Quando lo chef vuole spegnere la critica

27 Novembre 2009

Scritto da: Valerio M. Visintin


EzioSantin.jpgDalle pagine del Corriere della Sera di ieri, Ezio Santin annuncia che lui e la sua Osteria del Ponte non sono più interessati a comparire sulle guide gastronomiche italiane. Dice di aver comunicato la decisione già da settembre alle principali testate del settore. Michelin, Espresso e compagnia bella sono avvisate: d’ora in avanti lo dovranno ignorare come è capitato per Gualtiero Marchesi in seguito ad analogo diktat.“Sono 33 anni che siamo sotto esame”, spiega lo chef di Cassinetta di Lugagnano. “Ora pensiamo che sia giunto il tempo di prenderci questa libertà”.

Di che libertà starà parlando? Chissà quale sarebbe il commento di Paolo Mereghetti se domani Tornatore gli ordinasse di astenersi dal recensire i suoi film, perché non più interessato ai commenti. Chissà Aldo Grasso che risate si farebbe se Bonolis o Santoro gli negassero per iscritto il diritto di giudicare le rispettive trasmissioni. E se Giorgio De Rienzo ricevesse una ingiunzione equivalente da Baricco o Lucarelli?

La verità è che in nessun altro ambito potrebbe aver mai luogo una ricusazione di questo genere senza scatenare lazzi e pernacchie. Le opere pubbliche di personaggi pubblici sono naturalmente, indiscutibilmente soggette al giudizio indipendente dei critici. La sola eccezione è il misero orticello della gastronomia, dove alligna una camarilla di mutuo soccorso tra chef e giornalisti, congiunti gli uni agli altri per convenienza, per questioni d’affari, per mantenere vivo un morboso meccanismo di reciproca promozione.

La mia speranza è che il capriccio di Santin cada nel vuoto, valutato alla stregua di una burla. Mi auguro che le guide precettate seguitino a giudicare la sua cucina, nel bene o nel male, ricordando che non scriviamo di ristoranti per gentile concessione di osti e cuochi, ma a beneficio esclusivo dei lettori.

http://mangiare.milano.corriere.it


Scivolone della Guida Gambero Rosso

5 Novembre 2009

Sempre più numerose le polemiche nei siti internet dedicati al cibo per un ristorante citato e valutato nella Guida Gambero Rosso 2010 con un aumento di punteggio da 76 a 77/100, ma in realtà chiuso da un paio di anni. Si tratta dell’Antica Cascina Lenga a Botticino, frazione del comune di Sangallo nel bresciano. La chiusura, come ha confermato la polizia locale, risale al 2007 dopo un incendio. Il numero di telefono indicato sulla guida è inesistente e, collegandosi con il sito, appare la scritta che è in allestimento.

L’inesattezza è stata segnalata da siti come Chefdicucinamagazine.com, Terrauomocielo e dissapore.com . ‘’Se è bruciato nel 2007 – si domanda Elvio Gorelli, direttore del portale chefdicucinamagazine.com, nel suo editoriale ‘le bufale’ del Gambero Rosso – come puo’ essere stato recensito dagli ispettori del Gambero Rosso nel 2008 per il 2009 e nel 2009 per il 2010? E se ogni recensione – come hanno sempre dichiarato dal Gambero Rosso - e’ garantita da una ricevuta fiscale, chi ha emesso quelle ricevute negli anni 2008 e 2009?’’.

‘’E’ vero – confermano alla polizia urbana di Botticino - Quel locale è chiuso da un paio di anni, non sappiamo se in seguito all’incendio o per altri motivi, si parla anche di una imminente riapertura ma è fuori di dubbio che attualmente sia chiuso’’.

Fonte: http://ilgiorno.ilsole24ore.com


Scrivere le calorie sul menù dei ristoranti?

22 Ottobre 2009

New York è stata la città che per prima ha accolto gli appelli dei consumatori e degli esperti di nutrizione, introducendo le calorie sui menu di diverse catene di ristoranti, fastfood e mense scolastiche, in seguito a macchia di leopardo, si stanno adeguando tutti gli altri Stati americani. Il dibattito è aperto e tutt’ora se ne discute su giornali e TV, tra chi è a favore o contrario.

Per i favorevoli la motivazione è ovvia, i contrari sono perlopiù schierati in difesa dei fastfood, che notoriamente servono cibi ipercalorici, quindi perdenti nel confronto diretto coi ristoranti. I favorevoli, ritengono altresì che palesare le calorie sul menu, sarebbe per i fastfood, uno stimolo importante a migliorare l’offerta, migrando verso cibi più salutari o se non proprio, meno dannosi.

