25 ottobre 2009 – Auguri a…

25 Ottobre 2009

Oggi è il compleanno della Signora K che ovviamente non vedrà questo post data la sua idiosincrasia verso la tecnologia, incluso il web. Ma non importa, le dedico il video musicale in calce che contiene, solo in minima parte, l’Amore che provo per lei. Passano gli anni, siamo cambiati, caratterialmente e fisicamente, ma per me è la stessa bellissima persona (e donna) che ho incontrato in quel mese di luglio…


Il desiderio e i furti d’amore

3 Agosto 2009

un articolo di Francesco Alberoni – www.corriere.it

Dopo Freud l’ultimo dei grandi teori­ci dell’animo umano è René Gi­rard. La sua idea chiave è che noi non abbiamo desideri nostri, ma li prendia­mo dagli altri. Il bambino non guarda il giocattolo sul pavimento finché non lo prende in mano il fratellino. È il deside­rio del fratello che evoca il suo. Tutte le cose che desideriamo nel corso della vi­ta, un certo tipo di cibo, di abbigliamen­to, di automobile, di bellezza, ci sono in­dicate nello stesso modo dai genitori, da­gli amici, dai mezzi di comunicazione di massa. Gli uomini ammirano l’attrice desiderata da tutti, le donne il divo che tutte adorano.

Con questo meccanismo Girard spie­ga anche l’innamoramento. Secondo lui noi ci innamoriamo di qualcuno che è già di qualcun altro con cui ci siamo identificati. Come nel caso di quelle don­ne che sono attratte dal fidanzato della loro migliore amica, o di quegli uomini che desiderano la moglie del vicino di ca­sa. L’amore secondo Girard è sempre, per usare una espressione biblica, «il de­siderio della donna d’altri». È sempre un furto, ha sempre bisogno di un rivale e, quando costui scompare, svanisce.

Sull’innamoramento Girard sbaglia. Noi non ci innamoriamo perché c’è un rivale e il nostro amore non finisce quan­do costui scompare (capita nelle infa­tuazioni competitive che non sono un ve­ro innamoramento). Noi ci innamoria­mo quando siamo pronti a cambiare e troviamo una persona che ci fa intrave­dere la possibilità di realizzare i nostri desideri, impulsi, sogni più profondi e nascosti. Che ci mostra una nuova possi­bile vita da costruire insieme.

Però il meccanismo di Girard si insi­nua anche nell’amore più solido. L’inna­morato è orgoglioso quando la sua don­na piace agli altri. Per esempio quando balla con qualcuno suscitando gli ap­plausi. Ma il suo orgoglio continua solo se lei ogni tanto gli rivolge uno sguardo di intesa, di complicità. Se non lo fa, se è tutta assorbita dal ballo e dal balleri­no, si sente escluso e improvvisamente vede l’altro come un pericolo. In questo istante si realizza quello che dice Gi­rard: egli desidera sua moglie molto più di prima proprio perché c’è il rivale.

E, se quell’istante si prolunga, il desiderio diventa gelosia. Anche il più grande e so­lido amore perciò viene sfidato e riacce­so dalla momentanea comparsa di un ri­vale. È in questi momenti che capisci che il tuo amato è libero, e che niente è acquisito per sempre. Però l’amore con­tinua perché egli si getta nelle tue brac­cia e ti dona una rinnovata fiducia.


Il segreto dell’amore eterno?

27 Luglio 2009

Un articolo di Francesco Alberoni

Ho studiato a lungo l’innamora­mento, il processo in cui rapida­mente siamo affascinati da una perso­na, pensiamo solo a lei, la desideria­mo disperatamente, non possiamo far­ne a meno e vogliamo vivere insieme per sempre. E ho approfondito soprat­tutto il processo di fusione, in cui gli innamorati cercano una unione totale del corpo e dello spirito.

