Casal di Principe, nome da cambiare?

27 Novembre 2009

Nota di Pao: Che minchiata, cambi il nome, ma il resto no. E’ il tessuto sociale, la classe politica, la presenza dello Stato, tutto deve cambiare; ma il nome, come direbbe qualcuno, che ci azzecca?

E’ come cambiare da Spazzino ad Operatore ecologico. Sempre pulire le strade devi… (e che sia chiaro, il massimo rispetto per gli spazzini, come per qualsiasi lavoro onesto).

Quello che devi cambiare è questo atteggiamento: http://paoblog.wordpress.com/2009/11/25/saviano-il-clan-dei-casalesi-lomerta/

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Cambiare il no­me a Casal di Principe per evita­re la gogna mediatica come ha proposto un consigliere di op­posizione della lista Alba Nuo­va, l’ingegnere Vincenzo Schia­vone? No! Anche se la sua viene ritenuta una provocazione «uti­le».

Lo scrittore Roberto Savia­no, l’autore di Gomorra, è net­tamente contrario alla proposta del consigliere comunale: «Il nome non ha nessuna valore anzi è un nome normanno im­portante e onorevole. Mussoli­ni già provò — puntualizza lo scrittore — a cambiare il nome del paese con Albanova e tolse a Caserta la provincia accorpan­dola a Napoli. Il territorio era corrotto persino nel nome, dice­va, e dal nome cambierà. Ma non cambiò proprio nulla. Per dare al nome nuova luce devo­no cambiare i comportamenti, non ha senso cassare un nome. Il territorio non cambierebbe e si lascerebbe alla camorra persi­no il potere di decidere di poter sporcare un nome che la storia ha deciso. Che finalmente cam­biassero i comportamenti le scelte — conclude l’autore del best seller — che si interrompa il consenso ai clan e questa col­tre di omertà».

«Una provoca­zione utile — precisa Sergio Nazzaro autore di Io per fortu­na c’ho la camorra che si è occu­pato a lungo dei clan dei casalesi e di Casal di Principe — ma che dovrebbe far riflettere: su quel­li, onesti, che non si piegano e non si vogliono piegare e che continuano a vivere in questo centro. Oppure su quei giovani che alzandosi all’alba, ad esem­pio, vanno a lavorare sulle terre confiscate alla malavita per ren­dere produttivi i pescheti, cerca­no di ridare dignità a questa ter­ra. Cambiare il nome sarebbe una operazione di facciata, cam­bierebbe il nome non la sostan­za. Comunque la provocazione è efficace, forse perché porta a discutere di tanti problemi che con l’incalzare della cronaca non vengono sviscerati a suffi­cienza».

«No! Non accetto la proposta neanche come una provocazio­ne — tuona da Roma il senato­re Pasquale Giuliano, presi­dente della commissione Lavo­ro di Palazzo Madama — deci­dere di cambiare nome sarebbe come dire che i clan hanno vin­to. La strada, a mio parere, è un’altra: bisogna aiutare la gen­te onesta a resistere in questa realtà, come del resto fa in ma­niera silenziosa ogni giorno, ed estirpare questo cancro. L’attivi­tà di contrasto che si sta svol­gendo e che si è svolta nei mesi scorsi — precisa l’esponente del Pdl — sta dando dei frutti, non completamente con la sconfitta definitiva della malavi­ta, ma si tratta di azioni che van­no della direzione dell’estirpa­zione di questo cancro. Cambia­re il nome significherebbe dar­la vinta proprio a coloro che in­fangano il nome di questa labo­riosa cittadina».

«Io sono nato quando c’era Albanova — confessa Pietropa­olo Ferraiuolo, ex vicepresiden­te del consiglio regionale e an­cora medico di base — e dico no alla proposta. Ringrazio Sa­viano perché con il suo libro ha acceso i riflettori sui nostri pro­blemi, ma non ci ha aiutato a ri­solverli. Casale non è solo ca­morra. Ci sono tanti cittadini onesti: Letizia Scipione, medico condotto che ha curato la popo­lazione nel periodo bellico e post bellico senza pretendere una lira; Emilio Gagliardi che durante l’occupazione nazista difese la popolazione dalle pre­tese delle truppe rischiando la propria vita; Giovanni Natale, un eroe che è stato insignito della medaglia d’oro al valor mi­litare. Più che cambiare nome si dovrebbero intestare le stra­de cittadine a questi ed altri cit­tadini per dimostrare che a Ca­sale c’è stata gente onesta e co­raggiosa, anche se ora emerge la minoranza che delinque».