In Europa ci sono iniziative locali anche di un certo rilievo, 90 ristoranti della zona di Valencia (Spagna), hanno inserito le calorie sui menu proposti, redatti con l’aiuto di dietologi. Nel Regno Unito la FSA Food Standard Agency ha promosso e collaborato con le 50 maggiori catene di ristorazione britanniche, l’inserimento delle informazioni nutrizionali sui menu.

E in Italia? Qualcosa si muove anche da noi, qualche associazione ha condiviso le iniziative straniere, proponendone l’applicazione anche in Italia, qualche iniziativa personale è stata adottata, si è parlato anche di una legge, presto ne sapremo di più.

Se vuoi partecipare al Sondaggio, clicca qui > http://www.43zero58.com


Una cena in Via Margutta

15 Ottobre 2009

logo francesco

Stasera, siccome sono a Roma tre amici partenopei, mi concedo una cena sfiziosa in una delle trattorie più storiche e tipiche del centro, cucina tipicamente romanesca in una atmosfera molto particolare.

Qui: http://www.osteriamargutta.it/

Via Margutta, con via Giulia, è forse la via più bella di Roma. Nonostante sia nel pieno centro, nel mezzo del Tridente, parallela alle incasinate e confusionarie via del Babuino e via del Corso, qui regna pace e silenzio.

Perché non ci sono negozi, solo gallerie d’Arte, la libreria Alinari, qualche atelier di artisti ancora in attività, la casa di Fellini e Giulietta Masina. Una volta, prima dell’avvento di Cragnotti, c’era anche la sede della Lazio…

Passeggiare lungo via Margutta è poetico e rilassante se in solitudine, romantico se in coppia, ideale per chiacchierare con toni pacati se con un amico.

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via margutta2

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Stefano Bonilli:Come battere McDonald’s

14 Ottobre 2009

Stefano Bonilli è il “papà” del Gambero Rosso (che ha creato nel 1986) e uno dei fondatori di Slow Food. Bazzica il mondo del cibo e del vino dal 1971, quando ha iniziato a scrivere di piaceri della tavola sul Manifesto. Dopo aver lasciato il Gambero, dal 2004 cura il blog per golosi curiosi Papero Giallo. Dove ha ripreso il dibattito su McDonald’s (vedi Wired di settembre) nato sul nostro blog. Qui rilancia.

Sono andato da McDonald’s per scrivere questo articolo e confesso che la digestione delle patate fritte, o forse dell’hamburger, risulta tuttora problematica. Lì ho incontrato un vecchio amico con i due figli e lui mi ha chiesto a un certo punto: «Ma come si batte McDonald’s?».

Me lo ha chiesto preoccupato perché i figli preferiscono i cibi della grande emme ai buoni piatti di casa. Mentre mi parlava aveva sul tavolo un Mac, non il panino, il Mac della Apple, e stava navigando, sfruttando il wi-fi gratuito. Come si batte McDonald’s? Siamo molto lontani da Bové e le sue lotte. Forse a molti di voi il nome di José Bové non dirà nulla, ma questo signore, attualmente parlamentare europeo nelle liste di Europe Ecologie, i Verdi francesi guidati da Daniel Cohn- Bendit, ha molto a che fare con la multinazionale degli hamburger.

Il 12 agosto del 1999 José Bové, a Millau, nella regione dei Midi-Pyrénées, alla testa di un gruppo di agricoltori dell’Aveyron assaltò il cantiere di un McDonald’s in costruzione e distrusse il locale. La notizia fece il giro del mondo, Bové divenne un eroe nazionale contro lo strapotere delle multinazionali del cibo e il suo processo e la conseguente condanna a tre mesi furono un evento mediatico che proiettò Bové nel firmamento dei No Global.

Da allora McDonald’s ha aperto molti altri ristoranti a Parigi e in tutta la Francia. Molti anni prima, nel 1986, in Italia, ci fu una campagna di mobilitazione per impedire l’apertura del primo McDonald’s italiano, quello di piazza di Spagna, a Roma, e semplificando si potrebbe dire che da quella mobilitazione contro il fast food nacque Slow Food.

Quella volta, però, gli americani di Oak Brook, il sobborgo di Chicago dove ha il suo quartier generale la multinazionale del panino, si comportarono abilmente perché per disinnescare le polemiche esplose su tutti i quotidiani italiani aggiunsero alla classica offerta di hamburger e patatine una vasta scelta di insalate e di pasta fredda, una novità assoluta, mai sperimentata prima in nessun McDonald’s del mondo. Fu un successo tale che le insalate furono introdotte in tutti i ristoranti, a livello planetario.