Si raccontano e rivivono insieme le proprie vite, sciol­gono i legami amorosi di un tempo, si identificano e si plasmano l’uno sul­l’altro fino a provare gli stessi senti­menti, a desiderare le stesse cose, a co­struire un comune progetto di vita.

La fusione spiega la forza della pas­sione amorosa nel periodo dell’inna­moramento. Ma non spiega perché la passione, il continuo bisogno dell’al­tro e il desiderio erotico in certi casi possano durare anni e anni e addirit­tura crescere. Nei romanzi e nei film, il desiderio dura perché c’è un ostaco­lo, un impedimento, un nemico, un ri­vale che impedisce la sua realizzazio­ne.

Quando cioè il processo di fusione viene rallentato o impedito da fattori esterni. Quando questi cessano di agi­re i due finalmente si amano e la sto­ria finisce. Di essi si dice solo che «vis­sero felici e contenti». Nella realtà di solito resta un amore intenso ma in cui lentamente l’erotismo si attenua finché non prevalgono la tenerezza e l’affetto.

Però ci sono anche dei casi in cui in­vece la passione amorosa ed erotica continua con la forza delle origini. Quando avviene? Quando i due inna­morati, pur amandosi appassionata­mente, ricreano in se stessi la distan­za e il desiderio. E come possono far­lo? Quando riscoprono continuamente la loro incolmabile diversità, per cui, anche se si raccontano tutto, sentono che le loro esperienze restano inacces­sibili. Perfino quando sono erotica­mente uniti, fusi, sono consapevoli di non sapere cosa prova veramente l’amato.

Il grande amore che dura è perciò una continua ricerca e una con­tinua scoperta del mistero dell’altro. L’amato è infinitamente vicino eppu­re, di colpo, anche infinitamente lonta­no. Allora rinasce il desiderio. L’amo­re è costituito strutturalmente tanto dalla distanza e dalla mancanza come dalla ricerca e dal ritrovamento.

L’amore che dura non è uno stato, ma un succedersi di oscurità e di luci in­cantevoli. È un continuo perdersi e un meraviglioso ritrovarsi nuovi. È come un cuore che pulsa: un susseguirsi del vuoto — la diastole, e del pieno — la sistole. Non è statico, è fatto di onde, come il mare, come la luce.

Fonte: www.corriere.it/alberoni


Non c’è tempo per l’invidia

1 Luglio 2009

Per citare Aubert, potremmo dire che siamo occupati in permanenza, un’urgenza dietro l’altra. D’altronde, l’invidia è un sentimento, sia pure di segno negativo, e i sentimenti presuppongono un’intelligenza affettiva che li coltivi…

«Viviamo il tempo degli oggetti: voglio dire che viviamo al loro ritmo e secondo la loro incessante successione. Al giorno d’oggi siamo noi che li vediamo nascere, completarsi e morire, mentre in tutte le civiltà precedenti erano gli oggetti, gli strumenti o i monumenti perenni a sopravvivere alle generazioni umane. Gli oggetti non costituiscono né una flora né una fauna. Tuttavia danno l’impressione di una vegetazione proliferante e di una giungla, dove il nuovo uomo selvaggio dei tempi moderni fatica a ritrovare i riflessi della civiltà».
(J. Baudrillard, La società dei consumi, Il Mulino, Bologna 2008).

Il dispiegamento della potenza tecnologica si incarna nella società dei consumi, dove dominano quantità, istantaneità, transitorietà, accumulo, profusione.

La nostra epoca si caratterizza per il binomio produzione-consumo, il cui processo circolare non si limita all’erogazione di merci per soddisfare bisogni, ma anche alla produzione incessante di bisogni, affinché le merci abbiano una presenza continuativa sul mercato; il tutto veicolato da una pubblicità ossessiva.

Ne consegue che l’uomo d’oggi è troppo impegnato su se stesso, sul suo iperattivismo, perché abbia il tempo necessario per invidiare l’altro, divenuto ormai figura del nulla: per citare Aubert, potremmo dire che siamo occupati in permanenza, un’urgenza dietro l’altra.