«Il problema non è quello del nome — s’arrabbia Luca Coro­nella, studente universitario — ma della classe politica locale che non ha saputo emarginare chi ha ridotto Casal di Principe in questo stato. Altro che cam­biare nome, occorre cambiare classe dirigente locale».

Rober­to Fusciello, universitario, re­sponsabile dei Verdi: «Io pro­pongo di lanciare un appello ai media: non usate più i termini ‘casalesi’ o ‘clan dei casalesi’, ma date ai clan i nomi dei capi pluricondannati. Casal di Princi­pe e i suoi abitanti non hanno nulla a spartire con loro e quin­di a ognuno il proprio nome. Io sono orgoglioso di essere un “casalese” e non voglio che il pa­ese cambi nome».

Vito Faenza  (ha collaborato Giorgio Santamaria)

Fonte: www.corriere.it

 


Pubblicità abusiva

27 Novembre 2009

Duecentocinquanta cartelli pubblicitari abusivi, solo 40 in regola. Una situazione non più sostenibile, che ha indotto la provincia di Milano a rompere gli indugi. Via alle rimozioni e a una nuova tecnologia antiabusi. L’iniziativa è dell’assessore alle Infrastrutture e alla mobilità Giovani De Nicola, che ha diretto personalmente la prima rimozione lungo la Provinciale numero 5 tra Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, alle porte di Milano.

“Saremo più celeri con chi dimostra di lavorare onestamente ed estremamente severi con chi reitererà l’abuso pubblicitario”, ha detto De Nicola, “tanto che con l’inizio del prossimo anno installare un cartello senza autorizzazione risulterà sconveniente: a ogni abuso seguirà un intervento di rimozione”.

Come? Grazie all’introduzione di etichette con microchip su ogni cartello pubblicitario autorizzato, chip che un lettore integrato in un palmare, in dotazione alla Polizia provinciale, sarà in grado di leggere fino a cinque metri di distanza. Insomma, sarà possibile censire facilmente e velocemente i cartelli non autorizzati.

“Restituiremo il bordo strada alla segnaletica stradale, all’arredo urbano e al verde”, ha sottolineato l’assessore, “ma, soprattutto, romperemo il paradossale meccanismo che vede il bilancio dell’attività in perdita”. Già, perché le poche volte che si sanziona l’abuso, il trasgressore paga una multa di appena 389 euro ad impianto più le spese di rimozione, pari a circa 300 euro. Una cifra ridicola rispetto alla tariffa fatta pagare all’inserzionista.

Funzionerà? Lo vedremo. Certo che sarebbe ora che la lotta all’invasione e all’invadenza della pubblicità lungo le strade diventasse prioritaria per tutti gli enti locali. Ne va della legalità ma soprattutto della sicurezza.

Fonte: www.quattroruote.it


Addebiti pazzi Postamat : a chi rivolgersi

27 Novembre 2009

Problemi con la carta Postamat : chi nei giorni scorsi ha prelevato contanti tramite sportelli bancomat bancari o ha pagato nei negozi può essersi ritrovato con addebiti sbagliati. Ecco come segnalare eventuali anomalie.

Per una virgola
Il problema si è verificato nei giorni precedenti il 25 novembre (non si sa esattamente quali) : gli utilizzi della carta Postamat per prelevare denaro dagli sportelli automatici di altre banche oppure per pagare nei negozi sono stati registrati in maniera errata sui c/c dei clienti (è saltata la virgola prima dei decimali, per cui, per fare un esempio, una spesa di 153,50 euro è stata registrata come 15.350 euro). Per effetto di questo, alcuni conti correnti sono andati anche in rosso.

Le Poste rassicurano
Poste Italiane assicura che non ci saranno spese aggiuntive o costi nascosti per i correntisti. Nei prossimi giorni verrà inviata una lettera a ogni correntista con il saldo rettificato.