Il locale di piazza di Spagna, dopo le contestazioni e le polemiche, fu aperto tranquillamente – da noi non ci fu nessun Bové – e all’ingresso oggi si può leggere la targa che McDonald’s mise con orgoglio per ricordare quella vittoria: «Il primo ristorante McDonald’s in Italia apre il 20 marzo 1986 a Roma. McDonald’s System of Europe».

Insomma, questo gigante della ristorazione che fattura circa 23 miliardi di dollari e dà lavoro a 390mila persone in tutto il mondo, è abituato a vivere al centro delle polemiche e non lo si può certo battere sul piano commerciale perché – come documentato anche nello scorso numero di Wired - la scelta delle materie prime e della tipologia di un nuovo panino sono frutto di test e prove di laboratorio che solo poche aziende si possono permettere. Ma l’hamburger lo si può battere se si mettono in campo la storia e i prodotti che gli altri non hanno e che in Italia ci sono.

E così scopri che Eataly di Torino, 8500 metri quadrati di prodotti italiani – dalla pasta al pane, la pizza, il latte, il vino e i ristoranti – vende, dà da mangiare ed è visitato da due milioni e mezzo di persone l’anno e fattura 37 milioni di euro. E che sempre Eataly sta per sbarcare a New York, dopo aver già conquistato Tokyo e aumentato la sua presenza italiana con 1000 metri quadrati a Bologna, un corner da Coin a Milano e la prossima apertura a Roma.

C’è, poi, il caso Grom.L’idea imprenditoriale di un paio di ragazzi che hanno iniziato vendendo del gran gelato a Torino per poi inaugurare nuovi punti vendita in tutto il paese (a Bologna, Genova, Mestre, Parma, Venezia ecc…) e nel mondo (New York, Parigi, Tokyo e molte altre aperture programmate), dove da mattino a sera ci sono le file di clienti. E scopri anche che la birra artigianale è diventata il nuovo piccolo Eldorado imprenditoriale di tanti giovani.

E pensi che il made in Italy alimentare ha ancora tanto futuro, perché ci sono prodotti, idee e un mercato mondiale che ci aspetta.

Fonte: www.wired.it


Mezzogiorno di… fuoco a Roma

12 Ottobre 2009

logo francesco

St’usanza che pareva bella e morta
è tornata de moda ‘n’artra vorta.
Mo’ mezzogiorno a tutte le perzone
j’ariviè segnalato dar cannone.
Quanno lo sento penzo co’ la mente
na prejera che viene su dar core
e mormoro: Signore!
Fa ch’er cannone serva solamente
pe’ dì all’umanità
che sta arrivanno l’ora de magnà.

Parlando della tradizione con cui il mezzogiorno viene annunciato a Roma da un colpo di cannone sparato dalla terrazza del Gianicolo, ci piace introdurre il discorso con la dolcissima e benaugurante poesia del grande attore e poeta romanesco Francesco “Checco” Durante (Roma, 19 novembre 1893 – Roma, 5 gennaio 1976) la cui traduzione in italiano suona pressapoco così:

«Questa usanza che sembrava bella e morta / è tornata di moda un’altra volta. / Adesso mezzogiorno a tutte le persone / riviene loro segnalato dal cannone. / Quando lo sento penso con la mente / una preghiera che viene su dal cuore / e mormoro: Signore! / Fai che il cannone serva solamente / per dire all’umanità / che sta arrivando l’ora di mangià».

La tradizione risale all’epoca di Pio IX, esattamente al 1° dicembre 1847, quando fu istituito il colpo di cannone tirato da Castel S. Angelo per “ovviare al disordine che può non di rado arrecare il diverso andamento di tanti orologi in questa Capitale”, come risulta dal Diario Romano del 30 novembre 1847. Evidentemente già all¹epoca il carattere apatico, deliziosamente cialtrone e lascivo di noi Romani causava ritardi e confusione a livello lavorativo!

Lo sparo dava l’inizio al suono delle campane delle chiese romane. Dal 1° agosto 1903 il cannone sparò da Monte Mario ­ ovvero dal luogo preciso dove oggi è l’Hotel CavalieriHilton ­ e dal 24 gennaio 1904 fu definitivamente spostato al Gianicolo, la terrazza panoramica che sovrasta Trastevere e Borgo Pio da cui si gode una delle più complete e incantevoli viste sulla Città Eterna e lo sguardo, nei giorni limpidi, arriva fino ai Castelli Romani oltre il nitido profilo della Basilica di San Giovanni in Laterano a Sud-Est.