D’altronde, l’invidia è un sentimento, sia pure di segno negativo, e i sentimenti presuppongono un’intelligenza affettiva che li coltivi e li mediti in ampiezza e profondità: ma quale porzione di tempo la tecnica lascia al radicamento dei sentimenti, in uno scenario connotato in misura specifica solo da produttività, consumo senza posa,  individualismo?

Si badi, non più un individualismo semplicemente narcisistico, bensì legato alla sopravvivenza. L’uomo, infatti, è al mondo per espandere la propria energia, per dispiegare la propria potenza d’essere, ma quando questa non è più arginata dal senso del limite, poiché la tecnica ci vuole tutti massimamente potenti, ovvero efficaci e produttivi, non tanto per noi stessi, ma come suoi zimbelli, al fine di alimentarne la Volontà di potenza, di perpetuarne l’esistenza come unico orizzonte di senso, essa diventa primario istinto di sopravvivenza, lotta per la vita, dove l’altro non è tanto l’invidiato classico, ma, molto peggio,  una cosa tra le cose.

Prevale, di conseguenza, uno stare al mondo autoreferenziale, al limite familistico, roccioso, impenetrabile dall’esterno e impermeabile a qualsiasi intrusione affettiva, ripiegato su scarne e mirate realtà biografiche, oppure pietrificato nell’indifferentismo emotivo, espressivo, come sottolinea Adriano Zamperini, di una messa tra parentesi della persona, in perfetta linea con il sempre più frequente imporsi di anime piatte, dozzinali, inquietanti nella loro glacialità affettiva.

Fabio Gabrielli – www.lifegate.it


Stare in ascolto del silenzio

17 Giugno 2009

Il silenzio non è il luogo della passività o dell’isolamento, ma lo spazio originario dove ridare voce all’essenziale, alla dimensione più vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.

“Dopo aver camminato a lungo per le vie, in mezzo alla gente, alle cose e ai segnali, ho voglia di isolarmi dal rumore: cerco un luogo tranquillo per riposare, rilassarmi, pensare; per non pensare a niente, svuotarmi i sensi e la testa; per concentrarmi, smettere di sentire, cominciare ad ascoltare… Questa condizione di silenzio e di solitudine mi permette di ritrovare una percezione di me e del mondo che mi sta attorno, precisamente un ascolto. Il silenzio che mi sono procurato, isolandomi dai rumori normali, mi permette di ascoltare… Mi accorgo che in questo rilassarmi ho lasciato essere una dimensione di apertura della mia esperienza che di solito è messa a tacere”.

Questa penetrante riflessione, tratta da L’esercizio del silenzio di Pier Aldo Rovatti, ci suggerisce la dimensione feconda del silenzio, inteso come spazio privilegiato per dare voce a ciò che, in un mondo che ci appare sempre più imprevedibile, disorientante, quando non ostile, teniamo segregato in quella gabbia d’acciaio che è diventata la nostra anima, in modo da poterci omologare ai linguaggi e ai vissuti dei più.

E questo perché l’omologazione esistenziale ci offre una sorta di rassicurante rifugio contro la fatica del vivere e, soprattutto, non mette alla prova il nostro coraggio, la nostra libera volontà di progettare percorsi alternativi a quelli efficientistici e produttivistici che connotano in modo radicale questo nostro stare al mondo.

Ascoltare il silenzio, di contro, mette in gioco la nostra “realtà totale” di uomini e ci permette di guadagnare alcune feconde dimensioni dell’esistenza, che qui ci limitiamo ad elencare, per approfondirle, comunque, nel prossimo intervento:

- Il silenzio come distanza dalla parola consueta;
- il silenzio come farmaco contro l’iperattivismo dell’”uomo-vetrina”;
- il silenzio come primato della “persona” sul “ personaggio”;
- il silenzio come scelta contro la decisione;
- Il silenzio come via privilegiata al dubbio metodologico e non esistenziale.

