I centri commerciali, che siano Bennet, Auchan, Iper o chi volete voi continuano la loro diffusione sul territorio.
Se sorgono a Milano, di fatto sostituiscono cemento con altro cemento, ma ben diversa è la situazione nella provincia dove si mangiano letteralmente prati e terreni agricoli.
Comincia poi la guerra dei prezzi dei negozi all’interno della struttura, che si basa principalmente su prodotti di importazione (cinese, si sa), di bassa qualità e contestualmente si costringe alla chiusura i piccoli negozi che ancora sopravvivono nei paesi limitrofi, cosa questa che decreta il decadimento del centro prima e del territorio in genere poi.
Non si riesce a contrastare questa tendenza, talvolta nascono comitati che cercano di opporsi, ma le amministrazioni comunali per prime incoraggiano la costruzione di questi centri comemrciali, ingolosite probabilmente dall’ICI generata da queste immense superfici.
L’unico vantaggio nasce dal fatto che per favorire l’afflusso della clientela, viene risistemata la rete viaria, con nuove rotonde e svincoli che, peraltro, saranno presto intasate di traffico che tra le altre cose genera inquinamento peggiorando ulteriormente la qualità della vita dei residenti.
Un paio d’anni fa a Vittuone è nato l’Iper, a Sedriano stanno costruendo l’Auchan un altro Bennet ed a Cornaredo pochi mesi fa è stato inaugurato il Bennet a cui si fa riferimento nel titolo. Ogni località ha diritto alla sua colata di cemento.
(Verso la fine di agosto sono entrato al Bennet di Cornaredo per spendere un quarto d’ora, in attesa che aprisse Naturasì, e mi sono reso conto che era quasi deserto. Certo, era fine agosto, erano le 15, tuttavia a qualsiasi ora vada al mio supermercato di riferimento, trovo molta più gente. Non ne faccio una questione di marchio, ma resta la domanda di fondo: su questi presupposti ha senso costruire un altro super nelle immediate vicinanze?)
Da sempre i favorevoli alla nascita di questi Centri commerciali hanno sbandierato il fatto che questo porterà a nuovi posti di lavoro.
Soltanto un anno fa (v. Settegiorni del 6/8/10) il Sindaco Bassani annunciava che con la prossima apertura del Centro Commerciale Bennet vi erano buone speranze occupazionali ed in particolare affermava: «Grazie ad un accordo che il Comune di Cornaredo ha stipulato con la Società Bennet almeno il 30 per cento del personale assunto, circa 130 persone, dovrà essere cittadino cornaredese».
Ed allora vien da chiedersi come mai su Facebook sia nata la protesta dei licenziati dal Bennet di Cornaredo.
Leggo infatti su CittàOggiWeb: Incredibile. Decine di persone contavano su un posto di lavoro e si stanno ritrovando con un pugno di mosche in mano. Il Bennet di Cornaredo ha aperto da poche settimane e subito c’è gente che è rimasta a casa. Pronti via, e subito una grande delusione.
Tanto che sulle pagine di Facebook sono tantissime le denuncie che stanno giungendo in questi giorni.
Sul social network si legge che “Licenziati Bennet Cornaredo” ha lo scopo di informare e riunire tutte le persone che senza valida motivazione sono state licenziate dal Bennet di Cornaredo.
A soli due mesi dall’inaugurazione si parla di decine di ragazzi con contratti non perfezionati e, quindi, senza più il posto di lavoro. Una condizione che sembra essere estesa.
I lavoratori licenziati possono scrivere qui > licenziatibennet@virgilio.it per far presente la propria situazione.
Una piccola imprecisione : a Sedriano non apriranno l’Auchan ma bensì un’altro Bennet. Saluti
La cosa “strana” è che stanno costruendo un supermercato gemello a pochi chilometri di distanza e in una zona già congestionata da molti altri supermercati e centri commerciali. Era quindi chiaro fin dall’ inizio che i due nuovi Bennet sarebbero già partiti male, ma dunque perchè sono stati costruiti? Possibile che chi investe milioni di euro in simili attività non abbia calcolato quello che per chiunque sia evidente?
In linea teorica concordo con la domanda che si pone il lettore, se non fosse che dubito fortemente che queste società investano milioni di € senza aver fatto i loro conti, soprattutto considerando che la crisi economica dura da un paio d’anni e non gli è scoppiata in mano improvvisamente, per cui la vera domanda che mi faccio è: cosa c’è sotto a quello che sembra essere un investimento fallimentare?
A meno che, come una certa azienda torinese insegna, i profitti sono a favore di un’azienda privata e le perdite diventano un problema di tutti…