Servirà il blocco delle Euro 3 diesel?

30 novembre 2011

Ieri ho letto parecchie cose circa le limitazioni al traffico causa inquinamento.

Il Comune di Milano scrive che: il blocco totale della circolazione (dalle 00 alle 24) dei veicoli diesel Euro 3 ha un’efficacia potenziale di riduzione del 30 per cento circa delle emissioni di PM10 allo scarico e del 15 per cento di quelle totali. 

Il termine potenziale è quello che forse fa la differenza in questo frangente, infatti sul Corriere, circa il blocco di questi giorni, scrivono che: L’impatto stimato sui livelli di smog? Basso, quasi irrilevante.

Dal mio punto di vista è necessario partire da lontano con il ragionamento circa questa ennesima limitazione. Sono infatti alcuni anni che viene bloccata la circolazione delle auto più inquinanti (Euro 0/1/2) eppure a quanto pare serve  ben poco, visto che sforiamo abitualmente i limiti previsti.

Ora scatta la limitazione alle Euro 3 diesel, ma è tutto relativo, viste le numerose deroghe concesse: sono esclusi artigiani e commercianti, interessa una minoranza di amministrazioni e non viene applicato su tangenziali, strade extraurbane, statali, provinciali, raccordi, vie di collegamento ai parcheggi del metrò Atm.

I pendolari, di cui faccio parte, hanno davanti alcune soluzioni: usare un’altra macchina, come ho fatto io, usare i mezzi pubblici oppure, semplicemente, anticipare l’ingresso in città, come è successo stamane, tanto è vero che il traffico esagerato rispetto al solito ha causato un aumento del tempo di percorrenza; io ho impiegato 60 minuti invece che 45.

Sembra poco, ma è il 25% in più… ed in ogni caso 15 minuti in più con il motore acceso, maggior consumo, maggior inquinamento..

Ma quello che mi fa pensare è il fatto che in ogni caso la maggior parte dei pendolari arriva a Milano, parcheggia, lavora e la sera rientra a casa ovvero l’auto è utilizzata solo per lo spostamento casa-lavoro-casa. Diciamo che nell’arco di 12 ore io uso la macchina per meno di 2 ore.

Diverso il caso i furgoni commerciali ed autobus che svolgono il loro lavoro circolando continuamente. Di che numeri stiamo parlando?

Il Comune cita questa statistica: 47.202 sono mezzi commerciali leggeri (29% di tutti i camioncini), 7.245 sono veicoli commerciali pesanti (25% di tutti i camion) e 1.946 sono autobus (50% dei bus immatricolati).

Chiunque giri per la città può vedere la massa di  furgoni che emettono nuvole di fumo nero, al pari di molti autobus Atm, che a dispetto degli adesivi verdi con l’alberello, la scritta Ecobus, ecc. fanno fumate nere, dense, ad ogni colpo di acceleratore.

Siamo certi che permettere la circolazione di questi mezzi non sia deleterio all’aria cittadina?

Tranne alcune società, e qui parlo per esperienza diretta, visto che in azienda vengono molti vettori, la maggior parte sono padroncini ai quali sono affidati i trasporti di collettame e talvolta ci sono tre cani sulo stesso osso, nel senso che io chiamo la ditta Rossi, che affida il trasporto a Bianchi che lo fa fare ad un padroncino…

Così come la Traco ha aderito ad un’iniziativa che mira ad utilizzare solo mezzi a basso impatto ambientale, c’è una società di trasporti in particolare che affida le spedizioni a sudamericani che vivono letteralmente sui loro furgoni e sono pagati con tariffe ridicole.

Addirittura mi raccontava uno di loro che veniva pagato 1 € per ogni ritiro, ma con la clausola che se nella giornata ritornava dallo stesso cliente, gli veniva pagato solo il primo ritiro.

Va da sè che difficilmente questi autisti potranno sostituire il veicolo con uno meno inquinante, ma neanche pssono curare la manutenzione, in modo da avere un mezzo efficiente e, non ultimo, pure sicuro.