Oggi l’esattezza del mezzogiorno è determinata da un sistema di collegamenti telefonici e ottici tra il Campidoglio e il Gianicolo. Il cannone attualmente in servizio al Gianicolo (nella foto nel momento dello sparo) è un obice a fusto mobile della prima guerra mondiale: il “botto”, ottenuto mediante un cartoccio a salve, si ode nitidamente in molte zone della Capitale, soprattutto nel centro storico, nonostante i rumori del traffico. Nelle giornate di festa e di bel tempo, assistere allo sparo dal balcone del Gianicolo è un appuntamento per tanti romani e una curiosità che lascia incantati i turisti.

Gianicolo OK

Parlando di “botti”, non si può, dopo aver assistito allo sparo del cannone del Gianicolo e aver indugiato nei sottostanti vicoletti di Trastevere, non pranzare o cenare al delizioso ristorantino “Il boom (Cucina e Vini da Roma in giù)”.

Un piccolo locale ispirato in tutto agli Anni Sessanta (grandi foto alle  pareti, libri, giornali, oggetti e arredamenti dell’epoca, un juke boxoriginale del 1959 con duecento 45 giri d’epoca; perfino la carta dei vini è contenuta all’interno di copertine di dischi degli Anni Sessanta).

Ristorante il boom

La cucina, rispettando il motto “Cucina e Vini da Roma in giù”, è semplice ma innovativa, mai comune o uguale a sé stessa; e basata su ingredienti tradizionali mediterranei come lo sono anche i vini, non comunissimi, in carta; servizio spontaneamente amichevole e informale, prezzi contenuti e accessibili. Qui si ha la possibilità di trascorrere una piacevole serata di chiacchiere con amici mangiando cose buone, in un’atmosfera calda e particolare. Situato in pieno Trastevere, ma non è un ristorante turistico, in una stradina poco trafficata.

IL BOOM è aperto tutte le sere dalle ore 19, 30 fino a notte inoltrata. La cucina chiude alle ore 00,30. A pranzo è aperto solo su prenotazione.
Tel/Fax:  06.58.97.196  ­ Cell.: 338.87.53.035


Malcesine: dove il gusto è avventura!

18 Settembre 2009
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Il 3 e 4 ottobre torna Ciottolando con Gusto, l’originale caccia ai sapori con nuovi piatti e nuovi locali

Un unico ticket, tante declinazioni del gusto…e molto di più!
E’ questa la formula vincente di Ciottolando con Gusto, caccia al luogo gourmet che si terrà a Malcesine (VR) 3 e 4 ottobre 2009. Adagiata sulla sponda veronese del Garda, la “perla del Lago”, si prepara ad ospitare ancora una volta la curiosa manifestazione. Concerti, mostre, ed escursioni sul Monte Baldo renderanno ancora più “gustoso” l’evento dedicato ai sapori del Lago, promosso dal Comune di Malcesine ed organizzato dall’Istituzione Malcesine Più.

Acquistando il biglietto, il visitatore accederà a 12 esperienze gourmet, giocate sul tema del monte e del lago, che potrà scegliere fra le proposte di ben 22 locali, riportati nella mappa Ciottolando con Gusto. Grazie a quest’ultima tutti i golosi potranno perdersi fra le vie di Malcesine Ciottolando, ovvero camminando sulla tipica pavimentazione a ciottoli da cui prende nome l’evento, accompagnati dalle note dei musicisti di strada.

Seguire il percorso sarà semplicissimo: a guidare i buongustai saranno le immagini di tutti gli Osti di Malcesine, fotografie in maxi-formato realizzate dall’artista Tiziano Cristofoli, che ritraggono in pose curiose i veri protagonisti dell’evento, gli abitanti di Malcesine.
Tutte le proposte coniugheranno i sapori del lago con la fantasia degli autori.

Per ben cominciare non potrà mancare l’aperitivo: un calice di spumante con delizia al caprino (Caffe gelateria Al Porto) o un Baby Spritz con snack (Caffè Winebar Porta Nuova).

Tra i sapori del Lago non ci sarà che l’imbarazzo della scelta: Arancino di risotto alla tinca, pomodorini scottati all’olio di Malcesine e profumati al timo fresco (Ristorante Al Corsaro), Paccheri al ragù di luccio (Pizzeria ristorante Ristoro), Sarde di lago con patate in tortino (Ristorante Porto Vecchio), Trota marinata agli agrumi e mosse di luccio (Enoteca Vidoc), “La toresela” di sarde lacustri marinate agli agrumi con pane al caffè e spuma all’arancio (Ristorante Hotel Cassone), polentina fresca con trota salmonata in agrodolce (Ristorante pizzeria Al Vogaor).