A chi rivolgersi
Il nostro consiglio è di verificare fin da ora il saldo dell’estratto conto (lo si può fare presso gli sportelli Postamat con la carta oppure online, se si è registrati) e se ci sono problemi di segnalarlo per iscritto alle Poste, per lettera raccomandata a.r., indirizzata a: Poste Italiane S.p.A. – BancoPosta – Regolamentazione Processi e Procedure – Gestione Reclami – Viale Europa n. 175 – 00144 Roma oppure via fax al numero 06/59580160.

Fonte: www.altroconsumo.it


Milano: Smog, dossier segreto del Comune

27 Novembre 2009

di Gianni Santucci & Armando Stella

«Il basso numero di stazioni pre­senti sul territorio non è sufficiente per svolgere significative analisi» sul­l’aria e per questo la Fondazione Lom­bardia per l’Ambiente ha installato al­tre 50 centraline antismog, ovunque, centro e periferie. L’incarico le è stato affidato dal Comune dopo l’avvio di Ecopass, il 18 febbraio 2008.

Obietti­vo: «L’individuazione delle zone del­la città più critiche, quanto a ‘rischio potenziale’, fornendo così al deciso­re politico un agile strumento per po­ter attuare delle politiche, a breve ter­mine, di mitigazione delle emissio­ni».

La relazione è del giugno 2009, ma il dossier sulla salute pubblica dei milanesi — pagato dai cittadini — è stato nascosto, archiviato, secretato.

Nelle conclusioni si legge, tra l’altro, che «l’esposizione della popolazione residente che lavora a Milano, i resi­denti non occupati e le persone pres­so strutture ospedaliere presentano un grado di esposizione di tipo croni­co». E cronico «si dice di malattia per­sistente nell’organismo, priva di ma­nifestazioni acute ma di difficile gua­rigione». Definizione da dizionario.

Il documento rientra nel program­ma «Pro-Life» ed è da sei mesi nei cassetti di Palazzo Marino. S’intitola «Analisi di rischio per la valutazione dell’impatto della qualità dell’aria sul­la popolazione di Milano, monitorag­gio target- oriented e analisi delle cri­ticità »: 114 pagine sulle due campa­gne di misurazione condotte nel­­l’estate 2008 e nell’inverno 2009, ana­lisi comparate dei dati su benzene, biossidi di azoto, ozono e pm10.

Me­dici e ingegneri hanno scelto i 50 «si­ti di monitoraggio più rappresentati­vi», da piazza Mondadori a via Dante, da corso Magenta a piazza Bolivar, considerato i «fattori di pressione» sull’ambiente («traffico, sorgenti di ti­po civile e industriale») e definito una «carta degli elementi di vulnera­bilità» che include scuole, ospedali, «aree a particolare densità abitativa» e tutela anzitutto bambini e anziani.

Una sola premessa: «Nel quadro delle politiche di road pricing attuate dal Comune, una specifica tassa chiama­ta Ecopass è stata introdotta nel me­se di gennaio 2008». Il programma Pro-Life ne valuta gli effetti. Questi. «Le medie giornaliere di concentrazione del pm10 rilevate sia in estate sia in inverno in tutti i siti di monitoraggio sono spesso superiori ai valori limite fissati dalle normati­ve », fino all’esasperazione dei 199 mi­crogrammi misurati in via Larga, zo­na Ecopass, un valore quattro volte oltre la soglia d’allarme fissata a 50 microgrammi.

«Le aree maggiormen­te critiche si snodano lungo una fa­scia centrale che attraversa la città da est a ovest» e che interessa «anche buona parte dell’area Ecopass»: que­sto, in particolare, «denota la circola­zione significativa di autovetture a benzina (non solo Euro 4) indipen­dente dal disincentivo economico in­trodotto dall’amministrazione».

Tut­tavia, la tassa antismog un impatto ce l’ha: mentre «all’interno della zona di rispetto Ecopass le concentrazioni degli ossidi di azoto e di benzene mo­strano una diminuzione rilevabile», e pure i livelli di pm10, «immediata­mente al di fuori di quest’area i valori sono molto più alti, ma anche supe­riori a quelli delle aree più periferi­che caratterizzate da un traffico pe­sante. Questo fenomeno può essere attribuito al congestionamento di au­toveicoli alla ricerca di un parcheg­gio».

