Corriere: in Svizzera sarebbe «legittimo sparare ai gatti»

31 agosto 2011

(Nella foto il mitico Mastino)

Storia vecchia. A quanto leggo oggi sul Blog di Paolo Attivissimo, ancora una volta la cosiddetta informazione punta al Titolo acchiappa-lettori, e completa il tutto con un articolo basato sull’ imprecisione cosa questa che causa solo Disinformazione.

Come dice Attivissimo: Non è una bella storia, ma va raccontata senza inutili sensazionalismi e mettendo da parte i sentimenti… ovvero ci voleva tanto per informarsi e verificare prima di pubblicare?

Leggo che: Il Corriere della Sera ha titolato proprio così: Svizzera, animalisti sconfitti «Legittimo sparare ai gatti». Idem il Secolo XIX: «Si può sparare ai gatti». Svizzera a mano armata.

Titoli che fanno sembrare che sia permesso prendere impunemente a fucilate il micio della vicina, ma le cose stanno un po’ diversamente.

Non è una bella storia, ma va raccontata senza inutili sensazionalismi e mettendo da parte i sentimenti, cosa che non mi viene facile perché sono un gattofilo.

Manca innanzi tutto una precisazione fondamentale: la legge federale sulla caccia (PDF) consente la caccia soltanto al “gatto domestico inselvatichito”, non ai gatti domestici in generale (Articolo 5).

Per quanto possa sembrare una pratica barbara, c’è da considerare che i gatti domestici inselvatichiti possono mettere a repentaglio, tramite le ibridazioni, l’esistenza dei gatti selvatici veri e propri.

Scrive infatti l’Ufficio federale dell’ambiente:

I gatti selvatici non sono gatti domestici inselvatichiti, ma due sottospecie distinte. Il gatto selvatico è una specie europea, mentre quello domestico discende dal gatto selvatico asiatico o africano. Nonostante vivano fianco a fianco da secoli, in seguito all’estensione delle aree insediative i gatti selvatici entrano più sovente in contatto con i gatti domestici in libertà e, in parte, anche inselvatichiti. L’incrocio di queste due specie (ibridazione) può far nascere degli esemplari (ibridi) capaci di procreare. L’ibridazione con il gatto domestico rischia di provocare la graduale scomparsa genetica del gatto selvatico.

In altre parole, non è una questione in bianco e nero, con l’uomo cattivo che ammazza gattini: si tratta di decidere se si vuole tutelare o no una rara specie di gatto dall’invasione di un’altra, e se sì, come procedere.

Al momento, secondo gli enti governativi, la caccia, per quanto sia una soluzione violenta e spesso crudele, sembra essere l’unico mezzo praticabile ed economicamente sostenibile per contenere la diffusione dei gatti domestici inselvatichiti, per cui non la si può vietare….

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In arrivo la “nuova” Fiat Panda

31 agosto 2011

in attesa di un test da parte di Francesco, ;-) conosciamo meglio la nuova Panda

leggo su Il Salvagente

Arriva la Panda di terza generazione. La piccola di casa Fiat cambia volto e sarà presentata dal 15 settembre al salone dell’auto di Francoforte. Oggi sono stati diffusi foto e video ufficiale dalla casa del Lingotto.

Rispetto al modello precedente l’utilitaria è più lunga e più generosa nell’abitabilità interna e nel bagagliaio, pur continuando ad essere un’auto molto compatta.

Proposta per ora solo in versione a cinque porte e trazione anteriore, successivamente arriverà anche la 4×4. Nuova Panda è dotata di motorizzazioni all’avanguardia per prestazioni e per livelli di consumi ed emissioni.

Spiccano i nuovi bicilindrici della serie TwinAir di 900 cc, cioè il due cilindri Turbo da 85 Cv e l’aspirato da 65 Cv, dotati entrambi di sistema Start&Stop di serie che gestisce lo spegnimento temporaneo del motore e il suo successivo riavvio in modo da ridurre il consumo di carburante e le emissioni di CO2.

La gamma dei propulsori benzina disponibili al lancio è completata dal rinnovato 1.2 Fire da·69 Cv. L’eccellenza motoristica della Nuova Panda è confermata tra i diesel con il 1.3 Multijet II da 75 Cv con Start&Stop di serie.

