Un decennio raccontato per immagini: l’agenzia Reuters ha selezionato alcuni degli scatti più significativi degli avvenimenti mondiali dal 2000 a oggi. Luglio 2000: il primo ministro israeliano Ehud Barak scherza con il leader palestinese Yasser Arafat davanti al presidente americano Bill Clinton a Camp David, nel Maryland (Win McNamee/Reuters)
Ottobre 2000: palestinesi in fuga durante uno scontro con i soldati israeliani a Khan Yones, nel sud della Striscia di Gaza (Reinhard Krause/Reuters)
Ottobre 2000: faccia a faccia tra un soldato israeliano e un palestinese nella città vecchia di Gerusalemme (Amit Shabi/Reuters)
Aprile 2000: un agricoltore bianco dello Zimbabwe cacciato dalla sua proprietà da un gruppo di sostenitori di Robert Mugabe e veterani della guerra civile tra bianchi e neri degli anni ‘70 (Howard Burditt/Reuters)
Luglio 2000: un Concorde dell’Air France prende fuoco poco dopo il decollo, vicino all’aeroporto parigino di Roissy. Nello schianto sono morte 113 persone (Andras Kisgergely/Reuters)
Novembre 2000: il giudice Robert Rosenberg controlla i risultati parziali delle elezioni presidenziali americane. Gli sfidanti: George W. Bush e Al Gore (Colin Braley/Reuters)
Aprile 2001: un giovanissimo palestinese arrestato dalla polizia israeliana nella città vecchia di Gerusalemme (Evelyn Hockstein/Reuters)
11 settembre 2001: soccorritori al lavoro dopo l’attentato al World Trade Center a New York. Le vittime sono state 2.974, più i 19 dirottatori (Shannon Stapleton/Reuters)
12 settembre 2001: fumo su Ground Zero dopo l’attentato al World Trade Center (Ray Stubblebine/Reuters)
11 settembre 2001: il World Trade Center dopo l’attacco (Peter Morgan/Reuters)
Novembre 2001: un blindato delle forze afgane anti-talebane passa accanto a un cadavere, a pochi chilometri di Kabul (Yannis Behrakis/Reuters)
Novembre 2001: una giovane afgana mostra il proprio volto in pubblico per la prima volta dopo 5 anni, da quando cioè i talebani hanno imposto la legge della Sharia a Kabul (Yannis Behrakis/Reuters)
Novembre 2001: il presidente americano George W. Bush scherza durante la festa del “perdono del tacchino”, tre giorni prima del Thanksgiving Day (Kevin Lamarque/Reuters)
Luglio 2001: il corpo di Carlo Giuliani a terra durante il G8 di Genova (Dylan Martinez/Reuters)
Novembre 2002: Michael Jackson sporge uno dei figli dalla finestra di un hotel a Berlino, circondato dai fan del cantante. Un gesto che ha suscitato molte polemiche (Tobias Schwarz/Reuters)
Marzo 2003: un marine americano tiene in braccio un bambino iracheno in una zona centrale del Paese dopo uno scontro a fuoco che ha coinvolto dei civili (Damir Sagolj/Reuters)
Aprile 2003: l’abbattimento della statua di Saddam Hussein nel centro di Bagdad (Goran Tomasevic/Reuters)
Dicembre 2003: l’ex presidente iracheno Saddam Hussein filmato dopo la sua cattura da parte delle truppe americane in un rifugio vicino a Tikrit (Reuters)
Dicembre 2003: i corpi di due bambini morti per il terremoto a Bam, in Iran. Le vittime sono state 20mila (Caren Firouz/Reuters)
Agosto 2003: immigrati africani approdati dal Marocco sulle coste di Fuerteventura, nelle isole Canarie (Juan Medina/Reuters)
Novembre 2004: una donna ucraina mette fiori sugli scudi di agenti schierati in assetto anti sommossa davanti al palazzo presidenziale di Kiev per il timore di scontri dopo la diffusione dei risultati delle elezioni, vinte da Viktor Juscenko (Vasily Fedosenko/Reuters)
Settembre 2004: bambini senegalesi giocano a Dakar durante un’invasione di locuste (Pierre Holtz/Reuters)
Agosto 2004: una bambina irachena piange dopo un bombardamento che ha colpito la casa della sua famiglia e ferito uno zio a Najaf (Ali Jasim/Reuters)
Settembre 2004: un poliziotto russo porta un bambino fuori dalla scuola di Beslan, in Ossezia, dopo il blitz contro il commando ceceno che aveva preso in ostaggio 1.200 persone fra adulti e bambini. Le vittime sono state centinaia, tra cui 186 bambini; i feriti oltre 700 (Viktor Korotayev/Reuters)
