Ciak si gira (il mondo)

24 Novembre 2009

Ciak si gira (il mondo)

C’è chi a New York non perde l’occasione di passare dagli hotspot di Sex & The City in un tour (guidato e a pagamento) per bere dove Carrie & Co. bevono, fare shopping dove Carrie & Co. fanno shopping e spettegolare dove Carrie & Co. si dedicano al gossip. Ma c’è anche chi passa le vacanze estive a Polignano a Mare e rende omaggio alla statua di Domenico Modugno senza sapere per esempio che nella cittadina barese sono stati girati sia La Ragazza con La Pistola (con Monica Vitti, in realtà ambientato in Sicilia nella fiction!) che il recentissimo Cado dalle Nubi del comico del momento Checco Zalone.

Per tenere insieme queste e infinite altre informazioni su location e set cinematografici, e magari creare anche un modello di business, in Spagna si sono inventati Filmaps, una piattaforma che pare un perfetto esempio di Web 2.0 applicato al geotagging. Il sito funziona con Google Maps, applicazione alla quale sono state abbinate le immagini prese da Panoramio e i video presi da YouTube.

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Benvenuti a Zombieland

21 Novembre 2009

Benvenuti a Zombieland

Il cinema aveva un disperato bisogno di un film come Zombieland. Purtroppo il destino avverso ed il fato malvagio costringono il pubblico italiano a beccarsi il “day and date” solo per pellicole come 2012 e Twilight: New Moon, ma non per questo “fottuto capolavoro” che riscatta anni e anni di produzioni zombesche banali, didascaliche, piatte e poco ispirate. Forse, arriverà anche nelle nostre sale. Intanto, in America, è già un film di culto (per quanto possa essere insopportabile questa espressione) e non potrebbe essere altrimenti.

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Twilight: New moon. I vampiri non lasciano il segno

18 Novembre 2009

Twilight: New moon. I vampiri non lasciano il segno

Fandango, oltre a essere un ballo, un discreto film con un giovane Kevin Costner, una casa di produzione italiana, è anche il primo sito d’America per quanto concerne le prenotazioni online e la prevendita dei biglietti cinematografici: secondo le sue stime Twilight: New Moon, ha già battuto Star Wars III: la vendetta dei Sith e Il Cavaliere Oscuro. Il dato è indicativo del successo che potrebbe avere il film che esce questo weekend in tutto il mondo, Italia compresa.

Twilight è stato “adottato” dal nostro paese (incredibile l’accoglienza ricevuta dal film alla Festa di Roma, dove erano state proiettate alcune sequenze in anteprima) e non solo per il fatto che alcune scene di New Moon sono state girate a Montepulciano, in provincia di Siena (Volterra nel libro originale): italiano è anche uno dei migliori esempi di blog monotematici di genere cinematografico, La Gazzetta di Forks, che in questi mesi ha tenuto costantemente informati i numerosi fan su ogni più piccola notizia inerente il film e gli attori che lo interpretano.

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Pillole dal web – 17.11.2009

17 Novembre 2009

a cura di Paolo Attivissimo

La bella biglia blu. Questi qui sopra siamo noi, tutti noi, visti dalla sonda automatica europea Rosetta, mentre passa di nuovo vicino alla Terra per accelerare verso l’incontro con una cometa nel 2014. E’ un’immagine che possiamo vedere soltanto grazie alle missioni spaziali. La versione ad alta risoluzione è scaricabile qui sul sito dell’ESA.

Tutta una missione lunare in sei DVD. Ho acquistato il cofanetto della missione Apollo 16: sei DVD, materiale inedito a badilate, ventidue ore in tutto, per 85 dollari. Region-free e senza anticopia: si vede che è fatto da un fan per i fan. La recensione dettagliata è su Complotti Lunari.

Acqua sulla Luna, e anche tanta. L’impatto della sonda LCROSS del 9 ottobre scorso nel cratere lunare Cabeus ha trovato una quantità “significativa” d’acqua. SpaceFlightNow riferisce che nel materiale sollevato dall’impatto, che ha prodotto un cratere largo circa 20 metri, sono scaturiti circa 94 litri d’acqua. Il sospetto è che non si tratti di acqua assorbita nel terreno, ma di vere e proprie masse di ghiaccio, accumulatesi nelle zone perennemente in ombra in fondo ad alcuni crateri presso i poli lunari. Altre info sono su CNN.