La gamma della Panda sarà completata in secondo tempo con i motori bifuel 0.9 TwinAirTurbo Natural Power da 80 Cv (benzina/metano) e 1.2 EasyPower da 69 Cv (benzina/GPL). Di serie anche il Gear Shift Indicator (GSI), un vero e proprio “copilota” che suggerisce discreto al guidatore quando effettuare il cambio marcia per ridurre i consumi. Successivamente al lancio Panda sarà disponibile, in abbinamento al TwinAir, anche con la trasmissione automatica robotizzata Dualogic. Nel 2012 sarà poi proposto un innovativo sistema di frenata che, a velocità inferiori ai 30 km/h, è in grado di rilevare ostacoli a distanza ravvicinata e arrestare automaticamente l’auto.
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Un libro: Cuore di cervo

31 agosto 2011

di C. J. Sansom

Ediz. Sperling & Kupfer – Pagg. 594 – € 21,90

Trama: È il 1545. Venti di guerra soffiano sull’Inghilterra di Enrico VII dalla vicina Francia, mentre la flotta inglese si raduna a Portsmouth in attesa dell’attacco nemico. Non è il momento migliore per un viaggio da quelle parti, ma l’avvocato Matthew Shardlake non ha scelta: un nuovo caso lo attende proprio lì, nell’Hampshire.

E’ stata la regina stessa a chiedergli di occuparsene: Michael, il figlio di una vecchia governante della sovrana, è stato trovato morto, suicida secondo quanto stabilito da un’indagine che scopriremo essere stata molto frettolosa, schiacciato dal peso delle indagini svolte sui genitori adottivi di Hugh Curteys, suo allievo, un ragazzo sfigurato dal vaiolo, con una terribile storia famigliare alle spalle.

E mentre Shardlake scava nel passato di Hugh e della sua nuova famiglia, scoprendo che nulla è come appare, inizia le indagini, a titolo personale, su Ellen Fattiplace, una donna rinchiusa da vent’anni nel manicomio di Portsmouth, di cui Shardlake sa con certezza una cosa soltanto: che non è pazza.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Sansom è uno dei miei autori preferiti ed ancora una volta ha confermato le aspettative. Questa nuova indagine di Matthew Shardlake coinvolge e cattura il lettore; in realtà un’indagine personale affianca l’incarico della Regina, tuttavia nonostante vi sia molta carne al fuoco ed accadano molte cose, non si rischia mai la confusione, mai la noia. Questa volta il fido Barak è molto più saggio dell’avvocato, nonostante il pensiero costante per la moglie Tamasin,  tuttavia la sua perseveranza sarà premiata anche se l’epilogo di entrambe le indagini andrà oltre le aspettative dei lettori, con alcuni colpi di scena che ripagheranno in parte Shardlake (ed i suoi fedeli lettori) per alcune delle angherie vissute nei romanzi precedenti. Ed ora eccomi qua a sperare che Sansom dia alle stampe un nuovo romanzo, con i medesimi personaggi…

P.S. 1 – Da segnalare l’ottima preparazione storica dell’autore che riesce ad incastrare al meglio episodi storici realmente accaduti con la struttura di fantasia del romanzo.

P.S. 2 – Non avendo scritto nulla a suo tempo degli altri romanzi, segnalo i titoli già scritti con le indagini di Shardlake e dei quali consiglio la lettura, possibilemente con il giusto ordine cronologico, al fine di gustare al meglio il tutto.

L’enigma del gallo nero - La scomparsa del fuoco grecoIl segreto della Torre di LondraI sette calici dell’eresia


Latte aromatizzato alla fragola o al cioccolato: calorici e diseducativi per il gusto

31 agosto 2011

In sintesi un articolo di Agnese Codignola  che leggo su Il Fatto Alimentare

In Italia non sono ancora molto diffusi, ma basta recarsi in un altro paese europeo, soprattutto del nord, come pure oltreoceano, per vederli in tutti i frigoriferi dei supermercati e nei distributori dei negozi: i latti aromatizzati sono ormai una presenza fissa, e talvolta dominante rispetto al latte semplice.

Negli Stati Uniti, in particolare, sono amatissimi dai bambini. Al punto che alcune indagini hanno mostrato che i ragazzi, nel momento in cui non dovessero più trovare il latte al cioccolato o alla fragola, semplicemente smetterebbero di berne, cioè non accetterebbero più il latte normale, bianco, che sa di latte.