In occasione di un blocco del 2010, ho espresso pensieri simili ed un camionista ha lasciato un commento, aggressivo e di totale chiusura verso i miglioramenti che ognuno deve fare.

Certo, costa cambiare il furgone, ma anche le aziende sopportano dei costi per adeguare l’impianto di riscaldamento, costa per il singolo cittadino cambiare i serramenti oppure acquistare un’auto Euro 5.

Nessuno dice che sarà indolore, però non deve esserlo per nessuno. Se cominciamo con deroghe allargate allo spasimo, esenzioni e facilitazioni, raccomandazioni e via andare, a pagare saranno sempre i soliti. Ma a furia di spremere anche l’arancia più succosa è da buttare.

E l’aria sarà sempre più inquinata…


Milano blocca i diesel Euro 3 e fa guerra a sosta selvaggia, ma poi perde il 70% dei ricorsi

30 novembre 2011

di Maurizio Caprino

Dunque, Milano ha varato le limitazioni di emergenza al traffico per dare il solito segnale quando il meteo fa sforare più a lungo i limiti di polveri sottili nell’aria. Lo ha fatto dopo ordini e contrordini, peraltro nemmeno tempestivamente comunicati.

Il tutto sta accadendo una settimana dopo il giro di vite sulla sosta selvaggia (che peraltro, a leggere attentamente le statistiche dichiarate, non è stato nemmeno sostanziale, perché comunque se si vigila bene da una parte se ne lascia inevitabilmente scoperta un’altra).

Dunque, sono giorni di multe. Che si portano dietro l’inevitabile contenzioso, specie in casi – come questi ultimi divieti per smog - in cui il cittadino viene informato tardi e male. Sono curioso di sapere se chi ha preso queste decisioni sa che il Comune di Milano perde un mare di ricorsi e non ce la fa a stare dietro a tutti.

Se non lo sa, glielo dico io: mi sono procurato i numeri, riservatissimi.

Nel 2010, il Comune è riuscito a costituirsi davanti al giudice di pace (depositando una memoriaappena nel 30% dei casi (dei quali il 65% si chiude col respingimento del ricorso del trasgressore). Nel restante 70% (8.600 procedimenti), è molto probabile che il giudice dia ragione al trasgressore, visto che il Comune resta contumace.

Passando ai ricorsi al prefetto, su 80mila verbali impugnati nel 2010 (prevalentemente su divieti di sosta ed Ecopass, guardacaso), solo per 10mila la sanzione è stata confermata. E gira voce che il 2011 sia stato ancora più sfavorevole al Comune.

Gli avvocati magari non conoscono queste cifre esattamente, ma per esperienza sanno che il Comune perde tanto e quindi sono incentivati a presentare sempre più ricorsi, magari tutti uguali. Trovare clienti non è difficilissimo.

Traducendo in soldi, i ricorsi al giudice di pace riguardano una somma di circa 5,5 milioni, di cui se ne incassano appena 1,2. E vanno tolti circa 140mila euro di spese legali.


Un libro: Tutte le mie cime

30 novembre 2011

Ehi Pupo Alpinista, fattelo regalare per Natale… ;-)

“Ho iniziato da bambino senza sapere nulla di alpinismo. Il punto di partenza è stato molto semplice: volevo vedere quel che c’era al di là delle montagne più vicine. Spinto dalla curiosità di esplorare territori nuovi. E un passo dopo l’altro mi sono trovato a scalare in una dimensione sempre più ampia.”
Un libro che incanta: sessant’anni di fotografie che riassumono la vita del più grande alpinista di tutti i tempi, commentate da brani tratti dai diari delle salite. Potrebbe essere un atlante geografico: non c’è angolo del pianeta che non sia rappresentato, dalle Dolomiti all’Everst, dal deserto del Gobi al Taklimakan, dalla Nuova Guinea alle Ande, dal Kenya al Caucaso…
Potrebbe essere un libro di storia dei costumi e delle tradizioni: Messner non è solo l’alpinista che cerca di superare il limite in alta quota, è anche il viaggiatore interessato alle persone che incontra, ai villaggi sperduti, all’arte orientale…
Potrebbe essere un libro di memorie: dalle prime fotografie in bianco e nero che ci parlano del mondo di un altro millennio e che rappresentano un ragazzo con i calzoni alla zuava appeso alle pareti strapiombanti delle Dolomiti, ai panorami spettacolari dei ghiacciai perenni dell’Himalaya negli anni dei 14 ottomila in stile alpino.
È il grande libro di Reinhold Messner, il bilancio di una “vita al limite”.