Poltrone nello spazio (o quasi). Un bell’esempio di marketing virale: una sedia e una telecamera HD vengono lanciati con un pallone sonda e raggiungono i 98.000 piedi (29.800 metri). Già fatto, direte voi: ma l’aggiunta surreale della poltroncina (fatta in balsa per restare nei limiti di peso delle norme FAA) offre un termine di riferimento percettivo che conferisce profondità alle immagini.


Shuttle di nuovo in orbita, riprese spettacolari. Ieri è partita la navetta Atlantis. Segnalo questo video che riprende un decollo precedente anche da un’angolazione rara: quella dei booster. Vedere la navetta che si sgancia dai booster è una scena che sembra presa di peso da un film di fantascienza. Ma è la realtà, e lì dentro c’è della gente. Peccato che questi siano gli ultimi voli dello Shuttle e non ci sia in vista nessun rimpiazzo.

Star Trek inedito. Rispunta una versione alternativa del secondo pilot della serie classica di Star Trek, con sigla, titoli e dialoghi d’apertura differenti. Sarebbe, a quanto pare, la versione che fu presentata alla NBC e che spinse l’emittente a produrre la serie, ma fu modificata prima della messa in onda. Se ne sapeva già qualcosa (video di alcune scene differenti), ma secondo un comunicato citato da Avmaniacs.com, un collezionista tedesco che ne aveva una copia su pellicola 35mm è riuscito ad attirare l’attenzione della CBS e della Paramount in tempo per restaurarla e includerla nell’edizione Blu-Ray della serie.

Frattali 3D. L’immagine qui sotto non mostra il virus dell’influenza suina o un nanomungo da sciachimista visto al microscopio elettronico: è un frattale tridimensionale. Altre immagini di rara bellezza, generate dalla matematica, sono insieme a questa su Skytopia, che spiega come si è arrivati alla scoperta di queste forme che si pensava fossero soltanto bidimensionali.

Grattacieli crollano per cedimento di un singolo piano come l’11/9. I complottisti undicisettembrini dicono che le Torri Gemelle non potevano crollare fino a terra per il cedimento di un solo piano: la struttura avrebbe frenato e fermato il crollo. Dalla Francia arriva un crollo doppio che li sbufala. I dettagli e il video sono su Undicisettembre.info.

Baco Mac ammazza-account risolto. Ricordate il difetto di Mac OS X Snow Leopard che cancellava i dati dell’account principale se si faceva login come Guest? Figuraccia cosmica. Ora l’aggiornamento alla versione 10.6.2 risolve il problema insieme a una quarantina di altri bachi.

Megafalla in Windows 7. Ne scrivo appena ho tempo, ma comincio a segnalarvi un po’ di fonti: lo spiegone dello scopritore, il test, l’articolo di ZDNet, l’advisory di Microsoft. Chiudete le porte TCP da 135 a 139 e la 445, dicono gli esperti citati da The Inquirer.

GPS in kit con precisione di 1 centimetro. Su una beagle board, nientemeno. Tutte le istruzioni sono consultabili qui.

Esoscheletro motorizzato funzionante. Si chiama HULC, e non a caso: permette di camminare senza fare fatica e di portare pesi normalmente insostenibili a lungo. Impara ad assecondare i movimenti dell’utente e poi ne moltiplica la forza. Prova pratica con video.

2012 bufala, nuova FAQ della NASA. La trovate qui per contrastare i deliri che circolano su Internet grazie anche all’uscita del film 2012. Ehi, gente, è un film. Datevi una calmata.


Home cinema 2.1: LG HB354BS – All-in-one

31 Luglio 2009

Si fa presto a dire “sistema completo”: innanzitutto deve leggere praticamente qualunque disco tu decida di inserire, poi deve avere un bel sound e un subwoofer potente, un parco ingressi/uscite completo e magari anche un dock per l’iPod. Mmm, che LG sia riuscita nell’impresa?

Partiamo dal lettore ottico e scopriamo subito che non solo è onnivoro ma anche affamato: lo nutri a Blu-ray, DVD o CD e può digerire tranquillamente DivX, Jpg e Mp3/Wma ma anche gli AVCHD di molte videocamere Full-HD.