Eppure questi prodotti sono accusati di essere tra le concause della dilagante obesità infantile, e secondo alcuni esperti, apportano non meno del  3% degli zuccheri incamerati ogni giorno dai ragazzi.

E allora: come continuare a far entrare il latte nella dieta dei bambini evitando che un alimento fondamentale si trasformi nell’ennesima fonte di calorie in eccesso?

La risposta prova a darla il Milk Processor Education Program o MilkPep, un’associazione di produttori americani che ha deciso di cercare di offrire prodotti più sani.

Coloro che hanno aderito, spiegano i coordinatori del programma, per il nuovo anno scolastico metteranno in commercio cartoni di latte da 250 ml che conterranno meno di 150 calorie e 22 grammi di zuccheri, con una riduzione di zucchero nei prodotti a basso contenuto di grassi e con cioccolato magro anche del 38%.

In media, le nuove formulazioni avranno solo una trentina di calorie in più rispetto alla stessa dose di latte bianco. Tutto risolto, dunque?

Non proprio, perché bisognerà capire come reagiscono gli studenti alla novità.

Secondo un’indagine effettuata dalla stessa MilkPep in 58 scuole elementari e medie dove erano state tolte sia le bevande gassate e zuccherate sia i latti aromatizzati, il consumo di latte è sceso drasticamente, del 35%, proprio perché i piccoli americani sembrano essere ormai disabituati al gusto normale, così come lo sono a quello dell’acqua, sostituita dalle micidiali “soda”, le bevande gassate e zuccherate.

Lettura integrale dell’articolo QUI


Camper primi per difetti. E i venditori…

31 agosto 2011

di Maurizio Caprino

Sapete quali sono i veicoli che danno più problemi? Sorpresa: i camper.

Questo emerge dalle statistiche dell’Adiconsum: circa il 10% dei reclami pervenuti al settore auto di quest’associazione di consumatori riguarda questi mezzi, nonostante se ne vendano appena 15mila all’anno (e con trend in diminuzione). Come mai?

In effetti, per fare le vacanze in camper ci vuole una vocazione. Non solo perché si rinuncia alla comodità dell’albergo e ci si deve rassegnare a viaggiare a velocità da camion: la manutenzione del mezzo è impegnativa, perché praticamente è la somma di quella di un veicolo e quella di una casa.

Con l’aggravante che il veicolo resta fermo per buona parte dell’anno e quindi va poi verificato e rimesso in sesto per bene prima di farlo tornare in circolazione: una bella noia, che dissuade molti dall’effettuare scrupolosamente la manutenzione e – a lungo andare – li convince a disfarsi del mezzo.

A questo punto s’innesca il cortocircuito: il camper finirà sul mercato dell’usato, dove l’approccio dei venditori professionali non è dissimile da quello di concessionari e salonisti d’auto: scansarsi più rogne possibili, offrendo il livello di garanzia minimo e sviando le lamentele dei clienti.

Si punta sul fatto che spesso il cliente non si rende conto che per legge da ormai nove anni il venditore ha la piena responsabilità di ciò che vende. Quindi anche dell’arredo interno del camper, non solo di meccanica e dintorni. Ma l’Italia è piena di avvocati e sempre più clienti diventano battaglieri.

Come nota l’Adiconsum, sempre più venditori rischiano di farsi male se non cambieranno mentalità.


Il politico si attarda sul palco, tanto la scorta recupera su strada…

31 agosto 2011

di Maurizio Caprino

Un esordio con la promessa di essere breve, tipica dei politici: Mi aspettano altrove, 10 minuti e vado via.

Mezz’ora dopo, Marco Pannella era ancora a Latronico (Potenza) col microfono davanti alla bocca, a presentare un libro sull’ambiente della Basilicata a rischio per l’estrazione del petrolio e dei rifiuti e fare un parallelo con la democrazia italiana a rischio. E anche qui tutto normale.

Poco dopo, la frase rivelatrice. Una cosa tipo adesso spero nella bravura di qualche centauro, per arrivare in tempo utile a Salerno e poi a Roma  (vado a memoria, ascoltavo in diretta radiofonica mentre guidavo).

Traducendo: la scorta della Stradale avrebbe dovuto fargli recuperare per strada il tempo perso sul palco. La difesa della democrazia val bene una corsa che potrebbe mettere a repentaglio la vita di qualche ignaro cittadino incontrato sul percorso (che ha gli stessi diritti dei lucani cui petrolio e rifiuti hanno ingiustamente peggiorato la vita).