Giugno 2004: un soldato israeliano spara contro alcuni manifestanti palestinesi durante la costruzione del muro di sicurezza a Az-Zawiya, in Cisgiordania (Goran Tomasevic/Reuters)
Giugno 2004: un uomo soccorso dalle macerie di un edificio distrutto a Bagdad dopo un attacco kamikaze contro un gruppo di auto di civili stranieri (Faleh Kheiber/Reuters)
Aprile 2004: il custode di una fossa comune davanti a una chiesa di Nyanza, in Rwanda. Nel genocidio del 1994 sono state uccise circa 800mila persone in cento giorni (Radu Sigheti/Reuters)
Dicembre 2004: una donna piange i familiari morti per lo tsunami nella città di Cuddalore, in India. Le vittime della catastrofe sono state circa 230mila (Arko Datta/Reuters)
Marzo 2004: un treno distrutto nella stazione di Atocha, a Madrid, dopo gli attacchi simultanei rivendicati da Al Qaeda che hanno fatto quasi 200 vittime (Andrea Comas/Reuters)
Marzo 2004: un uomo arrestato ad Haiti perché sospettato di diversi omicidi per conto dell’ex presidente Jean Bertrand Aristide, eletto nel 2000 e deposto con un colpo di Stato ed esiliato in Sudafrica quattro anni dopo. L’uomo è stato poi lapidato e bruciato vivo (Daniel Aguilar/Reuters)
Settembre 2005: il cadavere di un uomo a New Orleans dopo il passaggio dell’uragano Katrina. Le vittime sono state quasi 2mila (Rick Wilking/Reuters)
Febbraio 2005: un libanese chiede aiuto per un ferito dopo l’esplosione di un’autobomba a Beirut. Si tratta dell’attentato in cui sono morti l’ex primo ministro Rafik al-Hariri e alcune sue guardie del corpo (Mohamed Azakir/Reuters)
Luglio 2005: raffica di attentati a Londra. Messi a segno contro il sistema di trasporto pubblico nell’ora di punta, hanno causato 52 morti, compresi gli attentatori, e circa 700 feriti (Dylan Martinez/Reuters)
Luglio 2005: i leader del G8 rientrano in hotel al termine dei lavori a Gleneagles, in Scozia (Kevin Coombs/Reuters)
Settembre 2005: un miliare inglese si lancia fuori da un blindato in fiamme a Basra, in Iraq (Atef Hassan/Reuters)
Aprile 2005: Joseph Ratzinger si affaccia dal balcone della basilica di San Pietro poco dopo la sua elezione a Papa con il nome di Benedetto XVI (Kai Pfaffenbach/Reuters)
Aprile 2005: i funerali di Giovanni Paolo II in Vaticano (Max Rossi/Reuters)
Maggio 2005: Paris Hilton ospite al 58° festival di cinema di Cannes (Eric Gaillard/Reuters)
Agosto 2005: un bambino israeliano osserva dalla finestra di una sinagoga lo smantellamento di una comunità palestinese da parte dei soldati a Gush Katif (Damir Sagolj/Reuters)
Luglio 2005: due donne bosniache piangono sui resti dei loro cari a Potocari, dove sono stati radunati i corpi di alcune vittime del massacro di Srebrenica. Si stima che i morti siano stati circa 8mila (Damir Sagolj/Reuters)
Novembre 2008: l’attacco contro il Taj Hotel a Mumbai. Le vittime degli attentati coordinati contro i centri nevralgici della città indiana sono state più di cento, tra loro anche un italiano (Arko Datta/Reuters)
Novembre 2008: un uomo arrestato dalle forze governative in Congo perché sospettato di essere un ribelle (Finbarr O’ Reilly/Reuters)
Ottobre 2008: cartelli di protesta contro Richard Fuld, presidente della Lehman Brothers, chiamato a testimoniare dal governo Usa dopo il crac della società finanziaria (Jonathan Ernst/Reuters)
Ottobre 2008: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parla con il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel durante un summit sulla crisi economica a Parigi (Philippe Wojazer/Reuters)
Agosto 2008: musulmani in preghiera in una moschea di Surabaya, a Giava, nel primo giorno del Ramadan (Sigit Pamungkas/Reuters)
Maggio 2008: una donna cerca disperatamente la propria figlia di 4 anni e il marito sotto le macerie di una scuola a Beichuan dopo il terremoto che ha distrutto la provincia cinese del Sichuan (Jason Lee/Reuters)
Agosto 2008: un georgiano piange la morte di un parente dopo un bombardamento delle forze russe a Gori (Gleb Garanich/Reuters)