Passando all’audio, una considerazione generale: HB354 fa parte di quella categoria di sistemi HT minimalisti, semplici da installare, che basano il proprio appeal sulla presenza di 2 soli diffusori (+ sub) invece dei soliti 5. Hola per i puristi della stereofonia e sopracciglio alzato per i fan del multicanale.
In realtà, valutando i pro e i contro, anche questa è una soluzione più che valida: se per te è il fronte anteriore quello che conta davvero, va benissimo anche un 2.1. Basta rinunciare ai canali surround.

Ti accorgi dei vantaggi pratici quando monti il sistema. Nessun cavo che attraversa la stanza, nessun ingombro sopra o sotto il TV (il centrale non c’è): ti servono solo due angolini liberi sul ripiano per i piccoli diffusori ovali e via. Il sub invece lo piazzi sul pavimento, lì nei dintorni.

Continua la lettura qui > http://www.wired.it/reviews/accessori/2009-07/29/lg-hb354bs.aspx


Produttori di dvd, io vi minaccio

15 Luglio 2009

Nota di Pao: Pubbico un articolo di Luca Sofri che condivido in ogni singola parola.

°°°

Un arrticolo di Luca Sofri (Vanity Fair)

Constatato il fallimento della mia ambiziosa campagna per l’abolizione dei codici regionali dei dvd – quelli per cui non puoi guardare in Italia un dvd comprato su Amazon, per esempio -faccio una richiesta di compromesso ai produttori di dvd. Sospendo il mio sciopero dell’acquisto di dvd se almeno rimuovete lo tortura dell’attesa dell’inizio del film.

Cioè, tutto quel ciarpame senza qualità che prelude alla visione di quello che uno vuole vedere: trailer, pubblicità, schermata del menu, spot del dvd, sigla del produttore, sigla del coproduttore, sigla del distributore, sigla del distributore originale, bambini con lo canna da pesca sulla luna, sigla del Dolby, schermata delle lingue, e mi dimentico di certo qualcosa.

E se perdi l’attimo in cui hai una chance di premere «menu» sul telecomando, sei rovinato. Voi direte: «È come lo pubblicità in Tv, o gli spot su Internet». Un corno. Io il dvd l’ho pagato, e ho pagato il film. Se voglio cambiare lingua, se voglio vedere i contenuti speciali, se voglio vedere i trailer o sapere chi ha prodotto i film e guardare il bambino con lo canna da pesca sulla luna, allora premo il tasto «menu». Altrimenti, infilo il disco, e voglio i titoli di testa, entro dieci secondi. Se non obbedite entro dieci giorni, scarico da Internet tutti i film che cominciano con la A. Poi passo alla B. Avvisati.


Home – La nostra Terra / Opinione

29 Giugno 2009

Ieri finalmente sono riuscito a guardare il film “Home – la nostra Terra” che avevo registrato nei giorni scorsi e del quale si è parlato, ma non abbastanza, oltre ad essere veramente ben fatto, mi ha fatto conoscere un paio di cose che, seppur sia sempre molto attento all’ambiente ed ai distrasti perpretati dall’uomo, non sapevo. Una, in particolare, è stata un pugno nello stomaco sia a me che a Ro.

Sono 90 minuti circa…80 disastrosi, perché senza retorica ci fa vedere i danni reali che l’uomo ha inflitto al pianeta che ci ospita. Ottanta minuti dopo i quali, ben conoscendo l’idiozia della massa e di chi ci governa, ritieni di non avere speranza e pensi al mondo nel quale (forse) vivranno i nostri figli. Poi ci sono gli ultimi 10 minuti nei quali si lascia intravedere la possibilità di invertire la tendenza, ma solo se ci daremo da fare, subito, senza troppe storie.

Sappiamo bene che l’alibi diffuso “tanto quello che faccio io non serve” è, per l’appunto una comoda via d’uscita (sul breve periodo) che non porta da nessuna parte o meglio, ci porta al disastro finale.

Nel film, quando si parla della Groenlandia, si fa notare che nonostante non ci siano industrie, i ghiacci risentano dell’inquinamento. Ovvero così come il famoso battito d’ali di una farfalla  (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_farfalla) , così succede per l’inquinamento.