Tutto è accaduto giovedì scorso, intorno alle 19.

Io non so poi a che ora sia arrivato Pannella a Roma. Né so se abbia davvero una scorta per tutelarlo da eventuali attentati: l’ho visto personalmente in un bar del centro di Roma qualche mese fa e mi pareva fosse solo (ma a volte capita che la persona da scortare congedi i suoi angeli custodi e si prenda – comprensibilmente – una boccata di libertà).

So solo che per viaggiare in deroga al Codice della strada occorre appunto essere persone potenzialmente in pericolo e come tali essere sottoposti a scorta.

Cosicché la frase di Pannella non è un indizio sicuro di colpevolezza (tantomeno è da usare contro chi, come lui, del garantismo ha fatto – legittimamente – una ragione di vita).

Ma è l’indice di una cultura dei politici, quella del prendo tanti impegni per stare a contatto con più gente possibile, tanto poi ci pensa la scorta a far quadrare i conti col tempo a disposizione.

In questo, Pannella non si rivela tanto diverso da quella partitocrazia che attacca – spesso giustamente – da decenni….

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Un libro: L’impostore

30 agosto 2011

di Oliver Harris

Ediz. Feltrinelli – Pagg. 398 – € 19,00

Trama: Sei del mattino, Londra. Nick Belsey, detective della polizia che ha toccato il fondo, si risveglia ferito e dolorante su una montagnola di terra nel parco di Hampstead Heath, ubriaco, senza portafoglio, senza telefonino e senza alcun ricordo degli eventi della notte che, da soli, giustificherebbero un licenziamento in tronco. Belsey torna a fatica in ufficio e si aggrappa alla sua ultima occasione, il caso dell’apparente suicidio dell’oligarca russo Alexei Devereux.

L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Belsey non resiste all’idea di appropriarsi dell’identità dell’uomo d’affari russo (e dei suoi soldi) e di riciclarsi lontano da Londra, libero e ricco. Indagando su Devereux, Belsey si rende conto però che il suo progetto truffaldino è niente in confronto a quanto scopre sulla vita dell’oligarca.

La sfida è buia come il lungo corridoio del commissariato che Belsey percorre per raggiungere il suo ufficio, ogni mattina in condizioni sempre peggiori. La sfida inconfessata di Belsey è un gioco di specchi dove il bene e il male sono facce della stessa medaglia. Belsey, antieroe per eccellenza, è il protagonista assoluto del racconto. Si sente l’odore d’alcol uscire dal suo alito quando esce ciondolando da un locale dopo l’ennesima giornata combattuta. Si sente l’odore dell’adrenalina mista a sudore quando tenta disperatamente di mettersi in salvo. Insomma, si sente tutta la sua profondissima umanità. L’altro grande protagonista è la città di Londra.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Fermo restando che l’opinione è personale, come detto, non è mia intenzione dare una valenza negativa alle mie osservazioni, perchè ritengo che L’impostore sia un buon libro, con una storia sicuramente anticonvenzionale, rispetto al solito, tuttavia non trovo che sia un giallo mozzafiato, come ho letto, bensì di una vicenda nella quale si alternano momenti un pò piatti con sviluppi di alta tensione, generata non tanto dall’azione, ma dalla percezione della tensione che il protagonista per primo sta vivendo e che viene trasmessa al lettore.

Non trovo che Belsey sia un antieroe ma un cinico opportunista, e tantomeno che sia geniale come scritto sulla copertina del libro; se così fosse gli avvenimenti lo avrebbero visto più protagonista e non burattino. Non posso dire di più senza svelare la vera sorpresa del libro che in parte avevo intuito o, meglio, sospettato.

Ho letto che sono stati opzionati i diritti del libro da una casa cinematrografica; se ben girato, e con un attore credibile nei panni di Belsey, potrebbe uscirne un ottimo film; i presupposti ci sono tutti. Sconsiglio la lettura a chi si aspetta un libro alla Jason Bourne, per intenderci, con alta tensione generata da tanta azione; siamo in un mondo opposto, tutto il libro ha come protagonista Belsey.

La copertina merita un plauso a prescindere. L’immagine, frutto dell’eleborazione di una foto di Marcus Davies, ha catturato immediatamente la mia attenzione non appena l’ho vista e, terminato il libro, ritengo che sia perfetta, come sembrava.