Fabio Gabrielli – www.lifegate.it


Uomini che parlano di mogli

26 Maggio 2009

Premessa di Pao: A dispetto del titolo, pubblico un breve riassunto di un dialogo tra amici, in attesa di un parere femminile. La domanda di fondo, alla quale si può rispondere con totale libertà, allargando anche il discorso ad altre situazioni, è: Preferisci che il tuo compagno (marito, fidanzato, ecc) condivida il suo lavoro (gioie e/o dolori) con te oppure è meglio che se li tenga per sè?

Il dialogo, raggruppato in modo tale porre in contrapposizione i due punti di vista, nasce dal fatto che Miro ha qualche problema lavorativo causa azienda in difficoltà e sta valutando il da farsi.

Miro: da sempre ho l’abitudine di tenerla fuori da certe questioni. naturalmente quando ho fatto passi tipo trasferirmi qui ho avuto il suo placet, però finchè posso la tengo fuori. nel posto di lavoro si passa più tempo che insieme. lei anche, nel suo lavoro fa delle scelte e lo fa in maniera indipendente. credo che le uniche decisioni di tipo lavorativo che vanno ponderate insieme siano quelle che implicherebbero cambiamenti di tipo logistico e poi, io non sopporto le persone che nel tempo libero raccontano al consorte le loro beghe lavorative.

Pao: la moglie è socia al 50% del matrimonio no?  ovvero tenerla fuori in generale ok, ma quando si avvicinano decisioni che di fatto implicano la famiglia.  per esempio a Ro darebbe fastidio se non ascoltassi le sue beghe, perchà macinando molta rabbia, ma lavorando in pratica da sola, non può condividere con nessuno e sfogarsi con qualcuno di affidabile (che non spettegoli dopo) e che ascolti, salvo dire la sua solo su richiesta. è cosa utile. io non porto a casa la rabbia accumulata (le preoccupazioni, quelle non puoi lasciarle a casa), però ogni tanto raccontare soprattutto i comportamenti di certi personaggi che incontro nella mia attività, è utile …. è anche più facile per lei gestirmi…


Un uomo, una donna, una domanda…

20 Maggio 2009

Oggi Francesco mi ha inviato una lettera che forse ha scritto a se stesso, ma che ha condiviso con me. Sono riflessioni che nascono da una situazione reale e se qualcuno ha dire la sua, bè gli farà piacere. La verità o, meglio, la risposta alla sua domanda, non esiste, però confrontare punti di vista diversi, soprattutto quando si resta nel campo delle emozioni e dei sentimenti, è sempre piacevole e spesso è anche fonte di crescita personale.Ecco le sue parole…

Un ragionamento sulle donne prima di calarmi nel lavoro.

Ieri sono andato a comprarmi un paio di denim e la cosa mi ha riservato due piacevoli situazioni:

1. Finalmente sono riuscito a passare dalla ridicola taglia 28 (che in alcuni casi, appena un anno fa, addirittura mi stava larga, ma sotto del 28 non esiste nulla) alla 29…!

2. Mi sono fatto una bella chiacchierata con XY, la mia commessa preferita, purtroppo sposata con un ragazzo in gamba

XY (già il nome mi piace da impazzire) è davvero colei che se mi chiedessero di indicare la mia ragazza ideale, bè non avrei dubbi: è lei!

circa 30 anni, bellissima: capelli mori lisci lisci lisci, viso regolare ma al tempo stesso particolare, occhi intensissimi, vispi e intelligenti, carnagione chiara, piccolina e minuta, magrissima ma allo stesso tempo con le curve giuste (che mette ben in evidenza con jeans a vita bassissima e, come direbbe J-Ax, mezze magliette strizzatissime che a mala pena la coprono) e un bellissimo lato b…

Fumatrice incallita (sembra che non possa che essere così: tutte quelle che mi piacciono da morire fumano come turche).