Numerose le proposte anche dalla cucina dedicata al Monte: Canederli di porcini e monte veronese con salsa di noci (Pizzeria ristorante Da Gigi), Zuppetta di verdurine brasate, dadolata di vitello e funghi porcini del Baldo, con gnocchi di polenta e formaggio di monte (Enoteca Gremal), Cappellacci al tartufo nero del monte baldo (Ristorante al Gondoliere), Bocconcini di cervo in salsa piccante con polenta di Storo (Ristorante Agli Scaligeri), Variazione di gnocchi e ravioli al fieno e fiori di sambuco (Ristorante Re Lear ), crema di patate con guancia di maialino glassata al miele di castagno (Ristorante Vecchia Malcesine).

Non potrà mancare nemmeno una degustazione del saporito olio di Malcesine: ecco quindi la bruschetta con olio extravergine di Malcesine (Al Vecchio Frantoio) oppure la Bavarese croccante di ricotta e olio dop di Malcesine (Pizzeria ristorante Cirano).

Come ogni menu che si rispetti, Ciottolando offrirà una ampia scelta di dolci: Yogurt del Petaccio crema alle fave di Tonka e frutti di bosco (Enoteca wine bar Hippopotamus), crema di marroni con passito alla vaniglia (Osteria Santo Cielo), gelato con antichi sapori e gelato con cristalli di sale (Gelateria Pinocchio), gelato al cioccolato con croccantino al rhum e variegatura alla pera e bocconcini di gelato al caffè con mandorle e cocco (Gelateria 100x 100).

Nel pomeriggio (dalle 15- alle 19) non mancherà la Merenda a base di speck, formaggio e pane di segala (Speck Stube), mentre per concedersi una pausa l’ideale è un ottimo caffè (Bar Castello).

Con “Ciottolando con Gusto” Malcesine diventa quindi la meta ideale per un week end alla scoperta del lago. Non una gita mordi e fuggi ma un’occasione per vivere due giorni in modo rilassato e divertente. Proprio per questo l’Associazione Albergatori di Malcesine ha ideato soluzioni di viaggio studiate per l’occasione.

(Per informazioni tel 045 7400373 booking.malcesine@tiscali.it). Oltre a visitare gratuitamente il Castello e accedere a prezzo ridotto alla funivia del Monte Baldo, uno dei rari esempi di funivia rotante, l’evento darà l’opportunità di scoprire i dintorni della cittadina.

Grazie ad un servizio di bus navetta gratuito, i visitatori potranno, infatti, “ciottolare” anche nella splendida frazione di Cassone, dove si trova uno dei porti turistici più belli del lago. Qui gli ospiti alterneranno le tappe golose ad una passeggiata fra le barche o alla visita al Museo del Lago, unico nel suo genere. La struttura, che per i partecipanti all’evento sarà accessibile gratuitamente, ospita una ricca selezione di esemplari della flora e fauna lacustre. Si tratta quindi di una tappa “educativa” che però piacerà a tutti, bambini e ghiottoni compresi.

Tutti i vini in degustazione a Ciottolando con Gusto:
Consorzio Tutela Vino Bardolino
Cabernet Trentino doc Pisoni
Cabernet Sauvignon Trentino doc Az. Agric. Dongiovanni
Conti d’Arco Brut Trentino
Franciacorta Saten Bersi Serlini
Garganega Azienda Agricola Giarola
La Rosa Az. Agric. Cavalchina
Lugana Terrenegre Cantina Villa San Zeno
Negresco Provenza
Prosecco brut “Il Vino dei Poeti” Alexander
Prosecco di Valdobbiadene Colesel
Trento Brut Pisoni
Valpolicella Classico Allegrini

Per informazioni: Malcesine Più 045 7400837 www.ciottolando.com
Ufficio Stampa Gheusis: info@gheusis.com tel 0422 928954

Fonte: www.winereport.com


Un giorno ad Ascona (Svizzera)

27 Agosto 2009

Ieri ci siamo recati in gita ad Ascona, alla ricerca della conferma, o meno, che la Svizzera sia un paese più civile del nostro nel quale, ormai, ci sentiamo stretti sempre più nella morsa del menefreghismo comune.