“Questo libro non può e non deve essere il semplice elenco di tutte le mie salite. Il mio scopo è mostrare le vie più belle e importanti della mia vita di alpinista per suscitare nei lettori l’interesse per la varietà delle ‘mie’ montagne. Quel che voglio fare è descrivere anche per immagini il percorso di crescita da ‘bambino ingenuo’ ad ‘alpinista estremo ma consapevole’, un percorso senza il quale la realizzazione dei grandi traguardi che ho raggiunto non sarebbe stata possibile.”


Germogli, Escherichia coli e sicurezza alimentare: da rivedere la normativa

30 novembre 2011

in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

La crisi dei germogli – la contaminazione da Escherichia coli di germogli prodotti da alcune partite semi di fieno greco importati dall’Egitto e venduti in diversi paesi europei – ha causato 48 decessi in Germania e uno in Svezia, e 4.100 contagi tra Europa e Nord America.

Questo caso recente è stato il più grave tra gli “sproutbreak”, appunto “le crisi dei germogli”, nome coniato negli Stati Uniti per definire questo allarme alimentare purtroppo abbastanza frequente: dal 1990 le epidemie originate da qualche tipo di germoglio sarebbero state 45, per un totale di oltre 2.500 contagiati e un morto nel 2003.

Grazie a quest’ultima, però, ci si è forse finalmente accorti che è giunto il momento di ripensare a un prodotto che certo è ancora di nicchia, ma il cui consumo tende ad aumentare e le cui qualità non vanno mortificate a causa di una carenza normativa. I germogli, infatti, sono ricchissimi di nutrienti, ma troppo pericolosi, per come sono stati trattati fino a oggi.

Una delle prove che qualcosa sta cambiando è il documento appena reso noto dall’Efsa, invitata dalla Commissione Europea a fornire un quadro della filiera, dei fattori di rischio, delle procedure, dei punti più critici, e di formulare proposte per migliorare la situazione.

Spiega Stefano Morabito, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità e membro del board che ha partecipato alla stesura del documento: «Il primo grave errore è di tipo normativo: i germogli non sono considerati alimenti ma sono classificati in tutti i paesi europei come materie prime.

Ciò significa che non sono sottoposti alle norme e ai controlli tipici della sicurezza alimentare. Al contrario, essendo di fatto consumati crudi, senza essere lavorati, sono da considerarsi cibo “ready to eat” e quindi un prodotto da controllare di più rispetto a altri alimenti che vengono sottoposti a cottura».

Essendo considerati materia prima, anche la tracciabilità delle partite di semi destinati alla produzione di germogli è spesso complessa, quando non lacunosa: accade, come è successo col fieno egiziano, che partite di semi vengano inviate in diversi paesi, utilizzate per preparare miscele di germogli e prodotti vari che a ogni passaggio cambiano codice, rendendo a volte molto difficile capire quale sia l’origine primaria.

Eppure tutto ciò accade con un alimento i cui processi produttivi comprendono fasi “ideali” per la proliferazione dei patogeni, ossia la permanenza in condizioni di alta temperatura e umidità.

Per questo – sottolinea Morabito – bisognerebbe considerarli in ogni passaggio come prodotti delicati e da sottoporre a tutte le regole generali sulla sicurezza alimentare.