È l’effetto canyon descritto da­gli esperti lungo i Bastioni, la camera a gas affacciata sul centro storico. Oltre agli impianti di riscaldamen­to, c’è il «contributo determinante» del traffico nel superamento dei limi­ti «orari e annuali sulle concentrazio­ni » degli inquinanti. Un contributo doppio: assieme agli scarichi, le auto dei pendolari trasportano anche «par­ticolato » prelevato da «terreni conta­minati esterni al territorio urbano mi­lanese».

Milano, in sintesi, respira so­lo di notte, «quando i residenti e i la­voratori provenienti da fuori città tor­nano alle proprie abitazioni». Osserva Enrico Fedrighini, consi­gliere dei Verdi, che «il Comune, ol­tre a prendere provvedimenti, deve anche monitorarne l’efficacia. Questi documenti non dovevano essere se­cretati, è un brutto segnale per la cit­tà. Letizia Moratti ha avuto il corag­gio di aprire una nuova strada nella lotta allo smog. Non torni indietro».

Fonte: www.corriere.it

 


Bondi sul Frecciarossa con il cane?

27 Novembre 2009

Consentire a tutti i cittadini, e non soltanto ai ministri, la possibilità di viaggiare con il proprio cane al seguito anche a bordo degli Eurostar. E’ questo il senso della richiesta dei senatori Roberto Della Seta e Donatella Porretti, Pd il primo e radicale eletta sempre nelle fila dei democratici la seconda, dopo la diffusione della notizia secondo cui il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, avrebbe viaggiato su un Frecciarossa in compagnia del proprio cane di grossa taglia.

E lo avrebbe fatto per poter partecipare alla puntata di Porta a Porta del 17 novembre, dedicata alla ratifica della convenzione europea sui maltrattamenti degli animali, nel corso della quale tutti gli ospiti si sono presentati in compagnia del loro fidato quattrozampe.

I due senatori hanno già presentato un’interrogazione al ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, per chiedere «perchè mai ciò che è proibito ai comuni mortali, sia stato invece consentito a un Ministro della Repubblica».

O, meglio, «ci aspettiamo che il ministero vigilante sul trasporto ferroviario prenda spunto da questo spiacevole episodio per sollecitare l’inserimento nei regolamenti di Trenitalia della possibilità per milioni di italiani di viaggiare sui treni veloci insieme al proprio cane, naturalmente secondo regole che garantiscano la sicurezza e la tranquillità di tutti i passeggeri».

Il regolamento di Trenitalia per il trasporto di animali, modificato di recente, prevede infatti il trasporto gratuito di cani, gatti e altri pet domestici di piccola taglia purché siano custoditi in un trasportino di dimensioni non superiori a 70×30x50 centimetri, «nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di treni.(ad eccezione degli ES* effettuati con materiale ETR 450)».

Il regolamento precisa poi che «è’ inoltre consentito, per singolo viaggiatore, il trasporto di un cane di qualsiasi taglia, munito di museruola e guinzaglio: sui treni Espressi, IC ed ICN sia in prima che in seconda classe; sui treni Regionali nel vestibolo o piattaforma dell’ultima carrozza, con esclusione dell’orario dalle 7 alle 9 del mattino dei giorni feriali dal lunedì al venerdì; nelle carrozze letto, nelle carrozze cuccette ordinarie e comfort e nelle vetture Excelsior ed Excelsior E4 per compartimenti acquistati per intero. In tali casi per il trasporto del cane è necessario acquistare un biglietto di seconda classe al prezzo previsto per il treno utilizzato ridotto del 50%».

Il Frecciarossa, insomma, non rientra nella categoria dei convogli su cui un cittadino possa viaggiare in compagnia del proprio cagnolone. Un cittadino però lo ha fatto, fanno notare Della Seta e Porretti e quel cittadino non è uno come gli altri, essendo anche un ministro della Repubblica. E il suo cane avrebbe pure viaggiato libero e senza museruola.

Nessun problema, per i due esponenti democratici, se la cosa fosse consentita a chiunque. Ma visto che non lo è, sostengono spiegando la loro iniziativa, che ci si attivi affinché questo diritto venga esteso davvero a tutti.