Ascona, una deliziosa località sulle sponde del Lago Maggiore. Per info vedi: http://www.myswitzerland.com/it.cfm/destinazioni/localita/offer-Destinations_Resorts-General-111634.html

Avvicinandomi al confine, seppur sia un automobilista attento al rispetto delle norme, va da sè che essendo abituato a scontrarmi spesso con i nostri divieti e/o limiti assolutamente pretestuosi che però saranno sanzionati solo se conviene a chi incassa altrimenti qualsiasi comportamento è tollerato o ignorato, va da sè che sono un pò preoccupato dell’inflessibilità della polizia cantonale. In Svizzera, a quanto so, non è così, per cui 50 kmh sono 50 e non 60 o 65 e via dicendo.

In effetti riesco a rispettare i 50 o 60 kmh imposti sulle strade che percorrro, ma ci riesco anche perchè l’auto che mi segue non mi si incolla al paraurti posteriore come a dirmi  datti una mossa.  Le strade sono in ordine, pochi segnali, ma chiari e ben visibili,  nessuna sporcizia.

Si arriva ad Ascona e qui nasce il problema per l’automobilista “non svizzero” ovvero tutti i parcheggi incontrati sono a pagamento ed i parchimetri e casse automatiche accettano solo i franchi svizzeri. Vero, siamo in Svizzera, ma siete circondati da oltre 200 milioni di persone che usano l’Euro. Forse prevedere le casse automatiche con l’uso della carta di credito per il pagamento oppure degli apparecchi per cambiare l’Euro in monete, sarebbe stato auspicabile.

Fortunatamente riesco a piazzare l’auto con le 4 frecce e moglie a bordo in disparte, trovo una filiale del Credit Suisse nelle vicinanze e vado a cambiare un pò di € in moneta locale, monete incluse. Attenzione che chi non è correntista deve pagare una commissione di 5 Franchi.

Se penso che quando faccio un versamento sul mio c/c in banca devo compilare un modulo e firmarlo 2 volte e qui invece l’intera operazione viene fatta allo sportello senza formalità e con il rilascio di una ricevuta, mi vien da sorridere. Saranno i benefici del “segreto bancario”?

Da segnalare la cortesia del personale e l’ordine estremo che si percepisce nella banca, (niente telefoni che squillano a vuoto 20 volte, pigne di carte sulle scrivanie, ecc., come capita di vedere spesso in filiali nostrane.)

Sistemata l’auto si gira per Ascona. Deliziosa località, pochi cestini per i rifiuti, tutto sommato, perlomeno rispetto a quanti se ne vedono a Milano, ma in compenso non un singolo pezzetto di carta che sporchi strade o marciapiedi. Nessun graffito sui muri, quando ad un certo punto vediamo una scritta nera su un muro. Crolla il mito? Sembra di sì, ma mia moglie nota che la scritta dice ROMA e poi uno scarabocchio frettoloso… Vien da pensare che la traccia del passaggio sia stata lasciato da un Laziale (come regione, non come tifo) :-D

Notiamo che i prezzi delle case sono alti o perlomeno allineati, tranne che per i rustici in località minori, dove accade esattamente il contrario. Ottimi prezzi che mi fanno desiderare un c/c più cospicuo di quello che ho  ;-) nonostante l’altro giorno, al Superenalotto, abbia fatto…3!!! Con l’incasso di circa 14 € da dividere in due, peraltro. :-D

Vabbè, passiamo oltre. Ho notato che quando il semaforo è rosso, si accende il giallo alcuni secondi, prima che scatti il verde; comodo per una versione faidate della funzione Start & Stop.

Per quanto riguarda il mangiare, stavolta non posso che SCONSIGLIARE il ristorante dove ci siamo fermati noi; caro, servizio (molto) lento e qualità assolutamente non all’altezza del prezzo pagato. Da italiano buonaforchetta direi che non era all’altezza a prescindere.

Abbiamo speso 111,50 Franchi (equivalenti a circa 74 €). Il conto in dettaglio: 2 mezze minerali + 1 bottglia birra (33 cl) + 1 insalata crostacei + 1 tagliatelle granchio + 1 tagliatelle c/verdure + 1 dessert + 2 caffè.

L’insalata era composta da 1 gamberone, 1 scampo + 1 chela di aragosta. Prezzo Fr. 29,00. (€ 20 ca)

Le tagliatelle alla polpa di granchio, erano invece delle linguine con un paio di pezzetti di surimi. Prezzo Fr. 26,00 (€ 17,95 ca.)

Il desser, un tortino di mele con frutta e gelato alla cannella, è invece stato servito con panna spuzzata con cannella. Niente di che, tranne che per il prezzo di Fr. 15,50 (€ 10,70 ca.). Se penso ai superlativi dessert della Locanda dell’Angelo, a Lucca, offerti ad € 8,00….

Il locale in questione è: Ristorante Della Carrà – Via Carrà dei Nasi – Ascona (Svizzera).