Marzo 2008: una donna cerca di opporsi alla polizia durante un’operazione di sgombero di esponenti del movimento Sem Terra da una proprietà privata a Manaus, in Amazzonia (Luiz Vasconcelos/Reuters)
Gennaio 2009: un membro dello staff della Casa Bianca porta via un ritratto di George W. Bush dopo l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti (Jason Reed/Reuters)
Giugno 2009: una sostenitrice dell’ex primo ministro iraniano Mousavi prima delle elezioni presidenziali che hanno assegnato la vittoria a Mahmoud Ahmadinejad (Damir Sagolj/Reuters)
Agosto 2009: poliziotti e inquirenti ispezionano il corpo di un uomo ucciso davanti a un nightclub a Ciudad Juarez, in Messico (Alejandro Bringas/Reuters)
Reuters, un decennio per immagini
24 Novembre 2009Il Verbo di Dio è online
10 Novembre 2009Mentre i simboli religiosi tornano ad imporsi come portatori di valori identitari, il concetto di sacro si sta trasformando attraverso la Rete con la diffusione sempre crescente di fenomeni di religione 2.0.
Che “il mezzo è il messaggio” è del resto un’intuizione che alla Chiesa cattolica non è mai sfuggita. Basta guardare indietro nei secoli per rendersi conto dell’importanza che i media hanno rivestito per il cattolicesimo, nel bene e nel male.
Via il crocefisso dalle scuole
4 Novembre 2009Non era mia intenzione scrivere sull’argomento, tuttavia a bocce ferme ritengo di avere la necessità di condividere il mio pensiero con gli amici che mi leggono abitualmente.
La decisione ormai la conosciamo tutti: «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni».
Leggo sul giornale che: La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato.
i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.
Il risarcimento di cinquemila Euro per danni morali, mi sembra ridicolo a prescindere, in quanto il ricorso per motivi è basato su motivi puramente ideologici, ma in ogni caso sorvolo sulla questione.
Ignoro anche il punto di vista del Vaticano che ovviamente è di parte, così come trovo ridicolo che parlino di ingerenza, cosa quest’ultima che loro praticano da sempre, basta vedere cosa è successo in merito alla pillola RU486 alla quale è lecito che si oppongano, dal punto di vista morale, ma poi la disapprovazione e condanna si è trasformata in pressione politica il che, per me, è ingerenza.
Torniamo al Crocifisso ed al fatto che ostacoli l’educazione dei figli. E’ un simbolo religioso, certo, ma cosa può ostacolare, appeso su un muro? Basandosi sul principio espresso dalla Corte vien da dire che anche le Chiese, con le loro croci e simboli religiosi, siano di impaccio, ed allora sarebbe megliod emolirle e costruire degli anonimi casermoni in anonimo cemento armato, senza nessuna insegna o simbolo.
E che dire dei preti (e suore) che circolano per le strade? Sono il simbolo vivente (e pure parlante!) della religione. Non disturbano l’educazione (religiosa) dei figli? Sarà il caso di abbatterli, come fossero dei fagiani in stagione di caccia?
Detto questo, chi mi conosce sa che io non credo in Dio. Questo nonostante abbia avuto la classica educazione cattolica degna di un figlio degli Anni ‘60, nonostante a scuola oltre al Crocifisso ci fossero addirittura dei preti nell’ora di religione e non degli insegnanti laici, nonostante il catechismo piuttosto invasivo nell’educazione religiosa dei ragazzi. E nonostante questo bombardamento ideologico, grazie anche all’educazione impartitami dai genitori, che mi lasciavano libero di pensare con la mia testa, perbacco, è finita che non credo in Dio.
Dubito fortemente che si possa delegare ad un simbolo sul muro la responsabilità di impedire o meno l’educazione (religiosa e non) di un figlio. Come non credente, la presenza o meno del crocifisso sul muro, la trovo irrilevante, tuttavia trovo sbagliate le motivazioni adotte dalla Corte.
Sicuramente come Stato laico (o presunto tale), non dovrebbero esserci simboli religiosi in classe o negli uffici pubblici, ma è anche vero che abbiamo una formazione, un’impronta civile basata sul cattolicesimo e quindi non è neanche giusta una decisione che prevarichi di fatto il sntire comune.