Quindi mettiamocelo in testa: ogni nostro piccolo gesto QUI causa (o genera) un effetto da un’altra parte. Serve meno pigrizia e più consapevolezza.  Anche da parte dei più giovani…

I post precedenti sul film:
http://paoblog.wordpress.com/2009/06/06/home-la-nostra-terra-e-rete-4/
http://paoblog.wordpress.com/2009/06/05/home-la-nostra-terra/
http://paoblog.wordpress.com/2009/06/28/il-cinema-cambia-il-mondo/


AAA cercasi partner per l’Inferno, di Dante, ma digitale

18 Giugno 2009

Un articolo di  Giorgia Scaturro – www.wired.it

Fu Francis ford Coppola a fare la predizione “ In pochi anni si potrà fare un film con il computer di casa”. Era il 1989, Ettore Pasculli allora se ne stava sul suo set di Cinecittà e come accade pensò che quella del regista americano fosse tutta fantascienza… salvo, 9 anni dopo, venire fuori con il primo lungometraggio italiano tutto digitale, La Fabbrica del Vapore, fatto proprio nella cantina di casa sua.

Ora ne ha girati 20, “tutti impegnativi, film che nel bene e nel male lasciano il segno” ci dice lui. L’ultimo è “Il bene oscuro” un lungometraggio che tratta della fuga dei cervelli e lo stato della ricerca scientifica in Italia, promosso da Bayer e dal San Raffaele di Milano che ha messo a disposizione i laboratori e le strutture all’interno delle quali si sta sviluppando, e non è fiction, la ricerca su possibili cure per i tumori del sangue.

IL film è infatti la storia di un giovane ricercatore italiano, delle sue difficoltà esistenziali e professionali ma anche del suo entusiasmo per i grandi progressi della ricerca medica,  costretto a “fuggire” in Germania per   portare avanti i suoi studi su mali come leucemie e tumori.

In Italia esistono ottimi centri di ricerca ma sono come dei fortini assediati – lamenta Pasculli – non è soltanto un problema di irrisorietà di fondi stanziati per la ricerca ma anche delle modalità clientelari con cui questi vengono erogati, che lasciano frustrata l’ansia di sperimentare dei ricercatori”.

Secondo Pasculli anche la legge per incentivare il rientro dei cervelli nel nostro paese è solo un palliativo perché il sistema è bloccato. “Dietro la valorizzazione dei cervelli ci vuole un vero progetto culturale che punti risorse economiche, legislative ed intellettuali sulla strada dell’innovazione”.

A produrre “Il bene oscuro” è stato Il Nuovo CIB è un’associazione culturale no-profit che il regista, già artefice della conversione tecnologica di Cinecittà (dove ha lavorato per 10 anni) ha fondato per divulgare e promuovere le nuove tecnologie in ambito audiovisivo, soprattutto tra i giovani. Il prossimo progetto che stanno cercando di realizzare per la fine dell’anno è un film sulla sicurezza stradale e le gare clandestine tra giovani, nel quale stanno cercando di coinvolgere l’Associazione Vittime della strada, l’Autodromo di Monza e il Gran Premio di Formula 2.

Ma il progetto più ambizioso, ci rivela Pasculli, è niente meno che l’Inferno di Dante, in versione cinematografica digitale. “ Sono stato ispirato dagli sforzi tecnologici compiuti all’inizio del secolo a Milano per realizzare Inferno, il primo film ad effetti speciali nella storia del cinema muto mondiale, di cui ho diretto i restauri e con le nuove tecnologie potremmo riproporlo“, dice Pasculli ” In Italia ci sono strumenti per sperimentare e dare al mondo un contributo al miglioramento del sapere visivo e narrativo”.

Ettore Pasculli vorrebbe proporre l’”Inferno digitale” all’Expo di Milano del 2015. Il tempo stringe per questo sposiamo la sua causa e ci facciamo portavoce: “vorrei coinvolgere tutte le scuole che si occupano di cinema, 3D, grafica, immagine di sintesi e le facoltà di lettere di Milano per costituire un laboratorio digitale su idee e cultura e mettere insieme un progetto ciclopico” – dice Pasculli secondo cui le 33 cantiche richiederanno 2 anni di lavoro.