Fonte: www.corriere.it


FAI, cambio al vertice

27 Novembre 2009

Ilaria Buitoni Borletti nuova Presidente della Fondazione

A seguito della decisione di Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice e da sempre Presidente del FAI, di rassegnare le proprie dimissioni, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha nominato Ilaria Buitoni Borletti nuova Presidente del FAI. La Signora Crespi è stata invece nominata Presidente Onoraria con delega operativa alle questioni ambientali. Le nuove cariche saranno operative dall’1 gennaio 2010.

Il Consiglio di Amministrazione del FAI, nella seduta di mercoledì 25 novembre 2009 in Villa Necchi Campiglio a Milano, ha preso atto della decisione di Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice e da sempre Presidente del FAI, di rassegnare le proprie dimissioni. Il Consiglio di Amministrazione ringraziando la Signora Crespi per lo straordinario e instancabile impegno civile profuso in questi anni a favore della Fondazione e in generale a favore del nostro Paese, ha preso atto della sua decisione e ha proceduto a nominare la Signora Crespi Presidente Onoraria con delega operativa alle questioni ambientali.

Su proposta della stessa Signora Crespi, il Consiglio di Amministrazione ha quindi provveduto a nominare nuova Presidente del FAI, Ilaria Buitoni Borletti, già nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione dal 2008 e Presidente Regionale FAI dell’Umbria dal 2007.

Le nuove cariche saranno operative dal 1 gennaio 2010.

Ilaria Buitoni Borletti, nata a Milano, laureata in Scienze Politiche, esponente di una di quelle famiglie dell’imprenditoria storica lombarda di tradizione laica e dal concreto impegno civile, ha alternato la sua attività tra i mondi dell’impresa e del volontariato, con un’attenzione alla cooperazione internazionale particolarmente rivolta all’Africa e al sostegno e alla promozione di attività culturali.

Guarda il profilo di Ilaria Buitoni Borletti


Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

26 Novembre 2009

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Con l’emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.

Lettera dei familiari delle vittime delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata: “Chiediamo di bloccare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati”

Siamo i familiari delle vittime delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata, siamo genitori, coniugi, figli, fratelli e sorelle di coloro che sono caduti per mano di criminali senza scrupolo e senza Patria.  Siamo tanti e con l’Associazione Libera di cui facciamo parte, sempre uniti seguendo l’insegnamento di una di noi, Saveria Antiochia, da 15 anni conduciamo la nostra attività di contrasto al dilagare dei fenomeni mafiosi e criminali.

Bergamo: workshop “Legalità, consumo critico e partecipazione”

Legalità è partecipazione, il consumo critico come nuova frontiera della lotta alle mafie. Bergamo, 26-27-28 novembre 2009 workshop “Legalità, consumo critico e partecipazione”.

Borsa di Studio Cristina Pavesi

L’Associazione Culturale Mondo di Carta, l’Associazione Volano Laboratorio Culturale, il Circolo AUSER Insieme, il Gruppo Amici del Libro, l’Orchestra Giovanile Diego Valeri, la Nazionale Italiana Cantanti NIC, Avviso Pubblico e Libera, in collaborazione con il Comune di Campolongo Maggiore (Venezia), promuovono la seconda edizione del Concorso per l’assegnazione di una Borsa di Studio dedicata a Cristina Pavesi, vittima della mafia.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane.

 

 

 


Che ci faceva il pusher Cafasso con la patente?

26 Novembre 2009

di Maurizio Caprino

Entriamo anche noi nel caso Marrazzo. Non per parlare di ciò che dicono tutti o – come qualcuno mi chiede – per raccontare qualcosa di quando bazzicavo Mi Manda Raitre ai suoi tempi: non ho granché da raccontare, se non il dispiacere umano per questa storia. Voglio parlare del caso perché oggi ho letto sul Corriere della Sera la ricostruzione della morte di Gianguerino Cafasso, descritto da tutti i media come cocainomane e spacciatore pregiudicato che riforniva i trans di quelle maledette strade di Roma nord dove tutto è accaduto (se poi alla fine la sua memoria ne uscirà riabilitata, ne darò conto).