Poco fa alla radio un ascoltatore ha scritto che essendo vegetariano può pretendere che le vetrine delle macellerie siano oiscurate? No, per cui semplicemente basta guardare da un’altra parte. D’altro canto non è possibile adattare usi e costumi per accontentare ogni singolo abitatante. La tolleranza e l’integrazione passano anche da qui.
Per le stesse ragioni trovo assurdo che in certe scuole si vietino i festeggiamenti del Natale per non offendere i bimbi musulmani. Non mi aspetto neanche la reciprocità da parte di altre nazioni. Io non festeggio il Natale se tu (nel tuo Paese) non festeggi il Ramadan, perchè io mi potrei risentire. Siamo seri… In azienda c’è un operaio musulmano. Lui pratica il Ramadan ed a Natale resta a casa, prende il pacco regalo aziendale, nessuno si sente minacciato dalla religione altrui.
Anni fa mi sono recato in Cina, per un viaggio di lavoro, molto prima che la Cina diventasse la nazione che è oggi. In occasione di una gita all’interno, in paesi rurali, c’è stata l’occasione di osservare delle funzioni religiose buddiste, per un funerale. Io mi sono messo in un angolo ed ho seguito il rito. Altre persone che erano con me, si sono messe a scattare foto al monaco buddista, sparandogli in faccia il flash. Ecco, questa secondo me è mancanza di rispetto.
Non un crocefisso sulla parete, un albero di Natale in una scuola elementare, un velo sulla testa oppure la barba di un ebreo ortodosso. Vivi e lascia vivere….
Germania: una donna a capo della chiesa evangelica
28 Ottobre 2009Non era mai successo dai tempi di Martin Lutero. Il Sinodo della Chiesa Evangelica tedesca, riunito a Ulm, ha eletto come presidente il vescovo di Hannover, Margot Kaessmann, una 51enne divorziata e madre di 4 figli. La nuova «papessa» è molto nota in Germania, tanto per la sua grande abilità oratoria che per il suo notevole talento mediatico.
La signora Kaessmann, che negli anni scorsi ha vinto una battaglia contro il cancro, è adesso a capo di 25 milioni di protestanti tedeschi. L’avvento di una donna alla guida della Chiesa Evangelica tedesca è una novità assoluta: la Kaessmann è infatti il primo capo donna della Chiesa protestante dai tempi della riforma luterana.
La Kaessmann è entrata nella Chiesa evangelica tedesca, nel 1981 con il suo primo incarico; dieci anni fa fu nominata vescovo, e si ribellò al tentativo di inquadrarne la carriera religiosa nella cornice delle “quote rosa”: «Fu un passo verso la normalità, come fu percepito da tutte le donne impiegate nella Chiesa», commentò all’epoca.
A proposito della fine del suo matrimonio ha detto, secondo quanto riporta il quotidiano tedesco «Hamburger Abendblatt»: «Il dono del matrimonio mi è stato tolto dopo 26 anni, e ho divorziato. Non volevo mantenere un matrimonio di facciata, ma vivere in modo sincero». La nuova guida dei luterani ha a cuore innanzitutto la questione sociale e il recupero delle fede: «Per me è una tragedia che tante persone in Germania non conoscano più la Bibbia», ha dichiarato.
a Kaessmann è anche attenta al valore della dimensione ecumenica: «Ci unisce più di quello che ci divide», ha commentato parlando dei cattolici. Sulla funzione della sua Chiesa, ha aggiunto: «Noi siamo la Chiesa nel mondo con il compito di diffondere il Vangelo, di celebrare la messa, e di sostenere i più deboli».
Fonte: www.corriere.it
Il Grande Imam dei sunniti: Il velo integrale non è Islam
6 Ottobre 2009Che la laica Francia se la prenda con il burqa non sorprende più di tanto. Che la somma autorità religiosa di tutti i musulmani sunniti condanni duramente il velo integrale può invece stupire.
Eppure sheik Mohammad Tantawi, Grande Imam dell’Azhar, questa volta è stato chiaro. «Il niqàb , il velo che copre il volto, è una tradizione del tutto estranea all’Islam», ha detto a una stupitissima liceale visitando la sua scuola al Cairo. «Perché lo porti? Non è religione questa, e io di religione credo di capirne più di te e dei tuoi genitori ».