E se Roberto Benigni ci sta laggendo, sappia che una parte è già in caldo per lui.

Nel frattempo chiediamo a questo architetto con il pallino dell’innovazione ed i nuovi linguaggi, che 10 anni fa ha scatenato la rivoluzione del cinema digitale in Italia, come valuta l’evoluzione che questo sta avendo nel nostro paese. “Il cinema digitale si è evoluto con rapidità sorprendente, oggi ci sono software che permettono ai giovani di lavorare con standard molto alti e ogni settimana ricevo almeno 10 tra spot pubblicitari e corti di ottima  qualità“.

Sul suo sito Pasculli ha elaborato un decalogo per le giovani generazioni digitali, e per noi traccia la classifica dei suoi film digitali preferiti, che consiglierebbe di vedere: “The mirror mask” una sorta di Alice nelle meraviglie in 3D firmato Neil Gaiman and Dave McKean; Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro e “The Illusionist” di Neil Burger, in cui il digitale non fa edonismo tecnologico ma si inserisce in modo armonico nella storia.

A questo punto non possiamo che chiedere a lui di rilanciare la profezia di Coppola e fare per noi una previsione per il futuro : “il cinema travalicherà le sale e il modo di concepire le immagini con il digitale pervaderà ovunque grazie alle nuove tecnologie che renderanno accessibile a tutti la possiilbità di usare le immagini come in un film e trasmettere il sapere narrativo nell’audiovisivo con forza ancora più forte dell’informazione”.

Come dire che la nostra vita diventerà un film? “Si, e questo è già cominciato le persone tendono sempre di più ad impersonificare il cinema anche nei loro comportamenti, basti pensare ai reality”, afferma il regista che fedele alla sua propensione per l’innovazione e la sperimentazione conclude: “se pensiamo a cosa si è riusciti a comporre con 7 note o 21 lettere, immaginiamo cosa si potrà tirare fuori ora con con 500 possibilità informatiche”.


Si può fare

20 Maggio 2009

Un film di Giulio Manfredonia. Con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Bebo Storti.

Trama: Milano, primi anni ‘80. Nello è un sindacalista dalle idee troppo avanzate per il suo tempo. Ritenuto scomodo all’interno del sindacato viene allontanato e “retrocesso” al ruolo di direttore della Cooperativa 180, un’associazione di malati di mente liberati dalla legge Basaglia e impegnati in (inutili) attività assistenziali. Trovandosi a stretto contatto con i suoi nuovi dipendenti e scovate in ognuno di loro delle potenzialità, decide di umanizzarli coinvolgendoli in un lavoro di squadra. Andando contro lo scetticismo del medico psichiatra che li ha in cura, Nello integra nel mercato i soci della Cooperativa con un’attività innovativa e produttiva.

Critica (da: www.mymovies.it): “La follia è una condizione umana” dichiarava Basaglia, psichiatra. “In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”. Prima dell’introduzione in Italia della “legge 180/78″, detta anche legge Basaglia, i manicomi erano spazi di contenimento fisico dove venivano utilizzati metodi sperimentali di ogni tipo, dall’elettroshock alla malarioterapia. Il film di Giulio Manfredonia si colloca proprio negli anni in cui venivano chiusi i primi ospedali psichiatrici e s’incarica di raccontare un mondo che il cinema frequenta raramente, non tanto quello trito e ritrito della follia, quanto quello dei confini allargati in una società impreparata ad accoglierne gli adepti. Attenzione però. Il regista evita accuratamente qualunque tipo di enfasi, sfiorando appena la drammaticità senza spettacolarizzarla, in favore di un impianto arioso, ridente, talvolta comico, letiziando lo spettatore con una commedia (umana) che diverte e allo stesso tempo fa riflettere.

Se Pippo Delbono nel documentario Grido mostrava una via alternativa alla pazzia attraverso il teatro, Manfredonia tramuta episodi reali – e nello specifico la storia della Cooperativa Sociale Noncello – in fiction, trattando con la dovuta discrezione un argomento tanto delicato che appartiene alla storia dell’Italia, nel rispetto di chi convive con l’infermità mentale e di chi ci lavora. La sceneggiatura scritta a quattro mani insieme all’autore del soggetto Fabio Bonifacci non ha falle e permette agli attori di immergersi nella condizione dei loro personaggi con grazia. Sebbene Claudio Bisio dia un’ottima prova recitativa nei panni di Nello, Si può fare è il frutto di un lavoro collettivo che vede tutti gli interpreti (compreso il regista) impegnati a ricreare un ambiente credibile nel quale far muovere a piccoli passi un ensemble di “matti” talmente autentici da strappare un applauso.