Spiega il ricercatore: «Si potrebbe cominciare col separare le linee produttive dei semi all’origine, cioè con mettendo insieme come accade oggi i semi per la semina con quelli destinati a germogliare e a diventare alimento. Questo permetterebbe di adottare misure specifiche per la filiera di produzione dei semi da destinare alla produzione di germogli ed evitare molte occasioni di contagio».

Sì, perché è evidente (e la letteratura lo dimostra) che il momento che espone al maggiore rischio di contaminazione da parte dei patogeni come l’Escherichia coli è quello iniziale, quando seme è prodotto in campo; l’irrigazione e la concimazione del terreno, così come le successive fasi di stoccaggio e lavorazione possono rappresentare momenti ottimali per la contaminazione e proliferazione batterica.

Si legge nel documento Efsa: «La prevenzione della contaminazione iniziale durante la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dei semi sono di primaria importanza. (…) Gli operatori del settore che producono germogli dovrebbero cercare di mettere in atto misure aggiuntive di gestione della sicurezza alimentare all’interno di tutta la catena di produzione, anche perché (…) la presenza di livelli molto bassi di batteri (fino a 4 batteri/kg) nei semi destinati alla germinazione è stata sufficiente a causare focolai infettivi».

Vista da questa prospettiva, la pericolosità dei germogli appare in tutta la sua evidenza, e non è certo un caso se i consigli del panel Efsa arrivano anche ai consumatori: «I consumatori, compresi coloro che praticano la germinazione casalinga, devono essere informati dei rischi di sicurezza alimentare posti dai semi germogliati».

Tutto da rivedere, insomma, se si vuole garantire al prodotto la sicurezza che merita, anche se non sarà facile. Sottolinea ancora Morabito: «Oggi è difficile individuare la contaminazione, come si è visto nel caso della scorsa primavera; per ottenere risultati affidabili sarebbero necessarie analisi di grandi campioni e diverse strategie di campionamento. Inoltre, dal momento che i germogli durano poco, bisognerebbe adottare metodi di analisi rapidi, per ottenere risultati tempestivi».

Ci vorrebbero in definitiva non solo tutte le misure normalmente adottate per assicurare la sicurezza, ma anche procedure specifiche e supplementari. Basteranno i decessi del fieno greco a cambiare le cose?

Secondo la definizione dell’Efsa, i semi germogliati destinati al consumo umano si ottengono dalla germinazione di semi e sono comunemente consumati sotto forma di:

Germogli: si sviluppano in acqua e sono raccolti prima dello sviluppo delle foglie. Il prodotto finale contiene ancora il seme.
Germogli embrionali: si sviluppano in acqua per produrre un germoglio embrionale verde con foglie molto giovani e/o foglie embrionali (cotiledoni). I germogli embrionali vengono raccolti e il prodotto finale non include il seme (tegumenti) e le radici
Crescione: si sviluppa nel terreno o nel substrato per produrre un germoglio embrionale verde con foglie molto giovani e/o foglie embrionali. Il crescione è normalmente venduto come pianta intera nel substrato o nel terreno.

Lettura integrale dell’articolo QUI


La casa scorrevole che segue le stagioni

30 novembre 2011

in sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili

La famiglia Russell, che supportata dallo studio di architettura londinese dRMM, ha pensato di tradurre in realtà il desiderio ricorrente di una casa dinamica, capace di adattarsi alle stagioni ed al paesaggio circostante: è nata così la prima “Sliding House”, la Casa Scorrevole.

Costruito nel Suffolk meridionale, questo edificio è la completa espressione dello spirito dei proprietari, che hanno deciso di abbandonare le regole volumetriche per lanciarsi a favore di una progettazione sostenibile completamente nuova.

Ad una prima occhiata appare come una semplice costruzione in legno finemente progettata, ma ad un comando dei proprietari, la copertura inizia a scorrere lungo l’asse longitudinale, modificando completamente l’aspetto e le caratteristiche della casa.