Secondo il Corriere, tra gli effetti personali ritrovati dagli agenti intervenuti sul luogo del decesso, ci sarebbe stata anche la patente di Cafasso. Dettaglio in apparenza irrilevante. Ma i tossicodipendenti conosciuti come tali dovrebbero subire la revoca della patente. E qualche limitazione dovrebbero subirla i delinquenti abituali per i quali la licenza di guida sia ritenuta strumento per commettere altri reati (per quanto la revoca automatica prima prevista dall’articolo 130 del Codice della strada sia stata dichiarata incostituzionale).

Prima di sparare giudizi di fuoco sull’inefficienza del nostro sistema, bisognerebbe vedere nel dettaglio quale fosse la situazione di Cafasso per come risultava negli atti ufficiali in possesso di Motorizzazione e Prefettura. Ma già il fatto che un cocainomane riconosciuto avesse la patente in tasca non è bello. E conferma che quando si va per strada c’è un pericolo ancora più occulto degli altri, da cui dobbiamo guardarci con una guida più difensiva di quella che già ci sembrerebbe tale: la presenza di tossicodipendenti.

Ve ne parlai nel post “Il tossico della corsia accanto”, scritto nella sezione “Alcol e droga” un annetto e mezzo fa dopo quel documentario-choc di Raitre che documentava quanto sia diffusa la droga tra le persone normali di Milano e dintorni. Ora non posso che ricordarvi tutto ciò.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/


Rispetta le donne, rispetta il mondo

26 Novembre 2009

Un articolo di Roberto La Pira

“Rispetta le donne, rispetta il mondo” così dice il manifesto firmato dalla Presidenza del consiglio dei ministri per la giornata del 25 novembre. Il  messaggio è rivolto anche ai pubblicitari che pur di vendere un prodotto usano il corpo femminile in modo vergognoso. In Italia la legge non contempla  la censura di messaggi pubblicitari sessisti o violenti per cui c’è libertà di azione.

Il compito è demandato ad una struttura privata come l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che censura e interrompe le campagne che ledono la dignità della donna, quasi sempre però quando sono finite. Gli esempi  peggiori risalgono a qualche anno fa.

Nel 2004 La Gazzetta dello Sport proponeva un messaggio degli utensili Maurer con la  a foto di una ragazza procace in reggiseno e pantaloncini corti, che  indossa una cintura con gli attrezzi  La scritta all’altezza del ventre dice “WOW che attrezzo!” … “L’unico difetto è che la ragazza non è inclusa nella confezione”. La campagna è stata censurata perché la figura femminile  viene mostrata  come merce da esporre e non rispetta la dignità della persona.

Nel 2003 la campagna stampa di Gucci proponeva la fotografia di un giovane inginocchiato davanti ad una donna. Il ragazzo guarda la modella con lo slip a metà gamba e il pube rasato in modo da  evidenziare una  lettera “G” simile al logo Gucci. Il Giurì ha censurato il messaggio perché  sostiene che la lettera rasata sul pube è quasi un marchio e Il corpo viene quindi equiparato, ad un qualsiasi prodotto griffato e, come tale, mercificato.

Nel 2004 i manifesti dalla società Teobras che promuovevano la linea di  costumi da bagno mostrano in primo piano una giovane donna sdraiata in bikini, ripresa dall’alto, in mezzo ad un gruppo di uomini piegati  verso di lei. La società produttrice di costumi di bagno sostiene  che la modella  viene sollevata in alto da un gruppo di uomini incantati dalla bellezza e dall’espressione  del volto, come potrebbe accadere  in un sogno. Per il Giurì il corpo della donna è trattato alla stregua di un oggetto e  sottoposto al  richiamo un po’ ossessivo degli uomini e le fotografie “trasmettono  la percezione di una donna in una posizione obbligata,  imposta dalle mani che la toccano in ogni parte del corpo”.

Una pagina pubblicitaria firmata da Aspesi abbigliamento mostrava un collage di disegni e fotografie, tra cui un corpo nudo di donna, suddiviso in vari tagli di carne. La pubblicità della Camos marmitte pubblicata sulla rivista Moto mostrava una giovane donna in tanga, fotografata di schiena sul predellino di una moto affiancata dalla scritta : “La vogliono montare tutti”.