Opinione personale: Una commedia, un sorriso, una lacrima, un groppo alla gola, un senso di disagio, una riflessione, una storia, persone, situazioni sconosciute. Un bel film, senza cadute di stile, senza cercare la risata come la lacrima, tutto viene da sè, seguendo la storia di questa cooperativa di “matti”. In Italia ci sono 2500 cooperative di questo tipo, che danno lavoro a 30.000 persone.  Bisio, tolta la maschera del conduttore di Zelig, dimostra una volta di più buone qualità recitative.

Assolutamente degna di nota la prestazione degli 11 attori che interpretano i “matti”, una recitazione corale di 11 solisti assolutamente diversi l’uno dall’altro, per la patologia comportamentale che li affligge e li isola dal “resto del mondo”. Guardando negli extra, il dietro il backstage (ah, questi inglesismi: perchè non usare il classico dietro le quinte?) e vedendo ed ascoltando gli attori nei loro panni di “persone normali” ci si rende conto di quanto sia siano calati nei panni di personaggi così difficili da rappresentare, per modi, per atteggiamenti, per il modo di muoversi e parlare. Ci sarebbe da ripensare a certi compensi  milionari (in $) per attori che valgono molto meno. Spesso il cinema italiano si painge addosso, offre film insulsi oppure film d’autore che capisce solo il regista, ma quando vedi film così ti riconcili con il cinema.

Consigliato: Decisamente SI.

locandina


Angeli e Demoni: le bombe di antimateria funzionano davvero?

18 Maggio 2009

Angeli e Demoni: le bombe di antimateria funzionano davvero?

Il libro di Dan Brown Angeli e Demoni oggi è arrivato sul grande schermo.  Se vi siete persi il mega-bestseller , la trama è incentrata sul piano di far saltare il Vaticano usando una bomba di antimateria, un piccolo meccanismo della potenza di una testata nucleare. In un film thriller sembra che la cosa possa funzionare ma le bombe di antimateria potrebbero qualcosa di più di semplice fiction?

In linea di principio l’antimateria potrebbe essere il migliore degli esplosivi. La materia e l’antimateria, infatti, quando vengono a contatto si annichiliscono reciprocamente rilasciando energia, secondo la famosa formula di Enstein. Questo ci dice che mezzo chilo di antimateria è equivalente a circa 19 megatonnellate di TNT. Così, in teoria, potremmo creare delle bombe tascabili capaci di devastare una città.

C’è la piccola questione del “contenimento”, l’antimateria deve essere tenuta in condizioni di vuoto perfetto e non deve venire in contatto con le pareti del container  in cui si trova. Ma una volta risolto questo, non appena hai la tua antimateria puoi uscire fuori e provocare un disastro.

E poi c’è un grosso problema. In Angeli e Demoni, l’antimateria viene rubata dal CERN (European  Organization for Nuclear research). Ed è proprio vero, lì gli scienziati producono realmente antimateria. Ma solo in quantità submicroscopiche. “Se sommiamo tutta l’antimateria che abbiamo prodotto in oltre trent’anni di fisica dell’antimateria al CERN, e siamo generosi, potremmo arrivare a dieci miliardesimi di grammo” ha detto al New Scientist Rolf Landua, del CERN. “ Anche se questa quantità ci esplodesse sulla punta delle dita non sarebbe più pericolosa che accendere un cerino.

IL loro sito chiarisce che non ci sono piani di creare un’arma. “Ci vorrebbero miliardi di anni per produrre quantità di materie sufficienti a costruire una bomba con lo stesso effetto distruttivo di una tipica bomba ad idrogeno, come ne esistono ormai oltre diecimila” dice il sito.  “Ora il pubblico in qualche modo si aspetta una bomba di antimateria ma noi sappiamo da molto tempo che non può essere realizzata in pratica”.