Quella che d’inverno appare come un volume in legno ben protetto ed isolato, magicamente d’estate ed in soli sei minuti, si trasforma in una luminosa sala vetrata immersa nel verde.

La casa è composta da tre blocchi disposti lungo l’asse longitudinale, zona giorno, depandance per gli ospiti e garage, tutti racchiusi sotto il grande guscio della copertura e delle pareti laterali, l’elemento scorrevole.

Si tratta di una struttura composta da acciaio, isolante, gomma e travatura in larice, tutti elementi esclusivamente naturali o riciclati, secondo il volere dei proprietari di casa, molto attenti all’ambiente: un elemento da 20 tonnellate posizionato sopra ad una soletta in cemento a sua volta inserito lungo due rotaie collegate a quattro piccoli motori elettrici che consentono il movimento della struttura.

In soli sei minuti la casa raddoppia la sua dimensione fino ad un massimo di 200 mq, creando molteplici possibilità e differenti gradi d’illuminazione, di riscaldamento e di ventilazione.

Per assicurare la sostenibilità della casa, senza pesare ulteriormente sull’ambiente, sulla copertura in legno sono stati installati quattro pannelli fotovoltaici in grado da soli di coprire, quando necessario, la richiesta elettrica dei motori di scorrimento; i consumi energetici tradizionali si affidano invece ad una pala eolica di 15 metri, installata nei pressi dell’abitazione, che grazie ai forti venti provenienti dal Mar del Nord, è in grado di produrre fino a 15kW, energia sufficiente a coprire tutto l’arco dell’anno.

La Sliding House, grazie allo scorrimento longitudinale, consente ai proprietari di agire direttamente sull’efficienza energetica dell’edificio, adattandola autonomamente a qualunque periodo dell’anno: così l’illuminazione naturale può aumentare o diminuire a seconda della stagione o delle condizioni metereologiche e secondo lo stesso principio, anche i carichi di raffrescamento e di riscaldamento posso essere modificati con un semplice scorrimento.

lettura integrale dell’articolo QUI


Patenti facili anche a Torino. E a Roma che si fa?

30 novembre 2011

di Maurizio Caprino

Nemmeno il tempo di metabolizzare l’ultimo caso di “turismo delle patenti” e si ricomincia. Stavolta lo scandalo di aspiranti conducenti si è ripetuto pari pari (compreso il coinvolgimento di aspiranti autisti di mezzi pesanti, cosa gravissima) dall’altro capo dell’Italia, a Torino.

Ciò che scandalizza non è tanto l’umana necessità di provarci (per quanto gli esami non siano proprio difficilissimi e un autista di bus o camion debba essere davvero una persona capace).

E nemmeno il fatto che ci siano dipendenti della Motorizzazione che – a quanto si legge – si fanno corrompere: dal loro ufficio passa il destino di tanta gente, è “normale” che le mazzette girino.

Ma proprio per questo lo scandalo sta a Roma: possibile che non ci siano leggi e sistemi disciplinari interni in grado di incidere su una realtà così a rischio?

Quando il Governo tecnico parla di riforme e tante altre belle cose, la speranza è che tenga a mente anche queste esigenze. Sperare non costa nulla. Ma non bisogna illudersi che queste cose finiscano davvero nell’agenda della politica: non è roba tale da far cadere un Governo, come d’altronde quasi tutto ciò di cui ci occupiamo qui.

E questo è pure un ottimo alibi per chi ha interesse che tutto resti com’è.


Party plan ovvero la vendita di abiti a domicilio

30 novembre 2011

in sintesi un articolo che leggo sul Portale dei Consumatori

Una volta c’erano la Stanhome e la Tupperware, prodotti di “nicchia”. Oggi la crisi ha cambiato anche gli oggetti al centro delle vendite a domicilio. Se negli anni ’80 si organizzavano riunioni dimostrative di detergenti, pentole e coperchi, oggi al centro dei party plan ci sono gli abiti.