E ancora: «Emanerò una direttiva per proibire l’uso di questo velo in tutte le scuole di Al Azhar. Allieve e insegnanti non potranno più portarlo». A difesa della ragazza, racconta il quotidiano Al Masri Al Yawm, sono intervenute le professoresse: «Se l’è messo quando è entrato lei, con le compagne non lo indossa». Ma l’anziano capo di Al Azhar ha ribadito il divieto, comunque e sempre.
Sconosciuto di fatto fino all’inizio degli anni ‘80, in Egitto il velo integrale si è diffuso con l’estremismo islamico. E se una volta a portarlo per le vie del Cairo erano solo le «arabe dal Golfo», considerate dalle egiziane meno progredite seppur più ricche, oggi il niqàb è popolare. Il governo, laico, ha tentato a più riprese di impedirne l’uso, considerandolo segno di resistenza al regime e di sostegno invece ai Fratelli Musulmani, unica opposizione politica rimasta nel Paese.
Nel 1999 una lunga battaglia tra il ministero dell’Informazione e alcuni avvocati integralisti si concluse con il suo bando dalle scuole pubbliche. Nel 2007 il ministro degli Affari religiosi ordinò alle moschee di impedire l’ingresso a chi lo indossava. Proibizioni poco rispettate in realtà. Anzi, sempre nel 2007, l’Università Americana del Cairo fu costretta a riammettere una studentessa coperta dalla testa ai piedi.
Sheikh Tantawi per anni ha cercato il compromesso. «Portare o meno il niqàb è una scelta personale», sosteneva, senza vietarlo nè elogiarlo. E perchè ora abbia cambiato idea non è facile dire. Certo, l’allarme sicurezza è massimo in Egitto e le autorità sostengono che sotto a un niqàb si può nascondere di tutto, un terrorista come delle armi. La lotta del raìs Mubarak contro gli islamici radicali è sempre più dura e Al Azhar tiene molto ai buoni rapporti con il potere.
Ma è anche vero che il «Papa sunnita » ha già dato prova in passato di moderazione. Nel 2001, dopo le Torri Gemelle, sheikh Tantawi definì «eretici» gli attentatori-suicidi. Nel 2005, sfidando una tradizione millenaria, proibì le mutilazioni genitali femminili, la «circoncisione» delle bambine che certo islamica non è ma viene difesa da molti imam e conservatori. Fu inondato da critiche e accuse, allora. E adesso, dopo l’incontro con la liceale senza volto del Cairo, sta già succedendo lo stesso.
Fonte: www.corriere.it
Il Powerpoint sull’Islam: mini-indagine
2 Ottobre 2009Un articolo di Paolo Attivissimo – Fonte: http://attivissimo.blogspot.com
Mi sono arrivate parecchie segnalazioni, a partire dalla fine di settembre scorso, di un file PowerPoint che si chiama Razzismo.pps e mostra una serie di fotografie di persone che portano cartelli con degli slogan tutt’altro che rassicuranti, scritti in inglese.
Il testo della presentazione inizia così: “Le foto che seguono sono state scattate durante la manifestazione de ‘la religione della pace’ recentemente celebrata per la comunità musulmana a Londra. Non sono state pubblicate su stampa né tv per non offendere nessuno.”
Seguono alcune immagini accompagnate dalla traduzione, sostanzialmente esatta, delle scritte riportate sui cartelli: “Ammazzate quelli che insultano l’Islam”, “Europa pagherai, la tua demolizione è iniziata”; “decapitate quelli che insultano l’Islam”. Qualche altro esempio: “Europa impara dall’11 settembre”, “Europa pagherai, il tuo 11 settembre sta arrivando”, “Preparatevi per il vero Olocausto”.
La presentazione si conclude con l’appello a far circolare queste immagini e l’esortazione a riflettere sul pericolo che rappresentano le idee espresse in quei cartelli.
Non intendo certo mettermi a disquisire sulle religioni e le ideologie e sui fanatismi d’ogni sorta che spesso scaturiscono da entrambe: sottolineo soltanto che purtroppo il monopolio sulla stupidità e sull’odio non ce l’ha nessuno. Detto questo, mi limito ai fatti, visto che l’appello contiene informazioni errate che vanno corrette: poi ognuno farà le proprie valutazioni.
Innanzi tutto non è vero che “le foto sono state scattate a Roma”, come affermano alcune delle mail nelle quali circola come allegato quest’appello (il file Powerpoint dice che invece sono state scattate a Londra, alla faccia della coerenza interna). Le immagini mostrano un’architettura decisamente poco romana, in una delle foto (quella qui accanto) c’è un poliziotto dalla divisa molto britannica, e le scritte sui cartelli sono in inglese, cosa che avrebbe poco senso in una manifestazione in Italia.