Nota per Francesco: L’autore, in un’intervista, alla domanda Lei sa cose della finanza e racconta della City come se ci avesse lavorato anni… ecco cosa risponde: No, ho solo fatto ricerche…

Capisci bene che mi riferisco all’autore che sai ;-) … Non possiamo sapere e conoscere tutto, per cui se vuoi scrivere di un argomento, ti documenti, al fine di rispettare il lettore che acquista il tuo libro e si aspetta, in cambio di soldi veri, una storia credibile o, perlomeno, attendibile.


A pranzo da Eataly

30 agosto 2011

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Un’opinione personale sul ristorante di Eataly situato all’interno del negozio (piano -1 del Coin di Piazza 5 giornate, a Milano) mi era stata richiesta un paio di volte dalla direttrice del Globe, il ristorante all’8° piano del Coin; una richiesta interessata, potrei dire, visto che è il Globe infatti a fornire il servizio di cucina ad Eataly.

E finalmente è arrivata l’occasione per scriverne, infatti in questi ultimi giorni di vacanza ci siamo andati a pranzo due volte e l’ultima con il Pupo Alpinista, utile quale terzo parere.

I tavolini sono sparsi all’interno del negozio dove si possono acquistare i prodotti che vengono anche serviti a tavola. Si arriva e, semplicemente, ci si siede; il personale è cortese, pronto a dare informazioni complete su bevande e/cibi, e le attese per le portate sono minime o, meglio, tutto avviene nei giusti tempi.

Ieri io ed il Pupo Alpinista abbiamo preso la birra Inbranata (€ 4,50) e ci sono stati dati i bicchieri ghiacciati, dettaglio apprezzato. La Signora K ha preso l’abituale calice di Prosecco di Valdobbiadene (€ 4,00).

Passiamo ai piatti. Io ho preso gli gnocchetti di patate con bocconcini di manzo, (€ 11,50) un piatto molto gustoso, che è più di un primo e meno di un piatto unico.

La Signora K per la seconda volta di fila ha ordinato la battuta di carne (cruda, ovviamente) della Granda (Presidio Slow Food), con crostini ed insalata mista (€ 11,00); era tentata da altre pietanze, ma poco da fare, una volta provata la carne della Granda  è difficile passare oltre, tanto è vero che la acquistiamo in diversi tagli anche per consumarla a casa. Il prezzo può apparire caro, ma se confrontato alla carne di qualità, che potete comprare da un macellaio di fiducia, vedrete che il prezzo vale la spesa.

Il palato del Pupo Alpinista è stato solleticato dal Filetto bardato allo speck con patate arrosto (€ 13,50) ed è stato più che soddisfatto dalla scelta.  In chiusura per tutti, Crema al caffè come dessert e chiusura con due caffè + un caffè americano per l’Alpinista.

Un suggerimento: i piatti del giorno, tipo gli gnoccchi ed il filetto, sono presentati su una lavagnetta attaccata nei pressi del bancone e poi vi sono alcuni piatti sempre presenti sulla lista. Fra questi consiglio vivamente il prosciutto crudo di Parma 24 mesi abbinato alla mozzarella di bufala oppure alla burratina.

°°°

Aggiornamento del 24 settembre 2011 – Dopo la pubblicazione di questa recensione, siamo stati da Eataly altre due volte; in occasione dell’ultima visita ho potuto (ri)toccare con mano quanto già scritto circa la capacità del personale ad integrare il servizio con delle informazioni utili a gustare al meglio le pietanze.

Oggi ho preso il famoso piatto di prosciutto crudo 24 mesi con la mozzarella di bufala. Non ho ritenuto che un’Inbranata fosse il giusto abbinamento, per cui stavo pensando al calice di vino da ordinare. Avevo deciso per un rosso, chiaramente non uno di quelli robusti, di carattere, per non coprire il gusto delicato del piatto, ma non ho l’esperienza (il sommellier del Blog è Francesco) per scegliere un vino preciso.

Mentre stavo facendo l’ordinazione ho fatto trapelare l’esitazione sul vino, intenzionato a chiedere un consiglio al giovanotto (si chiama Angelo) che stava raccogliendo l’ordinazione, al che lui mi ha chiesto che cosa volessi mangiare e, seguendo la mia stessa linea di pensiero, mi ha suggerito due rossi, e la scelta che ho fatto si è poi rivelata vincente. Un ottimo consiglio, un buon esempio di professionalità.