È una diversa faccia della stessa medaglia: la crisi economica ha, infatti, contratto notevolmente gli acquisti. Secondo una recente indagine di Confcommercio l’Indicatore dei consumi registra, a settembre, una diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente.

Dall’indagine emerge che gli acquisti per beni e servizi per le telecomunicazioni (telefonini, ecc.) vanno a gonfie vele (+11,7% rispetto a settembre 2010) mentre peggiorano notevolmente quelli per abbigliamento e calzature (-3,9%).

Chi desidera acquistare prodotti e servizi a domicilio tenga presente questi dieci “consigli preziosi” per comprare meglio e più sicuri.

  • Chiedere che l’incaricato alle vendite si identifichi e identifichi l’azienda per la quale opera esibendo il tesserino di riconoscimento, rilasciato dopo comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza, che è obbligatorio per gli incaricati di vendita a domicilio.
  • Esigere che l’incaricato specifichi chiaramente la ragione della visita.
  • Chiedere che illustri le caratteristiche del prodotto, le condizioni di prezzo e dell’eventuale credito, le altre condizioni di vendita, i tempi di consegna, le garanzie, il cambio la restituzione e l’eventuale servizio assistenza.
  • Prima di firmare il contratto verificare l’inserimento degli adempimenti in materia di tutela della privacy.
  • Leggere bene ciò che si firma e, in particolare: accertarsi della clausola relativa al diritto di recesso o di ripensamento e che la stessa indichi chiaramente a chi deve essere comunicato, accertarsi che la data sia realmente quella in cui si sottoscrive l’ordine.
  • Sapere che il diritto di recesso è valido solo per le persone fisiche e non se si firma il contratto a nome di società.
  • Farsi sempre rilasciare copia dell’ordine.
  • Non apporre firme quando sono richieste per dimostrare un’avvenuta intervista o per comprovare soltanto l’avvenuta dimostrazione del prodotto.

Lettura integrale dell’articolo QUI


Pubblicità ingannevole: multa di 150 mila euro ad Avantgarde

30 novembre 2011

leggo su Il Fatto Alimentare

Nel sito dell’azienda  Fish Factor® Articolazioni viene definito così: “Un aiuto naturale per i dolori articolari. Fish Factor Articolazioni è l’unico integratore che associa l’azione benefica sulle articolazioni di glucosamina, acido ialuronico e vitamina C alla capacità antinfiammatoria degli omega 3“.

La campagna pubblicitaria dell’integratore alimentare è costata però una multa di 150 mila euro inflitta dall’Antiturst.

Nella sentenza si legge che la promessa  “Agisce in modo naturale sulle cause dei dolori articolari, favorendo la rigenerazione delle cartilagini” non è veritiera.

L’integratore prodotto dalla società Avantgarde S.p.A, ” è stato promosso e presentato ai consumatori, attraverso un’ampia campagna pubblicitaria che ne ha evidenziato alcune proprietà salutistiche incentrate sulla efficacia nel rigenerare/ricostruire le cartilagini delle articolazioni danneggiate.

In realtà si tratta di un integratore alimentare, come indicato in etichetta, rispetto al quale non risultano confermate le proprietà salutistiche vantate dal professionista nella comunicazione commerciale”.


Rc auto: altre polizze contraffatte – lista aggiornata

29 novembre 2011

Leggo su Altroconsumo:

Chi stipula una polizza Rc auto con compagnie non autorizzate non assolve quindi l’obbligo assicurativo previsto e non solo non è coperto in caso di incidente, ma rischia pure il sequestro del veicolo e una sanzione fino a 3.194 euro.

Per questo raccomandiamo a tutti di verificare preventivamente che i contratti Rc auto siano emessi da imprese autorizzate.