Davvero una tipa in gamba: si è trasferita a Roma  per studiare all’università, ma per potersi permettere gli studi ha sempre fatto la commessa a tempo pieno. Nonostante ciò è riuscita a laurearsi ed ovviamente il suo sogno sarebbe di lavorare nel campo specifico, ma ancora non riesce a trovare lavoro e dunque continua a fare la commessa. Già solo sentirmi chiamare da lei Francè con la sua inflessione tipica, bè … puoi immaginare!

Con lei ho stabilito che, essendo sposata e quindi non potendo andare oltre casti bacetti sulle guance, se ci sarà un’altra vita ci terremo entrambi liberi per poter andare oltre, soddisfare sul suo corpo tutte le indicibili e meravigliose fantasie che mi si scatenano alla sola sua vista e, soprattutto, intraprendere una storia sentimentale perché proprio non potrei fare a meno di innamorarmi di lei…

Mi faccio la domanda: Esiste la tipa ideale?

Nota di Pao, in calce alla lettera di cui sopra: Ho chiesto a Francesco se avesse parlato di questa cosa con XY e lui mi ha raccontato che…

Abbiamo parlato di questa attrazione. Nel senso che dopo varie chiacchierate ed essere entrati in confidenza ormai trapelava un mio evidente debole nei suoi confronti. Una sera è capitato di essere nello stesso posto, in un’occasione legata al suo lavoro ed io io, che non conosco il marito, ho inventato ‘sta storia della prossima vita: nel senso che il marito può stare tranquillo in questa vita, ma che nella prossima non rompa i coglioni ché XY deve tenersi libera per me, ecc…
Da allora in poi scherziamo sempre su questo piano, naturalmente lei sa bene che mi piace da morire e che se fosse libera la corteggerei seriamente, anzi glielo dico apertamente visto che si è creata confidenza tra noi. Da parte sua c’è sicuramente molta ammirazione, simpatia, confidenza (nel senso che mi chiede sempre consigli, pareri, ecc…), apertura (parliamo di tutto: delle nostre famiglie, del desiderio di avere figli, del futuro, del lavoro, di ciò che ci piace, di passioni, interessi, ecc…) nei miei confronti e credo che realmente se ci fossimo incontrati in situazione diversa, entrambi liberi, poteva nascere qualcosa di più…


Dolcemente complicate…

8 Maggio 2009

di Rossella Messina. Disegni di Elena De Angelis – Editore Sironi, Milano 2007

Lei – amore guarda quella. E’ il tuo tipo?
Lui – mah, io non ho un tipo preciso.
Lei – e io?
Lui – non lo so, tu hai un tipo preciso?

Divertente questo libricino. Frizzante ed ironico. Tagliente e graffiante. Non si tratta di un racconto. Né di un romanzo. Sono lampi di dialoghi, pensieri, monologhi, e-mail.
L’amore ai tempi di internet da un osservatorio privilegiato (e parziale): quello femminile.

Leggendo questi veloci scambi di battute tra un “Lui” e una “Lei” immaginari, vedrete che vi verrà un sorrisetto… di quelli che vi farà dire: “Anche a me è capitato”… oppure: “O no, questa no! Non vorrei mai che mi capitasse!”.

“Lei- se mi incontrassi per strada, ti volteresti?
Lui- verso dove?”
E siamo solo all’inizio…

Dialoghi mordaci, ironici scritti da Rossella Messina e illustrati dalla penna Elena De Angelis.

Non siate prevenuti perché non si tratta del solito libretto dalla facile rima “cuore-amore”. E’uno spaccato di realtà che vi farà ridere e sorridere.

