorso il 1° marzo. Già nel 2004 la FAO aveva stimato che almeno 7,3 milioni di tonnellate di pesce, vale a dire l’8% del totale delle catture, venissero scartate.

Ma in Europa i dati sono assai peggiori e raggiungono il 50-70%, rispettivamente, nei casi delle “whitefish fisheries” e delle “flatfish fisheries”. Attività di pesca sul fondo, finalizzate alla cattura di esemplari caratteristici dell’Atlantico (come i merluzzi di varie specie, naselli, etc.) o di specie da sabbia (platesse, sogliole, rombi, halibut).

Secondo gli organizzatori si tratta di uno spreco insensato, che provoca  grave danno all’eco-sistema marino e alla bio-diversità. I nomi dei sostenitori della campagna saranno aggiunti a una lettera (vedi documento allegato) da inviare al Commissario Maria Damanaki, ai membri del gruppo di riforma della Politica Comune della Pesca (“Common Fisheries Policy Reform Group”) e a tutti i membri del Parlamento Europeo.

Per aderire basta inserire il proprio nome, cognome ed e-mail sul sito  http://www.fishfight.it.

Perché farlo? Perché in assenza di regole a tutela di chi e di ciò che ci circonda, tutti tendono a limitare l’attenzione all’interesse personale di breve periodo.

Ma il pensiero a un bene collettivo, quanto più è condiviso tanto più è capace di favorire alla vita nel lungo termine. Lo abbiamo visto per il nucleare, lo vedremo per i pescetti incagliati nelle reti, speriamo di vederlo prima che sia troppo tardi anche per il “land-grabbing”.

 La soluzione è quella di proibire lo scarto dei pesci di minor interesse economico, sia pure con un approccio graduale. Anche i consumatori dovranno fare la loro parte, dedicando maggiore attenzione alle specie meno note e perciò anche più economiche, altrettanto saporite e salutari.


Foreste, buoni e cattivi secondo l’Unesco

30 giugno 2011

in sintesi un articolo di Tommaso Perrone che leggo su Lifegate

Il Parco naturale di Manas è stato tolto dalla lista dei patrimoni Unesco a rischio degrado. La riserva si trova alle pendici dell’Himalaya, in India, ed era stato inserito nel 1992 a causa di un rapido declino delle sue risorse naturali.

La riserva del Rio Platano, una delle più grandi aree protette dell’America centrale, è stata aggiunta proprio su esplicita richiesta del governo onduregno in difficoltà nell’applicare le leggi che dovrebbero tutelarla. Le foreste di mangrovie, le lagune e la savana sarebbero in pericolo per la presenza di colonie illegali, attività di pesca non autorizzata e contrabbando.

La foresta di Sumatra, invece, ha bisogno di un piano urgente di salvataggio a causa dell’incontrollata costruzione di strade e della forte espansione di terrenti destinati all’agricoltura.

Lettura integrale dell’articolo QUI


Escherichia coli nei germogli crudi: il pericolo è molto elevato

30 giugno 2011

Ho notato che molti lettori scambiano le informazioni necessarie ad essere un consumatore consapevole in allarmismo, tuttavia se non diffondi informazioni ti senti dire che nascondi la verità, se le scrivi allora fai allarmismo.

Inoltrate meno Catene e leggete di più gli articoli che provengono da fonti attendibili, come questo:

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

Se in Europa la  contaminazione  dei germogli di  soia, senape, rucola e altre piante è una novità, in Canada e negli Stati Uniti le autorità sanitarie da anni segnalano i pericoli collegati al consumo di questi germogli mangiati crudi.

Sul sito del ministero della Salute canadese  sono catalogati 37 casi di contaminazione dal 1973 al 2005 registrati nei germogli  a causa di batteri come: Salmonella, Listeria, Escherichia coli.

Il fatto più grave si è registrato in Giappone nel 1996 con 6000 persone coinvolte. Il ministero dispensa anche  molti consigli utili per chi è abituato a consumare germogli crudi.

Il sito Bites   ha aggiornato i casi di intossicazione da germogli aggiungendo gli  ultimi incidenti e ne elenca 55. Come si può vedere nella tabella allegata le persone coinvolte  a volte sono decine, altre volte i numeri sono davvero preoccupanti.


Milano – Metrò: ascensori e scale mobili fermi da mesi

30 giugno 2011

Sant’Agostino guarda giù. Due piani sotto, nel mezzanino del metrò verde, eccola, c’è la signora Giovanna Bergamaschi, pendolare furiosa: «Sono mesi che la scala mobile non funziona!».

Più che un tecnico, qui, servirebbe una grazia. L’impianto di risalita è un’eredità degli anni di piombo, Milano 1975, ferraglia finita fuori produzione: «La scala della fermata Sant’Agostino è ferma da metà maggio per manutenzione straordinaria – conferma l’Atm -. Sono interventi che si effettuano ogni dieci anni, necessari a garantire la sicurezza».

La certezza, al momento, è che la «catena di trazione» non può essere cambiata: «Ci vuole tempo per l’approvvigionamento dei pezzi dalle ditte». Un cartello annuncia la ripresa del servizio per il 19 agosto. Tradotto: servono tre mesi per sistemare un guasto.

Che succede là sotto? Gli impianti vecchi si fermano perché sono appesantiti e stanchi. Ma le scale e gli ascensori appena installati si bloccano senza buoni motivi, visto che sono nuovi, ultra tecnologici, ancora in garanzia, posizionati sul prolungamento della M2 Famagosta-Assago come sul tratto M3 Maciachini-Comasina.

Le denunce dei passeggeri fanno emergere dal sottosuolo storie di ordinaria disfunzione. Imprevisti e malattie croniche, transenne, divieti posticci e tante scuse per il disagio. Paolo Montaruli è abbonato ai mezzi pubblici e ai disservizi della fermata Qt8: «La stazione è senza ascensori. La scala mobile è spesso guasta. Adesso, ormai, è inchiodata da mesi. Ripartirà, dicono, il 30 luglio. Ma è possibile?»

viaMetrò, ascensori fermi da mesi Atm: più fondi dal governo – Milano.


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