Puoi consultare l’elenco sul sito www.isvap.it oppure telefonare allo 06.42.13.31

Compagnie e intermediari non abilitati in Italia:
1. Axa belgium sa
2. Aalp autotempo
3. Arisa assurances s.a.
4. Clements global insurance solutions
5. Fomo assicurazioni
6. Generali versicherung ag
7. Generalstar
8. Hdi direkt versicherung ag che ha come intermediario fin planet s.p.a.
9. Insurance company euroins ad.
10. Meraini assurances
11. S.c. De asigurare-reasigurare astra s.a.
12. S.c. Carpatica asig s.a.
13. S.c. Euroins romania asigurare reasigurare s.a.
14. Soyer & mamet agency finance insurance of bruxelles in europe
15. Yesinsurance services limited
16. ABL International Ltd Assicurazioni
17. Scozia insurance
18. Ayala insurance mib
19. Haifa insurance
20. Albsig italia

Compagnie non abilitate con nomi simili a compagnie autorizzate in Italia nel ramo rc auto:
1. Ala assicurazioni (www.alaassicurazioni.it) – simile a ala assicurazioni s.p.a. (www.ala-assicurazioni.it.)
2. Electric insurance irland limited – simile a electric insurance ireland limited
3. Euro insurance –simile a euro insurances limited
4. Rga assicurazioni s.p.a. – simile a rga international reinsurance company limited
5. Generhel S.p.A. – simile a Genertel S.p.A.

Compagnie non abilitate con nomi simili a compagnie autorizzate in Italia ma non nel ramo rc auto:

1. Aga international group assicurazioni spa ovvero aga assicurazioni  – simile a aga international s.a. Sul sito www.agaassicurazionigroup.it non si possono stipulare polizze rc auto con efficacia in italia.
2. Avip s.a. Assicurazioni – simile a avip s.a.
3. Dorinco insurance s.a.– simile a dorinco insurance (ireland) ltd
4. Icare assicurazioni s.p.a. – simile a icare assurances s.a.
5. Sogecap assicurazioni s.p.a – simile a sogecap s.a.
6. Tryg forsikring assicurazioni – simile a tryg forsikring a/s
7. Yara – simile a yara insurance limited

Polizze contraffatte di compagnie abilitate nel ramo rc auto:

1. Alpha insurance a/s.
2. Aioi motor and general insurance company of europe limited
3. Allianz hungária biztosító részvénytársaság
4. Bta insurance joint stock company
5. Chartis europe s.a.
6. Darag deutsche versicherungs und rückversicherungs ag
7. Ergo assicurazioni
8. Generali belgium s.a.
9. Storebrand forsikring as (vecchia denominazione sociale: storebrand skadeforsikring as)

Polizze contraffatte di compagnie abilitate in Italia ma non nel ramo rc auto:

1. Avéro belgium insurance
2. Bavaria insurance company limited
3. Helvetia versicherungen ag
4. Hugo insurance s.a.
5. Nobis assicurazioni s.p.a.
6. Uniqa versicherung ag.

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Quando la posta consegna la bolletta 9 mesi dopo…

29 novembre 2011

Ricevere gli auguri di ‘buon compleanno’ in ritardo può anche far sorridere, ma se è la bolletta ad arrivare nove mesi dopo la scadenza c’è poco da scherzare!

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), riferendosi ad una delle numerose segnalazione giunte agli sportelli della nostra associazione riguardo ritardi e disservizi del servizio postale.

“Poste italiane non è nuova a questo tipo di inefficienze”, afferma Dona che prosegue: “il black out dello scorso giugno, quando il servizio è stato sospeso per ore creando il caos tra i consumatori, è solo il caso più eclatante: ogni giorno, infatti, siamo destinatari di lamentele sui ritardi, le lunghe file, i problemi di linea e gli aumenti dei costi di un servizio sempre meno affidabile”.

“Il settore è in attesa dell’attivazione dell’Agenzia per i Servizi Postali non ancora operativa -conclude l’avvocato Dona- poi verrà il momento di chiedersi se sarà dotata di poteri sufficienti a tutela dell’interesse dei consumatori, ma intanto va avviata con sollecitudine”.

Ufficio stampa Unione Nazionale Consumatori

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