Ricordo inoltre il fatto che per circolare sulle autostrade svizzere è necessario acquistare la vignetta da esporre sul parabrezza, ad un costo annuale (validità 14 mesi) di 27,50 €; anche in questo caso, non mi spiego perchè non offrire la possibilità all’automobilista in transito occasionale, vignette con durate di 1 settimana, 1 mese, ecc. come accade in altre nazioni (Esempio: Slovenia ed Austria); sarebbe molto più comodo.

Per info sulla vignetta: http://www.ezv.admin.ch/zollinfo_privat/informationen/00421/01659/index.html?lang=it

Oppure: http://www.aci.it/index.php?id=2068

Circa le norme stradali, riassumo le cosè più importanti:

Velocità: Sull’autostrada valgono in generale i 120 km/h, sulle semiautostrade i 100 km/h, sulle strade normali al di fuori delle località gli 80 km/h e all’interno delle località i 50 km/h. L’attraversamento di una galleria richiede una maggiore attenzione: sono indispensabili una sufficiente distanza dal veicolo che ci precede nonché l’osservanza della segnaletica.

Alcol: Dal 1° gennaio 2005 è in vigore in Svizzera un limite di alcolemia dello 0,5 per mille.

Assistenza stradale ed Info: Il numero 163 e le informazioni sul traffico alla radio e su Internet informano sullo stato delle strade e sulla situazione del traffico. In caso di guasto al veicolo potete richiedere assistenza giorno e notte al numero 140. I numeri d’emergenza della polizia 117 e quello del pronto soccorso autoambulanze 144 sono gratuiti.

Ulteriori info in un mio vecchio post: http://paoblog.wordpress.com/2009/03/23/svizzera-limiti-di-velocita-sanzioni-ecc/


Mangiare a Lucca

19 Agosto 2009

Ho appena passato alcuni giorni a Lucca, in vacanza, e colgo l’occasione per segnalare 3 ristoranti, diversi fra loro per ambiente e costi; ogni locale è stato visitato due volte, per cui posso esprimere un’opinione (personale)  in tutta tranquillità.

Stella polare

Via V. Veneto, 21/23 – Lucca

Tel 0583-496332 – mail: stellapolarelucca@gmail.com

Consiglio la prenotazione, soprattutto alla sera, tenendo presente che la maggior parte della clientela è straniera ed inizia a cenare prima delle 19, per cui il locale si riempie in fretta; cucina buona a prezzi adeguati. Molto buoni i piatti di pesce. Una cena composta da antipasto, primo, secondo, dessert, bevande escluse, si aggira sui 38 € a testa. Il locale è nei pressi di Piazza Napoleone, vicinanze teatro.

°°°

Trattoria da Leo

(Aperto 7 giorni su 7)

Via Tegrimi, 1 Lucca (* Nota: Sul biglietto da visita e sul sito, è indicata via Tegrimi, ma su “Viamichelin” è riportata come Via Tegrini. In ogni caso il locale è adiacente a Piazza San Salvatore, nelle vicinanze di Piazza San Michele)

Tel/Fax: 0583-492236 – web: www.trattoriadaleo.it

Una trattoria gestita in modo informale, un servizio veloce e Leo a dispetto dell’aspetto truce si rivela una persona affabile e gentile. Cucina tipica lucchese, ampia varietà di scelta, e prezzi bassi. Un pranzo composto da primo, secondo, dessert, bevande escluse, si aggira sui 20 € a testa.Ambiente un pò caldo e rumoroso. Consiglio la prenotazione, soprattutto la sera.

°°°

Antica locanda dell’Angelo

(chiusura Domenica sera e lunedì)

Via Pescheria, 21 – Lucca

Tel. 0583-467711 Fax 0583-495445

web: www.locandadellangelo.it mail: antica@locandadellangelo.it

Una cucina di alta qualità a prezzo adeguato; per un pranzo completo, composto da antipasto, primo, secondo, dessert, bevande escluse, (interessante la lista dei vini) ritengo sia difficile restare sotto i 55 € a testa. Tutto cucinato al meglio, con ingredienti di qualità, ma segnalo ;-) i dessert, veramente ottimi. Il locale è nei pressi di Piazza San Michele.


Cena per due: 954 euro.