Infatti è sufficiente cercare una delle immagini in Tineye.com per scoprire la pagina di Snopes.com che spiega da dove provengono in realtà quelle fotografie: da una presentazione PowerPoint che risale al 2006 ed era scritta in inglese. Quindi le immagini non mostrano affatto una “manifestazione… recentemente celebrata”.
Si riferiscono infatti alla protesta svoltasi il 3 febbraio 2006 a Londra in seguito alla pubblicazione su un giornale danese, il Jyllends-Posten, di alcune vignette satiriche che ritraevano Maometto, cosa ritenuta blasfema secondo la religione islamica. La pubblicazione era avvenuta tempo prima, il 30 settembre 2005, ma la polemica esplose quando le vignette furono ripubblicate nel giornale cristiano norvegese Magazinet e nel sito del giornale norvegese Dagbladet.
La protesta mostrata nelle foto radunò da 300 a 700 manifestanti (le stime sono molto variabili), che marciarono, scortate dalla polizia, dalla moschea di Regent’s Park fino all’ambasciata danese a Knightsbridge. Fu documentata ampiamente dai principali media britannici (qui un video della BBC; qui una delle fotografie), per cui è falsa l’affermazione, contenuta nella presentazione, che le immagini della manifestazione “non sono state pubblicate su stampa né tv per non offendere nessuno”.
La manifestazione fu condannata dai politici britannici e anche dai rappresentanti della comunità islamica nazionale, con commenti come “quella gente rappresenta i musulmani meno di quanto il BNP [partito ultranazionalista razzista britannico] rappresenti il popolo britannico”. Quindi è ingannevole affermare che la manifestazione fu organizzata “per la comunità musulmana a Londra”. E di certo non fu tollerata dal governo: quattro degli organizzatori furono processati e condannati a pene da quattro a sei anni di carcere per istigazione all’omicidio e all’odio etnico (BBC; BBC).
Le scritte sui cartelli, dunque, non sono fotomontaggi come alcuni hanno sospettato: i lettori che hanno notato la grafia molto simile dei vari cartelli hanno ragione, perché furono preparati quasi tutti da un’unica persona, il ventiquattrenne Abdul Muhid, uno dei quattro organizzatori condannati.
Snopes precisa inoltre che una delle foto, quella mostrata qui accanto, non si riferisce alla manifestazione londinese del 2006 ma a un’altra protesta tenutasi a Luton un paio d’anni prima.
Questi sono i fatti: la presentazione che si atteggia a fonte di verità scomode si rivela essere un minestrone di informazioni fasulle. Sarò all’antica, ma combattere gli estremismi stupidi ricorrendo a bugie altrettanto stupide mi sembra un autogol notevole.
A meno che, sotto sotto, non si sia uguali a ciò che si dice di odiare.
L’inviato sotto protezione per il libro su una sciita
30 Settembre 2009«La busta era infilata nel parabrezza della mia macchina, parcheggiata sotto casa, a Roma. Dentro c’erano due proiettili e questo foglio. Eccolo». Il foglio, scritto e stampato al computer, dice: «Nello Rega sei morto questi sono per te e subbito (sic) lo facciamo. Sei morto e vedrai la fine che farai tu perché Allah e Hezbollah hanno deciso di farti morire. I colpi Nello Rega sono per te perché dici bugie fai male a sciiti libanesi e scrivi contro sciiti… ». «La seconda busta è arrivata a casa di mia madre Antonietta, a Potenza. Due proiettili. Altre minacce, molto simili. E la fotocopia della copertina del libro » .
Il libro si intitola Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l’Islam. Nello Rega, 43 anni, inviato di Televideo, l’ha scritto per raccontare la storia d’amore durata tre anni con una donna sciita, Amira. «Un amore ‘diviso’, quello che si consuma tra un uomo e una donna ‘diversi’. Distanti nel modo di comunicare, di baciare, di fare l’amore » è scritto nella quarta di copertina. Il volume è appena arrivato in libreria, ma da due settimane se ne parla nel blog della casa editrice, Terra del Sole.
L’introduzione è firmata da Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura e «uomo forte » della Lega in Veneto, che prende spunto dalla vicenda per concludere che «la violenza, la vendetta, la subordinazione della donna non fanno parte della nostra cultura cristiana e non si capisce perché dovremmo accettare inermi tutto ciò… L’Occidente e l’Oriente hanno molto da insegnare l’uno all’altro, ma credo che all’Occidente vada riconosciuto il primato di diffusione di quei diritti che devono essere da tutti condivisi » .