Danimarca e Ungheria: tasse su grassi, zuccheri e cibi confezionati. penalizzano i meno abbienti e gli alimenti sani

30 agosto 2011

in sintesi un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Tempi duri per i consumatori dell’Europa del Nord. Dopo le micidiali quanto inutili imposte sulle bevande alcoliche in Svezia, è giunta l’ora di tassare vari alimenti, in Danimarca come in Ungheria.

Nuove imposte sui consumi che, come sempre, penalizzano le fasce meno abbienti della popolazione, con la scusa di promuovere il consumo di alimenti reputati più salutari.

Dal 1° ottobre in Danimarca si applicherà la “fat tax”, un’imposta sui grassi saturi contenuti in qualsiasi alimento.

Questo genere di tributi ha un solo risultato certo, quello di ingrassare le casse pubbliche. I danesi prevedono di incassare oltre 200 milioni di euro l’anno, grazie alla “manovrina”.

La nuova imposta si applicherà indistintamente a tutti i cibi venduti in Danimarca: quale che sia la natura e provenienza dell’alimento, esso verrà tassato in misura degli acidi grassi saturi che contiene.

La Commissione europea ha dichiarato di non poter far nulla per ostacolare la legge, a dispetto delle ripercussioni negative che essa avrà sulla circolazione di alcune derrate alimentari.

Ma come si può a credere che il maggior costo di un etto di Parmigiano Reggiano o di prosciutto di Parma o di un litro di latte possa indurre i consumatori danesi a compiere scelte “salutari”?

Mangeranno più pane spalmato di margarina light riducendo gli apporti di proteine, vitamine e minerali offerti dai prodotti lattiero-caseari e carnei, ma sarebbe questa una scelta salubre?

In Ungheria la situazione è ancora più complessa: il 21 giugno il governo ha proposto di introdurre un’apposita “tassa di salute pubblica”, teoricamente mirata a scoraggiare il consumo di un’ampia gamma di alimenti considerati non raccomandabili.

Fonti governative stimano i proventi annuali di questa tassa in 30 miliardi di fiorini, 111 milioni di euro. Da rastrellare nelle tasche di tutti i cittadini in aggiunta a un’IVA sui prodotti alimentari che in Ungheria è tra le più alte dell’UE, il 25% (con eccezione di carni e prodotti caseari).

L’aspettativa di vita in Ungheria è tra le più basse del continente (69 anni per gli uomini, 5 in meno della media europea), si stima a causa di un endemico abuso di sigarette e alcol che le tasse non hanno risolto.

La dieta magiara non è esattamente in linea con le moderne raccomandazioni nutrizionali, grazie a diffuse delicatessen come i Kolbasz (salsiccioni farciti) e il Langos (pane fritto).

Eppure la tassa di salute pubblica non sfiora alcuno dei prodotti tradizionali locali.

lettura integrale dell’articolo QUI


Francia: tassa sulle bibite gassate

30 agosto 2011

Leggo su Il Salvagente

Accanto ai tradizionali rincari di sigarette e alcol, ( rum escluso, per carità, è patrimonio nazionale) il governo di Parigi ha istituito anche una tassa sulle bevande zuccherate.

Nel mirino Coca Cola, aranciata, acqua tonica, succhi di frutta e ogni tipo di drink che contenga zuccero. Salve solo le versioni light, i cui prezzi resteranno gli stessi. Sul perché le bevande gassate siano considerate “tossiche” al pari di fumo e alcol lo spiega il nome stesso della tassa, che è stata battezzata tassa “anti obesità”.

Interrogati da un’opinione pubblica interdetta, i ministri d’Oltralpe hanno spiegato che, lungi dall’essere un semplice escamotage per fare cassa, il rincaro del prezzo delle bevande zuccherate sarà un deterrente contro il “consumo incontrollato” di queste bevande, che favorisce l’aumento di peso.

La scelta di Parigi, – che porterà all’erario circa 120 milioni di euro all’anno – è l’ultima di una lunga serie di iniziative che molti governi occidentali stanno intraprendendo per contrastare la dilagante obesità.

Una lotta che, a torto o a ragione, si concentra  sempre più spesso contro i drink gassati, rei di gonfiare le pance dei cittadini con centinaia di calorie – circa 122 per ogni lattina da 33 cl – “vuote”, cioè senza nutrienti.

Lettura integrale dell’articolo QUI

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