31 Luglio 2009

Nota di Pao: Leggete fino in fondo l’articolo; interessanti le opinioni di ristoratori di un certo livello e, ancor di più, le ultime 3 righe. :-D

°°°

Lo chiamano «il plateau dell’amore»: quattro piani di squisitezze tra cui coquillages, scampi, gamberi, foie gras, frutta e formaggi. Ed è solo una delle prelibatezze offerte dal locale. Certamente «La Malmaison» (via Comune Antico 27, zona Greco), il ristorante gestito da Davide Lacerenza, il compagno di Stefania Nobile – la figlia di Vanna Marchi -, è di gran lusso. Le salette, solo 4, sono privé con un tavolo ciascuno, dove si cena a lume di candela fra broccati e taffetà, tappezzerie floreali e mobili d’epoca. Giardino di 350 metri quadri, 300 candele accese ogni sera, tendaggi, un pianoforte a mezza coda bianco, piatti placcati d’oro e posate d’argento.

Però vedersi presentare un conto da 954 euro dopo una cena per due è una sorpresa che rischia di guastare un po’ il romanticismo. Tra l’altro, la coppia di fidanzati milanesi che si è vista arrivare il super-scontrino non aveva neanche bevuto vino. Lo rende noto «Panorama» nel numero in edicola venerdì, nell’ambito di un’inchiesta in 5 città italiane sui conti gonfiati a tavola e le truffe per i turisti.

Il settimanale pubblica la ricevuta rilasciata dalla Maimaison. Due coperti: 20 euro. Quattro bottiglie di acqua minerale: 24 euro. Sei scampi: 300 euro. Sei gamberoni: 90 euro. Un plateaux (quattro ostriche e due fusolari): 70 euro. Due bourguignon: 380 euro. Una fonduta di frutta: 30 euro. Un Zapaca (bicchierino di rum): 40 euro. Totale 954 euro. «Dopo che avevamo ordinato, il cameriere ha ritirato il menu e ci ha chiesto se nell’attesa gradivamo degli antipasti», racconta Barbara, la donna di 37 anni che ha invitato a cena il suo fidanzato per festeggiare il compleanno di lui. «Abbiamo risposto di sì. Mai avremmo immaginato fossero così costosi».

Il proprietario, Davide Lacerenza, contattato da Panorama, risponde: «Vi sembrano tante 900 euro? Qui abbiamo ospiti che per una cena per due spendono anche 5.000 euro». Ed entrando nel dettaglio della cena in questione: «E’ tutto regolare. Hanno mangiato scampi di Mazara che arrivano ancora vivi, aragoste della Sardegna, astice, tonno, spada, branzino. Dai 3 ai 4 chili di roba. Gli antipasti li hanno chiesti loro, io stesso ero sorpreso sulla quantità delle cose ordinate». Nel locale occorre prenotare con diversi giorni di anticipo, ma ogni sera per i 4 tavoli c’è l’esaurito.

«Ho già avuto diversi controlli della polizia annonaria ma hanno sempre trovato tutto in regola, prezzi compresi», dice Lacerenza. «I prezzi sono alti ma si può mangiare anche con 100 euro – chiarisce -. Dipende da quello che si ordina, soprattutto per i vini: se uno vuole un vino da 1800 euro è chiaro che il conto sale. Del resto, se c’è chi se lo può permettere e vuole trascorrere una serata davvero unica non vedo perché non accontentarlo. Anch’io ho le mie spese, solo di candele spendo 700 euro al mese e il pesce non consumato me lo ritirano il giorno dopo a metà prezzo, perché nel mio ristorante in tavola si serve solo quello freschissimo».

«Per quello che hanno mangiato mi sembra un conto veramente esagerato», dice Olivier Gerber, responsabile marketing del Four Season di Milano, tra i più conosciuti e quotati del Quadrilatero della moda. « Intanto, qui non facciamo pagare il coperto e comunque i nostri antipasti sono ben al di sotto di quelle cifre».

«Questi prezzi non fanno bene alla categoria dei ristoratori», commenta Alfredo Tomaselli, proprietario dei noti ristoranti «Dal Bolognese» a Milano e Roma, sostenendo che da lui la stessa cena sarebbe costata circa 200 euro. In particolare lo stesso rum, un bicchiere di Zapaca, costa 20 e non 40 euro. E il prezzo di coperto è 5 euro, non 20; stesso discorso per l’acqua minerale. «Può capitare di ricevere lamentele – spiega Tomaselli – ma la nostra politica è quella di presentare sempre il menù prima delle ordinazioni e di offrire al cliente la massima trasparenza sui prezzi. Quando il conto è molto alto preferisco fare un piccolo sconto, perché il cliente soddisfatto ritorna».

Cosa che a «La Malmaison» accade invece di rado: «Nessuno si è mai lamentato del conto, ma su 100 clienti nuovi che arrivano, non sono tanti quelli che ritornano», ha ammesso Lacerenza.

Fonte: www.corriere.it