Non era la prima volta che Rega riceveva minacce. «Nel gennaio di quest’anno trovai un foglio infilato sotto la porta di casa. C’era la fotocopia di una mia foto, presa dal libro sul Libano che ho pubblicato due anni fa, Sud dopo Sud , e una scritta: ‘Morirai. Ti colpiremo nel nome di Allah, perché hai fatto male agli sciiti’ ». Poi altri messaggi: «Un mese dopo, sotto il parabrezza dell’auto, nel parcheggio Rai di Saxa Rubra. Quindi a casa di mia madre, con una foto di Nasrallah, il capo di Hezbollah. Di nuovo sul vetro dell’auto, stavolta sotto casa di amici dov’ero andato a cena, sulla Prenestina. Capii che conoscevano i miei spostamenti. Un giorno che ero stato con una collega a San Lor enzo trovai un messaggio a casa: ‘Ti abbiamo visto stamattina al Verano con la tua amica…’. Sono andato dai carabinieri. Ma il primo pm ha archiviato il caso, anche se i militari chiedevano un supplemento d’indagine. Poi per fortuna ho trovato un pm, Francesco Polino, che mi ha dato ascolto ».
Il prefetto, vale a dire il Viminale, ha predisposto una tutela. Il caso è arrivato al pool antiterrorismo della capitale. Ma è sicuro, Rega, che Hezbollah c’entri davvero? «Non lo so. Sono convinto però che ne sia a conoscenza. Ho scoperto solo dopo che Amira aveva parenti legati all’organizzazione. Non accuso nessuno. Ma ho molta paura per la mia incolumità; perché questa sentenza di morte potrebbe essere eseguita anche da altri fondamentalisti che si ispirano agli stessi principi » .
La storia con Amira era cominciata nel 2005, in Libano, dove Rega seguiva le elezioni. «La sua famiglia aveva un albergo a Naqoura, al Sud, vicino al confine con Israele, dov’è schierata la missione Onu a guida italiana. All’inizio mi parve una donna del tutto occidentalizzata: a parte la carnagione un po’ più scura, poteva sembrare romana. Mi ha seguito in Italia. Ci amavamo. Parlavamo di matrimonio. Poi me l’hanno portata via. A Roma ha incontrato persone legate all’ambiente del fondamentalismo, che l’ha attratta a sé. All’improvviso mi ha lasciato. E io ho scritto la nostra storia, senza rancori, per raccontare il mio sentimento e la sofferenza di non poter vivere con lei».
E ora? «Sono terrorizzato. Viaggio da solo, non mi sento realmente protetto. Ma nessun giornale ha raccontato sinora la mia vicenda. Ho ricevuto la solidarietà dell’Usigrai (il sindacato della tv pubblica), dell’Ordine, della parlamentare marocchina Souad Sbai; e subito l’avvocato della sua associazione, Loredana Gemelli, è stata a sua volta minacciata. Ma non voglio tacere. Non voglio darla vinta a loro. Chiedo però allo Stato di non abbandonarmi, di proteggere la mia esistenza». Alle forze dell’ordine e alla magistratura spetta stabilire la gravità dell’allarme. Resta il fatto che c’è uno scrittore che riceve proiettili e minacce di morte da sedicenti fondamentalisti islamici per un libro, ha ottenuto una protezione per quanto forse insufficiente, eppure nessuno ne parla.
Fonte: www.corriere.it
Papa: “Divorzio rovina i figli”
25 Settembre 2009Nota di Pao: Fermo restando che esistono persone e genitori superficiali, resta il fatto che un divorzio non è mai una passeggiata, nè a livello affettivo nè economico, e che nessuno lo fa a cuor leggero. E qui mi fermo dal commentare, appellandomi al (mio) 1° Emendamento che mi consente di pubblicare la notizia nella Categoria Non commento.
°°°
l Papa stigmatizza il divorzio, la convivenza e le famiglie allargate. Parlando ad un gruppo di vescovi brasiliani in visita a Roma, Benedetto XVI denuncia l’”assedio alla famiglia” basata sul matrimonio tra uomo e donna. Molti bambini, a causa di questi fenomeni, vedono rovinata la loro vita perché spesso “privati dell’appoggio dei genitori, vittime del malessere e dell’abbandono”.