Un simpatico libro per tutte le “Lei”, ma consigliato anche ai “Lui”…

Un libro-specchio che vi farà rivedere in alcune di queste scenette e vi farà dire: “Pensavo peggio”!

Recensione di: silviapassini@lifegate.it


L’amore pensato

6 Maggio 2009

di Rina Frank – Cairo Editore, Milano 2007

“Sì quest’uomo è l’ultimo della mia vita. No, no, ma va là, quale l’ultimo uomo. Cosa sono io, Dio?”

Un romanzo che parla d’amore. Quel sentimento che ogni volta che accade (perché l’amore accade, non credete?) ci riempie la vita, ci fa sentire unici. E’ miracoloso: l’amore rende straordinario l’ordinario.

L’osservatorio privilegiato del lettore è il punto di vista femminile della protagonista. E’ attraverso i suoi occhi e attraverso il suo cuore che si dispiega questa appassionante storia di vita, di malattia e d’amore.

Repentinamente ed improvvisamente le carte del destino della donna verranno rimescolate. Un’attrazione la spingerà verso un uomo diverso dal suo compagno, che le toccherà il cuore. E vedrete, in tutti i sensi. Sarà una passione intensa, corposa, che sconvolgerà gli equilibri della sua vita. Ancora una volta.

Più di un uomo nella vita della protagonista. O forse c’è un uomo solo incarnato in più persone? L’uomo ideale: “sperare è concesso, no?”.

Un romanzo piacevole, dallo stile ironico e incalzante. Il racconto in prima persona crea un’atmosfera coinvolgente, stabilendo pathos col lettore. Ridiamo e piangiamo con la protagonista, che con le sue parole e i suoi sentimenti sembra tanto viva e vicina al nostro mondo reale.

Un romanzo d’amore  e passione. Ma anche un romanzo di formazione, di presa di coscienza, perché, la protagonista si accorgerà, per usare le parole belle, ma amare del poeta Quasimodo, che “Ognuno sta sol sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole:/ ed subito sera”.

Recensione di: Silvia Passini – www.lifegate.it


Bello, ricco e che resti a colazione

6 Maggio 2009

di Gaby Hauptmann – Kowalski, Milano 2006

“Ho appena letto Consigli utili per flirtare al bar e sto cercando di metterli in pratica.”
Eva alzò un sopracciglio. “Non dirà sul serio!” esclamò, chiedendosi se stesse bluffando.
“Cosa dovrei fare allora, secondo lei?” domandò Thomas.

Bello ricco e che resti a colazione… Un sogno di tutte, eh? Se si ferma a colazione, senza darsi alla macchia, dovrebbe essere fatta. Il condizionale è d’obbligo.

Eva è la protagonista di questo fresco e brioso libro. Ha trentotto anni, fa la truccatrice, è sposata con un uomo disperso in Indonesia dopo la tragedia dello tsunami. No, no, nessuna disgrazia. “Semplicemente” un nuovo amore per il quale ha abbandonato la sua famiglia.  Eva ha due figlie adolescenti, in preda ai turbamenti e alle tempeste ormonali, che la fanno sempre preoccupare. E ancora in famiglia un coniglio, un cane, amici e fidanzatini delle figlie.

E lo spazio per Eva? Eva sogna un uomo che si prenda cura di lei, che le riservi le sue attenzioni e che possibilmente…si fermi a colazione. E verrebbe da dire: “Mettiti in fila, Eva!”. Ce ne son tante di donne in questa situazione!

Un giorno in un pub Eva incontra Thomas, scapolo incallito che, conoscendola, a poco a poco si ricrede. Capisce che la macchina, il lavoro, le vacanze, le avventure non gli bastano più.
Riusciranno a fare colazione insieme? Leggere per scoprire!

Un libro divertente e ironico in cui molte donne potranno immedesimarsi. Una lettura leggera, consigliata a tutte  per prendersi una pausa e per sorridere un po’

Recensione di: Silvia Passini – www.lifegate.it