Il CERN si occupa di ricerca pacifica. E quindi è comprensibile che non vogliano che nessuno dei loro studi sia preso per usi militare. Magari però stanno solo cercando di minimizzare, giusto un pochino, il potenziale delle armi ad antimateria nel lungo periodo.

Attualmente per produrre antimateria si spara un raggio di particelle ad alta energia su un bersaglio (questa è una delle cose che il CERN può fare con i propri acceleratori di particelle giganti). Ma ci sono metodi molto più efficienti di questo. Uno studio della NASA consiglia la produzione di antimateria attraverso la generazione spontanea di una coppia di particelle-anitiparticelle associate a campi di vuoto. L’interesse della NASA deriva dal fatto che l’antimateria potrebbe diventare il miglior combustibile per i propri razzi. Invece che usare antimateria – che anche secondo loro sarebbe troppo costoso – la NASA ha esplorato la cosiddetta Antimatter Initiated Microfusion, usando una piccolissima quantità di antimateria come scintilla per far partire una reazione nucleare. Per alimentare un velivolo spaziale con AIM servirebbe una quantità compresa tra uno e i cento microgrammi di antimateria, a seconda della missione.

Questo studio della NASA suggerisce che si potrebbe produrre antimateria in tali quantità. Il costo, secondo le loro stime, sarebbe di 62,5 milioni di dollari per microgrammo (… mi piace quel “,5”). Tuttavia secondo loro un impianto apposito per la produzione di antimateria, che potrebbe costare dai tre ai dieci miliardi di dollari, potrebbe abbattere i costi dell’antimateria fino a 25 mila dollari per microgrammo.

Secondo i miei calcoli, un microgrammo equivarrebbe a circa 46 chili di esplosivo, che potrebbe essere definita una quantità tatticamente utile. (Per esempio, il piccolo missile Spike, una testata da mezzo chilo potrebbe essere reso molte volte più potente di un Hellfire che è venti volte più grande, una strategia utile per obiettivi importanti.)

IL progetto “Revolutionary Technology” dell’Air Force, l’aviazione Americana,  ha mostrato interesse a quest’applicazione, circa cinque anni fa. IL Broad Area Announcement del 2004 ha espresso interesse per diverse tecnologie innovative per le munizioni, tra cui anche la  “Positron Energy Conversion and Advanced Energetics” (Conversione energetica avanzata). Un positrone è l’antimateria equivalente di un elettrone, e forse la particella di antimateria può semplice da produrre e conservare.

Quando ho fatto domane sulle ricerca dell’ Air Force sull’antimateria, sono stati ben attenti a non menzionare le armi: “ Questa tecnologia potrebbe avere svariate applicazioni – come ad esempio un nuovo sistema di propulsione, alimentatori satellitari ultraleggeri, motori a high specific impulse, e misurazioni di precisione – anche se queste applicazioni potrebbero arrivare in un futuro piuttosto lontano, fra trenta anni o anche di più” mi ha detto un portavoce.

I positroni possono essere conservati in una Penning Trap una sorta di bottiglia magnetica. (L’Air Force ha acquistato una nuova “trappola” di nuvole di positroni a dicembre, ma solo come meccanismo per esaminare i difetti nei semiconduttori). Tuttavia simili “trappole” sono soggette a perdite e non consentono di immagazzinare i positroni indefinitamente. C’è anche il problema di cosa potrebbe accadere se l’alimentatore si fermasse.

La trappola smetterebbe di lavorare e tutti i positroni andrebbero a toccare le pareti del container: boom.  Poi c’è la questione di quanti positroni si possano immagazzinare. Allo stato attuale per immagazzinare un microgrammo di positroni servirebbe una Penning Trap di dimensioni sbalorditive.

Un rapporto del 2004 del National Research Council ha rivelato che per utilizzare i positroni come esplosivo occorrerebbero densità energetiche molto maggiori. Lo studio ha sconsigliato di fare grossi investimenti in tecnologie così immature e ad alto rischio.

Ma naturalmente questo era prima che Angeli e Demoni diventasse così famoso. Presto tutti conosceranno il potenziale distruttivo di un quarto di grammo di antimateria. Dopo aver visto il film, sappiamo che ci sarà sicuramente qualche politico o capo del Pentagono che dirà “Queste bombe di antimateria sono fantastiche, dove le prendiamo?”.

Fonte: www.wired.it