“La Chiesa non può restare indifferente davanti alla separazione dei coniugi e ai divorzi – ha detto papa Ratzinger – davanti alla rovina delle famiglie, e dalle conseguenze create nei figli dal divorzio. Questi, per essere istruiti ed educati, hanno bisogno di riferimenti estremamente precisi e concreti, di genitori determinati e certi che in modo diverso concorrano alla loro educazione.
Ora – ha aggiunto – è proprio questo principio che la pratica del divorzio sta minando e compromettendo con la cosiddetta famiglia allargata e mobile, che moltiplica i ‘padri’ e le ‘madri’ e fanno in modo che la maggioranza di quelli che si sentono ‘orfani’ non siano i figli senza genitori, ma i figli che ne hanno troppi. “Questa situazione, come l’inevitabile interferenza e intreccio di relazioni – ha concluso – non può non generare conflitti e confusioni interne, contribuendo a crescere e imprimere nei figli una tipologie alterata di famiglia, assimilabile in qualche modo proprio alla convivenza, a causa della sua precarietà”.
Fonte: www.corriere.it
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Lo zio: «Metti il velo o t’ammazzo»
1 Ottobre 2009«Cerco un lavoro, posso chiedere a voi?». Si è presentata così a un incontro per le straniere promosso dallo Sportello Donna del Comune di Abbiategrasso un’islamica le cui generalità devono rimanere segrete. Da allora la sua vita è cambiata. Il lavoro non l’ha ancora trovato. Ma ha ottenuto qualcosa di più importante: un posto in una casa famiglia, in una località segreta in Lombardia, dove può riprendere in mano le redini della sua vita. La donna, che ha 33 anni, forse avrebbe fatto la fine di Hina, o di Sanaa, le due giovani assassinate per aver scelto uno stile di vita «troppo occidentale».
Anche lei si è sentita dire «Ti ammazzo» dai suoi fratelli e dagli zii che la segregavano in casa e la obbligavano a indossare il «niqab», il velo che lascia scoperto solo gli occhi attraverso una fessura, perfino tra le mura domestiche. Se si ribellava, erano botte. Una vita che lei, cresciuta fino all’adolescenza in una città della Toscana, dove aveva anche frequentato le scuole dell’obbligo, non era più disposta a sopportare. Ha raccontato la verità alle operatrici dello sportello comunale. «Non è vero che cerco lavoro. Sono scappata di casa, ma se mi trovano è finita». Così, in collaborazione con il Comune dove abitava, è partito l’iter che le ha permesso di trovare alloggio in una casa famiglia fuori provincia. «Sta imparando di nuovo a vivere in società – spiegano gli educatori – Per anni le è stato imposto di tenere gli occhi abbassati quando parlava con i capifamiglia o semplicemente altri uomini».
Alle operatrici dello sportello donna, ha fatto avere un messaggio: «Ho finalmente trovato qualcuno che mi ha ascoltata. Non sono ancora pronta per trovare un impiego e vivere da sola, ma ce la farò». «Quando si è presentata a quell’incontro, promosso insieme a un consultorio le abbiamo proposto di fare domanda come commessa. Lei invece voleva fare la badante – racconta chi ha raccolto il suo sfogo – Poi mentre parlava, è scoppiata in lacrime». Così, ha raccontato la sua storia. «Per un po’ ho lavorato in una mensa. Ora mi costringono a curare i miei nipoti, a indossare il velo in casa e non posso uscire. Ho protestato, mi hanno picchiata e mi hanno detto che mi ammazzano. Ho preso l’autobus e sono scappata».
Dal Comune precisano che la donna non viveva a Abbiategrasso, dove, fra l’altro, c’è una comunità islamica che collabora costantemente con il municipio e la parrocchia. «L’episodio in questione è molto grave, ma è importantissimo non fare di tutta l’erba un fascio – sottolinea invece Elena Sachsl, direttore sanitario dell’ambulatorio del «Naga», l’associazione milanese che offre assistenza medica e legale e agli immigrati – la violenza sulle donne non c’entra nulla con la religione. L’islam insegna all’uomo che la donna va protetta e tutelata, anche l’uso del velo nasce in questo senso. Poi ci sono invece gli abusi, come quello in questione. Si tratta però di usanze culturali, e non religiose, e la cultura non si cambia da un giorno all’altro. Inoltre, il clima persecutorio che le famiglie immigrate vivono in questo periodo di certo non aiuta, anzi inasprisce le situazioni già delicate».
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