Nel 2004 Il manifesto della società Alfio Zappalà rappresenta due mozzarelle, che  simulano un seno femminile, coperte da un reggiseno a triangolo, appoggiate su un piatto di verdure e pomodorini. Il Giurì ha censurato il messaggio perchè  ritiene  che l’identificazione delle mozzarelle col seno femminile sia una forma offensiva della dignità della donna, e si spinge oltre ritenendo la fotografia una sorta di mercificazione  del corpo femminile.

Purtroppo  solo pochi media come Il Salvagente riprendono queste condanne. Il più delle voltela censura di uno spot o di un annuncio sessista non fa notizia ma fa cultura!

Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/


Finanziaria e carceri

26 Novembre 2009

Leggo oggi che: “Saranno finanziati con 500 milioni progetti di edilizia penitenziaria ed è previsto il recupero di risorse per 500-600 milioni attraverso la razionalizzazione di spese esistenti.”

E questa è la conferma che siamo governati da una massa di incompetenti. Nuovi progetti di edilizia carceraria? Ma a chi servono? Forse ai costruttori, immanicati con i politici a livello nazionale e locale. Di certo non alla cittadinanza e neanche ai carcerati che, a prescidnere dalle loro colpe, sono ammssati in strutture vecchie, fatiscenti e sfruttate bn oltre la loro capacità.

Carceri nuove, in Italia, ne abbiamo a iosa. Vuote.Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2009/05/15/carceri-affollate/ + http://paoblog.wordpress.com/2009/05/20/carceri-vuote-piene-o-strapiene/

Preso atto che sono già stati spesi miliardi (di lire) e milioni (di Euro) per costruire strutture inutilizzate per svariati motivi, non ha assolutamente senso distogliere risorse finanziarie per costruirne altre che, in ogni caso, saranno pronte tra parecchi anni. Con i tempi biblici delle opere pubbliche, ci vorranno 10 anni almeno per vedere qualche risultato. Con l’adeguamento dei costi in corso d’opera, l’ammontare della spesa triiplicherà. Ed infine in questi anni d’attesa il problema delle carceri superaffollate potrà solo peggiorare.

Ovviamente in questo lasso di tempo si cercherà la via più facile per risolvere, per cui vai con la depenalizzazione dei reati e magari con un bell’indulto di massa. Fuori tutti, in attesa di rientrare tutti. Con buona pace di noi cittadini alle prese con la criminalità (micro e non) e con il senso d’impunibilità che tali manovre instillano nei delinquenti che, in un modo o nell’altro, se la cavano.

Solo critiche nel mio commento? No, cerco di essere anche propositivo ed allora questi 500 milioni di € usiamoli piuttosto per aumentare il personale della Polizia penitenziaria, in modo da avere gli agenti che servono a mettere in opera le strutture esistenti. Sfruttiamo quello che abbiamo  e che (noi cittadini) abbiamo già pagato.

Poi si potrebbe allargare il discorso al recupero del detenuto che, tralasciando chi ha commesso reati violenti, dovrebbe essere messo nelle condizioni di non delinquere una volta estinta la pena. Siamo sinceri, pochi di noi assumerebbero un pregiudicato. Però se nessuno dà una nuova opportunità a queste persone (ricordiamoci che c’è reato e reato, non possiamo fare di tutta un’erba un fascio) va da sè che solo i delinquenti possono fare. Quindi oltre ad utilizzare al meglio le carceri è necessario anche riformare il sistema carcerario. Considerando che ci sono esempi positivi, di gestione dei detenuti così come di reinserimento degli stessi nella società civile, vuol dire che la cosa è fattibile. Ci vorrà del personale preparato e motivato, strutture adeguate ma, parafrasando qualcuno, si può fare.

Qualche esempio?

http://paoblog.wordpress.com/2009/07/22/le-orate-galeotte-dellisola-di-gorgona/

http://www.02blog.it/post/930/dal-carcerealla-cucina

http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/13/Catering_cavalli_celle_aperte_carcere_co_8_090613045.shtml

 

E consiglio una visita qui: http://www.ildue.it/Home.asp